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    Predefinito CULTURA - Padre Julio MEINVIELLE ,Il progressismo cristiano

    Padre Julio MEINVIELLE
    Il progressismo cristiano
    errori e deviazioni


    LE CONSEGUENZE DEL PROGRESSISMO CRISTIANO
    Abbiamo visto come l'idea di un progresso continuo accompagni tutto il dissolvimento della civiltà moderna, dal Rinascimento ad ora, e costituisca il falso fondamento su cui si appoggia il progressismo cristiano.
    Non vi è un progresso nell'“essenziale”, in ciò che è fondamentalmente umano, nella civiltà moderna. Ci potrà essere un certo progresso per quanto riguarda alcuni aspetti, soprattutto quello tecnologico.
    L'aspetto propriamente umano e morale dell'uomo costituito da un avvicinamento a Dio, non progredisce con il progredire la tecnologia. L'uomo può avanzare, ed in effetti realizza un immenso progresso nella produzione di un poderoso apparato produttivo ma, allo stesso tempo, tale apparato produttivo può convertirsi in rovina e distruzione.

    La civiltà moderna, per quanto riguarda l'aspetto più propriamente umano dell'uomo, sta “camminando all'indietro” da più di quattro secoli. Sta regredendo per la degradazione progressiva alla quale sottomette l'uomo. La società moderna sta diventando ogni giorno più materialista. Dopo aver respinto Dio, sta ora respingendo i valori propriamente umani ed anche quelli animali dell'uomo per convertirlo in un semplice ingranaggio della grande macchina materialista e socialista.

    La Rivoluzione Francese segna il punto decisivo di questa civilizzazione, per quanto riguarda il suo aspetto materialista. Con la Rivoluzione Francese l'uomo respinge definitivamente gli autentici valori spirituali di cui è depositaria la Chiesa, società soprannaturale, e assume un comportamento decisamente materialista.

    E' a questo punto che si pone un problema angoscioso per il cattolico. Cosa può fare il cattolico in questa società che respinge Dio, Cristo e la Chiesa e che proclama come supremo valore la libertà materialista dell'uomo? Vi sono due possibilità: o il cristiano prende un atteggiamento complessivamente critico verso questa società e quindi rischia di rimanerne praticamente ai margini, esposto a non far sentire il messaggio cristiano a questa società, oppure si piega ad essa e scende a patti. In questo caso però si espone ad alterare la purezza e l'integrità del messaggio cristiano.
    Questa fu la situazione angosciosa che si presentò ai cristiani dopo la Rivoluzione Francese. Lamennais fu il primo cattolico che, in tale alternativa, optò per il venire a patti con la nuova civiltà, con il liberalismo che lo riempiva e decise di “forgiare” il liberalismo cattolico.



    Il progressismo di Lamennais
    Lamennais è il personaggio chiave del cattolicesimo moderno. Nato nell'ultimo quarto del secolo XVIII si formò con le idee e la mentalità di Rousseau e dei filosofi liberali. Più tardi si convertì al cattolicesimo per professare un credo sospetto e poi un liberalismo che si sviluppò nel diario L'Avenir, fra il 1830 ed il 1831.

    C'è una logica nella concezione di Lamennais che è presieduta dall'idea del progresso storico. La storia progredisce e, di conseguenza, i tempi moderni rappresentano un progresso rispetto ai tempi anteriori. Lamennais giustifica l'idea del progresso storico con l'idea della Provvidenza divina che dirige la storia verso il fine che Lei sola conosce; egli sviluppa questi concetti in un articolo molto importante, del 28 luglio 1831. Secondo lui il progresso della storia si realizza non attraverso una maggiore acquisizione della bontà morale, di avvicinamento a Dio attraverso il bene e la virtù, ma attraverso l'acquisizione di gradi di maggiore libertà, che farà sì che i popoli crescano verso la maggiore età. Di conseguenza, Lamennais giustifica il liberalismo come un'acquisizione del progresso dell'umanità.

    Fino a Lamennais non si concepiva altra civilizzazione né progresso autentico per l'uomo che non fosse il riconoscimento della supremazia soprannaturale della Chiesa. La civiltà, infatti, non si proponeva come fine dei cittadini la libertà, ma il bene e la virtù. Nel quadro della verità, la libertà rappresenta indubbiamente un bene; però non si può adottare la libertà come un fine indipendente, che possa rinunciare ai diritti della verità.

    Nella Rivoluzione Francese la Chiesa non è più riconosciuta dal pubblico potere come l'unica vera religione, ma diventa uno dei tanti culti che i cittadini possono praticare. Tale situazione può essere accettata come un dato di fatto ma non certo come un diritto.

    Lamennais fu il primo cattolico che lo accettò come un diritto. Per lui, infatti, le verità moderne erano i diritti dell'uomo che dovevano essere considerati come conquista del progresso della storia.

    Lamennais fu quindi il primo a professare il progressismo cristiano e quindi è possibile identificare in lui l'iniziatore del liberalismo cattolico. Il liberalismo del secolo XIX rappresentava – per Lamennais - un progresso rispetto alla società anteriore che si diceva cristiana e che professava il riconoscimento della Chiesa come società soprannaturale, ed anche il liberalismo cattolico costituiva un vero progresso.

    Come è noto, Lamennaís fu condannato da Gregorio XVI nella “Mirari Vos”. Da allora, tutto il secolo XIX fu teatro di una tremenda lotta in seno alla Chiesa, tra liberali e non liberali. Tra i liberali troviamo figure come Lacordaire, Montalembert, Dupanloup. Tra gli anti‑liberali emergono soprattutto il Cardinale Pie ed il pubblicista Veuillot.

    Pio IX condannò con energia il liberalismo cattolico in una serie di documenti i cui punti salienti furono più tardi accolti nel famoso Syllabus. Ma la lotta non cessò. Al contrario, ricominciò durante il Pontificato di Leone XIII con l'apparizione dei chierici democratici come Naudet, Lemíre e Dabry.

    Leone XIII, nelle sue famose Encicliche, espose un piano completo di come avrebbe dovuto essere la civiltà cristiana, la città cattolica nello stile di vita moderno. Ma il pensiero di Leone XIII fu sistematicamente adulterato dai liberali che agivano in seno alla Chiesa.

    In quell'epoca, infatti, apparve nella Chiesa un movimento di tendenze decisamente liberali, democratiche e socialiste. Era il movimento di Le Sillon.

    La ferma azione di Pio X però, condannando il modernismo che si andava sempre più estendendo nel campo cattolico e il democratismo di Le Sillon, pose fine agli intenti del progressismo cristiano nella Chiesa.

    Ogni forma di progressismo cristiano scomparve dalla scena visibile della Chiesa tra il 1910 ed il 1930. La Pascendi e la Lettera Notre charge apostolique, che condannava Le Sillon, cercarono di ripulire il campo della Chiesa da queste piaghe.



    Il progressismo di Maritain
    Maritain diede allora un nuovo inizio al progressismo cristiano. Si tratta però del Maritain posteriore al 1930, perché il Maritain anteriore si distinse per la sua forza nel combattere ogni liberalismo ed ogni progressismo. Nel suo primo periodo aveva infatti scritto Antimoderne, Trois Reformateurs, Théonas, Primauté du Spirituel, nei quali rifiutava l'idea del progresso incondizionato ed esponeva la dottrina autentica della Chiesa sul piano della civiltà cristiana.

    Tuttavia, dal 1930, Maritain pubblica una serie di libri - in particolare Umanesimo integrale - dove, sotto le apparenze di una filosofia della cultura, emerge una problematica liberale che coincideva punto per punto con gli errori di Lamennais.

    Maritain, che nel suo Antimoderne aveva respinto l’idea di un progresso incondizionatamente buono, ora, in Umanesimo integrale, difende un concetto ambiguo, quello del progresso ambivalente della storia, per assumere, già durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo il 1940, la difesa dell'idea di progresso.

    Questa idea di progresso affascina Maritain come già era accaduto a Lamennais, e la sviluppa in due libri scritti durante la Seconda Guerra Mondiale. In Cristianesimo e Democrazia e in I Diritti dell’uomo e la Legge naturale difende la nozione del progresso, avvertendo di trovarsi, su questo punto, in pieno accordo con Teilhard de Chardin. Dice testualmente: “Ho avuto il piacere di trovare esposte, dal punto di vista scientifico del loro autore, delle concezioni apparse in una conferenza pronunciata a Pechino dal celebre paleontologo Teilhard de Chardin, il quale in essa indica che ‘per vecchia che appaia la preistoria ai nostri occhi, l'umanità è ancora molto giovane e dimostra che la sua evoluzione deve essere guardata come la continuazione della vita integra, dove progresso significa ascensione della coscienza e dove tale ascensione è legata ad un grado superiore di organizzazione. Se il progresso deve continuare non sarà per sé solo. L'evoluzione, per il meccanismo delle sue sintesi, si carica sempre di più di libertà’”.

    Maritain, quindi, pone il progresso dell'uomo non nel bene, non in una sempre maggiore virtù, non in un maggiore avvicinamento a Dio, a Cristo, alla Chiesa, ma in una sempre maggiore libertà dell'uomo. Tutto ciò coincide, punto per punto, con il piano di Lamennais. Egli quindi considera odiosa la cristianità medievale ed il concetto autentico di civiltà cristiana, proponendo al loro posto una società fondata sulla libertà come idea preminente e dominante. Così, come il liberalismo cattolico di Lamennais finì con il declinare nel socialismo, anche per Maritain il liberalismo della nuova cristianità doveva portare ad una società socialista, nella quale fossero soddisfatte le aspirazioni della funzione storica del proletariato.



    Il progressismo di Emmanuel Mounier
    Maritain aveva anche elaborata tutta una teoria del personalismo, che alimentava il mito della nuova cristianità. Emmanuel Mounier avrebbe costituito per la Francia il profeta di questo nuovo messianesimo.

    Con la sua rivista, Esprit, egli prese ad ispirare tutto un movimento generazionale cattolico che avrebbe dovuto infondere un nuovo spirito, quello del progressismo cristiano, alle opere di apostolato cattolico in Francia ed in Europa.

    Il progressismo cristiano, oggi egemone in ambito cattolico francese e mondiale, può considerarsi opera di Mounier. Mounier ha influito in modo decisivo su alcuni importanti gruppi di teologi, sociologi e gesuiti: pertanto, non è esagerato assegnargli un'influenza di primo piano nella corrente progressista che oggi domina gli ambienti cattolici e che ha creato una poderosa struttura, alla quale devono piegarsi, volenti o nolenti, a volte anche i vari Vescovi.

    L'opera di Mounier prende le mosse dal rivalorizzare la nozione di progresso come idea sostanziale del cristianesimo. E' certo però che egli incorre in un equivoco perché, per quanto sia certo che esiste un progresso ed una crescita del Corpo Mistico di Cristo fino a raggiungere la pienezza dell'età perfetta, ciò non significa che ci debba essere anche un progresso nella civiltà che sopporta questo progresso del Corpo Mistico.

    Mounier non effettua tale distinzione permanente e nel suo studio Il cristianesimo e la nozione di progresso mantiene l'equivoco, come se il progresso dovesse tradursi nella stessa realtà temporale. In questo coincide completamente con Lamennais e Maritain. Su questa idea equivoca di progresso Mounier elabora tutto il sistema del suo personalismo, che dovrebbe dar corso ad una nuova civiltà o cristianità andando a sostituire la civiltà nata dal Rinascimento.

    Per capire il significato costituito dalla rivoluzione del personalismo di Mounier bisogna portare l'attenzione verso le realtà contro cui lotta. E la sua azione si sviluppa soprattutto contro il mondo del capitalismo, della borghesia e del denaro. Sono quelle le figure principali che vuole contrastare; è contro il capitalismo che Mounier punta le sue armi poderose. Nella stessa maniera con cui condanna duramente la borghesia ed il capitalismo, rivolge anche forti critiche contro il fascismo.

    Ma la durezza che Mounier mostra verso il capitalismo e il fascismo non somiglia affatto a quella che ha verso il comunismo, verso il quale mostra una significativa compiacenza. In innumerevoli pagine egli dà l'impressione che il comunismo eserciti su di lui una vera suggestione, come se si trattasse di un autentico umanesimo.

    Nel primo volume delle sue opere, a pag. 515, si legge: “La denuncia fatta dal marxismo dell'idealismo borghese e della sua ideologia sociale, era o avrebbe potuto essere un considerevole apporto all'umanesimo che cerchiamo. Essa costituiva un'indicazione capitale, sulla quale specialmente i cristiani si sentivano uniti da una fratellanza storica”.

    In merito alla sua posizione verso il comunismo, niente è più suggestivo di quello che scrisse ad André Dumas, il 9 ottobre del '49, a proposito del decreto del Santo Uffizio del 13 luglio dello stesso anno, con il quale si applicavano severe sanzioni a coloro che avessero prestato la loro collaborazione al comunismo. Mounier insinua essere questo un atto abusivo, di ingerenza mondana della Chiesa nella quale essa incorre seguendo le orme di Costantino e di Gregorio. Scrive testualmente: “Così, attualmente, tutti questi cattolici militano per la cristallizzazione di una certa difesa della civiltà cristiana, di certa glutinazione della Chiesa e dell'occidente capitalista e americano, della quale la Chiesa non è totalmente responsabile, ma lo fu solo per un primo periodo. Che le forze provenienti da questa tendenza diffamatoria spingano nel senso dell'atteggiamento attuale della nostra Chiesa verso il comunismo, é fuor di discussione. Non c'é il minimo dubbio che essa sia angustiata, tra le altre, dalle minacce che al comunismo fa pesare il suo potere post‑costantiniano o post‑gregoriano. E tale potere va combattuto senza reticenze”.

    Mounier fu il primo ad inventare questo carattere costantiniano (alludendo a Costantino) e questo carattere gregoriano (alludendo a Gregorio VII), per qualificare l'impegno della Chiesa nel difendere la civiltà cristiana. Per Mounier, la civiltà cristiana, città cattolica, ordine sociale cristiano, non sono altro che invenzioni abusive della cristianità costantiniana e gregoriana che devono essere combattute, così come va combattuto l'imborghesimento della Chiesa. Questa lettera ad André Dumas, sopra citata, termina con questo suggestivo saluto: “Con tutto il cuore in Cristo (e non nella civiltà cristiana)”.

    La teoria elaborata da Lamennais e Maritain e diffusa da E. Mounier, ha finito per imporsi negli ambienti cattolici. Non si può lavorare per la civiltà cristiana, non ci si può impegnare perché siano riconosciuti i diritti della Regalità di Cristo sulla scuola, i sindacati, i gruppi sociali, il potere pubblico, perchè tutto l’ambito temporale rimanga nelle mani del laicato cattolico. Secondo i progressisti, se tutto quest'ordine temporale è caduto nelle mani del liberalismo, del socialismo e del comunismo bisogna lasciarlo dov'é, perché ciò non sarebbe avvenuto senza acquisizioni di progresso nella maggioranza delle età della società attuale, passata dall'antico stato infantile ed ingenuo - attraverso lo stesso carattere sacro costantiniano e gregoriano -, ad una perfetta maturazione dell'età adulta e dell'attuale società moderna.

    Pertanto, pervenuti infine alla disistima dell'autentica civiltà cristiana e di un ordine sociale pubblico adeguato al Vangelo, che sostiene la Cristianità da sempre, si diffonde l'idea che il comunismo, senza il suo ateismo, possa essere un sistema compatibile con la fede cattolica. Si vuol far dimenticare che il comunismo è intrinsecamente perverso, anche come sistema sociale, così come ha detto con parole irreversibili e definitive Pio XII nel suo messaggio natalizio del 1955: “Rifiutiamo il comunismo come sistema sociale, in virtù della dottrina cristiana”.

    Al contrario, dobbiamo sostenere la necessità imposta dalle esigenze cristiane, di combattere il comunismo e di far fiorire una società cristiana nel quadro sociale: questo vuol dire lavorare per la civiltà cristiana. Il progressismo cristiano consiste precisamente nell'affermazione contraria, cioè nel non fare ciò che è necessario per le esigenze cristiane: lavorare per il fiorire di una società cristiana, contro la tesi progressista secondo cui il cristianesimo potrebbe propagarsi ugualmente, anzi forse meglio, in una società dove impera il comunismo.

    Le idee di Mounier alimentaranno i movimenti dei cristiani progressisti di Mandouze, che acquistarono una forza particolare dopo il 1948; queste idee influiranno anche sul gruppo di teologi riuniti attorno a Jeunesse de l'Eglise dell'ex domenicano Montuclard e, oprattutto, attraverso questi, sul movimento dei Preti Operai, la cui condanna da parte di Pio XII doveva avere una risonanza mondiale.



    Il progressismo di Teilhard de Chardin
    Teilhard de Chardin costituisce oggi la figura massima del progressismo cristiano, ma la sua traiettoria segui un itinerario diverso da quello di Lamennais, Maritain e Mounier.
    Sebbene la ragione fondamentale del suo progressismo consista dalla forte passione che lo muove ad unire in un solo insieme due fedi, la fede del cielo e quella della terra, Teilhard de Chardin è un innamorato del mondo e soprattutto del mondo moderno.
    Nel suo caso, in modo particolare, questo amore per il mondo diventa quanto mai forte verso la scienza moderna in generale e la scienza biologica in particolare. Da qui, seguendo la corrente imperante di questo tipo di scienze, confesse decisamente di essere partigiano dell'evoluzionismo e dell'evoluzionismo universale. Credo nell'evoluzione è la sua prima professione di fede scientifica. Credo che l'evoluzione vada verso lo spirito, credo che l'evoluzione vada verso il personale, credo che il personale supremo culmini in Cristo.

    Teilhard de Chardin, per la stessa ragione per cui crede nell'evoluzione universale, crede nel progresso. Progresso che va dal primitivo pulviscolo del cosmo fino ai primi elementi dell'atomo, dall'atomo fino alla molecola, dalla molecola alla grande molecola, da questa al virus, dal virus alla cellula, dalla cellula ai protozoi, da questi agli animali ed alle piante più complete, per finire all'uomo. Il cammino del progresso evolutivo non si arresta mai, fino al raggiungimento di forme più complesse di organizzazione collettiva e planetaria fino al "punto omega". E’ tutto un processo progressivo di cosmogenesi, biogenesi, noogenesi e cristogenesi.

    Però la specialità di Teilhard de Chardin era la paleontologia, che egli presume fornisca il fondamento scientifico e rigoroso a tutto il suo evoluzionismo. E' perciò necessario esporre il pensiero di Teilhard de Chardin su questo punto.
    Teilhard ha felicemente riassunto il suo pensiero nell'articolo su “La questione dell'uomo fossile”, pubblicato in Psyche, numero 99 e 100, nel secondo volume delle sue opere complete. Il de Chardin stabilisce in quella sede che il suo evoluzionismo universale ha come fondamento l'evoluzione dell'uomo. Infatti, in tale studio trae una conclusione che suona così: “E' anche chiave per il futuro: se corrisponde a verità è anche scientificamente vero che da un centinaio di migliaia di anni l'uomo non ha mai cessato di muoversi (senza retrocedere mai è sempre in testa alla vita) verso degli stadi costantemente crescenti di organizzazione e di coscienza: non c'è quindi nessuna ragione per supporre che tale movimento si sia attualmente arrestato. Al contrario, il gruppo dell'homo sapiens è tuttora intorno a noi nel pieno del suo vigore (per non dire nella sua piena gioventù), del suo sviluppo. Così sono giustificate e precisate su una solida base scientifica la nostra speranza e la nostra fede moderna nel progresso umano. L’antropogenesi non è certo chiusa. L'umanità avanza sempre e continuerà ad avanzare per altre centinaia di milioni di anni, con la convinzione di saper conservare lo stesso ritmo di marcia dei nostri predecessori verso una sempre maggiore coscienza e complessità”.

    Che valore ha il fondamento paleontologico di Teilhard de Chardin? Per esaminarlo spieghiamo brevemente la sua teoria. Per Teilhard de Chardin l'uomo appare nell'età quaternaria. Egli ammette che l'ascendente dell'uomo attuale è l'Homo Sapiens che appare nel pleistoceno superiore. Però prima appaiono forme intermedie rappresentate soprattutto dal Sinantropo, un presunto anello di animale/uomo verso l'uomo di Neanderthal e di questo verso l’Homo Sapiens.
    Ma bisogna rilevare che non esiste questa gradazione progressiva sulla quale si appoggia Teilhard de Chardin. Effettivamente si sono trovati pezzi di Homo Sapiens anteriori all'uomo di Neanderthal e bisogna porli nel pleistoceno inferiore. Nell'era preistorica di Fonte‑Chevade nella Charente, Germaine Henri Martin ha fatto conoscere nell'agosto del 1947 una calotta cranica comprendente, in connessione anatomica, una parte dell'osso frontale, i due parietali, una parte del temporale sinistro ed una parte dell'occipitale. L'interesse di queste scoperte poggia su quelle conformi al tipo di Homo Sapiens, di data anteriore al Musteriense, ossia bisogna porle nel pleistoceno inferiore. Pertanto, risulta chiaramente che, prima dell'uomo di Neanderthal, visse in Europa un tipo di Homo Sapiens.

    Per di più, il famoso Sinantropo o Uomo di Pechino, che costituisce per Teilhard de Chardin un vero animale umano, non ha valore. La questione è stata studiata in forma completa dal Reverendo Patrick O' Connell in “Science of to Day and the problems of Genesis”. L'argomento merita di essere trattato a lungo, cosa che non è possibile qui.
    Tratteggiamo tuttavia alcuni aspetti di cui occorre tener conto.

    Punto primo: bisogna tener presente che nel corso degli scavi di Choukoutien si è sostenuto che siano stati scoperti circa 30 crani interi o incompleti, 11 mandibole e 147 denti del preteso Sinantropo. Ma tutto ciò è ovviamente sparito.

    Punto secondo: è stata nascosta al pubblico l'importanza dell'industria trovata a Choukoutien, cosa che lascia ben supporre l’esistenza in loco di uomini con lo sviluppo tipico dell'Homo Sapiens.

    Punto terzo: il Dott. Pei trovò nel 1934, tre crani umani del tipo moderno ed i resti di scheletri presumibilmente umani. Weidenreich, che diresse gli scavi dopo la morte di Black, nell'esposizione illustrativa dei ritrovamenti, nel numero di Paleontologia Sinica del 1939 (che ripeté nella sua conferenza agli studenti dell'Università della California nel 1945) sentenziò testualmente: “Negli scavi chiamati del livello superiore di Choukoutien, che portarono alla luce i resti del Sinantropo, furono ritrovati 3 crani ben conservati, vari frammenti di altri crani e ossa di scheletri di circa 10 individui, che sembravano appartenere alla stessa famiglia. I 3 crani erano di un uomo maturo, di una donna di età media e di una donna più giovane. Benchè della stessa famiglia, avevano alcune caratteristiche diverse: il cranio dell'uomo era del tipo mongolo con alcuni tratti del Neanderthal; il cranio della donna di età media sembrava di un eschimese, mentre quello della donna giovane apparteneva ad un abitante della Melanesia”.

    Il quarto fatto da tener presente è che i crani del presunto Sinantropo mostravano tutti un buco nella parte posteriore, aperto per succhiare il cervello.

    Da tutti questi fatti deriva la validità dell'affermazione del grande paleontologo Marcellin Boule nella sua Antropoloaia, in cui scrive: “A questa ipotesi tanto fantasiosa quanto ingegnosa (cioè quella del Padre Teilhard de Chardin circa il Sinantropo) mi permetto preferire questa che mi sembra più conforme alla connessione delle nostre conoscenze; il cacciatore era un uomo vero del quale è stata trovata la figura tipica e che ha fatto del Sinantropo la sua vittima”.

    Ancora Boule: “Mi sembra temerario considerare il Sinantropo come il monarca del Choukoutien dato che appare nei depositi nei quali è stato trovato mentre caccia assieme ad altri animali”.

    Tutto ciò è utile per sgombrare e far chiarezza nel campo della Paleontologia, dal quale gli evoluzionisti traggono le loro argomentazioni fondamentali.
    Infatti, se sconfiniamo nel terreno della biologia, è facile dimostrare che tanto per il concetto di “specie” come per quello di “eredità” e quello dei “caratteri acquisiti” e della “genetica”, l'evoluzione è inverosimile. Le parole della “Enciclopedia” francese (tomo V, 1938) scritte da Paul Lemoine, restano tuttora valide. Vi si legge: “Il volume quinto dell'enciclopedia francese segnerà sicuramente una data nella cammino delle nostre idee sull'evoluzione: emerge dalla sua lettura che questa teoria sta quasi per essere abbandonata”.

    “Da quest'espressione risulta che la teoria dell'evoluzione è impossibile. In fondo, nonostante le apparenze nessuno crede ancora in essa e si dice, senza darle un'importanza particolare, ‘evoluzione’ intendendo ‘incatenamento’; ‘più evoluto’, ‘meno evoluto’, nel senso di ‘più perfezionato’ o ‘meno perfezionato’, facendo parte tutto ciò di un linguaggio convenzionale, non solo ammesso ma quasi obbligatorio nel mondo scientifico”.

    “L'evoluzione è una specie di dogma nelle quale non credono nemmeno i sacerdoti, che però la mantengono per il popolo. Bisogna avere il coraggio di dire tutto ciò perché gli uomini della futura generazione orientino le loro ricerche in un'altra direzione”.

    L'idea di progresso in Teilhard de Chardin manca dunque, ovviamente, di basi scientifiche serie. Ma nemmeno possono esserle offerte basi filosofiche. Ciò che conviene sottolineare ‑ e qui si capisce perché il comunismo è impegnato nel favorire e propagandare il teilhardismo negli ambienti cattolici ‑ è che per Teilhard bisogna operare attualmente per la congiunzione e l'unione di cristianesimo e marxismo.
    Infatti, nel suo articolo “Il cuore del problema”, presente nel 5° volume delle sue opere, propone come soluzione all'umanità una combinazione risultante da oy che rappresenta la tendenza cristiana o la fede tendente in alto, con ox che rappresenta la tendenza comunista o marxista, cioè la fede nel futuro o la fede nel mondo. Scrive Teilhard: “Due forze religiose sino a questo momento sono state contrapposte una all'altra nel cuore di ogni uomo; due forze, come abbiamo visto, che si debilitano e languiscono se vengono isolate; due forze conseguentemente (questo è quello che mi rimane da dimostrare) che non sperano che una cosa: non che si faccia una scelta tra le due ma che si trovi il modo di unirle” (in L'Avvenire dell'uomo, ed. fr. pag. 343; ed. sp. Taurus, pag. 324).



    Il Progressismo ed il Concilio Vaticano II
    Per formulare un giudizio definitivo su questo punto bisogna aspettare le conclusioni definitive alle quali arriverà il Concilio. Ma un Concilio è opera dello Spirito Santo e lo Spirito non si mostra realmente se non nelle conclusioni alle quali perviene l'unanimità dei Padri Conciliari sotto la direzione del Romano Pontefice.

    Tuttavia, fin da ora, bisogna dire quanto segue:

    1) Il Concilio è, nella mente della Chiesa, un grande atto di carità della Chiesa stessa, che cerca oggi di salvare il mondo moderno e di unire tutti gli uomini nella fede e nella carità di Cristo.

    2) Questo grande atto di carità della Chiesa per salvare dallo stato di indigenza spirituale il mondo moderno, avviene proprio nel momento in cui questo mondo, orgoglioso, si esalta per le sue conquiste scientifiche e tecniche e tenta di riorganizzarsi respingendo Dio ed affermando un ateismo militante su scala mondiale, con il quale non farà che portare alla distruzione ed alla rovina la specie umana: un mondo senza Dio è un mondo distruttore dell'uomo. Ecco perché la Chiesa ha voluto, vuole e vorrà sempre mettere questo mondo in contatto con le energie vivificanti e permanenti del Vangelo. Il mondo ha bisogno di essere salvato dalla Chiesa. Non è la Chiesa, come immaginano i progressisti, che deve essere salvata dal mondo moderno.

    3) Questo grande atto di carità della Chiesa vedrà il mantenimento intatto ed integro della Verità della Chiesa, perché nella Chiesa la carità sgorga dalla Verità. Lo Spirito Santo procede dal Verbo, che è Verità.

    4) Questo grande atto di carità della Chiesa coincide con una grande confusione e con un'ansia non sempre legittima di cambiamenti e di progressi, che sta agitando il mondo cattolico da più di 30 anni.

    5) Il movimento progressista, al quale abbiamo fatto riferimento, sta operando con trenta organizzazioni in tutto il mondo, in Francia, Belgio, Olanda e Germania ed ora vuole approfittare della grande Assemblea Conciliare per imporre la sua idea di pericoloso progressismo a tutto il popolo di Dio.

    6) Il comunismo non è estraneo a questo proposito sinistro. Nella primavera del 1963, il Cardinal Segretario di Stato del Pontefice Romano ha fatto conoscere al Nunzio Apostolico a Parigi, perché lo facesse sapere all'Episcopato ed ai Superiori Maggiori Religiosi residenti in Francia, i propositi sinistri del movimento Pax (nato in Polonia e diretto da Piasecki, un cattolico progressista polacco), che ha come obbiettivo lo sviluppo del progressismo in Francia e cerca di approfittare della grande Assemblea Conciliare per insinuare dialettica tra gli stessi Padri Conciliari. Questo movimento comunista Pax dispone di fondi inesauribili per esercitare la sua influenza sui mezzi mondiali di comunicazione. Sta insinuando dialettica con il fare apparire i Padri Conciliari divisi tra di loro in due gruppi diversi, buoni e cattivi, progressisti ed integralisti, di attitudine aperta e di attitudine chiusa, innovatori e reazionari. In realtà, in un'assemblea di quasi 3.000 persone, sono molti i gruppi e le sfumature, e queste sono parecchio elastiche, di modo che non si ha diritto di dividerli precisamente in due tendenze antagoniste, e solo in due, come esige la dialettica comunista. Tutto ciò sta venendo messo in atto con propaganda mondiale la quale, nello stesso tempo, fa apparire come divisi in due gruppi antagonisti di progressisti ed integralisti tutti i cattolici del mondo.

    7) Questa guerra psicologica, sviluppata con uno spiegamento dell'apparato pubblicitario mondiale, ha come fine il produrre un atteggiamento di vergogna e timore, già ben visibile in molti, di poter venire qualificati come reazionari, cavernicoli, ristretti ed integralisti,

    8) Il cattolico non si dovrà lasciar prendere da complessi, ma dovrà mantenere la sua fedeltà al Magistero della cattedra romana, perché questa è la condizione della fedeltà autentica alla fede di Cristo.

    •   Alt 

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    LA PERSONA


    Padre Giulio Meinvielle


    Nato il 31 agosto 1905, a Buenos Aires, ebbe la sua formazione sacerdotale nel
    Seminario Pontificio di Villa Devoto, di Buenos Aires, dove ottenne il
    dottorato in Filosofia e Teologia. È ordinato sacerdote il 20 dicembre 1930.
    Partecipa attivamente nei Corsi di Cultura Cattolica (iniziati nel 1922 in Argentina
    da un gruppo di laici).
    Prima pubblicazione: 1932, Concezione Cattolica della Politica, opera di eccezionale
    maturità e grandemente formativa, veramente indica il programma di tutta la
    sua vita.
    Nel 1933 è nominato primo parroco di “Nuestra Señora de la Salud” (Nostra
    Signora della Salute), quartiere di Versalles, città di Buenos Aires, parrocchia
    appena creata.
    Costruisce il grande tempio parrocchiale, “una cattedrale”, in parole del
    Arcivescovo nella benedizione.
    Grande pioniere di una pastorale piena di iniziative:
    In parrocchia stabilisce le Conferenze Vicentine
    …il Circolo Cattolico di Operai
    -inizia la Gioventù Operaia Cattolica (Juventud Obrera Católica – JOC),
    il centro della sua Parrocchia porterà il no. 1.
    -dai campi-scuola parrocchiali, da lui iniziati, fonderà l’Unione di Scouts
    Cattolici Argentini, Unión de Scouts Católicos Argentinos (USCA), dalla
    quale sarà il 1°. segretario, portando anche il centro della sua parrocchia
    il no. 1.
    Fondatore dell’Ateneo Popolare di Versalles, dal quale fu presidente,
    centro culturale, sportivo, ricreativo, oggi con ca. 12.000 soci.
    Come parroco e sacerdote si distaccò per l’apostolato personale, accogliendo
    qui andava da lui per domande, consigli, guida, e per la generosissima carità
    con i poveri; “pastorale delle porte aperte”, diceva lui.
    Dalla sua prima opera, non cessò mai di studiare, scrivere e pubblicare
    assiduamente, occupandosi principalmente:
    - dei temi della dottrina sociale e politica della Chiesa, della Città e
    Civiltà Cattolica, la Cristianità, e le ideologie ed il processo di Rivoluzioni
    anticristiane il cui risultato è il “mondo moderno”.
    - di teologia e filosofia della storia, ed il problema del giudaismo.
    - della denuncia e confutazione del modello cattolico liberale di “nuova
    cristianità” di Jacques Maritain.
    - del giusto ordine naturale e cristiano dell’economia

    - dell’orientamento e giudizio cattolico dei

    problemi concreti della

    politica nel mondo e nella Argentina.
    - di alcuni documenti del Magistero: Pacem in Terris, Ecclesiam Suam,
    Libertà religiosa, Humanae vitae.
    - del “progresismo cristiano”, cioè la corrente di sovversione
    secolarizzante dentro la Chiesa, nei suoi diversi aspetti ed autori, e
    nelle sue radici dottrinali - ideologiche. In modo particolare è fra i
    primi e principali nel denunciare e fare la critica di Teilhard de
    Chardin e di Karl Rahner. In De la Cabala al progresismo cristiano (1970)
    pubblicato in italiano da Ennio Innocenti -con ritocchi da questo-,
    sotto il titolo: L’influsso dello gnosticismo ebraico in ambiente cristiano,
    studia con molta competenza il tema lì indicato. E’ forse la sua
    opera principale.
    Sono una ventina i suoi libri e pubblicazioni principali, ne diamo l’elenco in
    disparte.
    Collabora con moltissimi articoli in Riviste, Settimanali, periodici:
    Criterio


    (prima epoca), Cruzada y Universitas (prime epoche), Sol y Luna, La

    Fronda, Itinerarium, Ars, La Nueva República, Ortodoxia, Sapientia, Ulises, Anfiteatro,
    Verbo


    , Jauja, Azul y Blanco, Tiempo Político, Estudios Filosóficos y Teológicos, Cabildo,

    Mikael


    ed altre pubblicazioni straniere. Fondatore di Diálogo, Nuestro Tiempo

    (fra giugno 1944 e maggio 1945),


    Balcón (dicembre 1945 fino a novembre 1946)

    y Presencia (da dicembre 1948 fino luglio 1951).
    Tantissime sono le Conferenze (a Buenos Aires, Córdoba, Rosario, Corrientes,
    Concordia, Gualeguay, Curuzú-Cuatiá, Madrid, México, Santiago de Chile,
    ecc.), i contributi e partecipazioni in congressi, simposi, ecc. durante tutta la
    sua vita sacerdotale. Da distaccare la sua partecipazione nel 1949 nel Primo
    Congresso Nazionale di Filosofia, presso l’Università Nazionale di Cuyo, di
    livello mondiale, e nel quale partecipò anche Padre Cornelio Fabro.
    Fu co-fondatore, insieme all’allora canonico Octavio Nicolas Derisi, il 9
    novembre de 1948, della Società Tomista Argentina (STA) e membro come
    Segretario Generale della prima commissione direttiva, integrata dal giurista
    Tomás Casares come presidente, Octavio Nicolás Derisi ed il filosofo Nimio
    de Anquín come vicepresidenti.
    Negli anni ’50 inaugura il Collegio di Studi Superiori, a Buenos Aires, centro di
    studi di dottrina e cultura cattolica, specialmente del sociale.
    Grandissima fu la sua opera d’apostolato intellettuale personale; con i suoi
    gruppi di studi della Somma teologica, i suoi incontri e raduni periodici con
    tantissimi laici, la sua disponibilità per accogliere qui andava da lui. Fra i suoi
    discepoli si conta Carlos Sacheri, assassinato dalla violenza marxista, e padre
    Carlos Buela.
    Poco prima di morire lavorava nella creazione dell’Istituto di Filosofia Pratica,
    (Instituto de Filosofía Práctica), che si sarebbe aperto tre mesi dopo il decesso,
    sotto la direzione di Guido Soaje Ramos.
    Morì in seguito ad un incidente stradale, all’inizio d’agosto di 1973. Fu
    tumulato nell’atrio della Chiesa di Nostra Signora della Salute, a Versalles, dove
    fu parroco. Si legge nella pietra tombale, quasi a riassunto della sua vita: “Amò
    la Verità” («Amó la Verdad» (Cf. 2 Tes. 2, 10) )
    Di lui disse e scrisse il suo discepolo Carlos Sacheri, autore del libro L’Ordine
    Naturale e martire della violenza rivoluzionaria marxista, che fu “il più grande
    teologo della Cristianità del XXo secolo”; e Pierre Boutang, della Sorbonne de
    Paris, disse che Meinvielle fu “il teologo più profondo del XXo secolo, perché
    concesse alla teologia più funzionalità politico-sociale che nessun altro. Fu il
    primo nel criticare Hitler e il primo nel disarmare la impalcatura teorica di
    Jacques Maritain e il suo generato: la democrazia cristiana”… e riferì anche il
    seguente: “Maurras mi disse una volta che Meinvielle è l’intelligenza più
    profonda che ha dato la Francia (!) in quello che va del secolo”, volendo
    appropriare al meglio del pensiero francese, per ragione di ascendenza e
    cognome, chi non è se non uno dei migliori figli che ebbe l’Argentina, ma


    testimonia il riconoscimento della sua importanza.



  3. #3
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    lettura delucidativa ed indispensabile per la propia formazione personale

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da luigi maria op Visualizza Messaggio
    lettura delucidativa ed indispensabile per la propia formazione personale
    bisognerebbe trovare qualcuno che traducesse i testi di P. Julio per farlo conoscere al pubblico italiano e mondiale .

 

 

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