DOSSIER. I Verdi denunciano le conseguenze del federalismo demaniale. Un milione di ettari di aree agricole potranno essere svendute e cementificate. Angelo Bonelli: «E' la seconda porcata di Calderoli».
Venghino siore e siori, venghino che si vende l’Italia. Il Belpaese è all’asta ed è tempo di affari. I Verdi hanno manifestato davanti alla Camera dei deputati contro il federalismo demaniale (il primo dei decreti attuativi del federalismo), che considerano la più grande speculazione edilizia ed immobiliare nella storia repubblicana. Il Sole che Ride spiega i meccanismi che permetteranno di vendere il demanio pubblico. Con il decreto si trasferiscono a titolo non oneroso i beni del demanio a Comuni, Province, Città metropolitane. Aree, superfici agricole, sorgenti di acque minerali e termali, potranno essere venduti e valorizzati (legge n.133 del 2008). L’ente che riceve il bene del demanio potrà avviare una piano di alienazione o valorizzazione. Il piano prevede la classificazione del bene come “disponibile“ e ne dispone la destinazione urbanistica.
Il federalismo demaniale per gli ambientalisti non è nient’altro che «Saldi di Stato a favore dei grandi gruppi immobiliari e dei più grandi costruttori». Tranchant il presidente del Sole che Ride: «Il federalismo demaniale è la seconda porcata di Calderoli». Un colossale affare ai danni dei cittadini, che verrebbero privati di beni ora disponibili a tutti. «Una cementificazione enorme di cui non si è parlato, frutto di una furbizia di Calderoli, che potrebbe devastare il territorio.
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Diecimila terreni, 9 mila fabbricati, 5 mila chilometri di spiagge, 234 corsi idrici, 69 laghi per un’estensione di 550 chilometri quadrati: diventeranno “federali”. Sono questi i 17.400 beni che ora appartengono allo Stato, è la prima spartizione: entro il 21 maggio prossimo passeranno alla gestione di Regioni, Province, Comuni e alle future città metropolitane.
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