



Due è diverso da uno per definizione. Sono nomi che diamo a due concetti distinti. Possono anche essere concetti a priori della nostra mente, ma ciò non toglie che siano concetti distinti. Le definizioni si chiamano così prorpio perchè "delimitano" un significato. Dire che l'essere contiene in se solo le potenzialità di manifestaione, visto che tutto ciò che noi conosciamo sono le manifestazioni stesse, significa ridurlo a un concetto vuoto, per noi assolutamente superfluo. La mia idea è che essere sia in se un verbo vuoto, che acquista significato solo come trait d'union tra due concetti. Figuriamoci se lo usiamo come sostantivo.




Non è credo esatto dire che a noi appare il mutare di uno. Semplicemente diamo, in maniera legittima e di imprescindibile utilità pratica, ma pur sempre arbitraria, un unico nome a un insieme di manifestazioni. Così come, per fare un esempio materialistico, chiamaiamo atomo un iniseme di particelle subatomiche che soddisfa determinati requisiti.






L'atomo non è un nome arbitrario attribuito ad un insieme di enti, secondo me l'atomo è un insieme di percezioni che appaiono determinate e che richiamano il concetto di "orbita" su cui ruotano elettroni protoni e neutroni... Non è cioè una questione puramente convenzionale...
Ultima modifica di silence; 17-05-10 alle 18:33




Se con le espressioni "due" e "uno" stai a indicare il medesimo concetto allora non vi è alcuna contraddizione ad affermare l'identità dei due termini - e anzi, vi sarebbe contraddizione qualora tale identificazione non fosse operata. Affinchè la contraddizione si realizzi è necessario che il positivo e il negativo siano anzitutto posti nella loro differenza, visti nella loro alterità reciproca, per poi essere identificati: in modo tale che la loro identificazione presuppone, per potersi costituire, la loro opposizione, cioè la negazione di sè medesima.
Che la nostra esperienza del mondo sia limitata e contingente è qualcosa di constatato ed evidente?Non è questa una constatazione che discende dalla nostra particolare condizione umana, limitata e del tutto contingente?
Troppo guènonismoUna cosa "é" nel momento in cui si manifesta, in un certo senso l'essere è il principio metafisico della manifestazione, come quando si accende una lampadina e la luce fa comparire una moltitudine di oggetti presenti nella stanza... La luce è autoevidentee potremmo paragonarla all'"essere", senza la quale non si da alcuna manifestazione "particolare".. Tra i due esiste un rapporto di necessità.
Però non considero l'essere come il Tutto metafisico; l'essere contiene in sè solo le potenzialità di manifestazione e necessariamente è limitato dal non-essere (che il principio della non-manifestazione o delle possibilità di manifestazione non ancora realizzate). A questo punto ci si può chiedere: l'essere e il non-essere sussistono come realtà separate (la dualità) o esiste un principio comune in cui entrambe le polarità si annullano? Perchè vi sia la "luce" è altresì necessario che esista una "lampada" da cui questa "Luce" viene "irradiata"..![]()
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.