Organista e compositore
Oldesloe, 1637 - Lubecca, 9 maggio 1707
Figlio di Johann, organista di Odesloe e successivamente a Helsingor, ebbe dal padre le prime lezioni di musica. Non fu un ragazzo prodigio, ma giunse gradatamente alle stupende espressioni e tecniche compositive e organistiche. Ricevette un primo e significativo incarico solo a 31 anni, come organista della chiesa di S. Maria di Lubecca. Sia per la lunga permanenza in questo centro culturale, sia per lo stile di vita che via via Buxtehude andò maturando, si deve inserire il suo nome nei capitoli della tradizione nordico-tedesca piuttosto che in quella del paese d’origine. Ed è opportuno trascrivere qui i vari modi con cui si presenta il nome dell’insigne interprete e autore: oltre ovviamente a Buxtehude, Boxdehude, Buchstehude, Buchstehaed, Buchstaffahuedt, Box de Hude, Box de Hou, Busbetzky. Un pessimo quanto curioso regolamento imponeva al vincitore del posto a S. Maria di Lubecca (nel nostro caso a Buxtehude) di sposare la figlia o una delle figlie del predecessore. Buxtehude scelse la più giovane e carina. Anna Margherita Tunder. Purtroppo la retribuzione presso quella chiesa non bastava al mantenimento della famiglia, per cui il musicista progettò una serie di concerti serali di carattere molto serio o ispirati a temi religiosi e biblici da tenersi nello stesso luogo sacro. Si trattava delle cosiddette Abendmusiken, che solitamente si organizzavano nei Paesi tedeschi nel corso dell’Avvento. Questi incontri furono per molti studenti di musica in vero e proprio punto di riferimento. Bach stesso, che era già più che uno scolaro quando si trovava ad Arnstadt, percorse a piedi la strada sino a Lubecca per ascoltare appunto il linguaggio e la particolare espressione organistica di Buxtehude. Sappiamo, ad esempio, che Bach aveva seguito e ascoltato gli Oratori (Castrum doloris e Templum Honoris), che Buxtehude aveva composto per la morte dell’imperatore Leopoldo I e per l’avvento di Giuseppe I. Sfortunatamente, tali partiture non ci sono pervenute e ci resta soltanto quella di Das Jungste Gericht. Su queste pagine, come sulle Cantate sacre, Bach avrebbe trovato l’avvio al suo medesimo linguaggio oratoriale e alla cantata, così come avrebbe avuto sempre dinnanzi la “lezione” di Buxtehude per quanto riguarda l’arte organistica. Il musicista di Lubecca offrì esempi di massima libertà di esecuzione, con voci essenzialmente autonome. Ossia con procedimenti polifonici distaccatisi definitivamente dalla pratica vocale e corale. Ricordiamo 1 Passacaglia, 2 Ciaccone, 1 Preludio, Fuga e Ciaccona, 19 Preludi e Fughe, 7 Canzoni, 3 Canzonette, 1 Fuga e circa 50 elaborazioni di Corali: ossia la è base delle forme strumentali organistiche tipiche di J.S.Bach. La sua produzione clavicembalistica non è altrettanto ricca e si esaurisce in 2 Toccate, 19 Suite e 5 serie di Variazioni. L’interesse di Buxtehude fuori della liturgia della chiesa di Lubecca (citiamo anche una Missa Brevis, a 5 voci, un maestoso Benedicam dominum a 24 voci, che è un peculiare monumento di polifonia barocca, 8 Arie nuziali, ecc.) andò agli archi. Lo si avverte precisamente nelle 2 Sonate per 2 violini, viola da gamba e clavicembalo; 1 Sonata per violino, viola da gamba e continuo; altre Sonate per violino, viola da gamba, clavicembalo, ecc. Comunque, il suo più valido contributo nel campo della Sonata per archi si ha soprattutto nei 2 volumi intitolati “7 Suonate a doi” per violino, viola da gamba e clavicembalo.
Dal Dizionario enciclopedico della musica classica, Curci





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