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    Predefinito Conversione all'Ortodossia

    Archimandrita Pacide Deseille

    La mia conversione all’Ortodossia
    (conferenza tenuta in Grecia, testo originale in: http://pigizois.net/france/omilies/2...0ORTHODOXY.mp3)


    Sono molto felice d’essere qui ma, sfortunatamente, non parlo bene il greco. Penso quindi sia meglio che la sorella Ypandia traduca il mio intervento dal francese.
    Inizialmente vorrei dirvi, con qualche discorso, come Dio mi ha condotto verso l’Ortodossia. Durante gli anni della mia formazione sia scolastica sia spirituale e religiosa, in Francia, nella Chiesa cattolica esisteva un movimento di rinnovamento spirituale e intellettuale essenzialmente fondato sullo studio dei santi Padri della Chiesa. Uomini che spesso erano universitari o preti istruiti e con una fede profonda, come poteva esserci nella Chiesa cattolica, pensavano che il Cristianesimo in Occidente fosse divenuto qualcosa di troppo misero, chiuso, freddo, separato dalla vita e pensavano che nella dottrina e nell’insegnamento dei Padri della Chiesa si potesse trovare un Cristianesimo autentico, giovane, pieno di gioia e di freschezza. Sia nella mia famiglia che nella scuola da me frequentata, era seguita questa corrente di rinnovamento. E’ così che, assai giovane, quando avevo quattordici o quindici anni, ho avuto un’iniziale conoscenza di quello che potevano essere i Padri della Chiesa. In quell’epoca non pensavo di divenire monaco. Intravvedevo di sposarmi e lavorare nel mondo. Tra i quindici e i sedici anni conobbi dei monaci, frequentando dei monasteri, e incontrai un padre spirituale, igumeno di un grande monastero. Egli mi disse che potevo divenire monaco ed è in questa direzione che trovai la mia strada. Sono allora entrato in un monastero cattolico nel quale si seguiva una regola antica, scritta prima della separazione tra la Chiesa latina e l’Ortodossia da san Benedetto, definito il “padre dei monaci d’Occidente”. Il padre spirituale del monastero spiegava ai giovani monaci che nei Padri della Chiesa e nei Padri del deserto dei primi secoli, si trovano le sorgenti della nostra regola monastica e, allo stesso tempo, si poteva comprendere la nostra regola monastica. In questo contesto cattolico ci s’interessava all’Ortodossia ma in una prospettiva che, in seguito, capii essere inesatta: generalmente si pensava che l’Ortodossia fosse la forma orientale del Cristianesimo e che il Cattolicesimo fosse la forma occidentale. Quindi il Cattolicesimo poteva rinnovarsi e trovare una nuova gioventù ispirandosi all’Ortodossia ma conservando la sua linea tradizionale. In fondo, si pensava con una formula utilizzata in tutti quegli anni, che l’Ortodossia e il Cattolicesimo erano due forme, due maniere d’esistere d’una stessa Chiesa, erano due rami d’uno stesso albero. Pian piano, tuttavia, studiando i Padri, entrando pienamente in questo movimento di rinnovamento che partiva dalle fonti patristiche, sono arrivato alla convinzione che il Cattolicesimo in quanto tale è profondamente differente dall’Ortodossia. Le differenze non sono semplicemente superficiali, provenienti da culture differenti. Esistono delle autentiche differenze dottrinali. Mi ci è voluto del tempo per scoprirlo pienamente ma, ad un certo punto, io stesso e diversi compagni che mi avevano seguito in questo cammino pensammo non fosse più possibile restare nella Chiesa cattolica. Non era sufficiente migliorare il Cattolicesimo ispirandosi all’Ortodossia; era necessario chiedere d’essere ricevuti nella Chiesa ortodossa. In quel tempo vivevamo in un piccolo monastero fondato con l’accordo dei nostri superiori cattolici, un piccolo monastero che avevamo costruito noi stessi con le nostre mani nei pressi di una foresta. I monaci abitavano in piccole capanne di legno costruite nella foresta. Lì vivevamo la nostra vita monastica pregando e leggendo i Padri. Ogni tanto lasciavamo il monastero per fare dei viaggi in Grecia, in Romania per conoscere meglio l’Ortodossia e il monachesimo ortodosso. Non sapevamo ancora quale cammino seguire per entrare nell’Ortodossia. Un giorno con i miei compagni ci trovavamo ad Atene, in una libreria in cui cercavamo dei libri ortodossi. Lì incontrammo un prete italiano ortodosso. Gli comunicammo il nostro problema. Egli ci disse: “C’è un uomo che qui in Grecia vi può comprendere: l’Archimandrita Aemilianos, igumeno di Simonos Petra nel Monte Athos”. Siamo dunque andati nel Monte Athos, abbiamo incontrato il geronda Aemilianos, abbiamo pure incontrato altri geronda, ad esempio il geronda Paisios, il geronda Efrem di Katounakia. Tutti ci hanno consigliato di diventare ortodossi nella Santa Montagna, di chiedere l’ingresso nella Chiesa e, allo stesso tempo, di divenire monaci nel Monte Athos. E’ così che divenimmo monaci di Simonos Petra. Dopo due anni nel monastero [atonita], il nostro igumeno ci ha consigliato di rientrare in Francia per creare due metochia di Simonos Petra in Francia. E’ quanto abbiamo fatto. Questo è stato all’origine del monastero di sant’Antonio il Grande, monastero maschile, e del monastero della Protezione della Madre di Dio, il corrispondente monastero femminile. Le cose si evolsero in tal maniera che uno dei membri del nostro gruppo fondò un terzo metochion femminile di Simonos Petra nella Francia occidentale: il monastero della Trasfigurazione.
    Perché dei monasteri in Francia? Era certo molto più facile condurre la vita ortodossa nel Monte Athos. Evidentemente ci sarebbero stati problemi di lingua, di adattamento ma con il tempo sarebbero stati superati. Il geronda Aemilianos era molto cosciente del fatto che stava per nascere la Chiesa ortodossa in Francia. La Francia non era più ortodossa dalla separazione con l’Ortodossia nell’XI secolo ma gruppi consistenti di ortodossi si erano stabiliti in Francia, a causa dell’emigrazione russa dopo la rivoluzione sovietica e dell’emigrazione greca dopo la catastrofe dell’Asia minore. Quindi, pressappoco dal 1920, l’Ortodossia riapparse in Francia, composta soprattutto da gruppi di stranieri. Molto presto, verso il 1926 o il 1930, dei francesi, pure dei preti cattolici, cominciarono a convertirsi all’Ortodossia. Erano soprattutto persone che avevano partecipato al movimento del ritorno ai Padri della Chiesa di cui vi ho parlato all’inizio. Attorno al 1975, epoca in cui siamo divenuti ortodossi, nonostante il tempo trascorso, nonostante un numero relativamente importante di francesi divenuti ortodossi, l’Ortodossia rimaneva ancora esclusivamente legata a questo contesto di emigrazione. Il geronda Aemilianos era convinto che dei monasteri sarebbero stati un fermento per una ortodossia veramente francese. In quell’epoca in Francia era apparso qualche monastero prima delle nostre fondazioni. Due di questi monasteri erano russi. Erano monasteri di monache. Gli altri erano fondati da francesi. Noi ci siamo inseriti in questo movimento di fondazioni monastiche ortodosse in Francia. Ora sono pressappoco vent’anni che il nostro monastero di sant’Antonio il Grande è stato fondato e questo ci ha permesso di verificare l’esattezza della visione del nostro padre igumeno. Penso che l’esistenza di monasteri, particolarmente di tradizione atonita, caratteristica del nostro metochio atonita, sono molto utili per la Chiesa in Francia. I nostri monasteri sono divenuti luogo d’incontro e di raccolta in cui ortodossi di diverse origini possono ritrovarsi, conoscersi e prendere coscienza che sono tutti membri di un unico Corpo di Cristo superando qualsiasi nazionalismo. D’altronde, da una trentina di anni in Francia, si è sviluppato una specie di movimento spirituale, o almeno un movimento di ricerca spirituale. I suoi aderenti si sono staccati dal Cattolicesimo, nel quale hanno pensato di non trovare sufficiente nutrimento spirituale, preferendo rivolgersi all’induismo o al buddismo. Per tali persone i monasteri ortodossi con una ricca tradizione spirituale, in cui si può prendere conoscenza dell’insegnamento dei padri spirituali, di tutti i geronda apparsi nel Monte Athos e in Grecia in questi ultimi trenta o quarant’anni, sono stati una scoperta. Questo ha permesso a tali persone allontanate dal Cristianesimo, di ritrovare una forma di vita cristiana, una fede cristiana, che ha tutta la ricchezza, tutta la pienezza dell’Ortodossia. Qualche volta dico che i monaci ortodossi in Francia hanno un ruolo di missionari tra i buddisti! Ecco, dunque, riassunto brevemente quanto stiamo cercando di fare in Francia. Per questo è necessario seguire una linea rigorosa con il Monte Athos. Però non solo con il Monte Athos ma con la Grecia e Cipro. Infatti il monachesimo non si può separare dal popolo ortodosso. Il monachesimo è come una pianta che deve immergere le sue radici nel popolo ortodosso! In Francia il popolo ortodosso è ancora piccolo per conoscere molte cose e, dunque, è presso voi [greci] che cerchiamo questo radicamento, questa tradizione e questo sostegno fraterno.
    Penso che, ora, la cosa migliore sia che facciate delle domande che mi permetteranno di precisare questo o quel punto di quanto stavo cercando di dirvi.

    ______________

    DOMANDE E RISPOSTE

    Qual’ è stata la reazione del Vaticano alla sua decisione?

    Quando siamo divenuti ortodossi la reazione dello stesso Vaticano e degli uffici legati ad esso è stata assai ostile. Da allora in quella direzione abbiamo incontrato difficoltà. Ad esempio, quando siamo divenuti ortodossi in Francia c’era un’organizzazione cattolica che pagava delle borse di studio per studenti greci o di altri paesi ortodossi, per sostenerli all’Istituto san Sergio di studi ortodossi a Parigi. Ebbene, quando siamo divenuti ortodossi hanno soppresso tre borse di studio all’Istituto san Sergio. Noi stessi siamo stati obbligati a lasciare il piccolo monastero che avevamo costruito con le nostre mani e andare altrove. Oggi mi è ancora difficile pubblicare un libro presso un editore francese perché l’editore teme sempre che vi siano reazioni negative da parte delle autorità cattoliche e che il libro non si possa vendere. Tuttavia questa opposizione giunge da certi vescovi, da certi ambienti del Vaticano mentre, contrariamente, dai semplici fedeli cattolici, da comunità monastiche cattoliche, come la comunità nella quale io stesso appartenevo, ci sono ottime relazioni. Il superiore del monastero cattolico da me conosciuto disse, ad un visitatore che gli parlava del nostro ingresso nell’Ortodossia, “Non solo non rimprovero padre Placide d’essere divenuto ortodosso ma qualche volta mi chiedo se non sia lui ad avere ragione”. In molti ambienti cattolici francesi esiste una simpatia e, a volte, una specie di nostalgia verso l’Ortodossia. Non hanno una coscienza viva delle difficoltà dogmatiche esistenti tra Cattolicesimo e Ortodossia, non pensano di divenire ortodossi, ma nonostante ciò, penso esista un germe che più avanti potrà svilupparsi.

    Può condividere con noi il ricordo dei due grandi gerondes, padre Efrem e padre Paisios, da lei incontrati?

    Sarebbe troppo lungo descriverlo dettagliatamente. Mi ricordo, in particolare, di un incontro con padre Paisios quando ci preparavamo a divenire ortodossi. Esposi a padre Paisios le ragioni che ci spingevano a divenire ortodossi e le ragioni che vi si opponevano. Padre Paisios rispose a tutto questo con delle ragioni estremamente chiare e precise, con un grande rigore unito ad una grande bontà. Sentendolo pensavo ad un’espressione di san Gregorio il Teologo secondo la quale il discorso del prete o del padre spirituale dev’essere contemporaneamente tranciante, come una spada, e attraente come un magnete. Questo è il ricordo dell’incontro con il padre Paissios. Riguardo a papa Efrem ho conservato un ricordo realmente luminoso. Si può dire che l’amore di Dio per noi traspariva visibilmente e sensibilmente attraverso di lui.

    Quali sono le ragioni spirituali che l’ hanno spinta a rivolgersi all’Ortodossia?


    Le ragioni spirituali sono che nell’Ortodossia abbiamo trovato la pienezza della vita spirituale, la pienezza dei Sacramenti e della verità. E’ la vera Chiesa di Cristo.

    Ci può elencare le differenze essenziali tra l’Ortodossia e il Cattolicesimo?

    E’ difficile riassumere brevemente le differenze tra Ortodossia e Cattolicesimo. Tuttavia penso che si possono ricondurre a due differenze fondamentali. C’è innanzitutto una differenza sulla concezione stessa della Chiesa, della sua struttura. La Chiesa cattolica è un grande corpo diffuso in tutto il mondo di cui il papa di Roma è la testa. Roma è il vero governo centrale della Chiesa. Questo comporta, evidentemente, tutta una concezione della Chiesa e della vita della Chiesa. Viceversa, nell’Ortodossia non esiste un governo centrale. Le differenti Chiese canoniche sono tutte in piena comunione tra loro, sono veramente una nella fede, nella pratica dei sacramenti, nel modo di vivere il cristianesimo ma non c’è un’autorità umana che sia, in qualche modo, al di sopra della Chiesa e che governi la Chiesa.
    La seconda differenza è contemporaneamente teologica e spirituale. Nel IV secolo l’Occidente ha conosciuto un padre della Chiesa che fu un grande genio e un autentico santo. Tuttavia egli non conosceva il greco – oppure assai poco – non conosceva dunque bene il pensiero dei Padri della sua epoca e dei Cappadoci in particolare. Perciò su qualche punto il suo insegnamento, sulla santa Trinità ad esempio, fu un po’ differente e deviato rispetto all’insegnamento degli altri Padri. Si trattava di errori personali su alcuni punti. D’altronde pure presso qualche altro Padre della Chiesa ci potevano essere alcuni insegnamenti che dovevano essere rettificati e corretti, comparandoli con quelli di altri Padri. Purtroppo in Occidente sant’Agostino è stato così ammirato che, invece di correggere alcuni suoi inesatti insegnamenti comparandoli con gli altri Padri, il suo pensiero è stato progressivamente solidificato e sistematizzato. Così su qualche punto, come ad esempio il Filioque, la teologia dello Spirito Santo, la teologia occidentale è divenuta nettamente differente da quella dei santi Padri. Questo ha avuto conseguenze su altri punti, forse meno importanti ma che hanno avuto il loro peso come, ad esempio, la relazione tra la grazia di Dio e la libertà umana. Penso che le differenze tra Cattolicesimo e Ortodossia hanno la loro origine da queste due cose e, di conseguenza, da una differente concezione del ruolo del papa di Roma nella Chiesa e, dall’altra parte, da un’ipertrofia, un’esagerazione e una solidificazione del pensiero di sant’Agostino. Perciò il pensiero [cristiano] occidentale perse la pienezza della tradizione ortodossa.

    Può offrirci la sua opinione su quanto si dice riguardo all’unione delle Chiese in questo periodo?

    Questo riguarda ciò che è denominato come “l’unione delle Chiese”. Bisogna dire che quest’espressione per se stessa è inesatta. Infatti la Chiesa non può essere “divisa”, la vera Chiesa è una e le Chiese non ortodosse non sono pienamente delle Chiese. Questo è, piuttosto, un modo d’argomentare in funzione della storia ma l’unione di tutti i cristiani non si può fare che con il ritorno di tutti i gruppi cristiani all’Ortodossia. E’ un fine che dobbiamo molto sperare, per il quale dobbiamo pregare ma che, a meno di un grande miracolo di Dio, non penso possa rapidamente realizzarsi. D’altra parte, c’è pure l’Uniatismo. L’Uniatismo, all’origine, era un metodo impiegato dal Vaticano per accorpare certi gruppi ortodossi che avevano lasciato l’Ortodossia per ragioni generalmente politiche permettendo loro il rito o la maniera di celebrare la liturgia. Ma la loro teologia e il dogma sono cattolici. La Chiesa cattolica si è resa conto, da trent’anni o più, che gli Uniati sono un ostacolo per l’incontro con gli Ortodossi. Ma gli Uniati esistono, sono un grosso problema per tutti e non si possono sopprimere con un tratto di penna. D’altra parte, si deve aggiungere che fintanto che la Chiesa cattolica pensa d’essere la vera Chiesa e che l’Ortodossia è una Chiesa scismatica, si comprende la presenza degli Uniati. Gli Uniati manifestano che la differenza tra Chiesa cattolica e Ortodossia è più profonda di quanto si dice nei discorsi ecumenici.

    Come compara la vita liturgica della Chiesa cattolica e di quella ortodossa e quali furono le sue prime impressioni davanti ad un’agripnìa aghioritica?

    Parlando della liturgia cattolica bisogna fare una distinzione. La liturgia cattolica di 50 anni fa, soprattutto nei monasteri, era certamente meno ricca di quella ortodossa ma le assomigliava ancora e vi si poteva trovare una reale bellezza e nutrimento spirituali. In seguito c’è stata una profonda evoluzione nella liturgia cattolica e, come molti cattolici hanno riconosciuto, è divenuta fredda, secca e non può più nutrire le anime. Le prime agripnìe alle quali ho assistito nel Monte Athos furono per me una grande meraviglia e una grande esperienza spirituale.

    Qual’ è il comportamento del popolo che circonda il suo monastero nei riguardi dell’esistenza del monastero? Quali sono le difficoltà del suo monastero, in quanto ortodosso, in Francia?

    Bisogna fare una distinzione a seconda delle regioni. I nostri due monasteri (maschile e femminile) non sono molto distanti ma sono in regioni molto diverse. Attorno al Monastero di sant’Antonio la maggioranza della popolazione è scristianizzata e sono ostili verso quant’ è cristiano, ortodosso o cattolico che sia. Ad esempio, l’indicazione stradale che indica il monastero è stata divelta diverse volte. Solo i cattolici profondamente credenti della regione hanno benevolenza verso il monastero. Invece, per quanto riguarda il monastero femminile, questo si trova in una regione rimasta molto più cristiana, cattolica ma con una simpatia verso l’Ortodossia. Le nostre monache sono state molto ben accolte da tutta la popolazione. Invece noi, al monastero di sant’Antonio, abbiamo difficoltà anche amministrative perché siamo cristiani. […] Abbiamo diverse difficoltà presso l’amministrazione [statale].

    ____________________

    GLOSSARIO

    Igumeno = è il termine greco che corrisponde all’Abate del mondo latino. E’ il superiore di un monastero.
    Geronda = significa letteralmente “anziano”. E’ normalmente riferito ai monaci o ai padri spirituali.
    Metochion = Dipendenza monastica da un grande Monastero. Corrisponde pressappoco ad un “priorato” benedettino.
    Agripnìa = Veglia di preghiera che nei monasteri dura tutta la notte. Si compie solitamente in occasione d’una solennità.
    Padri Cappadoci = Sono Basilio Magno, Gregorio il Teologo e Gregorio di Nissa provenienti dalla Cappadocia, una regione interna dell’odierna Turchia.

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    Ringrazio Informatore per aver postato questa breve ma interessante conferenza di padre Placide Deseille, nei cui pensieri si possono rispecchiare molti che in occidente hanno compiuto un cammino di conversione all’Ortodossia ed in questo senso vorrei esprimere qualche riflessione su alcuni punti del suo discorso.

    Il padre ci parla di come ha preso le mosse il suo cammino:

    ..pensavano che il Cristianesimo in Occidente fosse divenuto qualcosa di troppo misero, chiuso, freddo, separato dalla vita e pensavano che nella dottrina e nell’insegnamento dei Padri della Chiesa si potesse trovare un Cristianesimo autentico, giovane, pieno di gioia e di freschezza…

    Egli, per formazione, cultura e nella sua stessa scelta di vita consacrata, profondamente cattolico romano, avverte (e non da solo a quanto pare) ad un certo punto una carenza, direi un senso di vuoto interiore in quello che finora si era professato e praticato;
    questo naturalmente può succedere solo a chi sente la fede come qualcosa di fondamentale nella propria vita: si avverte che non si può proseguire per forza di inerzia, che è necessario recuperare un senso profondo e questo non per una esigenza esclusivamente intellettuale.

    Si comprende quindi che qualcosa di importante si è perduto o stravolto, che occorre rivolgersi al Vangelo e ai Padri perché tutte le chiacchiere che si sono accumultate e sovrapposte, non solo nel corso dei secoli ma anche nella propria esperienza personale, hanno fatto in modo che si sia come perduto il filo del discorso.

    A questo proposito, posso dire che anche a me è capitato, dopo un po’ di tempo che avevo iniziato il mio cammino di approfondimento, di avvertire che le acque erano come intorbidite ed era necessario risalire a monte verso la sorgente per trovare l’acqua fresca e pura che toglie la sete e dà la vita.

    Nel ritrovare il Vangelo e nel conoscere i Padri che ci testimoniano cosa per davvero significhi la vita in Cristo, si capisce che è quella la strada da seguire, non lo si fa per distaccarsi da qualcuno, anzi lo si vive inizialmente come un arricchimento della propria vita ecclesiale.

    Il padre ci testimonia questa situazione, che molti di noi hanno potuto personalmente constatare:

    ..In fondo, si pensava con una formula utilizzata in tutti quegli anni, che l’Ortodossia e il Cattolicesimo erano due forme, due maniere d’esistere d’una stessa Chiesa, erano due rami d’uno stesso albero…

    Si cerca di vivere nella propria realtà in modo ortodosso, a volte finendo per incappare in veri e propri “corto-circuiti” nella teologia e nella prassi.
    Una vita in un certo senso “anfibia”, uno stato che a lungo andare può dare luogo ad una vera e propria illusione spirituale.
    Aderire all’Ortodossia non comporta infatti solo un arricchimento (parola a volte abusata) ma un vero e proprio cambiamento antropologico.
    Perciò voler vivere da cattolico.. ortodossamente (!) è un po’ come tenere i piedi sul bordo di due barche diverse, uno su ciascuna: per un po’ possono pure viaggiare appaiate ma poi, seguendo ognuna la propria rotta, si allontanano l’una dall’altra e bisognerà per forza scegliere su quale salire… se non si vuole cadere in acqua!

    Infatti:

    ..Pian piano, tuttavia, studiando i Padri, entrando pienamente in questo movimento di rinnovamento che partiva dalle fonti patristiche, sono arrivato alla convinzione che il Cattolicesimo in quanto tale è profondamente differente dall’Ortodossia. Le differenze non sono semplicemente superficiali, provenienti da culture differenti. Esistono delle autentiche differenze dottrinali. Mi ci è voluto del tempo per scoprirlo pienamente ma, ad un certo punto, io stesso e diversi compagni che mi avevano seguito in questo cammino pensammo non fosse più possibile restare nella Chiesa cattolica. Non era sufficiente migliorare il Cattolicesimo ispirandosi all’Ortodossia; era necessario chiedere d’essere ricevuti nella Chiesa ortodossa…

    E in sintesi:

    ..Le ragioni spirituali sono che nell’Ortodossia abbiamo trovato la pienezza della vita spirituale, la pienezza dei Sacramenti e della verità. E’ la vera Chiesa di Cristo…


    E’ il momento della verità, Dio ti ha attirato a sé, hai compiuto un cammino e ora sta a te trarne le conseguenze nella tua scelta: se, interrogando te stesso e rispondendoti onestamente, realizzi in cuor tuo che questa è la fede che hai sempre cercato che è questo ciò di cui hai bisogno per la tua vita, allora non puoi che essere conseguente.
    Non ci si può sempre rifugiare nel compromesso a causa delle grandi o piccole difficoltà contingenti, si prende il coraggio e si accetta il cambiamento, dando in ciò prova di amore e anche di umiltà, perché talvolta convertirsi può significare proprio un rinnegare sé stessi.

    Una volta mollati gli ormeggi (perdonate se uso una similitudine marinara..) si parte per il lungo viaggio di una vita rinnovata, un viaggio che, se riusciremo a tenere la rotta pur tra le inevitabili tempeste, ci porterà a “cieli nuovi e terra nuova”, un viaggio in cui le nostre vele saranno spinte dal soffio dello Spirito.

    Questo, in un continuo processo di assimilazione e purificazione, comporta il morire a sé stessi per trovare la vera Vita.



    Un’ultima cosa su cui vorrei riflettere è il fatto che una conversione alla fede ortodossa non può rimanere fine a sé stessa (una lampada non si mette sotto il moggio, come dice il Signore), ma diventa una testimonianza, a volte nascosta, silenziosa e orante.
    Se non si batte la grancassa e non si fa clamore per il mondo, questo mondo per cui solo ciò che passa attraverso i media è reale, una cosa rimane sconosciuta, anzi, non esiste proprio!
    Ma non è questo quello che conta: nessuno di noi andrà in giro a pavoneggiarsi o a caccia di anime per fare numero, l’importante è che chiunque abbia occhi per vedere possa verificare quante e quali meraviglie può compiere la Grazia, una volta che si è aperto con fiducia il proprio cuore all’amore di Dio.

    Si tratta di una dimensione esistenziale veramente nuova, nella quale gli elementi umani: la storia passata, i fattori culturali, le relazioni personali, assumono tutti un valore relativo rispetto all’Assoluto, una vita nella quale siamo e agiamo IN questo mondo (e siamo ben lieti di esserci!) ma non ci sentiamo DI questo mondo.
    Una vita nella quale si testimonia l’Amore e in cui non c’è, proprio per questo, posto per il rancore e la contrapposizione rispetto ai fatti e gli uomini della vita precedente.
    E’ pur vero, tuttavia, che questi ultimi possono metterti alla prova con le loro ripicche (molto spesso a inconsapevole confessione di debolezza), le quali, specialmente se si ha a che fare con le gerarchie, possono diventare vere e proprie angherie:

    ..Quando siamo divenuti ortodossi la reazione dello stesso Vaticano e degli uffici legati ad esso è stata assai ostile. Da allora in quella direzione abbiamo incontrato difficoltà…

    E poi:

    ..Oggi mi è ancora difficile pubblicare un libro presso un editore francese perché l’editore teme sempre che vi siano reazioni negative da parte delle autorità cattoliche e che il libro non si possa vendere…

    Frasi che ci lasciano intravedere cosa si nasconda dietro certi buonismi di facciata: l’Ortodossia è simpatica solo quando rimane un’esotica espressione di stranieri, magari da blandire, sempre tenendo in vista una futura incorporazione, con la politica del bastone e della carota (benefici se ti limiti al tuo orticello e ai tanti bacioni, sanzioni gravi, quando non persecuzioni, però se ti metti in testa di testimoniare Cristo a tutti senza distinzioni e fuori dalle logiche mondane).

    Non si può certo dire che da noi il clima sia favorevole agli ortodossi… specialmente per gli autoctoni!

    Ma la realtà nel nostro Occidente non è solo questa, c’è una necessità vera (che a volte fatica a trovare il modo di esprimersi) di trovare il senso ultimo delle cose, del recupero di una visione del sacro nella vita e sono in molti ad intuire che essa è tanto più autentica quanto più è vicina alle origini:

    .. esiste una simpatia e, a volte, una specie di nostalgia verso l’Ortodossia. Non hanno una coscienza viva delle difficoltà dogmatiche esistenti tra Cattolicesimo e Ortodossia, non pensano di divenire ortodossi, ma nonostante ciò, penso esista un germe che più avanti potrà svilupparsi…


    [..]«Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà [..] Mc 8: 34-35


    Mi scuso se ho dilungato un po’ troppo il mio intervento, spero che queste mie considerazioni, nel loro piccolo, possano essere per qualcuno un utile spunto per una riflessione personale e anche (perché no?) condivisa.

    Ciao

  3. #3
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    Una cosa che ricordo con infinito piacere e che ritrovo in qualche modo in Deseille è questa: sentivo nel mio cuore che nel mondo cattolico qualcosa non "funzionava". Lo sentivo chiaramente con il mio cuore ma la mia mente non voleva vederlo e non lo capiva.
    Ad un certo punto ho lasciato che il sentire di questo cuore mi muovesse e sono giunto all'Ortodossia. Solo dopo anche il mio cervello ha capito, non prima.

  4. #4
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    Ho iniziato il mio cammino spirituale non mettendo minimamente nel conto la possibilità di una conversione, il mio desiderio era infatti quello di "risalire alla fonte" per conoscere e vivere il Cristianesimo nella sua autenticità.
    Pertanto la mia ricerca è partita approfondendo il Cattolicesimo.
    Per diversi anni, mi sono recato in monasteri e conventi, ho conosciuto e fatto esperienza di varie realtà nelle quali ritenevo potesse meglio essersi conservato un reale spirito di ascesi.
    Ho incontrato diversi religiosi, persone dall'apprezzabile disponibilità e anche di buone qualità umane e ne conservo con piacere il ricordo.
    Purtroppo, ogni volta di più rispetto alla precedente, avevo come la sensazione di essere arrivato troppo tardi, di rincorrere qualcosa che fossa già fuggito...

  5. #5
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    Beh certo; anch'io non avevo alcuna intenzione di cambiare. Ricordo ancora oggi con quale devozione aderivo a quanto i cattolici sono tenuti ad aderire.
    Ma quello che mi accomunava con te e con Deseille era, appunto, quello di vivere un "livello" del cattolicesimo molto tradizionale, un cattolicesimo di stampo monastico, appunto. Da ciò se ne deduce che il mondo monastico cattolico conserva, senza magari rendersene perfettamente conto, alcune tracce che lo legano e lo accomunano con l'Ortodossia. In questo "livello" vivevo bene ma dovevo constatare con una certa inquietudine che, fuori di esso, c'era un cattolicesimo anche assai diverso e, in qualche caso, in aperto contrasto con il monachesimo. Queste dissonanze all'interno della Chiesa mi disorientavano e non capivo come avessero potuto generarsi. Soprattutto non capivo come, una Chiesa autentica, potesse ospitare nel suo seno realtà anche in opposizione tra loro.
    Anche su questo, "dopo", ho avuto un'ampia risposta.

  6. #6
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    Certamente la crisi del Cattolicesimo postconciliare, che ora è ad un'altra oscillazione del pendolo (dopo la rivoluzione siamo alla restaurazione), può essere stato, nel passato come al presente, motivo per molti di profonda riflessione in coscienza sui contenuti della fede che erano chiamati a professare.

    Vivendo in una realtà di provincia, nonostante l'inizio della mia partecipazione alla vita ecclesiale sia avvenuto praticamente in coincidenza con l'avvio del “famigerato” novus ordo, non ho vissuto da subito in quell'atmosfera di "iconoclastia" che ha preso le mosse negli anni settanta e tutto sommato ho ricevuto una formazione prettamente tradizionale, a partire dal famoso catechismo di Pio X imparato a memoria.

    Già proprio il vecchio stile preconciliare, che piace molto a chi non l'ha vissuto… con quel senso continuo di vivere in una cittadella assediata e che si sostanziava in un progressivo irrigidirsi nel pensiero e negli atteggiamenti, quasi una guerra col mondo intero.

    Ma questa scorza dura e intransigente non mi avrebbe protetto, nella lunga crisi che dall'adolescenza porta all'età adulta, dall’impatto col mondo al di fuori dalla mia piccola realtà: mi scoprii vuoto, eppure le sapevo le cose, ci credevo fermamente, avevo studiato, avevo frequentato... ma ora che ne avevo più bisogno, non trovavo le risposte che mi servivano, non riuscivo a conciliare la realtà con i miei valori (i famosi valori!), mi sfuggiva il senso di tutto questo sistema che sempre più mi appariva solo di dogmi, canoni, regole e divieti.. non un briciolo di amore che ti scaldasse il cuore!

    Una crisi che, oggi posso dirlo, fu senz’altro provvidenziale perché, temprato dalla profonda sofferenza interiore, con il tempo ne uscii con la singola ma fermissima convinzione di amare Dio quanto la vita stessa e che in Cristo è la risposta ad ogni domanda.

    Se si percepisce che la fede è una necessità vitale e non uno snobismo culturale, allora si prende coraggio e ci si mette in cammino….

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da vitale_agricola Visualizza Messaggio
    Già proprio il vecchio stile preconciliare, che piace molto a chi non l'ha vissuto… con quel senso continuo di vivere in una cittadella assediata e che si sostanziava in un progressivo irrigidirsi nel pensiero e negli atteggiamenti, quasi una guerra col mondo intero.

    Ma questa scorza dura e intransigente non mi avrebbe protetto, nella lunga crisi che dall'adolescenza porta all'età adulta, dall’impatto col mondo al di fuori dalla mia piccola realtà: mi scoprii vuoto, eppure le sapevo le cose, ci credevo fermamente, avevo studiato, avevo frequentato... ma ora che ne avevo più bisogno, non trovavo le risposte che mi servivano, non riuscivo a conciliare la realtà con i miei valori (i famosi valori!), mi sfuggiva il senso di tutto questo sistema che sempre più mi appariva solo di dogmi, canoni, regole e divieti.. non un briciolo di amore che ti scaldasse il cuore!
    [/COLOR]
    Comprendo benissimo. In sostanza quanto vivevi era un sistema religioso di tipo ideologico, non vitale (che tu però credevi vitale). Quando la religione è un insieme di idee, la vita mal si articola con le idee.
    Un conto, quindi, è l'ideologia religiosa, un altro conto la vita religiosa. Evidentemente nel corso della sua storia il Cristianesimo occidentale ha dovuto misurarsi sul piano delle idee dando per scontata la pratica. Questa scontata non era al punto che, nel confronto con altre pratiche, un cattolico degli anni '50 si sarebbe sentito un poco svantaggiato.
    Beh, io sono partito dicendo: "Non devo avere paura del confronto, se sono nel vero non cambierò". Sono cambiato.
    Di certo quello che, all'inizio, cominciò ad attrarmi verso l'Ortodossia fu vedere come in essa la vita non era considerata in modo sommario, come un insieme di regolette e di modi di comportarsi, ma in modo "tondo", globale. Questo approccio non mancava di esercitare su di me un fascino crescente...

  8. #8
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    Quello che manca nel cristianesimo attuale dell'occidente è la mancanza dell'atmosfera piena di Spirito Santo che si prova quando ci si avvicina a uno dei tanti santi dell'ortodossia...

    ma non tutti la pecepiscono : a volte anche coloro che ne sono avvolti tutti i giorni non riescono a percepirla...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da xenia45 Visualizza Messaggio
    Quello che manca nel cristianesimo attuale dell'occidente è la mancanza dell'atmosfera piena di Spirito Santo che si prova quando ci si avvicina a uno dei tanti santi dell'ortodossia...
    Solo l'uomo umile, nel costante esercizio della preghiera e che tempera il proprio corpo nel digiuno, può fare spazio dentro di sé allo Spirito Santo.
    Avanzando nella pratica dell'ascesi, è così possibile riuscire a percepire quei piccoli segni inespressi che ti fanno "sentire" la santità.

    E' ovvio che queste cose non possono avvenire in chi, al centro della propria esistenza, non ha posto Dio ma sé stesso....

  10. #10
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    ... e questo è l'antropocentrismo che occupa un posto centrale nella religiosità occidentale. Ma chi lo vive non se ne rende affatto conto. Questa è una cosa drammatica con evidenti risultati: lo psicologismo ha sostituito lo spirituale.
    E allora, con cosa, il Cristianesimo occidentale, vorrebbe "unirsi" all'Ortodossia?

 

 
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