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  1. #1
    RICERCATORE
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    Question Romagnoli: Per Le Europee Potrebbe Nascere Con Un Unico Partito Della Destra Sociale

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    ROMAGNOLI: PER LE EUROPEE POTREBBE NASCERE CON LA FIAMMA UN UNICO PARTITO DELLA DESTRA SOCIALE ITALIANA

    Siamo a meno di sei mesi dalle elezioni europee: solo in Italia ancora non é certo con quale legge elettorale si voterà.
    L'intenzione di PD, PDL, LEGA e IdV é stata ampiamente illustrata e dibattuta: soprattutto chi spinge per il bipartitismo forzato, direi a questo punto coatto (PD e PDL), mira, cambiando anche la legge elettorale per l'elezione della delegazione italiana al Parlamento Europeo, a "chiudere il cerchio". La rappresentanza parlamentare a ogni livello non deve contemperare più Partiti o Movimenti politici che "pretendano" una qualche forma di autonomia politica, un qualche distinguo ideologico o, financo, una qualche sfumatura programmatica.
    Questo é così e così sarà finché le contraddizioni interne ai due "grandi" non ne causeranno l'implosione, giacché assai difficilmente le spinte della società italiana saranno sufficienti a decretarne la fine; questa avverrà per le incompatibilità e per gli interessi conflittuali tra leader del duopolio.
    Non dobbiamo però dimenticare la natura della rappresentanza, che, contrariamente alla vulgata generalmente ammessa, non è solo riflesso d'interessi, bisogni e volontà esistenti, ma implica un rapporto innegabile con l'idea. É quest'ultima, per noi, che se si fa azione (intelligente, costruttiva e coinvolgente, quindi se si gioca sul tavolo della democrazia rappresentativa, se ne accetta questo tipo e non le più, in fondo semplici ma emarginate, forme elitarie e d'avanguardia) diventa politica.
    Questa struttura del rappresentare, é il fulcro della politica moderna (dall'illuminismo in poi, direi) e nelle forme stesse di organizzazione costituzionale, essa entra in crisi nel momento in cui qualcuno ne mette in dubbio la legittimità, esaltandone, invece della socialità, la smaccata tendenza oligarchica. Questo produce la necessità da parte di chi pretende di guidare una comunità o addirittura un'intera Nazione, di trovare i sistemi più diretti per "addomesticare" la rappresentatività elettiva.
    Questa tendenza ha accompagnato le politiche liberiste e neoliberiste e la conseguente riduzione della politica a mera tecnica amministrativa e di governo, de ideologizzata e disinteressata all'etica; processo questo che mi sembra possa essere datato in Italia con la fine della cosiddetta "prima repubblica", in particolare con il primo, e questo si veramente storico, cambiamento di legge elettorale che spazzò via il proporzionale puro.
    Questo ci pone problematicamente di fronte al nostro presente, ove se le rappresentanze sono limitate a quanti non dissentono o almeno "vorrebbero distinguere", è ulteriormente alienato l'interesse nei confronti della politica e di chi la rappresenta. Ma forse che la democrazia rappresentativa sia sovvertita ove essa rappresenta delle minoranze (o delle oligarchie) che impongono alla maggioranza della società le loro scelte senza, appunto, che l'etica riesca a imporsi alle morali e agli egoismi degli individui o delle oligarchie?
    Direi di no, altrimenti i sistemi politici degli Stati ove questo avviene fin dalla loro costituzione (come gli Stati Uniti a emblematico esempio), sarebbero stati più volte sovvertiti, dalla "volontà popolare".
    In Italia quello che non ha fatto o fa il popolo, dal 1922 in poi, l'hanno fatto, di tanto in tanto e in ragione d'interessi comunque di parte, poteri e oligarchie diverse: ad esempio parte della magistratura, gran parte dell'informazione, parte dei sindacati, parte del potere economico, sicuramente il potere finanziario.
    Dunque il bipartitismo o lo riescono a imporre ora, oppure, con la crisi e con l'inesorabile calo di consensi che non potrà non coinvolgere i "grandi", sia quelli che amministrano che quelli che fanno o meglio non fanno opposizione (é bene essere chiari, l'opposizione vera la può fare solo chi ha degli eletti nei consessi rappresentativi, altrimenti é l'opposizione di pensiero e limitatissima di parola che possono interpretare i Partiti piccoli e/o i movimenti extraparlamentari, che ne confina l'azione al semplice "solletico delle coscienze"), il quadro dei partiti italiano verrà quindi nuovamente stravolto dai poteri sopra menzionati.
    A noi rimane essenzialmente un'arma nelle mani, oltre che la doverosa azione di "solletico delle coscienze" e di controinformazione, come da molto tempo sostengo: l'arma ora brandeggiabile é quella della denuncia, il più pubblica e trasparente possibile, delle ingiustizie, dei soprusi dei diritti negati e dei doveri mancati, in sintesi del disagio e dei mali sociali.
    Ciò che ora sentiamo con più forza è la consapevolezza dell'insufficienza con cui riusciamo a informare sulle nostre proposte, perché per preservare un nesso fra sociale e politico, l'informazione é indispensabile e purtroppo nel regime in cui viviamo da questa siamo da sempre pressoché esclusi. Avremmo dovuto anche, almeno in relazione all'esito delle diverse elezioni, succedutesi dopo le europee del 2004, ridiscutere la "forma" partito novecentesca (tutti coloro che la hanno mantenuta in questi anni, hanno perso consensi), e il significato che ha, non per il militante, ma per l'elettore, la rappresentanza, onde adeguare la "forma" a quest'ultima. Tutto è oggi diverso, mutato, frammentato, individualizzato, e nella precarietà dilagante dell'esistenza invece che vedere un ritorno alle idee e ai sentimenti abbiamo assistito al dilagare del nichilismo, del disimpegno. Peggio: del menefreghismo più becero.
    In questa temperie una parte delle nostre responsabilità va riconosciuta nell'insufficienza della nostra capacità di trasformare il nostro progetto, la nostra proposta alle domande e necessità dell'oggi: certe questioni/rivendicazioni che girano in rete tra militanti dell'area (scusate inserisco anche quelli, soprattutto i giovani, che da AN stanno transitando nel PDL), lasciano basiti per la contraddittorietà o per l'incapacità di andare oltre la superficialità, francamente becera, che produce giudizi tranciati e spesso assai poco informati sul tutto, giudizi soprattutto incapaci di svincolarsi definitivamente dal "siamo, vorremmo essere, ma dobbiamo invece dire e fare altro".
    Il quadro bipartitista, é, in effetti, frutto delle ipocrisie e demagogie grilliste/dipietriste, cui si sono unite quelle del giornalismo anticasta e quelle di una sinistra militante che, pur di fare dispetto alla "sinistra già istituzionale", la ha clamorosamente sconfessata e scaricata: sono loro che hanno permesso la velocissima accelerazione che ha portato al PD e quindi al PDL.
    Loro hanno prodotto, loro hanno incontestabilmente dato il "la" definitivo alla transizione italiana, apertasi con il malnato varo del Partito Democratico e, almeno in apparenza, prossima a chiudersi con la costituente del PDL.
    Recuperare la capacità del Partito di avere una reale rappresentanza sociale passa per il coinvolgimento sociale e questo non può essere solo militante.
    Ritengo che ogni ipotesi federativa, che quindi ha come presupposto principale l'alleanza di diversi partiti, è per noi superata dallo stato dei fatti, anche per l'indisponibilità di molte delle altre forze politiche organizzate, a mettersi in discussione e partecipare a un percorso innovativo di riforma dei temi e dei relativi approcci.
    Oggi quello che è in gioco è non solo la rappresentanza politica della "destra" (uso per comodità questa dizione che so non tutti rappresentare, ma viene assai comoda alla bisogna) ma la sua ragione d'essere, il suo significato profondo, iscritto nella possibilità reale di cambiare il mondo.
    La "destra" italiana deve rinascere e disegnare il suo profilo nella costruzione di un'opposizione alle politiche di un "centrodestra" o di un "centrosinistra" cercando in primis di rigenerare il nodo tra sociale e politico/ideologico.
    Già altri molteplici soggetti agiranno in un quadro variabile di opposizione al PDL come al PD, cercando di riannodare quanto sopra detto: sindacati, centri sociali, il movimento di Beppe Grillo/Di Pietro, presto anche organizzazioni semi indipendenti d'immigrati, alcune grandi associazioni (si pensi ad esempio al potere della Lega Ambiente).
    Rimettere la nostra soggettività al centro della costruzione del corpo sociale per proporre un sistema diverso, richiede grande capacità (senza "rinnegare" nulla), ma comprendendo bene che, oltre al "non restaurare" si deve impostare la proposta sul domani, attraverso apertura, relazione e confronto sui problemi dell'oggi: occupazione/professionalità, assistenza, previdenza, socialità/associazionismo, dignità e sicurezza dell'esistenza, ambiente, in somma, in una parola, "qualità della vita", che oggi molti preoccupa assai più dei massimi sistemi.
    Altre questioni, soprattutto dello "ieri", oggi, temo, rimangano ormai di nicchia e certamente non di proposta politica.
    Occorre un'apertura non solo sul versante delle identità, dei contenuti e dei valori, ma sul metodo di trasmetterli, non solo perché si promuovono ma anche perché con questi valori ancora pretendiamo si debba confrontare la cultura dominante che é molto distante dalla nostra. Ma da soli, nel terzo millennio, purtroppo e con tutto l'amaro che quest' ammissione provoca, i valori non bastano.
    Per quanto sopra occorre tempo, si dirà, ma il tempo te lo toglie in questo caso la contingenza.
    Con una legge che impone uno sbarramento del 4% e liste bloccate con recupero delle preferenze solo oltre una certa percentuale del voto di lista, probabilmente con il tentativo che già si profila di imporre anche a chi ha il parlamentare eletto/uscente la raccolta delle firme, per essere comunque presente, ci sono solo due possibilità:
    - un qualche accordo per partecipare nelle liste dei "grandi" in posizione di vaga possibilità d'elezione;
    - una proposta nazionale unica, che non sia un cartello elettorale o una federazione o un'alleanza come già esperito, ma...insomma, mi viene in mente un unico tentativo per arginare, per provare a resistere a chi, imponendo anche per le europee un sistema anti minoranze, vuole arrivare al controllo maggioritario delle rappresentanze (oggi operato dal cosiddetto centrodestra domani, nella "cultura dell'alternanza" che perseguono, dal centrosinistra, arrivando così a chiudere prima o poi il "cerchio-discorso" che Casini ha perfettamente illustrato nell'intervista al Corriere della Sera del 12 gennaio). Mi sembra quindi che formare un unico Partito, il cui progetto tenti la "missione impossibile" o soccomba nell'impresa (se così sarà), ma dia questa volta, forse per l'ultima volta, agli italiani la possibilità di decretarne non solo elettoralmente, ma anche politicamente il diritto a continuare ad esistere.
    Se (e solo se anche la legge elettorale per le europee cambierà come si prefigura con uno sbarramento al 4%) formare un Partito unico dal punto di vista pratico si può fare accettando di svolgere una rapidissima assemblea costituente (febbraio) che ratifichi l'assegnazione di quote paritetiche ai tre soggetti ancora rappresentati nell'area (in ordine "storico" di costituzione Fiamma Tricolore, Alternativa Sociale e La Destra), che vincoli i partecipanti a cinque anni d'impegno e militanza assolutamente senza compromessi o accordi con "i grandi", e coinvolga i suddetti nel massimo rispetto delle quote menzionate per la gestione organizzativa e le opportunità di rappresentanza elettiva. Questo, e concludo, si può fare se tutti i menzionati partecipano e soprattutto senza ipocrisie e infingimenti varano e accettano uno statuto e condividono un progetto politico che rimetta al suo posto come finalità l'unica idea guida che ancora si differenzia da quello che é stata la proposta di Alleanza Nazionale e che é tuttora la proposta della "destra liberista": insomma una linea guida che esplicitamente persegua lo Stato nazionale del lavoro e la socializzazione (art. 1 dello Statuto MSI). Se questa non fosse la finalità, che interesse possono avere i nostri militanti e "quei missini" già orfani del MSI (ora orfani anche del riferimento simbolico e a volte utilitaristico che li ha comunque tenuti "collegati" ad AN), a impegnare, ancora, energie e sentimenti? Altrimenti non ci sarebbe alcuna differenza tra la nostra proposta e "l'altra destra", altrimenti della nostra originalità e della nostra storia, duole ammetterlo, non ci sarà più traccia nel confronto politico/istituzionale d'Italia.
    Eppure, non abbiamo sempre deciso di accettare la sfida?


    On. Luca Romagnoli

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  2. #2
    Pasdar
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    Già postato
    Comunque rinnovo gli apprezzamenti per quest'uscita, raramente gli capita di imbroccarla giusta.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  3. #3
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    e così sia!

  4. #4
    "Von" di mestiere
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    Primo punto: romagnoli fuori dalle balle

  5. #5
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    Peccato che Romagnoli in questi ultimi anni abbia fatto di tutto per non volere riunificare le varie espressioni politico-partitiche della cosiddetta "destra radicale" in un unico soggetto politico; l'esperimento di presentarsi alle politiche con "La Destra" è stato dettato solo da calcoli elettorali e niente più, mentre indietro di qualche anno Romagnoli contribuì al fallimento del tentativo di Alternativa Sociale, pur con tutti i limiti che quel tentativo ebbe di suo. Romagnoli invece è stato molto attivo nel cercare di accreditarsi, come già prima di lui aveva fatto Rauti, nei confronti della Cdl, oggi Pdl. Gli esiti negativi e fallimentari di farsi accettare all'interno del centrodestra lo spinge ora, a ridosso delle imminenti elezioni europee a rispolverare discorsi terzoforzisti e nazionalpopolari e a proporre la riunificazione dell'area per cercare di non rimanere fuori dal Parlamento europeo visto il probabile sbarramento del tre o quattro per cento. Romagnoli dovrebbe però sapere che per cercare di lanciare seriamente certi appelli bisognerebbe essere prima di tutto credibili!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Filippo Visualizza Messaggio
    Peccato che Romagnoli in questi ultimi anni abbia fatto di tutto per non volere riunificare le varie espressioni politico-partitiche della cosiddetta "destra radicale" in un unico soggetto politico; l'esperimento di presentarsi alle politiche con "La Destra" è stato dettato solo da calcoli elettorali e niente più, mentre indietro di qualche anno Romagnoli contribuì al fallimento del tentativo di Alternativa Sociale, pur con tutti i limiti che quel tentativo ebbe di suo. Romagnoli invece è stato molto attivo nel cercare di accreditarsi, come già prima di lui aveva fatto Rauti, nei confronti della Cdl, oggi Pdl. Gli esiti negativi e fallimentari di farsi accettare all'interno del centrodestra lo spinge ora, a ridosso delle imminenti elezioni europee a rispolverare discorsi terzoforzisti e nazionalpopolari e a proporre la riunificazione dell'area per cercare di non rimanere fuori dal Parlamento europeo visto il probabile sbarramento del tre o quattro per cento. Romagnoli dovrebbe però sapere che per cercare di lanciare seriamente certi appelli bisognerebbe essere prima di tutto credibili!

    ma perchè. gli altri cosa hanno fatto ?
    la Floriani ? e Tilgher e Fiore che non si candidarono perchè "impresentabili "?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da delmo Visualizza Messaggio
    ma perchè. gli altri cosa hanno fatto ?
    la Floriani ? e Tilgher e Fiore che non si candidarono perchè "impresentabili "?
    Infatti ho precisato "con tutti i limiti che il progetto di Alternativa Sociale" ebbe di suo".

    Ma francamente tu Romagnoli lo trovi credibile a fare questo appello adesso a pochi mesi dalle europee?

  8. #8
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    Il dilemma é questo:
    Partito Unico o ennesimo fallimentare Cartello Elettorale in vista di uno sbarramento?

    Nel primo caso bravo Luca.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Filippo Visualizza Messaggio
    Infatti ho precisato "con tutti i limiti che il progetto di Alternativa Sociale" ebbe di suo".

    Ma francamente tu Romagnoli lo trovi credibile a fare questo appello adesso a pochi mesi dalle europee?
    ma cosa ci dovrebbe essere di credibile ?
    ognuno sta facendo i propri calcoli e penso che l'unica soluzione plossibile sias questa !ancora una volta , maledettamente !
    romagnoli non è il migliore ma non è neanche il peggiore !

 

 

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