Un vero eroe italiano
Inauguriamo la sezione MITI*, dedita alle figure dello spettacolo e della cultura popolare che hanno lasciato un segno nell’immaginario conservatore, con un attore particolarmente caro alla destra italiana: Maurizio Merli, il Commissario di Ferro, celebre protagonista di tanti films poliziotteschi degli anni settanta. Tuttavia ci preme sfatare innanzitutto un luogo comune, ovvero che il successo, tra noi, di questo genere di films sia dovuto essenzialmente al compiacimento della violenza delle scene e dei modi spicci con cui poliziotti e vigilantes affrontavano i malviventi. Se c’è qualcuno che, magari sull’onda del fenomeno Tarantino, nel rivedere quei film-culto si accontenta soltanto di questo… beh, peggio per lui. Noi preferiamo ricordare Maurizio Merli e i suoi film per molto altro ancora.
Perché allora Maurizio Merli a distanza di vent’anni dalla sua prematura scomparsa, dovrebbe piacere, e molto, ad un pubblico conservatore? Anche Clint Eastwood e Charles Bronson, prototipi americani del poliziotto-giustiziere, hanno picchiato duro criminali e reietti della società, venendo egualmente dipinti come fascisti dalla stampa di sinistra, eppure nonostante ciò non sono diventate delle icone del nostro mondo o comunque non nella stessa misura di Merli. Allora giocoforza ci dev’essere dell’altro.
Per chi scrive, questo attore dallo sguardo magnetico e dal sorriso sornione sotto i baffi, ha incarnato, riuscendoci benissimo, la figura di un vero eroe italiano, una figura molto lontana dai modelli d’oltreoceano, sicuramente più uomo che eroe, ma nonostante ciò in grado di rivaleggiare con i più rinomati colleghi e persino di batterli commercialmente nella sfida al botteghino. Infatti, per quanto oggi sia difficile crederlo, vista la perenne agonia del nostro cinema, in quegli anni le sale che proiettavano i polizieschi all’italiana (così come anche i western all’italiana e la commedia all’italiana) erano stracolmi. Il cinema nazionale, quando si proponeva con linguaggio e contenuti popolari veniva premiato dal pubblico allontanando così i tempi della colonizzazione culturale Made in USA. Prima che sbarcassero gli Stallone e gli Schwarzenegger, con il loro fisico da culturista e le armi avveniristiche, gli italianissimi poliziotti di Merli ci hanno fatto appassionare ad una tipologia di eroe assai diversa, per nulla invincibile ma dal più alto spessore morale, uomini di tutti i giorni per cui esercitare la professione di poliziotto era una ragione di vita. Come e più dei Callaghan d’importazione i Tanzi e i Betti pagavano sulla propria pelle gli atavici mali della burocrazia così come i vigliacchi attacchi della stampa progressista. Il poliziotto raffigurato da Merli è così un uomo solo, a volte legato sentimentalmente ad una donna, il cui senso del dovere, dell’onesta e della lealtà alle Istituzioni nazionali lo porta a non indietreggiare mai dinanzi al pericolo, sacrificando se necessario carriera, relazioni e la vita stessa.
Simpatico e guascone, il Commissario interpretato da Merli è al tempo stesso segnato da un velo di tristezza e di malinconia. Il crimine dilaga e la polizia non ha i mezzi per farvi fronte, i cittadini cadono vittime di una violenza cieca e nichilista. Riviste oggi dopo trent’anni queste pellicole conservano intatta l’estrema tensione e la drammaticità, con il crimine mai interamente sconfitto e il lieto fine che raramente arride ai buoni e, quando capita, solamente a pochi di essi. Girati negli anni Settanta, gli anni della contestazione, caratterizzati da anarchia sociale e violenza metropolitana, questi films vennero allora duramente osteggiati a sinistra per il loro messaggio, ritenuto perbenista e conservatore. Specularmente vennero adottati dal popolo della destra, fortemente caratterizzato allora in senso giustizialista e legalitario. Il missino vedeva in Merli il prototipo del commissario senza paura, vedendosi ricambiata da quest’ultimo l’epidermica simpatia. In alcuni film il nostro girerà con “Il Secolo d’Italia” sotto il braccio e chi ha lavorato con lui sapeva bene quali fossero le sue inclinazioni politiche e come lui sentisse il bisogno di impersonare sullo schermo quell’uomo di destra che era nel privato.
L’italianità dei poliziotteschi girati da Merli non riguarda però soltanto i personaggi, essendo una caratteristica dei films nella loro interezza. Quelle pellicole hanno ritratto con fedele piglio documentaristico le nostre belle città, le nostre piazze popolate, i nostri costumi e i nostri monumenti. Cosicché riaccostarsi oggi a questa produzione è anche un modo per rivivere nostalgicamente l’Italia di ieri, riprodotta in uno specchio fedele che ritrae fedelmente le auto e i vestiti dell’epoca. Grazie all’abile regia di grandi artigiani del nostro cinema popolare, da Umberto Lenzi a Stelvio Massi, i nostri poliziotteschi si ricordano ancora per memorabili scene d’azione, inseguimenti in auto all’ultimo respiro, le stupende colonne sonore. Ripensando a quegli anni possiamo ben dire che quando eravamo ancora italiani e fieri di esserlo ci identificavamo tutti nel Commissario Betti. Un vero mito.
Florian
* MITI è una sezione del forum Il Conservatore, che ha dedicato un thread a Maurizio Merli, con articoli, links e video.
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=488985





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