L'"Atlantide Padana" Sorgeva ad Ostiglia, la mitica città di Calubria o Calumbria visse e prosperò secondo la leggenda nella notte dei tempi prima di essere rasa al suolo da un violento terremoto. Recenti studi farebbero risalire l'insediamento ad una comunità Gallo - Umbra antecedente alla dominazione romana. Il mito tramandato per generazioni in forma orale nelle grandi valli tra l'ostigliese ed il basso veneto narra che sotto i molti specchi d'acqua e la fitta vegetazione del luogo si troverebbero le rovine di una grande e opulenta città del passato. Famosa per le possenti mura aperte da quattro porte in prossimità di altrettanti insediamenti; Ostiglia,Revere,Melara e Borgofranco, i sui possedimenti giungevano fino a Villimpenta. Al culmine del suo splendore nel 365 A.C. la città venne distrutta da un tremendo sisma che stravolse tutta la zona; un abissale voragine inghiotti le case, i palazzi ed i loro sfortunati abitanti.

Il racconto mitico ha un seguito. In un tempo imprecisato un vecchio pescatore cadde dalla sua barca nelle acque della palude. Si sentì toccare da una mano, e d'incanto gli apparve una bellissima fanciulla. Era la fanciulla del sovrano di una grande e potente città scomparsa per un tragico evento naturale insieme ai suoi sudditi. Svanendo nel nulla, la ragazza chiese la pescatore di pregare per tutti loro e nel contempo l'acqua si tinse del color del sangue. Scosso dall'accaduto, il vecchio sui recò sul posto col parroco la sera stessa. A mezzanotte, si alzò dagli aquitrini un canto mesto e solenne; mille dolci voci nel mentre cantavano la storia di Calubria.

Il Pescatore non sopravvisse a lungo all'accaduto e i deliri precedenti la morte furono popolati da visioni dell acittà perduta. Nei suoi sotterranei ricoperti da uno spesso strato di flora e fango giacerebbero i ricchissimi tesori del re e di quella principessa, eternamente infelici.

Dal punto di vita scientifico riguardo un eventuale insediamento d'epoca preromana in loco, nel "Saggio di studi naturali sul territorio mantovano" (Mantova 1879) il Paglia scrive di una mappa mantovana conservata nell'ex archivio ducale in cui intorno al lago Derotta - poco prima della confluenza tra il fissero ed il tartaro - si sarebbe individuato un luogo in cui sorgeva la città, fondata anticamente dai gallo umbri.