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    Predefinito STORIA - Rino Cammilleri: Fregati dalla scuola_Preistoria & dintorni


    Rino Cammilleri

    Fregati dalla Scuola

    Breve guida di liberazione ad uso degli studenti
    (da affiancare al normale manuale scolastico di storia)


    - Effedieffe Edizioni -



    Introduzione

    I manuali di storia della scuola dell'obbligo sono, per comodità, divisi in capitoli. Solo che questi non si limitano ad essere numerati, bensì recano dei titoli. E questi titoli, contrariamente a quel che si pensa, non si limitano a descrivere il contenuto del capitolo ma danno anche un giudizio di valore.

    Esempio: "Medioevo", "Rinascimento", "Risorgimento", "Resistenza". Analizziamo i termini. "Medioevo" significa, come tutti sanno, "età di mezzo", laddove "Rinascimento" sta per "nuova nascita". Se si rinasce vuol dire che prima si era morti, ma anche che prima di essere morti si era già nati una volta, per cui adesso si "rinasce". Dunque il Medioevo, epoca precedente al Rinascimento, era il tempo in cui l'umanità era stata morta.

    Quanto dura il Rinascimento? Pochi decenni, verso la fine del Quattrocento. Poi? Si ha l'Età Moderna, e tutti tiriamo un respiro di sollievo.

    Anche se, a ben vedere, le guerre e le catastrofi sembrano moltiplicarsi a ritmi parossistici: guerre tra Francia e Inghilterra, tra Francia e Spagna, tra cattolici e protestanti, tra lanzichenecchi e tutti gli altri, guerre di successione, di devoluzione, delle due dame, dei tre imperatori, dei quattro papi e dei cinque eserciti.

    La Riforma: finalmente Lutero spezza le catene del dogma e della Chiesa. Controriforma: l'Italia ricade nell'oscurantismo. Solo a ben guardare si scopre che le guerre di religione stavano tutte nei paesi protestanti, mentre in Italia si stava tranquilli.

    Il Medioevo, i "secoli bui". Quanto è durato? Dalla caduta dell'Impero Romano fino alla scoperta dell'America.

    Così dice il Manuale. Dunque mille anni e qualcosina. Mille anni! Sbrigativamente catalogati come "età di mezzo". Cribbio, che lunga morte! Ma "in mezzo" a cosa? All'Età Classica e al Rinascimento. Vuol dire che si era vivi ai bei tempi di Atene e Roma, poi si morì per mille anni e si rinacque infine alle soglie del Cinquecento.

    Infatti nel Rinascimento riappaiono, nell'arte, i trionfi di Bacco ed Arianna, Ercole, Apollo e Minerva. Cioè il paganesimo antico. Ecco la "rinascita". Tra un paganesimo (quello antico) e l'altro (quello rinascimentale) c'era un periodo di mille anni che quelli che ci abitavano chiamavano "Cristianità". Ergo: durante i secoli cristiani eravamo morti, mentre si era ben vivi nei tempi pagani. Letta così la storia dell'Europa sembra un continuo tentativo di scrollarsi di dosso il Cristianesimo. E lo è. Solo che tutto ciò nei manuali di storia è dato come positivo.

    Il motivo si capirà leggendo questa Guida. Ma fin da subito possiamo anticipare che furono i liberali nel secolo scorso a impostare lo studio della storia in questo modo, cioè in senso ideologico. I nostri Padri della Patria statalizzarono la scuola, la resero obbligatoria ed uguale per tutti e cominciarono a mettere in galera quelli che non ci mandavano i figli. Cavour & Soci imposero uno studio della storia di tipo manicheo, cioè con i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, in cui i buoni erano loro. Il Fascismo tentò una rivalutazione e una rilettura del Risorgimento appropriandosi dei suoi miti più importanti e la Repubblica lasciò le cose come stavano, limitandosi ad aggiungere il capitolo sulla Resistenza. Infine il Sessantotto ha virato il tutto in senso marxista.

    Et voilà, tutti siamo riciclati nella convinzione che: Garibaldi e Napoleone erano i buoni, così come i Nordisti negli Usa, mentre i Borboni erano cattivi perché non volevano cedere volontariamente il Sud ai Piemontesi. E pure il Papa, che "per il suo bene" avrebbe fatto meglio a regalare Roma a Vittorio Emanuele II. Ancora: i Sudisti americani erano cattivi perché volevano tenere in schiavitù i negri e i Nordisti divennero cattivi quando sterminarono gli indiani. Che erano buoni e saggi.

    Qualcuno, da adulto, per avventura scopre che forse la verità è diversa. Tutti gli altri, quelli che si occuperanno di banca o di artigianato o di commercio, continueranno a credere quel che la scuola ha loro insegnato. Spesso anche gli insegnanti di storia rimarranno in tale stato. Infatti all'università si sono occupati solo di approfondire quel che avevano assorbito da piccoli. E come l'hanno imparata la ripetono. Non solo. Poiché sono laureati non ammetteranno mai che hanno passato la vita a studiare cose in fondo opinabili, né accetteranno di ricominciare a
    studiare da zero per rimettere in discussione quel che hanno imparato. Spesso, dunque, si trasformeranno nei più feroci difensori di quelle quattro cose che credono di sapere. E il sistema andrà avanti da solo, in una spirale perversa che mantiene tutti nell'idea che questo sia il migliore dei mondi possibili e che le soluzioni per migliorarlo debbano essere cercate all'interno del "progresso", che è partito dalle oscurità medievali per approdare al radioso presente.

    Questa Guida non è un contromanuale, non ci troverete né date né fatti; solo una diversa interpretazione. Lo studente che ne farà uso non troverà tanto una controverità quanto la possibilità di scegliere, dopo aver sentito -adesso- tutte le campane, con qual musica vuol ballare. Lo spirito critico, infatti, si acquista solo dopo aver avuto la possibilità di vedere le cose da tutti i lati. Se potessi tornare ai miei anni di liceo vorrei che alla storia venisse consacrata un'intera giornata settimanale: alla prima ora un insegnante marxista, alla seconda uno liberale, alla terza uno cattolico, e così via. Tutti dovrebbero trattare lo stesso argomento, ognuno dal suo punto di vista. Al pomeriggio (o la settimana successiva) il dibattito con gli allievi. La classe avrebbe una possibilità concreta di diventare veramente pluralista, nel senso che ogni studente aderirebbe alla concezione che più lo convince. O a nessuna, se vuole. Più democratici di così...

    Ebbene così funzionavano le lezioni nel tanto vituperato Medioevo, epoca talmente "buia" da far concepire a san Tommaso d'Aquino la sua Summa Teologica perché i suoi studenti non avevano un manuale di teologia. Si tratta di un'opera che oggi comporta ben trentatré volumoni, per di più comprensibili solo ai filosofi più dotti. Ed era un semplice manuale per studenti. Studenti che, come si è detto, potevano intervenire, mettere in discussione e dibattere col loro docente. Ah, il "buio" Medioevo! Ragazzi, buon divertimento.

    Preistoria & dintorni

    La teoria dell'evoluzionismo ci dice che i nostri antenati erano scimmioni che si aggiravano sulla terra ricoperti di peli e picchiando le femmine in testa con la clava. Erano comparsi parecchi miliardi di anni dopo il big bang e dopo la sparizione dei dinosauri. Ma quel che la teoria dell'evoluzionismo non ci dice è che essa è appunto una teoria, così come quella del big bang. Infatti il darwinismo e il neodarwinismo sembrano spiegare molte cose, ma sono più quelle che non riescono a spiegare. Negli Usa almeno il cinquanta per cento degli scienziati non ci crede. Da dove si origina la vita? Dal caso? Troppo intelligente sarebbe, anche perché le "coincidenze" casuali sono troppe, tutte in fila come se il Caso sapesse esattamente dove andare e cosa fare. Allora non si vede perché continuare a chiamarlo Caso.

    Non solo. Perché mai i nostri progenitori sarebbero dovuti essere pelosi? Come si può, partendo dalle ossa, sapere se la pelle sopra lo scheletro aveva i peli o no? E' una domanda che si è posta la prestigiosa rivista Science la quale, alcuni anni fa, mise in copertina la ricostruzione di un uomo di Neanderthal senza peli. Somigliava perfettamente a un aborigeno australiano. Ma, come tutti sanno, gli aborigeni esistono ancora, e alcuni di essi sono anche laureati. Sembra dunque più corretto ipotizzare che la razza di Neanderthal sia semplicemente estinta e non è progenitrice di niente.

    Le teorie scientifiche si trasformano in certezze solo di fronte a prove. Quando una teoria non può essere verificata (e questa dura da ben due secoli), allora la si abbandona e si passa ad altra teoria. Così dice la Scienza.

    Invece nulla di tutto ciò è stato fatto per l'evoluzionismo, il quale viene dato come certo.
    Invece è ancora tutto da dimostrare. Nei primi decenni di questo secolo, a Piltdown, Inghilterra, credettero di aver trovato un "anello mancante", cioè dei frammenti ossei di un individuo mezzo uomo e mezzo scimmia. Era la "prova" che l'uomo si era evoluto lentamente passando dalla scimmia all'Homo Sapiens. Così come si dice che lo Pteranodonte è l'anello intermedio tra il rettile e l'uccello (in realtà era solo un rettile volante, anzi planante, e nient'altro: i pipistrelli sono "intermedi" tra gli uccelli e i topi? Via...). Bene, ci volle mezzo secolo e la scoperta del metodo di datazione dei fossili col Carbonio 14 per rendersi conto che l'uomo di Piltdown era un falso clamoroso, orchestrato da un paio di dilettanti per rendersi famosi. Un po' quel che accadde con le false teste di Modigliani "scoperte" a Livorno da due studenti burloni.

    A tutt'oggi, a intervalli irregolari, i paleontologi scoprono uno scheletro di "uomo" anteriore all'ultimo "ominide" scoperto. E devono retrodatare la comparsa dell'Homo Sapiens sulla terra. Lo stesso gli archeologi, che devono anch'essi continuamente spostare all'indietro la data della comparsa della scrittura. Infine l'ipotesi del big bang stesso comincia a scricchiolare. Ma l'ostinazione di quanti pretendono che le scoperte di oggi non possano essere contraddette da scoperte future permane inalterata. E questo con la Scienza non ha niente a che vedere.
    Insomma, a tutt'oggi, non ci sono prove convincenti che a) l'universo si sia formato da solo e per caso; b) che la vita sia comparsa da sola e per caso; c) che l'uomo sia comparso da solo e per caso. Dunque, ipotesi per ipotesi, la storia narrata dalla Genesi biblica continua a sembrarci l'unica ipotesi che tutto spiega. Diceva Isaac Singer (premio Nobel 1978): «Parecchi pensatori hanno attribuito al cieco meccanismo dell'evoluzione più miracoli e prodigi di quanti ne abbiano mai potuti attribuire a Dio tutti i teologi del mondo».

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    Predefinito

    Ah bhè, Rino Cammilleri mi tocca direttamente, visto che io studio Storia all'Università ed aspiro (come è naturale) a diventare docente (chissà se ci riuscirò, e quando!).
    Ebbene, Rino Cammilleri ha ragione. I manuali scolastici sono nella stragrande maggioranza dei casi intrisi di ideologismo e di manifesta faziosità.
    Manuali un pò manichei, dove il bene, il positivo, il progresso sta da una parte, e il male, il negativo, l'arretramento dall'altra.
    La Chiesa, a parte qualche riferimento ai monaci amanuensi, viene perlopiù descritta come fattore di instabilità, di regressione culturale. I Papi, i Vescovi, i preti? Tutti (o quasi) guerrieri, sanguinari, lussuriosi, assetati di potere, attaccati al denaro e ai piaceri terreni. Un quadro a dir poco disarmante.
    I tradizionalisti, i conservatori, gli aristocratici, gli amanti delle virtù e della morale, vengono giudicati come zavorra, inutili elementi di un passato duro a morire, ostacoli per i progressisti, i rivoluzionari, per la "ventata di novità", per il "necessario sviluppo".
    Eugenio di Savoia? Burke? E chi sono?
    Lepanto? Cos'è?
    E avanti di questo passo.
    Rino Cammilleri ci invita ad una maggiore apertura mentale, in grado di rompere gli schemi e le imposizioni. Ci invita ad allargare gli orizzonti e a prendere atto che non esiste solo una "Storia ufficiale", una "Storia di Stato", scritta dai soliti noti, depositaria di una Verità indiscutibile, certificata, quasi sempre di parte, schierata, faziosa, intrisa di marxismo ideologico.
    E' l'ora di una Storia "libera", ma si badi, scientificamente analizzata ed acquisita: non è possibile cadere nel tranello della superficialità e dell'ideologismo contrario ma in fin dei conti uguale negli effetti. Una Storia franca, aperta alla discussione, aliena alle imposizioni e all'ufficialità obbligata.
    Dice bene Cammilleri: è durato troppo a lungo il vizio di considerare semplici teorie come delle verità inattaccabili. Attenzione: la teoria può anche essere comprovata al di là di ogni dubbio. Ma finchè rimane teoria, essa può essere attaccata, smontata, discussa, sottoposta alla critica. E Cammilleri questo fa.

 

 

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