Nencini interviene nel gruppo creato da Rondolino su Facebook
E SE NOIALTRI DI SINISTRA VOTASSIMO ALLE EUROPEE?
giovedì 15 gennaio 2009
L'immagine di Groucho Marx che Rondolino ha usato come logo per questo gruppo potrebbe far pensare che si tratta di una provocazione o di una boutade. Non è così. E' quanto emerge dal dibattito che si è sviluppato nel quale desidero inserirmi con alcune considerazioni che spero servano a chiarire i dubbi e a superare i disagi che dal dibattito medesimo appaiono in tutta la loro evidenza.
Breve premessa: mai come oggi, in presenza della crisi identitaria e progettuale del PD che appare irreversibile la sinistra riformista così come da sempre avviene Europa, può essere rappresentata unicamente dall'insieme dei valori del socialismo democratico. Tuttavia per essere attuale il socialismo non può essere quello di prima. Dopo il socialismo dei partiti e il socialismo degli Stati bisogna fondare il 'socialismo dei cittadini' . Con le esperienze della società aperta il socialismo oggi è chiamato ad incontrarsi ed a fondersi.
La cultura liberale che ha prevalso in Italia si è presentata in una chiave neo-liberista, tesa a valorizzare un individualismo egoistico ed edonista. Un successo favorito dal disastro del sistema comunista e dalle difficoltà della socialdemocrazia.
Alla coalizione conservatrice che guida l'Italia si contrappone una sinistra incapace di elaborare un progetto per il futuro, ridotta a polemizzare su singole questioni, unita solo dall'antiberlusconismo e quando difende le categorie tradizionali, dai professori ai magistrati, agli occupati nelle grandi aziende, fino alla Chiesa come struttura di potere.
Questa contrapposizione blocca la società in una paludosa conservazione dell'esistente.
L'innovazione dei riformisti deve nascere da qui: pensare ad una società fondata sull'interdipendenza prodotta dalla mobilità delle persone, delle idee, delle informazioni. Una società i cui pilastri siano l'inclusione, il merito, la responsabilità e il rigore. Cerco di spiegare brevemente i tre punti:
1) Inclusione significa aprirsi ad una forte duttilità culturale per affrontare soprattutto i nuovi bisogni. E' stata questa ridefinizione a spiazzare la sinistra, connotatasi nel Novecento grazie alla centralità della dinamica produttiva e ora, da un lato attardata a difendere logiche sindacali sempre più declinanti verso il corporativismo, dall'altro sbilanciata verso inefficaci radicalità. Insomma: difende la 'società appagata', dimentica il terzo popolo, quello del precariato stabile,non investe sui produttori di futuro, giovani in testa.
2) La sinistra italiana ha sempre avuto timore nel riconoscere il merito perché le appariva un tradimento dell'azione collettiva e dell'appartenenza di classe. In una società centrata sulla diversità. Il merito è invece il principale elemento per tendere alla giustizia sociale e stabilire eguaglianza di opportunità.
3) Rigore nella gestione della cosa pubblica, rigore nel promuovere l'interesse collettivo, responsabilità che si misura nella capacità di includere l'altro come interlocutore cui si riconoscono gli stessi diritti.
La sinistra può essere competitiva e presentabile se interpreta l'Italia che le sta di fronte abbandonando gli occhiali del passato, inefficaci a leggere una società profondamente cambiata.
Il cammino comune intrapreso dal Partito Socialista con i socialisti spagnoli e con i laburisti inglesi e la condivisione del manifesto del P.S.E. si inseriscono in questa cornice. Non solo appartenenza identitaria ma soprattutto ridefinizione condivisa di un progetto politico.
La somma di queste considerazioni mi porta a sostenere, credo a buon diritto, che alle Europee "noialtri di sinistra dobbiamo votare".
http://www.partitosocialista.it/site..._EUROPEE-.aspx




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