Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Μάρκος Βαφειάδης
    Data Registrazione
    05 May 2007
    Messaggi
    843
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Presentazione del libro:"I NIETZSCHEANI DI SINISTRA"

    Roma, lunedì 19 presentazione de
    I NIETZSCHEANI DI SINISTRA


    Roma, Lunedì 19 gennaio, ore 18.30 ODRADEK, la libreria
    via dei banchi vecchi 57, tel. 06 6833451
    in occasione dell'uscita di
    I NIETZSCHEANI DI SINISTRA
    Deleuze, Foucault e il postmodernismo:
    una decostruzione
    Odradek, Roma 2009, pp. 245 20,00
    discuteranno con l'autore JAN REHMANN

    DOMENICO LOSURDO
    STEFANO G. AZZARA'
    AUGUSTO ILLUMINATI
    ELIO MATASSI
    VLADIMIRO GIACCHE'
    www.odradek.it
    odradek@odradek.it



    «È POSSIBILE RICOSTRUIRE UNA TEORIA FILOSOFICA E POLITICA DI SINISTRA PARTENDO DA NIETZSCHE? Da più di trent’anni, la parte che si vuole più “raffinata” della sinistra annuncia il superamento della metafisica, la fine delle grandi narrazioni, la morte della filosofia della storia. Un lungo viaggio iniziato tentando di fondare una critica del “socialismo reale” e delle sue meste proiezioni politiche in occidente. Proseguito nel tentativo di coniugare la lettura “postmoderna” con l’esigenza di affermazione di nuove figure sociali. Per ritrovarsi infine impegnata a celebrare le “magnifiche sorti e progressive” dell’Individuo proprio quando questo viene schiacciato ovunque sotto il peso di una precarietà (lavorativa, contrattuale, esistenziale, culturale) che ne distrugge il futuro già nel presente.
    Una occasionale rilettura di alcune opere di Friedrich Nietzsche ha propiziato tale operazione culturale: un rovesciamento quasi perfetto. Al filosofo tedesco e alla sua lettura della crisi della modernità si richiamano Gilles Deleuze, Michel Foucault e molti altri autori, grazie alla scoperta del concetto di “differenza” e dell’intrinseco pluralismo che esso implicherebbe.
    In questo libro, muovendo dalla lezione dei francofortesi (non risparmiando critiche neppure a loro), di Gramsci e Bloch, Jan Rehmann discute l’ambiguità di queste nozioni e mostra tutta l’arbitrarietà della lettura postmodernista di Nietzsche. Ed ecco che nelle mani dei “nietzscheani di sinistra” il pathos della distanza che separa gli aristocratici fuorusciti dal gregge degli schiavi si tramuta nel concetto di differenza in quanto tale; e la volontà di potenza viene ingentilita fino a sembrare metafora di una concezione cooperativa del potere. La religione di Zarathustra viene così riproposta come retroterra di “nuovi possibili percorsi individuali” di liberazione per i “nomadi” dei nostri giorni.
    Rehmann mostra come questi discorsi siano ben poco fondati in una lettura rigorosa dei testi nietzscheani e soprattutto, lungi dal costituire il presupposto per un rinnovamento della critica del dominio e della società capitalistica, siano del tutto solidali con l’offensiva ideologica neoliberale e le sue concrete pratiche di sottomissione politica e sociale».
    ______________________
    Sommario
    Prefazione
    L’immagine di Nietzsche in Italia: dopo il Sessantotto
    di Stefano G. Azzarà
    Introduzione
    di Jan Rehmann
    Parte prima
    Deleuze e la costruzione di un’immagine di Nietzsche pluralista
    e differenzialista
    1. Differenze plurali al posto delle opposizioni dialettiche
    2. Nietzsche antidialettico?
    3. La nascita della «differenza» postmodernista dal «pathos della distanza»
    4. Il dibattito sulla «volontà di potenza»: pluralismo o metafisica?
    5. La combinazione nietzscheana di decentramento e gerarchizzazione
    6. Spinoza e Nietzsche: lo scambio tra capacità di agire (Handlungsmacht)
    e potere/dominio (Herrschaftsmacht)
    7. «Fare del pensiero una macchina da guerra»
    Parte seconda
    La morte dell’uomo e l’eterno ritorno
    1. Ricognizione: ripetizione postmodernista, critica normativa,
    impotenza della sinistra
    2. L’«epoca della storia» e il «sonno antropologico»
    3. Il debito con la critica heideggeriana dell’umanismo
    4. La costruzione riduzionistica di un’epoca «antropologica»
    5. Il superamento dell’utopia marxiana mediante il superuomo
    6. L’eterno ritorno come religione
    7. La lettura postmodernista di Nietzsche come ripetizione devota
    Parte terza
    L’introduzione di un concetto di potere neonietzscheano
    e le sue conseguenze
    1. Nuove coordinate
    2. Ricognizione: il superamento della critica dell’ideologia mediante
    la «molteplicità» e la «produttività» del potere
    3. Il dissolvimento dell’ideologia nel «sapere»
    4. L’alternativa neonietzscheana: «tutto è messa in scena»
    5. Il potere come macchina di rimozione
    6. La «genealogia» di Nietzsche, ovvero: la costruzione forzata
    di un Nietzsche alternativo
    6.1. “Origine” versus “provenienza” in Nietzsche?
    6.2. Punti di appoggio dell’interpretazione di Foucault nel Nietzsche
    della fase “mediana”
    6.3. La spinta di verticalizzazione di Nietzsche e la sua rimozione in Foucault
    7. I legami con il radicalismo di sinistra parigino
    8. La misteriosa questione del potere e il suo radicamento nella guerra
    9. Il dissolvimento delle relazioni strutturali di potere
    Parte quarta
    Dalla prigione all’anima moderna. Sorvegliare e punire rivisitato
    1. Un (troppo) fugace incontro con la «teoria critica»
    2. L’approccio storico-sociale di Georg Rusche e Otto Kirchheimer
    3. Sviluppo di una storia sociale del sistema penale o rinuncia?
    3.1. Dalla funzione agli aspetti del funzionamento
    3.2. Un ordinamento teorico neonietzscheano
    3.3. L’astrazione dal lavoro forzato
    3.4. Una genealogia della prigione riduttiva
    3.5. Un procedimento che elimina le contraddizioni
    3.6. Una critica rivolta alla riforma pedagogica e sociale del sistema penale
    3.7. Una nuova «economia politica del corpo»?
    4. L’embrione panoptico della società disciplinare
    4.1. Il Panopticon come diagramma dell’egemonia moderna
    4.2. L’appianamento della differenza tra socializzazione forzata
    e socializzazione consensuale
    4.3. L’immaginario reale del panopticon
    4.4. «L’economia deve essere la considerazione prevalente» (Bentham)
    4.5. Bentham come precursore del «complesso carcerario industriale»
    5. Il potere disciplinare nel doppio legame tra «microfisica» molteplice
    e onnipresente «essenza fagocitante» (Poulantzas)
    5.1. La contraddizione nascosta
    5.2. La molteplicità del potere e la sua accumulazione
    5.3. «I limiti del disciplinamento sociale» (Peukert)
    5.4. L’allontanamento della «topica» dalla teoria della società (Althusser)
    6. La metaforizzazione della prigione e il «complesso carcerario industriale»
    Sigle delle opere citate più frequentemente
    Bibliografia
    Appendice
    Al posto della critica dell’ideologia
    Le lezioni di Michel Foucault sulla «Storia della governamentalità», di Jan Rehmann
    Indice dei nomi
    Indice degli argomenti
    __________________________________________________ _________________________________
    Jan Rehmann (Altenmarkt, 1953) insegna Teoria sociale all'Union Theological Seminary di New York e Filosofia alla Freie Universitaet di Berlino. È redattore dello "Historisch-Kritisches Wörterbuch des Marxismus" (HKWM) e della rivista Das Argument. Ha appena pubblicato Einführung in die Ideologietheorie. Tra le sue precedenti opere ricordiamo Max Weber: Modernisierung als passive Revolution, 1998; Die Kirchen im NS-Staat, 1986 e, insieme ad altri, Faschismus und Ideologie,1980, e Theorien über Ideologie, 1979.
    Stefano G. Azzarà (Messina, 1970) è ricercatore di Storia della filosofia all'Università di Urbino. Il suo lavoro si concentra sul confronto tra le grandi tradizioni filosofico-politiche dell'età contemporanea: conservatorismo, liberalismo, materialismo storico.Tra le altre cose ha scritto Pensare la rivoluzione conservatrice. Critica della democrazia e grande politica nella repubblica di Weimar (2a ed. 2004). Sta per pubblicare un libro sulla ricezione italiana di Friedrich Nietzsche.

    http://www.contropiano.org/Documenti...etzscheani.htm

  2. #2
    Registered User
    Data Registrazione
    26 Jul 2003
    Messaggi
    1,433
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Sul tema, in contraddittorio, segnalo:

    Miseria del niccianesimo di sinistra
    di Aymeric Monville


    Nietzsche non è alla moda: egli è la moda. Lui che voleva essere il più intempestivo dei filosofi, il più "in anticipo sui tempi", è stato il contemporaneo di tutti i suoi commentatori. Di volta in volta lodato dai sessantottini, dai nazisti, dagli anarchici, dai neofascisti, dagl’intellettuali di sinistra, eccolo ora diventato europeo e liberale. [2]
    A forza di gridare alla strumentalizzazione si dimentica l’essenziale. E se questa quasi caricaturale plasticità non fosse soltanto un puro dato formale o una patente di "spirito libero"?
    E se in Nietzsche, cioè in tutti i Nietzsche possibili, ci fosse una coerenza? E se la ragione primaria dell’assimilazione di Nietzsche da parte di tutte le correnti di pensiero che hanno ogni volta preso il sopravvento consistesse nella loro segreta complicità, magari incosciente, in realtà strutturale? È la tesi di questo libro.
    Nietzsche aveva provveduto lui stesso – a ragion venuta – a confondere le tracce facendo in modo che il suo pensiero si caratterizzasse come une "filosofia del futuro", "per tutti e per nessuno". Tale strategia del profetismo gli è valsa (ed è proprio quel che desiderava) d’essere costantemente insegnato al di fuori della sua storia. Il suo secolo era troppo piccolo per lui. In effetti, l’università francese ha sempre ricondotto Nietzsche ad un passato mitizzato – i Greci, i moralisti francesi… – oppure ad un futuro che, miracolosamente, non avrebbe smesso di confermare le sue opinioni.
    La verità è ben diversa da questo messianesimo. La filosofia di Nietzsche, come Lukács ha ben mostrato [3], si è sviluppata all’ombra del principale movimento del suo tempo: il socialismo. Come ogni sistema di pensiero importante, quello di Nietzsche è andato oltre lo stadio di sviluppo formale soggettivo per diventare il ricettacolo di un contenuto storico e sociale. A patto di leggere precisamente i testi, il niccianesimo non è altro che la "filosofia di battaglia" contro il socialismo. L’apparente "incoerenza" di Nietzsche non è, in ultima analisi, che la coerenza delle alleanze oggettive contratte in seno alla borghesia contro il nascente marxismo. Un programma che, se le parole hanno un senso, è stato applicato almeno due volte nel corso del Ventesimo secolo… [4]
    Lungi dalla disinvoltura dei dandy istituzionali, è ormai suonata l’ora d’invitare gli uni e gli altri a lasciare le placide rive dell’innocenza filosofica. Forse occorreva scrivere questa verità nell’ora più silenziosa – ma anche, mi sembra, la più decisiva. "Chi non partecipa alla battaglia partecipa alla disfatta."
    Questo libro si è scelto due avversari: la sinistra morale ed il fascismo. Avremmo potuto intitolarlo Come il fascismo è ritornato nelle valigie della sinistra morale. La "sinistra morale" è il nome scelto sin dagli anni Settanta dalla sinistra non comunista, che è altresì la sinistra del rinnegamento e della rinuncia.
    Vogliamo dimostrare che l’attuale ritorno di Nietzsche da sinistra ha reso oggi possibile la convergenza irrazionalistica, individualista ed anticomunista che va dalla sinistra morale a Le Pen, convergenza da cui partirà il fascismo moderno, il fascismo che veste casual ed esalta la giovinezza, la performance e la libera "iniziativa". Sarà comunitario e plebiscitario. Discriminatorio ed antirazzista. Per i diritti dell’uomo e per il neocolonialismo. Antisociale e paternalista. Liberale e monopolista. Incolto ed estetizzante. Insolente e servile. Il suo segno in filosofia, finché esisteranno dinosauri che conoscono questa parola, sarà Nietzsche, ascendente Heidegger. Il nuovo fascismo non sarà un fascismo di vecchie cariatidi, bensì un fascismo di giovani squali.
    È solo di recente che l’uso del termine "niccianesimo di sinistra" è stato sistematizzato, fino alla caricatura, da Michel Onfray [5]. Ultima emanazione nicciana sul fronte filosofico della borghesia, costui, nella sua ingenuità, dice apertamente quel che i suoi più navigati predecessori tacevano. I suoi pensieri si situano esattamente al livello dei bassi calcoli dei suoi maestri. Eccellente occasione, quindi, di refutare in un colpo solo coloro che, come dice Onfray, "da Strindberg a Bataille, da Georg Brandès a Maurice Blanchot, da Michel Foucault o Gilles Deleuze a Clément Rousset, dallo stesso Freud, o da Pierre Klossowski […] garantiscono la permanenza di Zarathustra – permanenza del fuoco e della luce." [6]
    Sicuramente i più onesti si pongono il problema della loro genealogia reale: "Nietzsche ha sviluppato idee o, se preferite, strumenti fantastici. È stato ripreso dal partito nazista e, ora, sono gl’intellettuali di sinistra che l’utilizzano numerosi. Così noi non possiamo sapere con certezza se quel che diciamo è rivoluzionario oppure no." [7]
    Gli ultimi trent’anni – in filosofia e altrove – ci inducono, come vedremo, a rispondere in modo negativo. Il ritorno di Nietzsche è stato preparato dalla generazione liberale-libertaria del ’68. Essa, tanto esteriormente "emancipatrice" nel constume quanto profondamente repressiva nel suo apparato istituzionale, doveva inventarsi un Nietzsche su misura. Un Nietzsche inaccessibile, dall’eburnea disinvoltura, innocente di tutto, per definizione, e in primo luogo di tutto quel che è stato capace di scrivere. Un Nietzsche "premuroso con le fragili vecchiette" come scrive l’inenarrabile Onfray [8]. Un Nietzsche da urlo (come dicono i critici letterari) nel mausoleo degl’iconoclasti. Un Nietzsche "di sinistra", ovviamente, ossia drogato di buona coscienza (compresa quella del "politicamente scorretto").
    Questo ritorno di Nietzsche attraverso la sinistra morale non è una moda effimera, ha una sua funzione; lo si può cogliere dalla riabilitazione dei temi seguenti:
    - svalutazione della comprensione e della ragione, primato dell’emozione e dell’intuito sulla razionalità, battaglia contro il pensiero causale e sistematico (giudicato "piatto" o repressivo"!)
    - differenzialismo e interpretazioni etnicistiche dei fenomeni sociali (specialmente in geopolitica)
    - abbandono della conoscenza dei rapporti reali, ricorso al mito, sopravvivenza involontaria di riferimenti teologici
    - dandysmo e pseudo-aristocratismo, fuga nella soggettività "sublime, per forza sublime", genuflessione sistematica davanti ai riferimenti letterari (gusto della scrittura in "frammenti" da citare come argomenti d’autorità)
    - riduzione della conoscenza a mera utilità tecnica (pragmatismo).
    Càpita che la sinistra morale non si trovi d’accordo con se stessa, che ritenga che la sua giovane avanguardia vada troppo in là. Allora commette dei libri (La Tyrannie du plaisir, di Guillebaud, Petit traité des grandes vertus, di Comte-Sponville) per dire, con le stesse argomentazioni della destra petulante (La pensée 68, di Ferry e Renaut), le proprie reticenze di sinistra bacchettona. La loro complicità spirituale ha persino reso possibile, una volta, la loro fusione in un opuscolo collettivo, Pourquoi nous ne sommes pas nietzschéens. Va da sé che il nostro libro non ha nulla a che fare con questi ultimi. Non rimproveriamo infatti ai nicciani di sinistra di spingersi "troppo in là" nel loro pensiero e di preparare in tal modo la strada al fascismo; non facciamo appello a nessuna reazione; affermiano al contrario che il niccianesimo di sinistra costituisce di per sé la distruzione delle difese contro il fascismo:
    - la possibilità di un’azione collettiva
    - il principio di uguaglianza tra gli uomini
    - l’idea di progresso fondata sulla ragione.
    Siamo fin troppo abituati ai riflessi pavloviani dei nostri contemporanei per non sapere che tanti lettori, compreso quelli onesti, aggrotteranno le sopracciglia: "non si starà facendo un’amalgama?"
    Allora precisiamo: il nostro lavoro di critica dell’ideologia consiste nello stabilire delle correlazioni e nel tentare delle sintesi – al contrario delle manovre del discorso ufficiale che vuol far credere all’unicità assoluta dei fenomeni politici grazie alla soppressione della memoria storica.
    Argomentando contro il libro di Ferry e Renaut, La pensée 68 [9], Derrida non aveva difficoltà ad affermare che l’influenza non andava confusa con l’accettazione: "A forza di mescolare tutto, hanno finito per ignorare le critiche a Nietzsche e soprattutto a Heidegger contenute in questa ‘filiazione nicciano-heideggeriana’. Hanno agito senza controllare i particolari, come se si potesse confondere la scelta di un’eredità e una cieca incorporazione. Non hanno voluto vedere le differenze che si manifestavano in ognuno rispetto a Nietzsche e a Heidegger." [10]
    Il problema per noi non è stabilire delle identificazioni, ma valutare le "differenze" di cui parla Derrida nella loro giusta misura. Perché ciascuno veda quel che comporta politicamente questo ritorno di Nietzsche da sinistra.

    http://www.lagru.org/index.php?optio...d=48&Itemid=33

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 26-11-10, 10:43
  2. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 26-11-10, 10:34
  3. "i Nietzscheani Di Sinistra"
    Di Muntzer (POL) nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 19-01-09, 12:48
  4. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 05-06-08, 00:45
  5. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 09-05-07, 11:36

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito