La bomba ad orologeria dell'agente "Seta". La Turchia scopre qualche verità su PKK e “terrorismo islamico”
:::: 16 Gennaio 2009 ::::
di Aldo Braccio*
Otto anni per innescare dichiarazioni esplosive: le novità sul caso Ergenekon arrivano in qualche modo dal passato, e sono di quelle che lasciano il segno.
La televisione turca ha trasmesso il video della deposizione (durata 130 minuti) rilasciata nel 2001 da Tuncay Gűney alla polizia. Di Gűney questo sito ha già parlato (Mossad: Tentativi abortiti di colpo di stato in Turchia e d'infiltrazione dei Guardiani della Rivoluzione in Iran, di Myriam Abraham, 9 dicembre 2008) : basti aggiungere che l’ex agente “Ipek” (“Seta”) dei servizi segreti turchi – oggi al servizio come rabbino della sinagoga di Toronto (Canada) – appare ai commentatori turchi come la fonte più importante per la ricostruzione dell’intero affaire Ergenekon : “Gűney è il tipo di uomo che ogni servizio di intelligence vorrebbe avere – racconta per esempio l’editorialista di Milliyet, Ergin – con una stupefacente capacità di introdursi in ogni ambiente”.
Ecco dunque il quadro delineato da Gűney già nel 2001 e da allora secretato, evidentemente per la puntigliosa prudenza di elementi delle forze dell’ordine contigui a Ergenekon (ricordiamo che il caso scoppiò ufficialmente nel 2007, con il ritrovamento fortuito di esplosivo pronto all’uso) :
1) i capi dell’organizzazione coincidono sostanzialmente con i vertici delle forze armate. I generali Hakkı Karadayı, Torumtay, Koman, Betir, Műldűr, Hoş, Erkaya, Kűçűk e Őzbek rappresentano al massimo livello l’Esercito turco nelle sue varie declinazioni, in particolare il generale Veli Kűçűk ha svolto il ruolo di tramite tra gli ambienti militari;
2) l’organizzazione è attiva – nel 2001 – anche nell’Iraq settentrionale, con campi di addestramento e collegamenti con il PKK turco;
3) il PKK risulta infiltrato e in parte manovrato da Ergenekon; Doğu Perincek, leader dell’Işçi Partisi (partito dei lavoratori) è l’uomo sistemato nel PKK per conto della NATO;
4) il JITEM, unità di intelligence della gendarmeria, è collegata a Ergenekon e responsabile di centinaia di delitti e di azioni di terrorismo. Tra gli attentati e gli assassinii compiuti figurano quelli dei cosiddetti Hizbollah turchi, sedicente formazione fondamentalista sunnita in realtà direttamente controllata da Ergenekon.
Tutto ciò si riferisce – ripetiamo – alla situazione nel 2001, quando determinati ambienti politici (i cosiddetti “laici”) e militari già conducevano la loro guerra – a volte palese, a volte sotterranea - contro l’AKP e le “infiltrazioni islamiche” nella Repubblica turca; da allora l’azione di Ergenekon sembra decisamente accresciuta, con attentati e delitti clamorosi attribuiti pregiudizialmente all’”estremismo islamico” al fine di danneggiare il governo Erdoğan e condizionarne anche gli orientamenti in politica estera.
Risulta poi veramente inquietante l’ipotesi di un PKK nemico “ufficiale” dell’Esercito e in realtà infiltrato per finalità, prettamente politiche, dalle stesse forze armate.
Le dichiarazioni di Gűney, finalmente rivelate, hanno avuto eco enorme in Turchia, ove si attende con grande interesse l’evolversi del caso Ergenekon – mentre l’intera questione sembra invece meritare scarsa accoglienza sui mass media occidentali.
*Aldo Braccio, redattore di Eurasia. Rivista di studi geopolitici, à esperto di Turchia e del V. e M. Oriente.
http://www.eurasia-rivista.org/cogit...zaENuRBT.shtml




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