

ereticoOriginariamente Scritto da oggettivista


Axteismo) SECONDA QUERELA CONTRO LA CHIESA CATTOLICA PER ABUSO DELLA CREDULITÀ POPOLARE
- 11/11/2008Comunicato Stampa - da pubblicare e rilanciare
SECONDA QUERELA CONTRO LA CHIESA CATTOLICA PER ABUSO DELLA CREDULITÀ POPOLARE
Gesù Cristo non è un personaggio esistito.
Viterbo - Rovigo - Dopo la prima denuncia contro la Chiesa cattolica nella persona del parroco di Bagnoregio, don Enrico Righi, per abuso della credulità popolare e sostituzione di persona, terminata in seguito all'archiviazione del Tribunale di Viterbo e alla respinta del Tribunale di Strasburgo per vizio di forma, Luigi Cascioli ne ha presentata una seconda, sempre per gli stessi reati, contro Mons. Lucio Soravito de Franceschi, vescovo di Rovigo.
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI ROVIGO
Il sottoscritto Luigi Cascioli, residente in Roccalvecce (Viterbo) via delle Province 45/B
ESPONE QUANTO SEGUE
Il sottoscritto, dopo lunghi e approfonditi studi consistenti anche (e non solo) in un'esegesi testuale del Vecchio e Nuovo Testamento, è arrivato alla conclusione che molti dei fatti presentati come veri e storici dalle "Sacre Scritture" sono in realtà dei falsi, primo fra tutti la storicizzazione della figura di Gesù il Cristo, per buona parte mutuata sulla figura di Giovanni di Gamala, figlio di Giuda il Galileo, discendente della stirpe degli Asmonei.
Le motivazioni che hanno condotto il sottoscritto a tale conclusione sono dettagliatamente esposte nel libro che si allega al presente esposto, del quale costituisce parte integrante e sostanziale. Con il seguente esposto non si vuole contestare la libertà dei cristiani di professare la propria fede, sancita dall'art. 19 della Costituzione, ma si vuole stigmatizzare l'abuso che la Chiesa Cattolica commette avvalendosi del proprio prestigio per inculcare come fatti reali e storici quelle che non sono altro che invenzioni.
Un chiaro esempio di tale abuso è stato commesso da Mons. Lucio Soravito de Franceschi, vescovo della diocesi di Rovigo, allorché ha sostenuto in un messaggio pastorale del 23 dicembre 2005 la figura storica di Gesù affermando falsamente: «Dio (Gesù) nascendo in un luogo ben definito, Betlemme, e in un preciso momento storico: al tempo di Augusto, sotto il governatore della Siria Quirinio, durante il censimento: Gesù non è mito, non è una favola, ma una realtà che appartiene alla nostra storia».
Che la figura di Gesù sia stata costruita per intero su quella di certo Giovanni di Gamala, figlio di Giuda detto il Galileo, risulta in maniera inconfutabile da una si grande quantità di prove da togliere ogni dubbio sulle falsificazioni operate dai redattori dei vangeli. Basterebbe soltanto quella riguardante la trasformazione dell'appellativo Nazireo, con cui veniva chiamato Giovanni di Gamala, in quella di Nazareno data a Gesù, quale abitante di Nazaret, per dimostrare nella maniera più assoluta la sostituzione di Persona.
Da un punto di vista penalistico, tali falsificazioni storiche possono integrare le fattispecie di due reati: l'abuso della credulità popolare e la sostituzione di persona (nel caso di Gesù Cristo).
Ai sensi dell'art. 661 C.P., si ha abuso della credulità popolare quando taluno, per mezzo d'imposture, trae in inganno una moltitudine di persone. Nel caso di specie, i ministri del culto della Chiesa Cattolica, come Mons. Lucio Soravito de Franceschi, commettendo dei falsi storici (quindi presentando come veri e realmente accaduti dei fatti inventati funzionali alla dottrina religiosa) ingannano tutte le persone che vengono a contatto con l'insegnamento di tale religione inducendoli a credere nella stessa sulla base non di argomentazioni puramente teologiche (del tutto lecite e ammissibili), ma sulla base di un'ingannevole rappresentazione dei fatti. Il reato è contravvenzionale, per cui è sufficiente l'elemento psicologico della colpa, che è certamente riscontrabile in tutti i ministri del culto cattolico (quindi anche di Mons. Lucio Soravito de Franceschi), atteso che non è possibile che persone istruite e che, per vocazione e mestiere, studiano continuamente la Bibbia e i Vangeli non si siano accorte delle numerose e ripetute falsità (anche grossolane) contenute in tali scritti. Per quanto attiene al delitto di sostituzione di persona, esso si riscontra allorquando un soggetto, per trarre vantaggio, induce altri in errore attribuendo, a se o ad altri, un falso nome.
Nel caso in esame, il libro "La Favola di Cristo", (cui rimando per più esaurienti spiegazioni) dimostra che Gesù Cristo non è mai esistito e che sotto tale nome si cela tal Giovanni di Gamala.
Quindi Mons. Lucio Soravito de Franceschi che fa proselitismo, come tutti i ministri della Chiesa, per trarre vantaggio dal numero dei fedeli che tanto è maggiore e tanto più grande sarà l'introito economico derivante dalle sue offerte, tra cui quella dell'8 per mille abbinata alla dichiarazione dei redditi, inducendo in errore, sulla base di tali falsità, coloro i quali ricevono il messaggio, commette il reato previsto e punito dall'articolo 494 del Codice Penale.
Tra l'altro, per integrare il reato in parola, "non è necessario che il fine propostosi dall'agente sia di per se stesso illecito o di natura patrimoniale, ben potendo essere lecito e non patrimoniale" (Cass.pen. n. 10805/98 -- n 3645/99 -- n 230694/04 -- 1910/05).
L'elemento soggettivo richiesto è il dolo specifico che sussiste in tutti questi soggetti che, pur essendo consapevoli di tale falsità, non si fanno scrupolo di continuare a propalare come fa Mons. Lucio Soravito de Franceschi.
La responsabilità del Sommo Pontefice può essere solo morale, attesa la sua immunità ai sensi dell'articolo 3 -- I comma C.P., mentre per gli altri ministri del culto cattolico (come nel caso specifico Mons. Lucio Soravito de Franceschi) è da prospettarsi di natura penale.
La continua presentazione di fatti falsi gabellati come veri lede anche la tranquillità morale e la serenità dell'esponente, con conseguente danno di emotional distress, di cui si chiederà il risarcimento del danno nelle opportune sedi, mediante tempestiva costituzione di parte civile, che si riserva fin d'ora.
Il sottoscritto rimanendo a disposizione dell'autorità giudiziaria per fornire ogni chiarimento, si riserva d'integrare quanto esposto e chiede espressamente di essere sentito sui fatti di cui sopra.
Tanto premesso e considerato, il sottoscritto Luigi Cascioli presenta formale
DENUNCIA-QUERELA
nei confronti di Mons. Lucio Soravito de Franceschi, residente presso la diocesi in via Sichirollo 18 45100 Rovigo, per i reati p.e p. degli articoli 494 e 661 C.P., nonché per ogni altro reato che la Signoria Vostra Illustrissima vorrà ravvisare nel comportamento sopra descritto.
Con riserva di costituzione di parte civile nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge, chiedo, ex art. 408 C.P.P. di essere informato in caso di archiviazione della notizia criminis.
Si allega alla presente denuncia il libro "La Favola di Cristo" e la copia della lettera pastorale a miglior riprova di quanto esposto.
Roccalvecce 08/11/2008
Con osservanza.
Luigi Cascioli
-------------------------------------------------------------------------------
Nella foto il cristologo Luigi Cascioli, attorniato dalle televisioni internazionali, autore dei libri denuncia:
"La favola di Cristo - Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù"
"La Morte di Cristo - Cristiani e Cristicoli"
Riferimenti:
www.luigicascioli.it
http://nochiesa.blogspot.com
Interviste, conferenze, convegni e altro tel. 3393188116
"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.
Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima
o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente,
ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".
Joseph Pulitzer, Fondatore Premio Pulitzer
Questo testo è in regime di Copyleft: la pubblicazione e riproduzione è libera e incoraggiata
purché l'articolo sia riportato in versione integrale, con lo stesso titolo,
citando il nome dell'autore e riportando questa scritta.
Fonte: http://nochiesa.blogspot.com
Diffusione: Axteismo Press l'Agenzia degli Axtei, Atei e Laici
http://nochiesa.blogspot.com
Considerato l'attuale gravissimo stato di censura e di manipolazione delle informazioni
da parte dei media, si invita alla massima pubblicazione e diffusione.
http://www.radicalimilano.it/public/Rassegna-Stampa/visua.asp?dati=ok&id=4248


Axteismo) SECONDA QUERELA CONTRO LA CHIESA CATTOLICA PER ABUSO DELLA CREDULITÀ POPOLARE
- 11/11/2008Comunicato Stampa - da pubblicare e rilanciare
SECONDA QUERELA CONTRO LA CHIESA CATTOLICA PER ABUSO DELLA CREDULITÀ POPOLARE
Gesù Cristo non è un personaggio esistito.
Viterbo - Rovigo - Dopo la prima denuncia contro la Chiesa cattolica nella persona del parroco di Bagnoregio, don Enrico Righi, per abuso della credulità popolare e sostituzione di persona, terminata in seguito all'archiviazione del Tribunale di Viterbo e alla respinta del Tribunale di Strasburgo per vizio di forma, Luigi Cascioli ne ha presentata una seconda, sempre per gli stessi reati, contro Mons. Lucio Soravito de Franceschi, vescovo di Rovigo.
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI ROVIGO
Il sottoscritto Luigi Cascioli, residente in Roccalvecce (Viterbo) via delle Province 45/B
ESPONE QUANTO SEGUE
Il sottoscritto, dopo lunghi e approfonditi studi consistenti anche (e non solo) in un'esegesi testuale del Vecchio e Nuovo Testamento, è arrivato alla conclusione che molti dei fatti presentati come veri e storici dalle "Sacre Scritture" sono in realtà dei falsi, primo fra tutti la storicizzazione della figura di Gesù il Cristo, per buona parte mutuata sulla figura di Giovanni di Gamala, figlio di Giuda il Galileo, discendente della stirpe degli Asmonei.
Le motivazioni che hanno condotto il sottoscritto a tale conclusione sono dettagliatamente esposte nel libro che si allega al presente esposto, del quale costituisce parte integrante e sostanziale. Con il seguente esposto non si vuole contestare la libertà dei cristiani di professare la propria fede, sancita dall'art. 19 della Costituzione, ma si vuole stigmatizzare l'abuso che la Chiesa Cattolica commette avvalendosi del proprio prestigio per inculcare come fatti reali e storici quelle che non sono altro che invenzioni.
Un chiaro esempio di tale abuso è stato commesso da Mons. Lucio Soravito de Franceschi, vescovo della diocesi di Rovigo, allorché ha sostenuto in un messaggio pastorale del 23 dicembre 2005 la figura storica di Gesù affermando falsamente: «Dio (Gesù) nascendo in un luogo ben definito, Betlemme, e in un preciso momento storico: al tempo di Augusto, sotto il governatore della Siria Quirinio, durante il censimento: Gesù non è mito, non è una favola, ma una realtà che appartiene alla nostra storia».
Che la figura di Gesù sia stata costruita per intero su quella di certo Giovanni di Gamala, figlio di Giuda detto il Galileo, risulta in maniera inconfutabile da una si grande quantità di prove da togliere ogni dubbio sulle falsificazioni operate dai redattori dei vangeli. Basterebbe soltanto quella riguardante la trasformazione dell'appellativo Nazireo, con cui veniva chiamato Giovanni di Gamala, in quella di Nazareno data a Gesù, quale abitante di Nazaret, per dimostrare nella maniera più assoluta la sostituzione di Persona.
Da un punto di vista penalistico, tali falsificazioni storiche possono integrare le fattispecie di due reati: l'abuso della credulità popolare e la sostituzione di persona (nel caso di Gesù Cristo).
Ai sensi dell'art. 661 C.P., si ha abuso della credulità popolare quando taluno, per mezzo d'imposture, trae in inganno una moltitudine di persone. Nel caso di specie, i ministri del culto della Chiesa Cattolica, come Mons. Lucio Soravito de Franceschi, commettendo dei falsi storici (quindi presentando come veri e realmente accaduti dei fatti inventati funzionali alla dottrina religiosa) ingannano tutte le persone che vengono a contatto con l'insegnamento di tale religione inducendoli a credere nella stessa sulla base non di argomentazioni puramente teologiche (del tutto lecite e ammissibili), ma sulla base di un'ingannevole rappresentazione dei fatti. Il reato è contravvenzionale, per cui è sufficiente l'elemento psicologico della colpa, che è certamente riscontrabile in tutti i ministri del culto cattolico (quindi anche di Mons. Lucio Soravito de Franceschi), atteso che non è possibile che persone istruite e che, per vocazione e mestiere, studiano continuamente la Bibbia e i Vangeli non si siano accorte delle numerose e ripetute falsità (anche grossolane) contenute in tali scritti. Per quanto attiene al delitto di sostituzione di persona, esso si riscontra allorquando un soggetto, per trarre vantaggio, induce altri in errore attribuendo, a se o ad altri, un falso nome.
Nel caso in esame, il libro "La Favola di Cristo", (cui rimando per più esaurienti spiegazioni) dimostra che Gesù Cristo non è mai esistito e che sotto tale nome si cela tal Giovanni di Gamala.
Quindi Mons. Lucio Soravito de Franceschi che fa proselitismo, come tutti i ministri della Chiesa, per trarre vantaggio dal numero dei fedeli che tanto è maggiore e tanto più grande sarà l'introito economico derivante dalle sue offerte, tra cui quella dell'8 per mille abbinata alla dichiarazione dei redditi, inducendo in errore, sulla base di tali falsità, coloro i quali ricevono il messaggio, commette il reato previsto e punito dall'articolo 494 del Codice Penale.
Tra l'altro, per integrare il reato in parola, "non è necessario che il fine propostosi dall'agente sia di per se stesso illecito o di natura patrimoniale, ben potendo essere lecito e non patrimoniale" (Cass.pen. n. 10805/98 -- n 3645/99 -- n 230694/04 -- 1910/05).
L'elemento soggettivo richiesto è il dolo specifico che sussiste in tutti questi soggetti che, pur essendo consapevoli di tale falsità, non si fanno scrupolo di continuare a propalare come fa Mons. Lucio Soravito de Franceschi.
La responsabilità del Sommo Pontefice può essere solo morale, attesa la sua immunità ai sensi dell'articolo 3 -- I comma C.P., mentre per gli altri ministri del culto cattolico (come nel caso specifico Mons. Lucio Soravito de Franceschi) è da prospettarsi di natura penale.
La continua presentazione di fatti falsi gabellati come veri lede anche la tranquillità morale e la serenità dell'esponente, con conseguente danno di emotional distress, di cui si chiederà il risarcimento del danno nelle opportune sedi, mediante tempestiva costituzione di parte civile, che si riserva fin d'ora.
Il sottoscritto rimanendo a disposizione dell'autorità giudiziaria per fornire ogni chiarimento, si riserva d'integrare quanto esposto e chiede espressamente di essere sentito sui fatti di cui sopra.
Tanto premesso e considerato, il sottoscritto Luigi Cascioli presenta formale
DENUNCIA-QUERELA
nei confronti di Mons. Lucio Soravito de Franceschi, residente presso la diocesi in via Sichirollo 18 45100 Rovigo, per i reati p.e p. degli articoli 494 e 661 C.P., nonché per ogni altro reato che la Signoria Vostra Illustrissima vorrà ravvisare nel comportamento sopra descritto.
Con riserva di costituzione di parte civile nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge, chiedo, ex art. 408 C.P.P. di essere informato in caso di archiviazione della notizia criminis.
Si allega alla presente denuncia il libro "La Favola di Cristo" e la copia della lettera pastorale a miglior riprova di quanto esposto.
Roccalvecce 08/11/2008
Con osservanza.
Luigi Cascioli
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Nella foto il cristologo Luigi Cascioli, attorniato dalle televisioni internazionali, autore dei libri denuncia:
"La favola di Cristo - Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù"
"La Morte di Cristo - Cristiani e Cristicoli"
Riferimenti:
www.luigicascioli.it
http://nochiesa.blogspot.com
Interviste, conferenze, convegni e altro tel. 3393188116
"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.
Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima
o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente,
ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".
Joseph Pulitzer, Fondatore Premio Pulitzer
Questo testo è in regime di Copyleft: la pubblicazione e riproduzione è libera e incoraggiata
purché l'articolo sia riportato in versione integrale, con lo stesso titolo,
citando il nome dell'autore e riportando questa scritta.
Fonte: http://nochiesa.blogspot.com
Diffusione: Axteismo Press l'Agenzia degli Axtei, Atei e Laici
http://nochiesa.blogspot.com
Considerato l'attuale gravissimo stato di censura e di manipolazione delle informazioni
da parte dei media, si invita alla massima pubblicazione e diffusione.
http://www.radicalimilano.it/public/Rassegna-Stampa/visua.asp?dati=ok&id=4248


CENTRO STUDI STORIA
GIOVANNI DI GAMALA PERSONAGGIO NON STORICO
Dalle nostre ricerche sulla storia ebraica antica non risulta che sia mai esistito Giovanni Gamala
vedere anche l'ottimo studio di Silvio Barbaglia: " La favola di Cascioli"
http://www.lanuovaregaldi.it/doc/evento/Cascioli.pdf
ALCUNI ARTICOLI PER COMPRENDERE
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Il Giovanni di Gamala di Luigi Cascioli e David Donnini
Quali sono le osservazioni che si possono rivolgere alle teorie di Luigi Cascioli e David Donnini?
Di questi autori è possibile leggere i libri da loro pubblicati i cui estratti sono recuperabili in Internet. 1
In sintesi, la teoria da loro proposta - Cascioli non la ritiene tale ma anzi la propugna come una "prova inconfutabile" - è che in effetti il personaggio principale che ci viene raccontato nel Nuovo Testamento altri non fosse che un figlio di Giuda di Gamala, uno zelota fatto crocifiggere dai Romani per le sue pericolose azioni e idee rivoluzionarie. Secondo loro, la Chiesa avrebbe cambiato i nomi ai protagonisti della vicenda per "mitigare" una "ingiustizia" dei dominatori romani, trasformando un violento zelota in un personaggio che addirittura salva l'umanità intera. Da un messaggio rivoluzionario, nel senso politico e militare del termine, dunque ad uno di redenzione che, agendo in una sfera prettamente personale, comporterebbe importanti risvolti sociali.
Quando lessi per la prima volta questi studi rimasi molto colpito perché mettevano completamente in discussione quanto affermato dalla Chiesa, che passava inevitabilmente dalla parte della "furba" ingannatrice. Seppur attratto da queste teorie alternative piuttosto accattivanti, cominciai a studiarle per verificarne l'attendibilità e pian piano mi accorsi che non soddisfacevano alcune banali considerazioni che di seguito elenco:
- La prima, più evidente, è che nessun testo tramandatoci cita questo figlio di Giuda, tale Giovanni di Gamala. Né gli autori (Cascioli e Donnini) giustificano in maniera soddisfacente che un tale personaggio dovesse esistere, e perché proprio lui sarebbe stato oggetto di quella "deificazione" poi propagandata tra le genti;
- Cascioli sostiene con forza che Gesù non sarebbe mai esistito. Questo contraddice una evidenza particolare, cioè che non si può inventare ed imporre l'adorazione di una persona senza che questa non sia effettivamente esistita. Tanto più che i racconti evangelici descrivono Gesù come un personaggio molto famoso tra le popolazioni del Medioriente di allora. E il comportamento su questa informazione da parte degli uomini di Chiesa, che invece vorrebbero far passare Gesù per un povero incompreso sconosciuto ma dotato di talenti, era già un indizio che stessero occultando una scomoda verità;
- Se il Cristianesimo era nato in ambiente zelota, e Gesù ne era l'artefice, allora come è possibile che i cristiani non siano stati fatti oggetto di tali e tante persecuzioni da essere fatti letteralmente "sparire", come è capitato ad altri gruppi religiosi? Evidentemente invece proprio quel Cristianesimo, ben lontano dall'ideale rivoluzionario, aveva come oggetto di adorazione un personaggio famoso ma che di zelota, cioè anti imperialistico, probabilmente non aveva alcunché. Al contrario il suo "mito" sopravviveva in quanto ben funzionale al sistema politico romano;
- È contraddittorio che i Romani, dopo aver messo a morte un rivoluzionario, lo avessero spacciato per un "santo" martire. So che qui il paragone con personaggi come Socrate o Thomas Moore potrebbe farci presumere una tale possibilità, ma il confronto è mal posto. Se Gesù era uno zelota allora dobbiamo pensare di paragonarlo non a un predicatore pacifista, bensì ad un "terrorista" del giorno d'oggi, cioè una persona che fa seguire alla predicazione anche azioni violente, contro l'oppressore. Ma tutti gli evangelisti ci presentano Gesù come ben lungi dal fomentare attacchi "terroristici" contro Roma.
Le osservazioni che ho presentato spiegano le principali contraddizioni, o domande senza risposta, che le teorie di questi studiosi portano con sé. Prima però di maturare queste convinzioni le mie ricerche sono state abbondantemente influenzate da simili precedenti, come si desume leggendo l'argomento Analisi dei Vangeli .
http://www.deiricchi.it/index.php?docnum=878
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Da far ridere perfino Cascioli ammette che Giovanni di Gamala non è storico !
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Innanzitutto Giovanni da Gamala - Non lo sa nemmeno Cascioli
da dove spunta fuori questo personaggio e parlandone di
persona dopo una sua conferenza mi ha detto che le sue sono
solamente ''deduzioni'' tratte dall'esame di alcuni scritti patristici,
per cui allo stato non esisterebbe
alcuna prova storica della sua esistenza.
http://www.nntp.it/cultura-ateismo/622109-disquisizioni-da-icr-sui-testi-antichi.html
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Dal bollettino parrocchiale “RISVEGLIO” N° 264:
“La favola di Giovanni di Gamala”
Questo è il vero titolo del libro pubblicato da Luigi Cascioli come “Favola di Cristo”
La favola è un racconto immaginario che affonda le radici nella fantasia e che di conseguenza è aperto ad ogni soluzione la più inverosimile. Il fatto storico invece è tutto il contrario della favola perché non si fonda sulla fantasia, ma “in re”. Il Cristo uomo emerge come figura inconfondibile tra tutti gli uomini del passato con una quantità impressionante di testimonianze di provenienza religiosa e pagana. I personaggi non religiosi che parlano di Cristo sono moltissimi e lo fanno in maniera disinteressata, da osservatori lontani e sconosciuti tra loro: Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio, Plinio il giovane, Adriano, Trifone, Marco Aurelio, Epitteto, Publio Lentulo. Bisognerebbe sbuggiardarli uno per uno per annullare il Cristo Uomo di cui parlano. (Riporto “sbuggiardarli” con due g come è stato scritto sulla lettera). Uno storico che si rispetti dovrebbe conoscere il latino, il greco, i generi letterari, l’esegesi, la critica storica, l’analisi scientifica. La storia non s’inventa la si riscopre cercando pazientemente e mettendo insieme infiniti frammenti fino a comporre il mosaico originale! Il fatto storico è allergico alla immaginazione di che vorrebbe per forza. per malizia o per ignoranza piegarlo alle proprie tesi. È, se è, non è, se non è. Il Cascioli ha la preparazione dello storico? I giornalisti lo presentano come “studioso del Lazio” e come “storico” ma loro ci credono a queste qualifiche? Leggendo attentamente i loro articoli, questi titoli sanno tanto di presa in giro. 75 anni fa, quando venni battezzato, il parroco che mi fece cristiano già predicava il Cristo Uomo. Il Cascioli mi trascina davanti al tribunale perché “IO” tra 33.000 parroci italiani abuso della credulità popolare imbrogliando tutti col mettere Cristo al posto di Giovanni di Gamala. Il Cascioli sostiene che Cristo non è mai esistito. Se non vede il sole a mezzogiorno, non può denunciami perché lo vedo io. Dovrebbe denunciare tutti i vedenti (?!). Da duemila anni viene rispettata la libertà di credere o almeno all’esistenza di Cristo uomo, ma il Cascioli non ammette questa libertà e mi denuncia perché non credo a quello che crede lui. (?!). Chi era Giovanni di Gamala? Che cosa ha fatto? Quali tracce ha lasciato? Ho l’impressione che il Cascioli sia l’unico testimone della sua esistenza (?!). Quanti personaggi in questi anni hanno cantato, dipinto, scolpito, elogiato Cristo? Sono tutti matti?! Tristo è colui che per vedere le stelle ha bisogno di una capocciata! Quanti martiri per Cristo! Tutti scemi? Quando crolla un edificio, s’indaga l’impresario non l’operaio che vi ha lavorato. Che parte ho io nell’operazione di Cristo? Se non fossi mai nato, oggi non cambierebbe nulla. Mi sembra di rileggere in chiave moderna la storia di don Chisciotte che assaliva i mulini a vento! Con don Chisciotte si ride, ma con Cascioli che si fa? Dopo 50 anni di sacerdozio, mi sarei aspettato un po' di riposo, invece mi trovo al centro di una disputa “ridicola” sulla esistenza storica dell’uomo Gesù. Di solito le feste finiscono con i fuochi, ma non credo mai che Cascioli festeggiasse i miei 50 anni di sacerdozio sparando una bomba così grossa! PAZIENZA.
Don Enrico Righi
http://www.fisicamente.it//modules.php?name=News&file=article&sid=87
http://groups.google.com/group/centro-studi-storia?hl=it


DOCUMENTI SU GESÙ
Fonti pagane
Possediamo notizie su Gesù nelle opere di alcuni scrittori latini. Oltre a particolari propri, tutti ci attestano che egli è veramente esistito.
PLINIO IL GIOVANE (62-114 d.C.). Quando era governatore della Bitinia, in una lettera inviata all'imperatore Traiano nel 112, domanda come debba comportarsi nei confronti dei cristiani. Brevemente riferisce che alcune persone, una volta cristiane, ma poi allontanatesi dalla Chiesa perché l'imperatore aveva proibito le associazioni segrete, avevano fatto delle rivelazioni sui loro servizi religiosi. Al riguardo riferisce: "Adfirmabant autem hanc fuisse summam vel culpae suae vel erroris, quod essent soliti stato die ante lucem convenire carmenque Christo quasi deo dicere..."
"Affermavano inoltre che tutto il loro crimine o errore sarebbe consistito nel fatto che solevano riunirsi in un giorno determinato della settimana, prima del sorgere del sole, e cantare un inno a Cristo come a un Dio...".
Traiano risponde in modo tollerante: non ricercare i cristiani, ma se denunciati non con lettera anonima, bisogna punirli se non accettano di sacrificare agli Dei.
Un secolo più tardi Tertulliano rimprovererà all'imperatore la illogicità di questa strana sentenza affermando: se ritieni colpevoli i cristiani, perché non vai anche a cercarli? Se non li ritieni colpevoli perché condanni quelli che vengono denunciati?
PUBLIO CORNELIO TACITO (55-120 d.C.). Verso il 116 Tacito, grande storico romano, scrive la storia dell'impero tra gli anni 14 e 68 d.C. servendosi anche delle Storie di Plinio il Vecchio, testimone della caduta di Gerusalemme. Nei suoi Annali descrive tra l'altro l'incendio di Roma verificatosi nell'anno 64. Incendio che il popolo attribuì a Nerone il quale, per scagionarsi non trovò di meglio che accusare i cristiani: "Sed non ope humana, non largitionibus principis aut deum placamentis decedebat infamia, quin iussum incendium crederetur ergo abolendo rumori Nero subdidit reos et quaesitissimis poenis adfecit, quos per flagitia invisos vulgus chrestianos appellabat austor nominis eius Christus, Tiberio imperitante, per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfestus erat". "Ma l'oltraggiosa convinzione che l'incendio fosse stato ordinato non cessava né con mezzi umani, né con le elargizioni sovrane, né con i sacrifici espiatori, per cui Nerone, volendo mettere a tacere questa diceria, diede la colpa ad altri e punì con raffinati supplizi coloro che la gente chiamava "crestiani" e che, a causa delle loro scelleratezze, erano odiati da tutti. Questo nome ha avuto origine da Cristo, che fu condannato a morte sotto il regno di Tiberio dal procuratore Ponzio Pilato".
CAIO SVETONIO TRANQUILLO (75-150 d.C.). In qualità di segretario privato sotto l'imperatore Traiano e Adriano, aveva libero accesso agli archivi imperiali. Scrisse verso il 120 la Vita dei dodici Cesari nella quale a proposito di Claudio (41-54 d.C.) riferisce: "Judaeos, impulsore Chresto, adsidue tumultuantes Roma expulit". "espulse da Roma i Giudei i quali, istigati da un certo Crestos, provocavano spesso tumulti". È molto probabile che con l'espressione "impulsore Chresto " ci si riferisca a Cristo; ciò risulta dal fatto che era usuale accanto a "Christus" anche la scrittura "Chrestos". Anche Tacito parla di "Chrestiani" e dal contesto risulta cvidente che si riferisce ai seguaci di Cristo.
MARA BAR SERAPION. Un manoscritto siriaco del VII secolo contiene il testo di una lettera del siriano Mara Bar Serapion a suo fratello Serapione. La lettera è certamente successiva al 73 d.C.: "Che vantaggio trassero gli ateniesi dal condannare a morte Socrate?... gli uomini di Samo dal bruciare Pitagora?... i giudei dal giustiziare il loro sapiente Re? Fu proprio dopo tale [delitto] che il loro regno fu distrutto [evidentemente la distruzione di Gerusalemme]. Dio giustamente vendicò questi tre uomini saggi: gli ateniesi morirono di fame; gli uomini di Samo furono sopraffatti dal mare; i giudei, rovinati e cacciati dalla loro terra, vivono in completa diaspora. Ma Socrate non morì per i buoni; continuò a vivere nell'insegnamento di Platone. Pitagora non morì per i buoni; continuò a vivere nella statua di Hera. Né morì per i buoni il Re sapiente; continuò a vivere nell'insegnamento che aveva impartito" . A differenza dei precedenti documenti, qui il riferimento a Gesù è indiretto, tuttavia il testo che presenta Socrate e Pitagora quali personaggi storici, pone accanto a loro come figura storica anche il "saggio Re" dei Giudei. Questi non può essere che Gesù di Nazaret, il quale fu giustiziato (crocifisso) e con il suo messaggio dette "nuove leggi" all'umanità.
Fonti giudaiche
Le fonti giudaiche non riportano molte notizie su Gesù e in genere dimostrano un atteggiamento ostile.
TALMUD BABILONESE. È una raccolta di riflessioni e di tradizioni ebraiche. "Viene tramandato: Alla vigilia (del sabbat e) della pasqua si appese Jesu (il nazareno). Un banditore per quaranta giorni andò gridando nei suoi confronti: "Egli (Jesu il nazareno) esce per essere lapidato, perchè ha praticato la magia e ha sobillato e deviato Israele. Chiunque conosca qualcosa a sua discolpa, venga e l'arrechi per lui". Ma non trovarono per lui alcuna discolpa, e lo appesero alla vigilia (del sabbat e) della pasqua". Il Talmud riporta notizie su Gesù non conformi a verità, però è importante perché indica come data della morte di Cristo il 14 di Nisan, la stessa segnalata nel vangelo di Giovanni.
GIUSEPPE FLAVIO. Storico di rilievo della nazione giudaica. Nato a Gerusalemme nel 37 da famiglia di stirpe sacerdotale, abitò a lungo in questa città. Conobbe la prima comunità cristiana di cui si interessò con atteggiamento critico. Passato al servizio della dinastia dei Flavi, partecipò con i romani alla distruzione di Gerusalemme nell'anno 70. Nella sua opera Antichità giudaiche, pubblicata a Roma intorno al 93, si trovano due passi importanti.
A conferma del tenore originale del testo esiste una versione araba (pubblicata nel 1971). Essa è particolarmente degna di fede, in quanto è stata riportata da un ambiente cristiano che non aveva certo interesse a ridurre la figura di Gesù. "In questo tempo ci fu un uomo saggio che era chiamato Gesù. La sua condotta era buona ed era noto per essere virtuoso. E molti fra i giudei e fra le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò ad essere crocifisso e a morire. Ma quelli che erano diventati suoi discepoli non abbandonarono il suo discepolato. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione e che era vivo; forse, perciò, era il Messia, del quale i profeti hanno raccontato meraviglie" .
- 1° testo: "A quell'epoca visse Gesù, un uomo sapiente (se uomo lo si può chiamare). Egli operò cose mirabili (ed era maestro di quegli uomini che accolgono con gioia la verità). Molti Giudei e pagani egli attrasse a sé. (Egli era il Messia). E quando su accusa dei nostri uomini più autorevoli Pilato lo ebbe condannato alla morte di croce, coloro che lo avevano amato, non desistettero. (Egli infatti apparve loro vivente il terzo giorno, come avevano annunziato di lui, fra mille altre cose mirabili, i Profeti inviati da Dio). E fino ad oggi non è più venuta a cessare la comunità di coloro che da lui traggono il nome di Cristiani". Questo testo, riportato in tutti i codici antichi, è importante per attestare la storicità di Gesù, ma contiene alcune espressioni che con molta probabilità furono interpolate da mano cristiana e sono quelle incluse tra parentesi. Sorprende infatti una testimonianza a favore della messianità di Gesù da parte di un giudeo ostile alla nuova religione.
Ci si può domandare perché le fonti non cristiane siano così esigue a proposito di Gesù. Benché le testimonianze che possediamo siano sufficienti a renderci certi della sua esistenza, è possibile rispondere a questo interrogativo citando quanto scrive Vittorio Messori: "Nessuno di quegli scrittori avrebbe potuto occuparsi di lui [Gesù] se non per inciso. Essi parlano di coloro che furono "re" nell'ordine della forza e della sapienza. Le tracce che Gesù ha lasciato non sono quelle su cui si basa la storia ufficiale: palazzi reali, templi, monete con il suo nome e il suo profilo, segni di guerre e di conquiste. Egli ha lasciato solo un elemento impalpabile, in apparenza insignificante: la sua parola, affidata a un gruppo di rozzi provinciali. Non è un caso, infatti, che le testimonianze antiche più che di lui parlino degli effetti "politici" della sua esistenza. Gli storici, cioè, non hanno colto il Cristo, confuso com'era nel torrente delle vicende orientali. Hanno notato invece il cristianesimo, che andava organizzandosi come vivace e inquietante "gruppuscolo" che era impossibile disperdere" .
- 2° testo: "Il Sommo Sacerdote Anna riuni il Sinedrio a giudizio e fece comparire davanti ad esso Giacomo, fratello di Gesù detto il Cristo, e con lui alcuni altri, e li condannarono a morte mediante lapidazione". Si tratta di Giacomo, capo della comunità di Gerusalemme, lapidato nella Pasqua del 62 e denominato anche da S. Paolo " fratello del Signore " (E' molto probabile che si tratti di un "vero fratello" di Gesù; và però ricordato che in aramaico sono chiamati fratelli anche i parenti prossimi).
Fonti cristiane
Se i documenti giudaici e pagani attestano l'esistenza storica di Gesù, è a quelli cristiani che dobbiamo rivolgerci per conoscere chi sia veramente Gesù, la sua vita, il suo messaggio. Le fonti cristiane, ossia i 27 libri del Nuovo Testamento, costituiscono la documentazione più antica ed autorevole.
I VANGELI
In quattro redazioni diverse ci mettono in contatto con la figura storica di Gesù e con il suo insegnamento, ossia con quello che Gesù ha detto e fatto nella sua vita pubblica, fino alla sua morte e risurrezione.
Scritti in greco nella seconda metà del I secolo, vennero attribuiti dalla antica tradizione a quattro autori diversi. Due apostoli: Matteo e Giovanni; due discepoli di apostoli: Marco e Luca.
Matteo e Luca iniziano dalla nascita di Gesù, Marco dalla predicazione del Battista, Giovanni dalla preesistenza di Gesù come Verbo presso Dio.
La più antica testimonianza è quella di Papia, vescovo di Gerapoli. Nella sua opera scritta verso il 120 (ampiamente citata da Eusebio) riferisce esplicitamente che Matteo, Marco e Giovanni scrissero un vangelo. L'importanza storica di tale attestazione è dovuta al fatto che Papia stesso dichiara di aver attinto le sue informazioni direttamente dai discepoli degli apostoli.
Ireneo, nato a Smirne verso il 130, fu discepolo del vescovo Policarpo (a sua volta discepolo diretto dell'apostolo Giovanni). Trasferitosi con la comunità cristiana a Lione, ne divenne vescovo. Fu dunque un testimone qualificato sia della Chiesa orientale che di quella occidentale. Scrive verso il 180: "Matteo, che stava tra gli Ebrei, pubblicò il vangelo in ebraico mentre Pietro e Paolo evangelizzavano Roma, e vi fondarono la Chiesa. Dopo la partenza di questi, anche Marco, il discepolo e l'interprete di Pietro, trascrisse ciò che Pietro aveva insegnato, e Luca, compagno di Paolo, redasse il vangelo annunziato da quello. Di poi Giovanni, discepolo del Signore che riposò sul suo petto, pubblicò il suo vangelo dimorando a Efeso nell'Asia".
Sempre nel secolo II merita attenzione la testimonianza di Giustino, martire a Roma nel 165. Nella prima Apologia e nel Dialogo con Trifone parla delle "memorie degli apostoli" e precisa che si chiamano vangeli.
Il Canone Muratoriano, elenco dei libri sacri risalenti al II secolo (ritrovato da L. Muratori e attualmente alla Biblioteca Ambrosiana di Milano), mutilo nella parte riguardante Matteo e Marco, menziona espressamente Luca e Giovanni.
Altri scritti anche più antichi dei precedenti, come la Didaché, una specie di catechismo databile verso la fine del primo secolo, e la lettera di Clemente Romano, citano già i quattro vangeli come libri sacri, anche se non hanno occasione di parlare dei loro autori.
Inoltre il nome degli evangelisti risulta dalle opere di Clemente Alessandrino, Tertulliano, Origene, composte verso il 200.
Da ciò che si è detto qui in breve si rileva che a metà del II secolo la comunità cristiana primitiva conosceva i quattro vangeli e dava loro importanza storica come a libri provenienti dal tempo degli apostoli e come documenti che procedevano dalla trasmissione orale di essi.
ATTI DEGLI APOSTOLI
Con il terzo vangelo in principio costituirono una sola opera che noi oggi intitoleremmo "Storia delle origini cristiane". Negli Atti infatti, viene presentato lo sviluppo della Chiesa fondata da Gesù, nei suoi momenti essenziali sotto l'azione dello Spirito Santo.
L'arco di tempo considerato va dall'anno 30 al 63.
È riportato il primo annuncio su Gesù fatto da Pietro ai suoi contemporanei, quando ancora questo poteva essere controllato dai testimoni oculari dei fatti. La separazione dal testo del vangelo avvenne quando i cristiani desiderarono possedere i quattro vangeli in un solo codice. Ciò dovette avvenire molto presto, prima del 150.
L'autore degli Atti è identificato concordemente dalla tradizione della Chiesa con Luca. Lo dimostra la testimonianza del Canone Muratoriano, del Prologo antimarcionita, di Ireneo, degli scrittori alessandrini e di Tertulliano.
LETTERE DI S. PAOLO
L'apostolo delle genti ci è noto, più di qualsiasi altra personalità del N.T., dalle sue Lettere e dagli Atti degli Apostoli, due fonti indipendenti che si confermano e si completano vicendevolmente. Da accanito persecutore della giovane Chiesa cristiana, fu improvvisamente convertito sulla via di Damasco dall'apparizione di Gesù risorto che, manifestandogli la verità della fede cristiana, gli annunciò la sua speciale missione di apostolo dei pagani. Le sue lettere (redatte tra il 50 e il 67 circa) contengono tutte una stessa dottrina fondamentale incentrata intorno al Cristo morto e risorto, dottrina che si adatta, si sviluppa e si arricchisce secondo particolari esigenze pastorali. Lo stesso Paolo dichiara di aver confrontato la sua fede e averne ricevuta l'approvazione da Pietro e dagli altri Apostoli.
Fanno parte del N.T. anche le Lettere cattoliche e l'Apocalisse. Non ci informano direttamente sulla vita di Gesù, ma si interessano dei problemi riguardanti le prime comunità cristiane. Ne suppongono tuttavia l'esistenza come una realtà da tutti ammessa e conosciuta.
Vangeli apocrifi
Sono scritti posteriori ai vangeli. Benché redatti ad imitazione di essi, ne risultano profondamente diversi.
Infatti molto spesso oltre ad inesattezze storiche, cedono con eccessiva frequenza al bisogno del fantastico e del miracolistico e alla necessità di dare un fondamento a talune eresie.
Scritti da autori ignoti, per dar loro maggior credito sono stati a volte falsamente attribuiti a qualche apostolo (es. Protoevangelo di Giacomo, Vangelo di Pietro, di Tommaso, ecc.). Se da una parte manifestano il loro aperto carattere leggendario, dall'altra confermano l'esistenza storica di Gesù e l'interesse notevole suscitato dalla sua persona.
Non si può tuttavia escludere che contengano qualche ricordo autentico su Gesù.
La Chiesa non li ha mai accettati perché privi di autorità storica. Questo rifiuto rivela la preoccupazione di conservare e trasmettere inalterati i testi autentici dei quattro vangeli, dichiarati canonici, ossia normativi per la fede cristiana di tutti i tempi.
LA CRONOLOGIA DELLA VITA DI GESÙDai documenti citati risulta certa l'esistenza storica di Gesù. Anzi, basandoci sui vangeli è possibile fissare con approssimativa sicurezza alcune date riguardanti la sua vita. Al riguardo occorre premettere, come vedremo meglio in seguito, che gli evangelisti non si sono preoccupati di redigere una biografia accurata e ricca di dati cronologici, ma hanno voluto presentare "l'evento" Gesù e il suo messaggio. Quindi lo schema cronologico da essi usato è fondato nella storia anche se risulta molto semplificato perché adattato allo scopo catechetico che si erano prefissi.
Gesù nacque prima della morte di Erode il grande. "Gesù nacque a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode" (Mt 2,1).
Secondo i computi del dotto monaco Dionigi il Piccolo (morto a Roma intorno al 550), che i Papi medievali fecero propri, Cristo sarebbe nato nell'anno 754 dopo la fondazione di Roma; egli designò pertanto quest'anno come l'anno I della nuova numerazione, rimasta in uso fino ad oggi: ma si è scoperto che il suo computo era sbagliato: Erode il Grande, che era ancora sul trono al tempo della nascita di Gesù, è morto nell'anno 750 della fondazione di Roma". Gesù nacque pertanto qualche anno prima, cioè circa il 6 a.C.
"In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio" (Lc 2,1-2). Il censimento indetto dall'imperatore Ottaviano Augusto è un altro riferimento per stabilire la data della nascita di Gesù. Secondo Luca questo censimento a scopo tributario ebbe luogo sotto l'imperatore Augusto (30 a.C.-14 d.C.) e il governatore Quirinio; questi ha amministrato la Siria due volte. Ci si può domandare se non avesse già iniziato il censimento alla fine del primo periodo di governo, ossia verso il 7 a.C.
I vangeli non dicono nulla circa il mese e il giorno della nascita di Gesù. La scelta del 25 dicembre risale alla fine del regno di Costantino (morto nel 337) in sostituzione della festa pagana dedicata al "natale del Sole invitto". La Chiesa trasformò così la solennità pagana del dio Sole nella festa dell'apparizione del vero " sole di giustizia" Cristo che "illumina ogni uomo". Nell'antico "cronografo" del 354 al 25 dicembre si legge questa nota: "Ottavo giorno delle Calende di gennaio: Cristo nasce a Betlemme di Giudea".
Inizio e durata della vita pubblica "Nell 'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Ciudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'lturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto" (Lc 3,1-2).
"Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni" (Lc 3,23).
Luca colloca l'anno quindicesimo di Tiberio come data di inizio del ministero di Giovanni il Battista. Poco dopo Gesù ricevette il battesimo e iniziò a sua volta la vita pubblica. Poiché l'imperatore Augusto è morto l'anno 14 della nostra epoca, l'anno quindicesimo di Tiberio è il 27-28 d.C.
Lo stesso dato trova conferma in un particolare conservato nel quarto vangelo: durante la prima pasqua di Gesù a Gerusalemme i Giudei gli obiettano: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni... '' (Gv 2,20). Ora poiché Erode intraprese la ricostruzione del Tempio attorno all'anno 19 a.C., l'inizio del ministero pubblico di Gesù, quarantasei anni dopo, può stare sugli anni 28-27.
Più complessa è la questione riguardante la durata del ministero pubblico di Gesù: un anno, due, tre? I Sinottici [Matteo, Marco, Luca] ... schematizzano il ministero pubblico in una narrazione che sembra stare nello spazio di un anno. Il quarto vangelo invece parla esplicitamente di tre pasque (2,13; 6,4; 11,55), per cui si impone un ministero pubblico della durata di due anni e alcuni mesi. Questo vangelo è oggi riconosciuto come il più esatto nella datazione.
Infine, è assolutamente certo che Gesù morì il giorno di Parasceve [preparazione del sabato], venerdì.
Stando ai sinottici quel venerdì era il giorno solenne di Pasqua, il 15 del mese di Nisan, per cui Gesù la sera precedente fece la Cena pasquale con i discepoli (non dimentichiamo che il giorno si computava, allora come oggi in Israele, da un tramonto all'altro).
Secondo Giovanni invece quel venerdì era la vigilia di un sabato solenne [la Pasqua], e soltanto a sera, al tramonto, i Giudei avrebbero immolato l'agnello e fatta la Cena pasquale.
Le due fonti sembrano contraddirsi, ed è necessario procedere alla ricerca di una soluzione.
Leggendo attentamente i sinottici riscontriamo dei dati che farebbero pensare che veramente quel venerdì non fosse il giorno di Pasqua, ma un giorno feriale. Infatti ci sono delle guardie armate (Mc 14,47), un uomo viene dal lavoro dei campi (15,21), un altro compera un lenzuolo (15,46); tutte azioni vietate nel grande giorno di Pasqua. Pertanto bisogna ancora una volta stare alla cronologia del quarto vangelo: quel venerdì era la vigilia di Pasqua, il 14 Nisan.
Ma allora come si spiega la Cena pasquale al giovedì anzichè al venerdì sera?... forse Gesù anticipò di un giorno al Cena perchè presagiva che il giorno seguente avrebbe celebrato la Pasqua immolato sulla croce.
Poiché il 14 Nisan corrisponde al 7 aprile dell'anno 30, questa è, a giudizio degli studiosi, la data più probabile della morte di Gesù.
Non deve stupire questa discordanza dal momento che, come si è già accennato, i vangeli non sono una cronaca. Tali divergenze segnalano semmai come gli evangelisti si attengano fedelmente alle loro fonti, senza cercare di accordarle forzatamente tra di loro.
http://gesustorico.altervista.org/gesupersonaggiostorico.htm


PASSATO E FUTURO NELLA «RICERCA DEL GESU' STORICO»La «ricerca del Gesù storico» è in atto ormai da vari secoli(1). Guardando al fenomeno nella sua globalità, mi sembra utile porre alcuni interrogativi, che, partendo dal presente risalgono al passato, e si protendono al futuro.
di Mons. Vittorio Fusco († 11/07/1999)
Conferenza letta in occasione del 90 anniversario dell'Istituto Biblico (8 maggio 1999)
1. Da dove viene la «ricerca del Gesù storico»?
Da dove nasce la «ricerca del Gesù storico», e in che rapporto sta con la fede cristiana? Essa si presenta come un fenomeno proveniente dall'esterno, da ambienti cioè estranei e ostili alla fede cristiana, ma impostosi, come sfida ineludibile, anche ai credenti. Ma potremmo ugualmente chiederci se c'era già in partenza nella tradizione cristiana qualcosa che la predisponeva ad accoglierlo; se oltre alla provocazione proveniente dall'esterno sia possibile individuare anche un impulso più positivo, più intrinseco alla fede cristiana stessa.
Secondo Albert Schweitzer la Chiesa antica rivela una «assoluta indifferenza [...] per la vita del Gesù storico»(2); la ricerca sul Gesù storico è un fenomeno tipicamente moderno, sorto nel clima dell'Illuminismo.
Indubbiamente, l'espressione stessa «il Gesù storico» porta ben visibili le tracce della sua origine polemica. Nella Chiesa antica sarebbe stata impensabile. L'aggettivo infatti sottintende volutamente la contrapposizione ad un Gesù da respingere come «non storico»: quello della fede, della tradizione cristiana.
Schweitzer tuttavia lascia sotto silenzio un aspetto importante del problema, quello che oggi viene espresso con la distinzione fra «Gesù storico» nel senso di Gesù storiografico, e Gesù «storico» nel senso di Gesù terreno(3).
«Storia» infatti può indicare la storia vissuta, gli eventi, e la storia narrata, la ricostruzione, la narrazione di quegli eventi; di conseguenza, il sintagma «Gesù storico» può assumere due significati diversi secondo che si voglia indicare «Gesù soggetto di storia», oppure «Gesù oggetto di storia»: terminologia non priva di un fondamento biblico: vedi per esempio negli Atti l'espressione «quel Gesù» (houtos ho Iêsous: At 1,11; 2,32. 36), o nella Lettera agli Ebrei l'espressione «nei giorni della sua vita mortale», letteralmente «nei giorni della sua carne» (Eb 5,7).
Schweitzer non usando tale distinzione, sembra dare per scontato che la fede cristiana non fosse interessata né al Gesù «storiografico», né al Gesù «terreno»; l'equivoco permane anche in Bultmann, quando dirà che la fede non è interessata al «Gesù storico» se non per il nudo fatto, il daß della sua esistenza.
Viceversa, uno dei punti più chiari messi in luce dalla discussione postbultmanniana è l'interesse vivissimo della fede cristiana al Gesù «terreno», alla identità fra il Kyrios glorioso e l'uomo Gesù, al suo coinvolgimento consapevole, libero, personale, nell' evento della croce.
Il problema allora andrebbe riformulato così: questo vivissimo interesse al Gesù «terreno» comporta anche un qualche interesse al Gesù «storiografico»?
Quello che emerge subito è un interesse di tipo apologetico nei confronti delle fonti, essenzialmente i Vangeli. Nella Chiesa antica i Vangeli hanno il loro posto non solo ad intra, nella liturgia, nella catechesi, nella contemplazione, ma anche nel confronto ad extra con i non cristiani.
Lo confermano diversi elementi: l'interesse assai vivo per gli autori dei Vangeli e la loro prerogativa di testimoni(4), interesse acuito anche dalla constatazione delle diversità fra i quattro racconti evangelici(5); la necessità di contrapporsi ad altre immagini di Gesù proposte dai non cristiani(6): Gesù mago (tradizioni rabbiniche), Gesù «uomo divino» (Celso e altri autori pagani), Gesù ostile all'ebraismo e alle sue Scritture (Marcione)(7): altrettante immagini del Gesù storico ante litteram, alternative a quella della Chiesa.
Si anticipa così, per certi versi, la problematica che verrà poi riproposta dalla «ricerca del Gesù storico» di matrice razionalistica.
Nell'uno come nell'altro caso, si tratta di una problematica imposta dall'esterno, e che dal punto di vista storiografico porta soltanto a rivendicare globalmente l'attendibilità dei testi evangelici. Problematica che la Chiesa antica, pur non ignorando i problemi posti dalle diverse redazioni, era portata a vedere in maniera piuttosto indifferenziata rispetto a come possiamo vederla noi oggi.
In tal senso potremmo dire che era interessata sia al Gesù «terreno» sia al Gesù «storiografico», i quali però si identificavano entrambi con la figura evangelica di Gesù, valida tanto per la fede quanto per la storia.
Al di là, tuttavia, di questo interesse storiografico prevalentemente apologetico, sembra emergere sin dall'inizio -- anche se in forma molto embrionale -- anche un più generale e positivo interesse all'aspetto «storiografico» della vita di Gesù.
Tra i fattori che lo stimolavano possiamo segnalarne in particolare due: da una parte l'esigenza di inquadrare la venuta di Gesù sullo sfondo della storia universale, religiosa e politica con l'idea della«pienezza dei tempi» (Gal 4,4: to plêrôma tou chronou), che la Chiesa antica non intende come semplice sinonimo della «fine del tempo» ma più positivamente come culmine di una praeparatio evangelica; dall'altra, lo sforzo di comprendere anche all'interno del ministero di Gesù lo sviluppo dell' «economia» storico-salvifica ; l'interesse per i mysteria vitae Christi, i singoli eventi della narrazione evangelica, il loro significato salvifico, la loro concatenazione reciproca; si pensi ad esempio alla questione della validità della Legge durante il ministero di Gesù e nei primi tempi della Chiesa(8).
Di qui lo sforzo di ricostruire, mettendo insieme non solo tutti i dati evangelici ma tutte le fonti bibliche e profane disponibili (per esempio Giuseppe Flavio), una narrazione in qualche modo più precisa e completa delle narrazioni canoniche stesse.
Non era completamente assente -- sempre in forme molto embrionali -- neppure l'aspetto «critico». La ricostruzione infatti sebbene abitualmente proceda per via concordistica, semplicemente mescolando e addizionando i quattro racconti, a volte impone anche di scegliere tra l'una e l'altra versione; si comincia ad intuire, come in Agostino, la distinzione tra la sequenza narrativa evangelica (ordo recordationis) e la sequenza storica dei fatti (ordo rerum gestarum)(9), tra l'intenzione di Gesù (voluntas, sententia) ela formulazione scelta dagli evangelisti (verba)(10).
Nell'elencare questi elementi embrionali e frammentari non intendiamo affatto anticipare alla Chiesa antica la moderna ricerca del Gesù storico, ma solo indicare alcuni elementi di continuità, per sottolineare come l'inserimento dei credenti in questa ricerca non è stato soltanto la risposta apologetica ad una provocazione proveniente dall'esterno, ma anche un impulso connaturale alla fede stessa, protesa a comprendere nella storia e attraverso la storia l'azione salvifica di Dio(11).
Per E. Troeltsch(12) l'essenza del metodo storico, contrapposto a quello dogmatico, si riassumeva nei tre principi: criticità (dubbio metodico su quanto tramandato dalla tradizione), analogia («prinzipielle Gleichartigkeit alles historischen Geschehens»(13)), causalità (necessità di ricondurre ogni fenomeno storico ad altri fenomeni storici). Indubbiamente, così formulato, se si parte dalla pretesa che ogni fenomeno della storia trovi la sua spiegazione esclusivamente a partire dalla storia stessa, una storia chiusa in se stessa, non aperta all'azione rivelatrice e salvifica di Dio, allora siamo di fronte a un apriori razionalistico, che la fede cristiana non può condividere.
L'alternativa però, per il credente, non è quella di non comprendere, o di comprendere senza la storia e fuori della storia. Anche il credente non può sottrarsi all'esigenza di comprendere nella storia l'azione di Dio: essa pure infatti si inserisce nelle vicende umane, a volte con salti e rotture più o meno accentuate, ma senza comunque privarle mai del loro aspetto di graduale svolgimento, di cammino.
2. Dove va la «ricerca del Gesù storico»?
La domanda sul futuro ne presuppone necessariamente un'altra sulla valutazione dei risultati finora raggiunti.
Per cogliere meglio il problema potrà essere utile accennare -- con intenzionale ingenuità -- un confronto con altri campi della ricerca storica, nei quali normalmente (salvo casi di particolare difficoltà legate a carenza di fonti, che possono costringere ad accantonare il problema), prima o poi si arriva almeno ad alcuni risultati essenziali che vengono recepiti, si impongono. A volte certo possono sopravvivere, in posizione minoritaria, interpretazioni alternative; e in ogni caso rimane sempre spazio per un raffinamento ulteriore; tuttavia per ogni tema, evento, personaggio, si è in grado di indicare, nell'ambito della storiografia, gli autori, le scuole, le fasi di studio, che hanno maggiormente contribuito al raggiungimento di questi risultati più condivisi.
Diverso è il clima che si respira nella ricerca storica su Gesù (non mi riferisco semplicemente alla divulgazione giornalistica, che certo contribuisce ad accentuare ulteriormente il fenomeno, ma alla ricerca storica stessa). Si avverte una carica di passionalità, tanto fra gli avversari quanto fra i difensori della fede cristiana, che non è dato riscontrare altrove. A volte si dà l'impressione di vivere nell'ansiosa attesa di sviluppi ancora inediti, di scoop sensazionali.
Altre volte, all'opposto, si respira un clima di pessimismo, anch'esso senza riscontro in altri campi della ricerca storiografica. La ricerca dunque si sarebbe rivelata sterile? O forse, più in radice, lo strumento -- la critica storica -- si sarebbe rivelato inapplicabile ad un tale oggetto? L'unico approccio possibile a Gesù resterebbe allora solo quello della fede? Una fede, in tal caso, concepita come radicalmente estranea ed opposta all'approccio razionale dell'indagine storiografica?
Sarebbe forse la particolare natura delle fonti a rendere insolubile il problema; o, ancor più a monte, la grandezza incommensurabile del suo oggetto, Gesù, a determinare una inafferrabile enigmaticità ?
Andrebbe considerata forse come una «fatica di Sisifo» che pur non arrivando mai a dei risultati non può essere accantonata e dev'essere ricominciata da capo da ogni generazione? Vediamo continuamente ripresentarsi le stesse posizioni, a volte spacciate come nuove, come quelle del Gesù «esseno» o «buddista», che già riempivano interi capitoli di Albert Schweitzer.
Da una parte, la figura di Gesù non lascia indifferenti, continua ad affascinare e rendere inquieti anche i non credenti; dall'altra però rimane sempre forte nella coscienza moderna la pretesa di ricondurlo entro i limiti dell'umano.
All'ondata secolaristica degli anni sessanta e settanta, che faceva di Gesù il simbolo di certi valori umani e sociali(14), è subentrata da tempo una nuova ondata di vaga religiosità, che in Gesù cerca lo stimolo per una trascendenza (o forse, meglio, un'auto-trascendenza); privilegia in lui la dimensione sapienziale, il frammentario, l'allusivo, il non-detto(15). L'uomo del nostro tempo sembra in ascolto, in attesa di una voce, ma al tempo stesso paralizzato dal timore che questa voce risuoni troppo forte e chiara: la vorrebbe così esile, così silenziosa da non poter discernere se sia la voce di Dio, o per lo meno la voce dell'Essere, o non piuttosto la voce del Nulla.
A ben vedere, sia l'orizzontalismo secolaristico sia questa ondata di ambigua religiosità sono semplicemente delle varianti all'interno di una prospettiva riduttiva, disponibile ad accogliere la figura di Gesù solo nella misura in cui può renderla funzionale ai propri bisogni umani, o altrimenti a respingerla come minaccia alla propria soggettività. Risuona sempre attuale la parola di Gesù: «Beato colui che non si scandalizza di me» (Mt 11,6 par.).
Se questa dialettica spirituale, come tutto fa supporre, non verrà meno neanche in futuro, avremo ancora questo ininterrotto pullulare di immagini e ipotesi su Gesù. Su questo fronte è difficile, a nostro avviso, che possa registrarsi qualcosa di autenticamente nuovo: è da prevedere piuttosto, un'incessante oscillazione tra alcuni paradigmi fondamentali sempre ricorrenti.
In effetti, mentre la tradizione cristiana, attraverso l'orizzonte storico-salvifico dell' «adempimento», riesce a tenere insieme la storia e l'eterno, l'ebraicità di Gesù e la sua radicale novità salvifica, al di fuori di questa prospettiva cristologica sembra inevitabile quella scissione che Vito Fornari denunziava nella ricerca ottocentesca su Gesù; la scissione fra la «verità» di Gesù e la «persona» di Gesù(16): da una parte, la pretesa di ricostruirlo come personaggio storico interamente racchiuso nei limiti del suo tempo e della sua cultura, e privo di significato per la nostra; dall'altra, il tentativo di assicurargli valore universale e perenne staccandolo dalla concretezza della storia, de-ebraicizzandolo, riducendolo a portatore di valori universali.
Il primo paradigma emerge brutalmente in Reimarus, ritorna con Ernest Renan e con Albert Schweitzer: Gesù, una volte ricostruito storicamente come predicatore escatologico ebraico, si sottrae ai vani tentativi di modernizzazione della teologia liberale, abbandona definitivamente il nostro mondo per ritornare nel suo. A questo paradigma anche oggi fanno capo ricostruzioni come quelle di E.P. Sanders(17) e altri che enfatizzano la «ebraicità» di Gesù ma per racchiuderlo nel suo tempo e spogliarlo di quella rilevanza assoluta e universale che gli riconosce la fede cristiana.
L'altro paradigma è quello che dominò la Scuola di Tubinga e poi la teologia liberale; ritorna oggi nei vari tentativi di riproporre un Gesù non-escatologico, puramente etico-sapienziale(18).
La ricerca del Gesù storico tuttavia non è solo un campo ingombro di detriti, in cui tornano continuamente a riproporsi gli stessi paradigmi; in essa si registra anche un graduale e sicuro cammino che ha portato alla individuazione dei problemi, all'affinamento dei criteri, al chiarimento di alcuni nodi fondamentali.
Personalmente ritengo decisivi i risultati conseguiti dai numerosi autori, prima protestanti e poi anche cattolici, che hanno assunto come decisivo per l'interpretazione del ministero di Gesù l'orizzonte escatologico, ma inteso nel senso di un Eschaton «realizzantesi», che sfocia nel mistero della persona stessa di Gesù, un'escatologia pertanto che racchiude una cristologia ed anche un'ecclesiologia. In tal senso oserei dire che oggi il problema della ricostruzione storica di Gesù si presenta correttamente impostato e, in alcuni nodi essenziali, anche risolto in maniera tale che le ricerche successive non potranno rimettere seriamente in questione.
Fuori di questa via maestra si collocano invece, a mio avviso, i vari tentativi di ricostruire un Gesù non-escatologico, sia di quegli autori che vorrebbero ritrovare nel Gesù prepasquale una prospettiva escatologica identica a quella postpasquale.
Dall'una all'altra invece bisogna cogliere uno sviluppo, un autentico divenire storico. E' proprio questa impostazione che ha sbloccato il problema dalle sterili contrapposizioni dell'epoca modernistica fra fissismo e evoluzionismo, fra identità o estraneità fra il Gesù prepasquale e la Chiesa. I Vangeli, secondo l'intuizione di Maurice Blondel, si presentano come «tradizione anticipata», carichi di una «pienezza paradossale per lo storico»(19).
Di qui nasce anche la serenità e la fiducia dello studioso credente nell'affrontare questa problematica: quella serenità che ha animato i pionieri di questa ricerca come Padre Lagrange(20), come Padre Bea(21). Come scriveva in un suo articolo giovanile Oscar Cullmann, recentemente scomparso, nei vangeli più che distinguere tra ciò che è «autentico» e ciò che è «secondario», dobbiamo dire che tutto è «secondario» e tutto è «autentico»(22): tutto è «secondario» in quanto arriva a noi attraverso la comunità che applica il materiale alla propria vita; ma al tempo stesso tutto è «autentico» -- non solamente un «nucleo» più o meno ampio -- perché la comunità, anche quando ha modificato, lo ha fatto per trasmettere il messaggio di Gesù.
Critica storica e interpretazione teologica non si pongono dunque in alternativa. Una prospettiva di fede, decisamente cristologica, ha orientato la ricerca di tanti studiosi; ma ciò non significa che la fede si sia sostituita alla ricerca storica; la fede ha stimolato, ha alimentato la razionalità storica, senza minimamente svuotarla delle esigenze metodologiche che le sono proprie(23).
1. Altrove ho avuto occasione di tracciarne un bilancio: «La quête du Jésus historique. Bilan et perspectives», in D. Marguerat - E. Norelli - J.M. Poffet (edd.), Jésus de Nazareth. Nouvelles approches d'une énigme (Le Monde de la Bible, 38), Genève 1998, pp. 25-57; anche in italiano: «La ricerca del Gesù storico. Bilancio e prospettive»,in R. Fabris (ed.), La Parola di Dio cresceva. Studi in onore di C.M. Martini nel suo 7O° compleanno (Supplementi alla Rivista Biblica, 33), Bologna 1998, pp. 487-519. -- Cfr. anche G. Segalla, «La «terza» ricerca del Gesù storico; Il Rabbi ebreo di Nazaret e il Messia crocifisso», in Studia patavina 40 (1993) 463-515; Id., «La verità storica dei Vangeli e la «terza ricerca» su Gesù», in Lateranum N.S. 61 (1995) 195-234; Id., «Un Gesù storico incerto e frammentato: guadagno o perdita per la fede?», in Studia patavina 45 (1998) 4-19.
2. A. Schweitzer, Von Reimarus zu Wrede. Eine Geschichte der Leben-Jesu-Forschung, Gütersloh 19773 [Tübingen 19061], p. 46: «...die absolute Indifferenz des Urchristentums für das Leben des historischen Jesus...».
3. Rinvio a «Gesù storico e Gesù terreno»,in Rassegna di teologia 24 (1983) 205-218
4. Alcuni dei punti qui accennati sono toccati in «Introduzione generale ai Sinottici»,in M. Laconi e collaboratori, Vangeli sinottici e Atti degli Apostoli (Logos. Corso di studi biblici, 5), Torino-Leumann 1994, pp. 33-132, pp. 55-69 («La ricezione dei Vangeli nella Chiesa antica»).
5. Cf. H. Merkel, Die Widersprüche zwischen den Evangelien. Ihre polemische und apologetische Behandlung in der alten Kirche bis zu Augustin (Wiss. Untersuchungen zum NT, 13), Tübingen 1971; Id., La pluralité des Évangiles comme problème théologique et exégétique dans l'Église Ancienne (Traditio Christiana, 3), Berne 1978.
6. Cfr. W. Bauer, «Das Leben Jesu bei den jüdischen und heidnischen Gegnern des Christentums, in Id., Das Leben Jesu im Zeitalter der neutestamentlichen Apokryphen, Tübingen 1909, pp. 452-486; G. Rinaldi, Biblia gentium. Primo contributo per un indice delle citazioni, dei riferimenti e delle allusioni alla Bibbia negli autori pagani, greci e latini, di età imperiale, Roma 1989; P. Carrara (ed.), I pagani di fronte al cristianesimo. Testimonianze dei secoli I e II (Biblioteca patristica, 2), Firenze 1984; K.G. Kuhn, «Giljonim und sifre minim», in W. Eltester (ed.), Judentum, Urchristentum, Kirche. Festschrift J. Jeremias (Beihefte zur Zeitschr f.neut. Wissenschaft 26), Berlin 21964, pp. 24-61; E. Bammel, «Christian Origins in Jewish Tradition», in New Testament Studies 13 (1966-67) 317-335; ripubblicato in Id., Judaica. Kleine Schriften, I (Wiss. Untersuchungen zum NT, 37), Tübingen 1986, pp. 220-238; J. Maier, Jesus von Nazareth in der talmudischen Überlieferung (Erträge der Forschung, 82), Darmstadt 1978.
7. quomodo, inquit, inreperet in Judaeorum fidem, nisi per sollemne apud eos et familiare nomen?»:Tertulliano, Adv. Marc., III, 15: CSEL 47, 401, 27-29.
8. Decisamente storica è la prospettiva di Tommaso d'Aquino: «Currebant simul lex et evangelium, quia iam mysterium Christi erat inchoatum, sed nondum consummatum» (S.Th. Ia-IIae, q. 103, a. 3).
9. De consensu evangelistarum, II,21,51S: CSEL 43,152s.
10. Ivi,II, 12,29: CSEL 43,129s. -- Rinvio a «Introduzione generale ai sinottici», cit., 63s, con la bibliografia ivi citata.
11. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 2.
12. E. Troeltsch «Über historische und dogmatische Methode in der Theologie», in Studien der rheinischen Predigervereins, 1898, ripubblicato nelle Gesammelte Schriften, II. Zur religiösen Lage, Religionsphilosophie un Ethik, Tübingen 1913, 729-753 [trad. italiana: «Metodo storico e metodo dogmatico in teologia», in Filosofia e Teologia 5 (1991) 95-115]. Rinvio a «Un secolo di metodo storico nell'esegesi cattolica (1893-1993)», in G. Segalla (ed.), Cento anni di studi biblici (1893-1993). L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa. Convegno di studio: Padova 17-18 febbraio 1994, pp. 37-94 =Studia patavina 41 (1994) 341-398.
13. Troeltsch «Über historische und dogmatische Methode in der Theologie», 732.
14. Cfr. H. Schürmann, «Zur aktuellen Situation der Leben-Jesu-Forschung», in Geist und Leben 46 (1973) 300-310; J. Roloff, «Auf der Suche nach einem neuen Jesusbild. Tendenzen und Aspekten der gegenwärtigen Diskussion», in Theologische Literaturzeitung 98 (1973) 561-572.
15. Rinvio a «Tendances récentes dans l'interprétation des paraboles»,in J. Delorme (ed.), Les paraboles évangéliques. Perspectives nouvelles (Lectio divina, 135), Paris 1988, pp. 19-60; più ampiamente: Oltre la parabola. Introduzione alle parabole di Gesù, Roma 1983.
16. V. Fornari, Della vita di Gesù Cristo, Roma 19012 (18911), I, 12. -- Cfr. D. Amato, Cristo centro e respiro della storia. Il pensiero cristologico di Vito Fornari (Corona Lateranensis, 39), Roma 1995.
17. Cfr. G. Segalla, «Gesù, profeta escatologico della restaurazione di Israele?», in Studia patavina 40 (1993) 83-102.
18. Rinvio a «La quête du Jésus historique», cit., pp. 44-46; «La ricerca del Gesù storico», cit., 501-505.
19. M. Blondel, «Histoire et dogme. Les lacunes philosophiques de l'exégèse moderne» [1904], in Les premiers écrits de Maurice Blondel, Paris 1956, pp. 145-228; la citazione a p. 205 nota 1.
20. Cfr. soprattutto L'Évangile de Jésus-Christ (Études Bibliques), Paris 19282.
21. A. Bea, «La storicità dei Vangeli», in Civiltà Cattolica 115 (1964) II, 417-436; Id., «Il carattere storico dei Vangeli sinottici come opere ispirate», ivi, 526-543; entrambi riprodotti nel volume La storicità dei Vangeli, Brescia 1964; si tratta di interventi preparati originariamente per i Padri conciliari.
22. O. Cullmann, «Les récentes études sur la formation de la tradition évangelique», Revue d'Histoire et de Philosophie Religieuses 5 (1925), p. 459-477. 582-594; anche in tedesco, «Die neueren Arbeiten zur Geschichte der Evangelientradition», in Vorträge und Aufsätze 1925-1962, ed. K. Fröhlich, Tübingen/Zürich 1966, p. 41-89; ora anche in F. Hahn (ed.), Zur Formgeschichte des Evangeliums (Wege der Forschung, 81), Darmstadt 1985, p.312-363 (da cui citiamo), pp. 331-340. 23. Cfr. I. de la Potterie, «Come impostare oggi il problema del Gesù storico?», in La civiltà cattolica 120 (1969) II, 447-463; J. Dupont, «Storicità dei Vangeli e metodo storico dell'esegesi nella costituzione dogmatica Dei Verbum», in A venti anni dal Concilio. Prospettive teologiche e giuridiche. Atti del Convegno di studi «Il Concilio Vaticano II venti anni dopo», Catania 21-22 aprile, 5-6 maggio 1983, Facoltà Teologica di Sicilia, Palermo 1984, pp. 51-73.
http://www.biblico.it/doc-vari/conferenza_fusco.html


PASSATO E FUTURO NELLA «RICERCA DEL GESU' STORICO»
di Mons. Vittorio Fusco († 11/07/1999)
Conferenza letta in occasione del 90 anniversario dell'Istituto Biblico (8 maggio 1999)La «ricerca del Gesù storico» è in atto ormai da vari secoli(1). Guardando al fenomeno nella sua globalità, mi sembra utile porre alcuni interrogativi, che, partendo dal presente risalgono al passato, e si protendono al futuro.
1. Da dove viene la «ricerca del Gesù storico»?
Da dove nasce la «ricerca del Gesù storico», e in che rapporto sta con la fede cristiana? Essa si presenta come un fenomeno proveniente dall'esterno, da ambienti cioè estranei e ostili alla fede cristiana, ma impostosi, come sfida ineludibile, anche ai credenti. Ma potremmo ugualmente chiederci se c'era già in partenza nella tradizione cristiana qualcosa che la predisponeva ad accoglierlo; se oltre alla provocazione proveniente dall'esterno sia possibile individuare anche un impulso più positivo, più intrinseco alla fede cristiana stessa.
Secondo Albert Schweitzer la Chiesa antica rivela una «assoluta indifferenza [...] per la vita del Gesù storico»(2); la ricerca sul Gesù storico è un fenomeno tipicamente moderno, sorto nel clima dell'Illuminismo.
Indubbiamente, l'espressione stessa «il Gesù storico» porta ben visibili le tracce della sua origine polemica. Nella Chiesa antica sarebbe stata impensabile. L'aggettivo infatti sottintende volutamente la contrapposizione ad un Gesù da respingere come «non storico»: quello della fede, della tradizione cristiana.
Schweitzer tuttavia lascia sotto silenzio un aspetto importante del problema, quello che oggi viene espresso con la distinzione fra «Gesù storico» nel senso di Gesù storiografico, e Gesù «storico» nel senso di Gesù terreno(3).
«Storia» infatti può indicare la storia vissuta, gli eventi, e la storia narrata, la ricostruzione, la narrazione di quegli eventi; di conseguenza, il sintagma «Gesù storico» può assumere due significati diversi secondo che si voglia indicare «Gesù soggetto di storia», oppure «Gesù oggetto di storia»: terminologia non priva di un fondamento biblico: vedi per esempio negli Atti l'espressione «quel Gesù» (houtos ho Iêsous: At 1,11; 2,32. 36), o nella Lettera agli Ebrei l'espressione «nei giorni della sua vita mortale», letteralmente «nei giorni della sua carne» (Eb 5,7).
Schweitzer non usando tale distinzione, sembra dare per scontato che la fede cristiana non fosse interessata né al Gesù «storiografico», né al Gesù «terreno»; l'equivoco permane anche in Bultmann, quando dirà che la fede non è interessata al «Gesù storico» se non per il nudo fatto, il daß della sua esistenza.
Viceversa, uno dei punti più chiari messi in luce dalla discussione postbultmanniana è l'interesse vivissimo della fede cristiana al Gesù «terreno», alla identità fra il Kyrios glorioso e l'uomo Gesù, al suo coinvolgimento consapevole, libero, personale, nell' evento della croce.
Il problema allora andrebbe riformulato così: questo vivissimo interesse al Gesù «terreno» comporta anche un qualche interesse al Gesù «storiografico»?
Quello che emerge subito è un interesse di tipo apologetico nei confronti delle fonti, essenzialmente i Vangeli. Nella Chiesa antica i Vangeli hanno il loro posto non solo ad intra, nella liturgia, nella catechesi, nella contemplazione, ma anche nel confronto ad extra con i non cristiani.
Lo confermano diversi elementi: l'interesse assai vivo per gli autori dei Vangeli e la loro prerogativa di testimoni(4), interesse acuito anche dalla constatazione delle diversità fra i quattro racconti evangelici(5); la necessità di contrapporsi ad altre immagini di Gesù proposte dai non cristiani(6): Gesù mago (tradizioni rabbiniche), Gesù «uomo divino» (Celso e altri autori pagani), Gesù ostile all'ebraismo e alle sue Scritture (Marcione)(7): altrettante immagini del Gesù storico ante litteram, alternative a quella della Chiesa.
Si anticipa così, per certi versi, la problematica che verrà poi riproposta dalla «ricerca del Gesù storico» di matrice razionalistica.
Nell'uno come nell'altro caso, si tratta di una problematica imposta dall'esterno, e che dal punto di vista storiografico porta soltanto a rivendicare globalmente l'attendibilità dei testi evangelici. Problematica che la Chiesa antica, pur non ignorando i problemi posti dalle diverse redazioni, era portata a vedere in maniera piuttosto indifferenziata rispetto a come possiamo vederla noi oggi.
In tal senso potremmo dire che era interessata sia al Gesù «terreno» sia al Gesù «storiografico», i quali però si identificavano entrambi con la figura evangelica di Gesù, valida tanto per la fede quanto per la storia.
Al di là, tuttavia, di questo interesse storiografico prevalentemente apologetico, sembra emergere sin dall'inizio -- anche se in forma molto embrionale -- anche un più generale e positivo interesse all'aspetto «storiografico» della vita di Gesù.
Tra i fattori che lo stimolavano possiamo segnalarne in particolare due: da una parte l'esigenza di inquadrare la venuta di Gesù sullo sfondo della storia universale, religiosa e politica con l'idea della«pienezza dei tempi» (Gal 4,4: to plêrôma tou chronou), che la Chiesa antica non intende come semplice sinonimo della «fine del tempo» ma più positivamente come culmine di una praeparatio evangelica; dall'altra, lo sforzo di comprendere anche all'interno del ministero di Gesù lo sviluppo dell' «economia» storico-salvifica ; l'interesse per i mysteria vitae Christi, i singoli eventi della narrazione evangelica, il loro significato salvifico, la loro concatenazione reciproca; si pensi ad esempio alla questione della validità della Legge durante il ministero di Gesù e nei primi tempi della Chiesa(8).
Di qui lo sforzo di ricostruire, mettendo insieme non solo tutti i dati evangelici ma tutte le fonti bibliche e profane disponibili (per esempio Giuseppe Flavio), una narrazione in qualche modo più precisa e completa delle narrazioni canoniche stesse.
Non era completamente assente -- sempre in forme molto embrionali -- neppure l'aspetto «critico». La ricostruzione infatti sebbene abitualmente proceda per via concordistica, semplicemente mescolando e addizionando i quattro racconti, a volte impone anche di scegliere tra l'una e l'altra versione; si comincia ad intuire, come in Agostino, la distinzione tra la sequenza narrativa evangelica (ordo recordationis) e la sequenza storica dei fatti (ordo rerum gestarum)(9), tra l'intenzione di Gesù (voluntas, sententia) ela formulazione scelta dagli evangelisti (verba)(10).
Nell'elencare questi elementi embrionali e frammentari non intendiamo affatto anticipare alla Chiesa antica la moderna ricerca del Gesù storico, ma solo indicare alcuni elementi di continuità, per sottolineare come l'inserimento dei credenti in questa ricerca non è stato soltanto la risposta apologetica ad una provocazione proveniente dall'esterno, ma anche un impulso connaturale alla fede stessa, protesa a comprendere nella storia e attraverso la storia l'azione salvifica di Dio(11).
Per E. Troeltsch(12) l'essenza del metodo storico, contrapposto a quello dogmatico, si riassumeva nei tre principi: criticità (dubbio metodico su quanto tramandato dalla tradizione), analogia («prinzipielle Gleichartigkeit alles historischen Geschehens»(13)), causalità (necessità di ricondurre ogni fenomeno storico ad altri fenomeni storici). Indubbiamente, così formulato, se si parte dalla pretesa che ogni fenomeno della storia trovi la sua spiegazione esclusivamente a partire dalla storia stessa, una storia chiusa in se stessa, non aperta all'azione rivelatrice e salvifica di Dio, allora siamo di fronte a un apriori razionalistico, che la fede cristiana non può condividere.
L'alternativa però, per il credente, non è quella di non comprendere, o di comprendere senza la storia e fuori della storia. Anche il credente non può sottrarsi all'esigenza di comprendere nella storia l'azione di Dio: essa pure infatti si inserisce nelle vicende umane, a volte con salti e rotture più o meno accentuate, ma senza comunque privarle mai del loro aspetto di graduale svolgimento, di cammino.
2. Dove va la «ricerca del Gesù storico»?
La domanda sul futuro ne presuppone necessariamente un'altra sulla valutazione dei risultati finora raggiunti.
Per cogliere meglio il problema potrà essere utile accennare -- con intenzionale ingenuità -- un confronto con altri campi della ricerca storica, nei quali normalmente (salvo casi di particolare difficoltà legate a carenza di fonti, che possono costringere ad accantonare il problema), prima o poi si arriva almeno ad alcuni risultati essenziali che vengono recepiti, si impongono. A volte certo possono sopravvivere, in posizione minoritaria, interpretazioni alternative; e in ogni caso rimane sempre spazio per un raffinamento ulteriore; tuttavia per ogni tema, evento, personaggio, si è in grado di indicare, nell'ambito della storiografia, gli autori, le scuole, le fasi di studio, che hanno maggiormente contribuito al raggiungimento di questi risultati più condivisi.
Diverso è il clima che si respira nella ricerca storica su Gesù (non mi riferisco semplicemente alla divulgazione giornalistica, che certo contribuisce ad accentuare ulteriormente il fenomeno, ma alla ricerca storica stessa). Si avverte una carica di passionalità, tanto fra gli avversari quanto fra i difensori della fede cristiana, che non è dato riscontrare altrove. A volte si dà l'impressione di vivere nell'ansiosa attesa di sviluppi ancora inediti, di scoop sensazionali.
Altre volte, all'opposto, si respira un clima di pessimismo, anch'esso senza riscontro in altri campi della ricerca storiografica. La ricerca dunque si sarebbe rivelata sterile? O forse, più in radice, lo strumento -- la critica storica -- si sarebbe rivelato inapplicabile ad un tale oggetto? L'unico approccio possibile a Gesù resterebbe allora solo quello della fede? Una fede, in tal caso, concepita come radicalmente estranea ed opposta all'approccio razionale dell'indagine storiografica?
Sarebbe forse la particolare natura delle fonti a rendere insolubile il problema; o, ancor più a monte, la grandezza incommensurabile del suo oggetto, Gesù, a determinare una inafferrabile enigmaticità ?
Andrebbe considerata forse come una «fatica di Sisifo» che pur non arrivando mai a dei risultati non può essere accantonata e dev'essere ricominciata da capo da ogni generazione? Vediamo continuamente ripresentarsi le stesse posizioni, a volte spacciate come nuove, come quelle del Gesù «esseno» o «buddista», che già riempivano interi capitoli di Albert Schweitzer.
Da una parte, la figura di Gesù non lascia indifferenti, continua ad affascinare e rendere inquieti anche i non credenti; dall'altra però rimane sempre forte nella coscienza moderna la pretesa di ricondurlo entro i limiti dell'umano.
All'ondata secolaristica degli anni sessanta e settanta, che faceva di Gesù il simbolo di certi valori umani e sociali(14), è subentrata da tempo una nuova ondata di vaga religiosità, che in Gesù cerca lo stimolo per una trascendenza (o forse, meglio, un'auto-trascendenza); privilegia in lui la dimensione sapienziale, il frammentario, l'allusivo, il non-detto(15). L'uomo del nostro tempo sembra in ascolto, in attesa di una voce, ma al tempo stesso paralizzato dal timore che questa voce risuoni troppo forte e chiara: la vorrebbe così esile, così silenziosa da non poter discernere se sia la voce di Dio, o per lo meno la voce dell'Essere, o non piuttosto la voce del Nulla.
A ben vedere, sia l'orizzontalismo secolaristico sia questa ondata di ambigua religiosità sono semplicemente delle varianti all'interno di una prospettiva riduttiva, disponibile ad accogliere la figura di Gesù solo nella misura in cui può renderla funzionale ai propri bisogni umani, o altrimenti a respingerla come minaccia alla propria soggettività. Risuona sempre attuale la parola di Gesù: «Beato colui che non si scandalizza di me» (Mt 11,6 par.).
Se questa dialettica spirituale, come tutto fa supporre, non verrà meno neanche in futuro, avremo ancora questo ininterrotto pullulare di immagini e ipotesi su Gesù. Su questo fronte è difficile, a nostro avviso, che possa registrarsi qualcosa di autenticamente nuovo: è da prevedere piuttosto, un'incessante oscillazione tra alcuni paradigmi fondamentali sempre ricorrenti.
In effetti, mentre la tradizione cristiana, attraverso l'orizzonte storico-salvifico dell' «adempimento», riesce a tenere insieme la storia e l'eterno, l'ebraicità di Gesù e la sua radicale novità salvifica, al di fuori di questa prospettiva cristologica sembra inevitabile quella scissione che Vito Fornari denunziava nella ricerca ottocentesca su Gesù; la scissione fra la «verità» di Gesù e la «persona» di Gesù(16): da una parte, la pretesa di ricostruirlo come personaggio storico interamente racchiuso nei limiti del suo tempo e della sua cultura, e privo di significato per la nostra; dall'altra, il tentativo di assicurargli valore universale e perenne staccandolo dalla concretezza della storia, de-ebraicizzandolo, riducendolo a portatore di valori universali.
Il primo paradigma emerge brutalmente in Reimarus, ritorna con Ernest Renan e con Albert Schweitzer: Gesù, una volte ricostruito storicamente come predicatore escatologico ebraico, si sottrae ai vani tentativi di modernizzazione della teologia liberale, abbandona definitivamente il nostro mondo per ritornare nel suo. A questo paradigma anche oggi fanno capo ricostruzioni come quelle di E.P. Sanders(17) e altri che enfatizzano la «ebraicità» di Gesù ma per racchiuderlo nel suo tempo e spogliarlo di quella rilevanza assoluta e universale che gli riconosce la fede cristiana.
L'altro paradigma è quello che dominò la Scuola di Tubinga e poi la teologia liberale; ritorna oggi nei vari tentativi di riproporre un Gesù non-escatologico, puramente etico-sapienziale(18).
La ricerca del Gesù storico tuttavia non è solo un campo ingombro di detriti, in cui tornano continuamente a riproporsi gli stessi paradigmi; in essa si registra anche un graduale e sicuro cammino che ha portato alla individuazione dei problemi, all'affinamento dei criteri, al chiarimento di alcuni nodi fondamentali.
Personalmente ritengo decisivi i risultati conseguiti dai numerosi autori, prima protestanti e poi anche cattolici, che hanno assunto come decisivo per l'interpretazione del ministero di Gesù l'orizzonte escatologico, ma inteso nel senso di un Eschaton «realizzantesi», che sfocia nel mistero della persona stessa di Gesù, un'escatologia pertanto che racchiude una cristologia ed anche un'ecclesiologia. In tal senso oserei dire che oggi il problema della ricostruzione storica di Gesù si presenta correttamente impostato e, in alcuni nodi essenziali, anche risolto in maniera tale che le ricerche successive non potranno rimettere seriamente in questione.
Fuori di questa via maestra si collocano invece, a mio avviso, i vari tentativi di ricostruire un Gesù non-escatologico, sia di quegli autori che vorrebbero ritrovare nel Gesù prepasquale una prospettiva escatologica identica a quella postpasquale.
Dall'una all'altra invece bisogna cogliere uno sviluppo, un autentico divenire storico. E' proprio questa impostazione che ha sbloccato il problema dalle sterili contrapposizioni dell'epoca modernistica fra fissismo e evoluzionismo, fra identità o estraneità fra il Gesù prepasquale e la Chiesa. I Vangeli, secondo l'intuizione di Maurice Blondel, si presentano come «tradizione anticipata», carichi di una «pienezza paradossale per lo storico»(19).
Di qui nasce anche la serenità e la fiducia dello studioso credente nell'affrontare questa problematica: quella serenità che ha animato i pionieri di questa ricerca come Padre Lagrange(20), come Padre Bea(21). Come scriveva in un suo articolo giovanile Oscar Cullmann, recentemente scomparso, nei vangeli più che distinguere tra ciò che è «autentico» e ciò che è «secondario», dobbiamo dire che tutto è «secondario» e tutto è «autentico»(22): tutto è «secondario» in quanto arriva a noi attraverso la comunità che applica il materiale alla propria vita; ma al tempo stesso tutto è «autentico» -- non solamente un «nucleo» più o meno ampio -- perché la comunità, anche quando ha modificato, lo ha fatto per trasmettere il messaggio di Gesù.
Critica storica e interpretazione teologica non si pongono dunque in alternativa. Una prospettiva di fede, decisamente cristologica, ha orientato la ricerca di tanti studiosi; ma ciò non significa che la fede si sia sostituita alla ricerca storica; la fede ha stimolato, ha alimentato la razionalità storica, senza minimamente svuotarla delle esigenze metodologiche che le sono proprie(23).
1. Altrove ho avuto occasione di tracciarne un bilancio: «La quête du Jésus historique. Bilan et perspectives», in D. Marguerat - E. Norelli - J.M. Poffet (edd.), Jésus de Nazareth. Nouvelles approches d'une énigme (Le Monde de la Bible, 38), Genève 1998, pp. 25-57; anche in italiano: «La ricerca del Gesù storico. Bilancio e prospettive»,in R. Fabris (ed.), La Parola di Dio cresceva. Studi in onore di C.M. Martini nel suo 7O° compleanno (Supplementi alla Rivista Biblica, 33), Bologna 1998, pp. 487-519. -- Cfr. anche G. Segalla, «La «terza» ricerca del Gesù storico; Il Rabbi ebreo di Nazaret e il Messia crocifisso», in Studia patavina 40 (1993) 463-515; Id., «La verità storica dei Vangeli e la «terza ricerca» su Gesù», in Lateranum N.S. 61 (1995) 195-234; Id., «Un Gesù storico incerto e frammentato: guadagno o perdita per la fede?», in Studia patavina 45 (1998) 4-19.
2. A. Schweitzer, Von Reimarus zu Wrede. Eine Geschichte der Leben-Jesu-Forschung, Gütersloh 19773 [Tübingen 19061], p. 46: «...die absolute Indifferenz des Urchristentums für das Leben des historischen Jesus...».
3. Rinvio a «Gesù storico e Gesù terreno»,in Rassegna di teologia 24 (1983) 205-218
4. Alcuni dei punti qui accennati sono toccati in «Introduzione generale ai Sinottici»,in M. Laconi e collaboratori, Vangeli sinottici e Atti degli Apostoli (Logos. Corso di studi biblici, 5), Torino-Leumann 1994, pp. 33-132, pp. 55-69 («La ricezione dei Vangeli nella Chiesa antica»).
5. Cf. H. Merkel, Die Widersprüche zwischen den Evangelien. Ihre polemische und apologetische Behandlung in der alten Kirche bis zu Augustin (Wiss. Untersuchungen zum NT, 13), Tübingen 1971; Id., La pluralité des Évangiles comme problème théologique et exégétique dans l'Église Ancienne (Traditio Christiana, 3), Berne 1978.
6. Cfr. W. Bauer, «Das Leben Jesu bei den jüdischen und heidnischen Gegnern des Christentums, in Id., Das Leben Jesu im Zeitalter der neutestamentlichen Apokryphen, Tübingen 1909, pp. 452-486; G. Rinaldi, Biblia gentium. Primo contributo per un indice delle citazioni, dei riferimenti e delle allusioni alla Bibbia negli autori pagani, greci e latini, di età imperiale, Roma 1989; P. Carrara (ed.), I pagani di fronte al cristianesimo. Testimonianze dei secoli I e II (Biblioteca patristica, 2), Firenze 1984; K.G. Kuhn, «Giljonim und sifre minim», in W. Eltester (ed.), Judentum, Urchristentum, Kirche. Festschrift J. Jeremias (Beihefte zur Zeitschr f.neut. Wissenschaft 26), Berlin 21964, pp. 24-61; E. Bammel, «Christian Origins in Jewish Tradition», in New Testament Studies 13 (1966-67) 317-335; ripubblicato in Id., Judaica. Kleine Schriften, I (Wiss. Untersuchungen zum NT, 37), Tübingen 1986, pp. 220-238; J. Maier, Jesus von Nazareth in der talmudischen Überlieferung (Erträge der Forschung, 82), Darmstadt 1978.
7. quomodo, inquit, inreperet in Judaeorum fidem, nisi per sollemne apud eos et familiare nomen?»:Tertulliano, Adv. Marc., III, 15: CSEL 47, 401, 27-29.
8. Decisamente storica è la prospettiva di Tommaso d'Aquino: «Currebant simul lex et evangelium, quia iam mysterium Christi erat inchoatum, sed nondum consummatum» (S.Th. Ia-IIae, q. 103, a. 3).
9. De consensu evangelistarum, II,21,51S: CSEL 43,152s.
10. Ivi,II, 12,29: CSEL 43,129s. -- Rinvio a «Introduzione generale ai sinottici», cit., 63s, con la bibliografia ivi citata.
11. Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Dei Verbum, 2.
12. E. Troeltsch «Über historische und dogmatische Methode in der Theologie», in Studien der rheinischen Predigervereins, 1898, ripubblicato nelle Gesammelte Schriften, II. Zur religiösen Lage, Religionsphilosophie un Ethik, Tübingen 1913, 729-753 [trad. italiana: «Metodo storico e metodo dogmatico in teologia», in Filosofia e Teologia 5 (1991) 95-115]. Rinvio a «Un secolo di metodo storico nell'esegesi cattolica (1893-1993)», in G. Segalla (ed.), Cento anni di studi biblici (1893-1993). L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa. Convegno di studio: Padova 17-18 febbraio 1994, pp. 37-94 =Studia patavina 41 (1994) 341-398.
13. Troeltsch «Über historische und dogmatische Methode in der Theologie», 732.
14. Cfr. H. Schürmann, «Zur aktuellen Situation der Leben-Jesu-Forschung», in Geist und Leben 46 (1973) 300-310; J. Roloff, «Auf der Suche nach einem neuen Jesusbild. Tendenzen und Aspekten der gegenwärtigen Diskussion», in Theologische Literaturzeitung 98 (1973) 561-572.
15. Rinvio a «Tendances récentes dans l'interprétation des paraboles»,in J. Delorme (ed.), Les paraboles évangéliques. Perspectives nouvelles (Lectio divina, 135), Paris 1988, pp. 19-60; più ampiamente: Oltre la parabola. Introduzione alle parabole di Gesù, Roma 1983.
16. V. Fornari, Della vita di Gesù Cristo, Roma 19012 (18911), I, 12. -- Cfr. D. Amato, Cristo centro e respiro della storia. Il pensiero cristologico di Vito Fornari (Corona Lateranensis, 39), Roma 1995.
17. Cfr. G. Segalla, «Gesù, profeta escatologico della restaurazione di Israele?», in Studia patavina 40 (1993) 83-102.
18. Rinvio a «La quête du Jésus historique», cit., pp. 44-46; «La ricerca del Gesù storico», cit., 501-505.
19. M. Blondel, «Histoire et dogme. Les lacunes philosophiques de l'exégèse moderne» [1904], in Les premiers écrits de Maurice Blondel, Paris 1956, pp. 145-228; la citazione a p. 205 nota 1.
20. Cfr. soprattutto L'Évangile de Jésus-Christ (Études Bibliques), Paris 19282.
21. A. Bea, «La storicità dei Vangeli», in Civiltà Cattolica 115 (1964) II, 417-436; Id., «Il carattere storico dei Vangeli sinottici come opere ispirate», ivi, 526-543; entrambi riprodotti nel volume La storicità dei Vangeli, Brescia 1964; si tratta di interventi preparati originariamente per i Padri conciliari.
22. O. Cullmann, «Les récentes études sur la formation de la tradition évangelique», Revue d'Histoire et de Philosophie Religieuses 5 (1925), p. 459-477. 582-594; anche in tedesco, «Die neueren Arbeiten zur Geschichte der Evangelientradition», in Vorträge und Aufsätze 1925-1962, ed. K. Fröhlich, Tübingen/Zürich 1966, p. 41-89; ora anche in F. Hahn (ed.), Zur Formgeschichte des Evangeliums (Wege der Forschung, 81), Darmstadt 1985, p.312-363 (da cui citiamo), pp. 331-340. 23. Cfr. I. de la Potterie, «Come impostare oggi il problema del Gesù storico?», in La civiltà cattolica 120 (1969) II, 447-463; J. Dupont, «Storicità dei Vangeli e metodo storico dell'esegesi nella costituzione dogmatica Dei Verbum», in A venti anni dal Concilio. Prospettive teologiche e giuridiche. Atti del Convegno di studi «Il Concilio Vaticano II venti anni dopo», Catania 21-22 aprile, 5-6 maggio 1983, Facoltà Teologica di Sicilia, Palermo 1984, pp. 51-73.
http://www.biblico.it/doc-vari/conferenza_fusco.html


Per gli atei che passano di qua...SECONDA QUERELA CONTRO LA CHIESA CATTOLICA PER ABUSO DELLA CREDULITÀ POPOLARE
Gesù Cristo non è un personaggio esistito.
La solita vagonata di scemenze. La solita tesi a cui manca semplicemente la motivazione. il perchè di inventare una storia assurda che si è imposta in tanti secoli... non in poche giorni o pochi mesi quanto tempo ha richiesto scrivere questa roba... La Chiesa non è nata dai marziani che l'hanno imposta con le armi laser... tutti i problemi che vi ponete oggi se li sono posti a maggior ragione e con grandissima libertà e con molti interessi a farlo una quantità sterminata di gente, di cervelloni di tutte le razze e culture. E' già stato tutto vagliato.
Trovate le rami laser o il disco volante e se ne riparla.
Non basterebbe essere più onesti?
Secondo i metodi che voi ritenete scientifici ma che non lo sono per mille motivi (studiatevi Popper, un agnostico) la questione Gesù non dovreste nemmeno considerarla. Diciamolo chiaramente, se andate a Betlemme non vi daranno mai il certificato di nascita di Gesù. Quindi a che serve questionare?
La vostra "scienza" necessità del certificato.
Meglio fareste a vivere da atei, pagani, protestanti, buddisti senza arrovellarvi su Gesù. Il cristiano non si preoccupa di Giove o di Buddha, di Brahma o di Sai Baba. Si preoccupa solo di Cristo.
Fate così anche voi.
Se invece la figura di Cristo non vi lascia in pace ponetevi in altro modo e avrete le risposte.
Bell'intervento Emanuele,
ottima riflessione.
Roberto