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Congresso Alessandro Genovesi:
Maggioranza Ds, un progetto da contrastare
Il prossimo congresso dei Ds sarebbe potuto essere un grande appuntamento per raccogliere fino in fondo la sfida lanciata da tre anni di mobilitazioni, passione civile, partecipazione. Nuove energie si sono infatti mosse, in questi anni che ci separano da Pesaro, per ridefinire con successo l'agenda politica dell'opposizione e dei Ds (anche grazie al ruolo del correntone), per rivitalizzare una capacità di critica al neo liberismo come non capitava da decenni. Sono stati tre anni in cui pace, lavoro, giustizia sociale, democrazia hanno scandito l'azione di erosione e di messa in crisi del berlusconismo: gli stessi successi elettorali dei Ds, l'evoluzione di Bertinotti (dalla desistenza al Governo), la Grande Alleanza Democratica ne sono il portato più evidente.
Ci si sarebbe allora aspettati un congresso e una mozione di maggioranza che assumessero tutto questo in una chiara prospettiva di rinnovamento del socialismo, facendo della democrazia e del pluralismo le coordinate entro cui far vivere un programma all'altezza delle sfide complesse che ci pone il XXI secolo. Un nuovo socialismo che, come richiesto da tantissimi giovani, sia in grado di alimentare quotidianamente una grande e più avanzata alleanza di popolo (partiti, movimenti, soggetti sociali) per costruire un più avanzato modello di rappresentanza (e rinnovamento) della politica prima di tutto nei valori.
2. Così non è stato ed il motivo non è casuale. Non è casuale il rifiuto da parte della maggioranza dei Ds di un congresso aperto e a tesi, come richiesto dalle minoranze (Mussi nella direzione di luglio, poi i “cosiddetti 22” e Sergio Cofferati) e non è casuale quanto scritto nel documento congressuale firmato Fassino.
Siamo infatti alle prese con una nuova fase politica dei Ds in cui la maggioranza del partito ricerca una doppia svolta moderata e conservatrice (nel senso letterario del termine e con la massima legittimità, si intende). Moderata e conservatrice prima di tutto nell'analisi politica e nel rapporto con la società, quindi nelle proposte programmatiche e, conseguentemente, nelle prospettive organizzative.
Moderata e conservatrice nel concepire un ritorno dei partiti ad unici depositari della politica; canali privilegiati entro cui esprimere l'impegno e la voglia di partecipazione. Moderata e conservatrice (altro che ambiguità) nel delineare sui temi della pace, del lavoro e del welfare una risposta complessiva.
In particolare, per quanto riguarda il lavoro, non facendo i conti con la legge 30 (e una destrutturazione delle tutele) che non necessita di qualche diritto di informazione in più per “essere corretta”, ma di essere abrogata; riproponendo, per quanto riguarda il welfare, un'idea di protezione sociale a partire dalla concezione del “diritto ad avere un'opportunità”, con buona pace del superamento dei fattori strutturali di esclusione che proprio il mercato genera; non cogliendo, in politica internazionale, come la pace subito, senza se e senza ma, sia l'unica e duratura scelta politica sensata, in un sistema globale di relazioni, economia, forze militari e criminali, dove l'Occidente è solo una parte.
Non sarà un caso che, a differenza di Pesaro, gli esponenti di un certo pensiero “hard”, come De Benedetti e Morando, si ritrovino oggi in queste tesi.




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