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    Predefinito "i Nietzscheani Di Sinistra"

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Presentazione del libro:"I NIETZSCHEANI DI SINISTRA"
    Roma, lunedì 19 presentazione de

    I NIETZSCHEANI DI SINISTRA



    Roma, Lunedì 19 gennaio, ore 18.30 ODRADEK, la libreria
    via dei banchi vecchi 57, tel. 06 6833451
    in occasione dell'uscita di


    I NIETZSCHEANI DI SINISTRA

    Deleuze, Foucault e il postmodernismo:
    una decostruzione


    Odradek, Roma 2009, pp. 245 20,00

    discuteranno con l'autore JAN REHMANN

    DOMENICO LOSURDO
    STEFANO G. AZZARA'
    AUGUSTO ILLUMINATI
    ELIO MATASSI
    VLADIMIRO GIACCHE'
    www.odradek.it




    «È POSSIBILE RICOSTRUIRE UNA TEORIA FILOSOFICA E POLITICA DI SINISTRA PARTENDO DA NIETZSCHE? Da più di trent’anni, la parte che si vuole più “raffinata” della sinistra annuncia il superamento della metafisica, la fine delle grandi narrazioni, la morte della filosofia della storia. Un lungo viaggio iniziato tentando di fondare una critica del “socialismo reale” e delle sue meste proiezioni politiche in occidente. Proseguito nel tentativo di coniugare la lettura “postmoderna” con l’esigenza di affermazione di nuove figure sociali. Per ritrovarsi infine impegnata a celebrare le “magnifiche sorti e progressive” dell’Individuo proprio quando questo viene schiacciato ovunque sotto il peso di una precarietà (lavorativa, contrattuale, esistenziale, culturale) che ne distrugge il futuro già nel presente.
    Una occasionale rilettura di alcune opere di Friedrich Nietzsche ha propiziato tale operazione culturale: un rovesciamento quasi perfetto. Al filosofo tedesco e alla sua lettura della crisi della modernità si richiamano Gilles Deleuze, Michel Foucault e molti altri autori, grazie alla scoperta del concetto di “differenza” e dell’intrinseco pluralismo che esso implicherebbe.
    In questo libro, muovendo dalla lezione dei francofortesi (non risparmiando critiche neppure a loro), di Gramsci e Bloch, Jan Rehmann discute l’ambiguità di queste nozioni e mostra tutta l’arbitrarietà della lettura postmodernista di Nietzsche. Ed ecco che nelle mani dei “nietzscheani di sinistra” il pathos della distanza che separa gli aristocratici fuorusciti dal gregge degli schiavi si tramuta nel concetto di differenza in quanto tale; e la volontà di potenza viene ingentilita fino a sembrare metafora di una concezione cooperativa del potere. La religione di Zarathustra viene così riproposta come retroterra di “nuovi possibili percorsi individuali” di liberazione per i “nomadi” dei nostri giorni.
    Rehmann mostra come questi discorsi siano ben poco fondati in una lettura rigorosa dei testi nietzscheani e soprattutto, lungi dal costituire il presupposto per un rinnovamento della critica del dominio e della società capitalistica, siano del tutto solidali con l’offensiva ideologica neoliberale e le sue concrete pratiche di sottomissione politica e sociale».
    ______________________
    Sommario
    Prefazione
    L’immagine di Nietzsche in Italia: dopo il Sessantotto
    di Stefano G. Azzarà
    Introduzione
    di Jan Rehmann
    Parte prima
    Deleuze e la costruzione di un’immagine di Nietzsche pluralista
    e differenzialista
    1. Differenze plurali al posto delle opposizioni dialettiche
    2. Nietzsche antidialettico?
    3. La nascita della «differenza» postmodernista dal «pathos della distanza»
    4. Il dibattito sulla «volontà di potenza»: pluralismo o metafisica?
    5. La combinazione nietzscheana di decentramento e gerarchizzazione
    6. Spinoza e Nietzsche: lo scambio tra capacità di agire (Handlungsmacht)
    e potere/dominio (Herrschaftsmacht)
    7. «Fare del pensiero una macchina da guerra»
    Parte seconda
    La morte dell’uomo e l’eterno ritorno
    1. Ricognizione: ripetizione postmodernista, critica normativa,
    impotenza della sinistra
    2. L’«epoca della storia» e il «sonno antropologico»
    3. Il debito con la critica heideggeriana dell’umanismo
    4. La costruzione riduzionistica di un’epoca «antropologica»
    5. Il superamento dell’utopia marxiana mediante il superuomo
    6. L’eterno ritorno come religione
    7. La lettura postmodernista di Nietzsche come ripetizione devota
    Parte terza
    L’introduzione di un concetto di potere neonietzscheano
    e le sue conseguenze
    1. Nuove coordinate
    2. Ricognizione: il superamento della critica dell’ideologia mediante
    la «molteplicità» e la «produttività» del potere
    3. Il dissolvimento dell’ideologia nel «sapere»
    4. L’alternativa neonietzscheana: «tutto è messa in scena»
    5. Il potere come macchina di rimozione
    6. La «genealogia» di Nietzsche, ovvero: la costruzione forzata
    di un Nietzsche alternativo
    6.1. “Origine” versus “provenienza” in Nietzsche?
    6.2. Punti di appoggio dell’interpretazione di Foucault nel Nietzsche
    della fase “mediana”
    6.3. La spinta di verticalizzazione di Nietzsche e la sua rimozione in Foucault
    7. I legami con il radicalismo di sinistra parigino
    8. La misteriosa questione del potere e il suo radicamento nella guerra
    9. Il dissolvimento delle relazioni strutturali di potere
    Parte quarta
    Dalla prigione all’anima moderna. Sorvegliare e punire rivisitato
    1. Un (troppo) fugace incontro con la «teoria critica»
    2. L’approccio storico-sociale di Georg Rusche e Otto Kirchheimer
    3. Sviluppo di una storia sociale del sistema penale o rinuncia?
    3.1. Dalla funzione agli aspetti del funzionamento
    3.2. Un ordinamento teorico neonietzscheano
    3.3. L’astrazione dal lavoro forzato
    3.4. Una genealogia della prigione riduttiva
    3.5. Un procedimento che elimina le contraddizioni
    3.6. Una critica rivolta alla riforma pedagogica e sociale del sistema penale
    3.7. Una nuova «economia politica del corpo»?
    4. L’embrione panoptico della società disciplinare
    4.1. Il Panopticon come diagramma dell’egemonia moderna
    4.2. L’appianamento della differenza tra socializzazione forzata
    e socializzazione consensuale
    4.3. L’immaginario reale del panopticon
    4.4. «L’economia deve essere la considerazione prevalente» (Bentham)
    4.5. Bentham come precursore del «complesso carcerario industriale»
    5. Il potere disciplinare nel doppio legame tra «microfisica» molteplice
    e onnipresente «essenza fagocitante» (Poulantzas)
    5.1. La contraddizione nascosta
    5.2. La molteplicità del potere e la sua accumulazione
    5.3. «I limiti del disciplinamento sociale» (Peukert)
    5.4. L’allontanamento della «topica» dalla teoria della società (Althusser)
    6. La metaforizzazione della prigione e il «complesso carcerario industriale»
    Sigle delle opere citate più frequentemente
    Bibliografia
    Appendice
    Al posto della critica dell’ideologia
    Le lezioni di Michel Foucault sulla «Storia della governamentalità», di Jan Rehmann
    Indice dei nomi
    Indice degli argomenti
    __________________________________________________ _________________________________
    Jan Rehmann (Altenmarkt, 1953) insegna Teoria sociale all'Union Theological Seminary di New York e Filosofia alla Freie Universitaet di Berlino. È redattore dello "Historisch-Kritisches Wörterbuch des Marxismus" (HKWM) e della rivista Das Argument. Ha appena pubblicato Einführung in die Ideologietheorie. Tra le sue precedenti opere ricordiamo Max Weber: Modernisierung als passive Revolution, 1998; Die Kirchen im NS-Staat, 1986 e, insieme ad altri, Faschismus und Ideologie,1980, e Theorien über Ideologie, 1979.
    Stefano G. Azzarà (Messina, 1970) è ricercatore di Storia della filosofia all'Università di Urbino. Il suo lavoro si concentra sul confronto tra le grandi tradizioni filosofico-politiche dell'età contemporanea: conservatorismo, liberalismo, materialismo storico.Tra le altre cose ha scritto Pensare la rivoluzione conservatrice. Critica della democrazia e grande politica nella repubblica di Weimar (2a ed. 2004). Sta per pubblicare un libro sulla ricezione italiana di Friedrich Nietzsche.


    PER LA COMUNITA' UMANA

  2. #2
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    Il concetto di differenza (ma nn lo usava Derrida forse?) nn è frutto dell'arbitrarietà della lettura di sinistra del filosofo tedesco: Nietzsche dice che nn esiston fatti ma interpretazioni, ha il merito di aprire ad una nuova dimensione del filosofare, cioè quella del prospettivismo (che poi sfocia nell'ermeneutica contemporanea, cioè in larghissima parte del pensiero continentale).
    Certo, la lettura di sinistra tende ad oscurare il carattere "aristocratico" e gerarchico (badando bene ke qsti termini nn vanno usati in kiave politica in Nietzsche) e a privilegiare l'ontologia "debole".
    Sono abbastanza daccordo cn l'autore sulla sostanziale armonia e solidarietà cn il capitalismo.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Certo, la lettura di sinistra tende ad oscurare il carattere "aristocratico" e gerarchico (badando bene ke qsti termini nn vanno usati in kiave politica in Nietzsche)


    Alla fatica colossale e documentata di Losurdo si può aggiungere davvero poco.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Il concetto di differenza (ma nn lo usava Derrida forse?) nn è frutto dell'arbitrarietà della lettura di sinistra del filosofo tedesco: Nietzsche dice che nn esiston fatti ma interpretazioni, ha il merito di aprire ad una nuova dimensione del filosofare, cioè quella del prospettivismo (che poi sfocia nell'ermeneutica contemporanea, cioè in larghissima parte del pensiero continentale).
    Certo, la lettura di sinistra tende ad oscurare il carattere "aristocratico" e gerarchico (badando bene ke qsti termini nn vanno usati in kiave politica in Nietzsche) e a privilegiare l'ontologia "debole".
    Sono abbastanza daccordo cn l'autore sulla sostanziale armonia e solidarietà cn il capitalismo.
    Certo, e con lui e prima di lui Claude Levi-Strauss. Il decostruzionismo è, per quanto mi concerne, il pensiero filosofico più arduo non tanto da comprendere, quanto da applicare.
    Premesso ciò, non capisco dove voglia andare a parare il libro (certo che sarebbe più facile capirlo se lo leggessi). Non essendo io un filosofo di professione ma solo un semplice appassionato casuale, osservo in Nietzsche quella propensione tipicamente dualista del periodo persiano non conformantesi a nulla di gerarchico, animo libero per raccogliere altri spiriti liberi. Difficile non sentirsi come un rapace che possa volare senza barriere ed ostacoli se si pensa alla conformazione geografica dell'area zoroastriana: lande brulle, colline aspre che si inerpicano su catene montuose possenti. Chiazze di vegetazione poco florida e battuta da venti che corroderebbero anche il diamante. Popolazioni fiere erano quelle. Non a caso hanno mantenuto una forte indipendenza dalle popolazioni semitiche arabe della Giudea e Mesopotamia. La lingua, il farsi, si è mantenuta ben resistente ai suoni gutturali semitici d'occidente.
    La sua [Nietzsche] disgrazia fu di accennare, con troppa enfasi in un'Europa poco avvezza alle pratiche mediorientali, la figura dell'uomo che trasale, guidato da nessun spirito pietista che tanto condannava nel cattolicesimo paulino.
    Leggerci in questo una linea di condotta propria della sinistra attuale va al di là delle mie capacità di comprensione.
    Potrei tuttavia vederci qualche nesso se si andasse ad analizzare il subconscio Nietzscheano, ma dall'elenco dei capitoli e paragrafi non scorgo nulla che possa avvicinarsi.

    בראשית

  5. #5
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    Interessante davvero.

    Il coacerbo dei nemici della verità..

  6. #6
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    Vi prego, se qualcuno ha la possibilità ci vada e faccia un report decente!

 

 

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