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    Predefinito Salvatore Musumeci : Spesso la verità fa male…

    Basta con la retorica e le celebrazioni: è ora di raccontare la storia nascosta dietro al Tricolore
    Capo d’Orlando, da decenni “capoluogo” dell’impegno antimafia, grazie all’opera coraggiosa di Tano Grasso, da alcuni anni è divenuta anche “capoluogo” del recupero della memoria storica, dell’identità e dell’orgoglio del Popolo Siciliano.
    Al di là delle sterili polemiche, suscitate dai soliti perbenisti della falsa cultura, rimane audace e va incoraggiata l’azione del sindaco Enzo Sindoni e dell’Amministrazione che ha posto in essere, avvalendosi dell’autorevole consulenza del prof. Corrado Mirto – docente emerito di Storia della Sicilia, dell’Università di Palermo –, un percorso di ricerca di verità, attraverso convegni, seminari, conferenze e dibattiti, su fatti e personaggi che hanno segnato la storia dell’Isola.
    Come ricorda lo storico Mirto,il 4 luglio 1299 sulla spiaggia e nelle acque del mare antistante Capo d’Orlando, si combatté una tremenda battaglia. L’attacco era condotto da Giacomo II, già re di Sicilia, succeduto ad Alfonso III nella corona aragonese, contro le navi e le truppe del fratello Federico III, proclamato re dalla “Voluntas Siculorum” nel 1296. Si scontrarono gli aragonesi, con ben 56 galee e la flotta siciliana composta da 40. La battaglia durò tutta la giornata con perdite da entrambe le parti, finché gli equipaggi siciliani cominciarono a cedere. A Federico III mancò la speranza e quando, improvvisamente, svenne sulla nave ammiraglia, la sfiducia si propagò negli equipaggi. Si parlò di resa ma prevalse l’idea di portare il Re a Messina. La galea reale, quindi, uscì dalla formazione e si diresse verso lo stretto. A questo punto un uomo deciso, Blasco d’Alagona, prese in mano le sorti della giornata. Il conte capì che bisognava, innanzitutto, proteggere la persona del Re, che rappresentava il simbolo dell’unione siciliana e salvare quante più navi fosse stato possibile.A Messina Federico III fu accolto trionfalmente e la nazione siciliana volle e seppe emulare la generazione precedente, protagonista del Vespro.Protagonista della tremenda battaglia, che non fece prigionieri e nella quale perirono 6.000 siciliani, fu il feroce ammiraglio Ruggero di Lauria, che aveva tradito da tempo Federico III passando per avidità al servizio del nemico. Blasco d’Alagona, non solo salvò il Re ma riuscì a sconfiggere, successivamente, il Lauria a Catanzaro.Come premio gli venne conferita la Contea di Mistretta, divenendo il signore dei Nebrodi, il cui punto forte era la città di Nasa, poi Naso.
    Proprio per rievocare questa particolare pagina di storia, lo scorso anno (esattamente il 4 luglio 2007), l’Amministrazione ha intitolato a Blasco d’Alagona – rendendogli giustizia e merito – la piazzetta ex Ruggero Lauria.
    Quest’anno, il convegno organizzato dal Comune sulla figura di Garibaldi e sulle le conseguenze del suo sbarco in Sicilia (svoltosi il 28 giugno 2008), è stato l’occasione per una utile controinformazione sull’avventuriero e per avviare l’iter, secondo normativa, per la rinominazione di piazza Garibaldi, in piazza IV luglio, a ricordo proprio della storica battaglia.
    Così, lo scorso 30 luglio, il sindaco Sindoni ha proceduto di propria mano, per sottolineare la sua totale assunzione di responsabilità, alla rimozione della targa “Piazza Giuseppe Garibaldi” per sostituirla con la nuova denominazione “Piazza IV luglio”.«Riappropriamoci del nostro passato per guardare meglio il nostro futuro – ha esordito Sindoni – per questo motivo, il mio invito è rivolto a tutti i colleghi».
    Subito si sono levate le grida e i pianti dei perbenisti e degli ascari di turno (a costoro suggeriamo la lettura delle opere: Maledetti Savoia e Indietro Savoia dello storico piemontese Lorenzo Del Boca, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti). Ciò nondimeno, il Sindaco e l’Amministrazione, per l’atto di orgoglioso coraggio, hanno ricevuto il plauso di molti siciliani: degli indipendentisti, autonomisti, federalisti, e in particolar modo del Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo.
    «Ben fatto a Capo d’Orlando – ha dichiarato il presidente della Regione –, adesso bisogna cancellare Cavour il piemontese, qualche siciliano come Crispi che fece sparare sul suo popolo e Nino Bixio, il carnefice di Bronte. A settembre abbatteremo i simboli di un’impostura chiamata Unità d’Italia. La Sicilia può reggersi da sola, basta che sia lasciata libera di gestire le proprie risorse».
    «Il sindaco Sindoni, con la coraggiosa decisione di scalpellare la targa di piazza Garibaldi, ha dato un primo importante segnale: la Sicilia vuole di liberarsi dai simboli di un centralismo che le ha recato solo danni – ha commentato il leghista Mario Borghezio –. Mi domando a questo punto se non sia ora anche al Nord di picconare le targhe di Piazze, Corsi e Vie dedicate a personaggi storici assai discutibili».
    «Vivo è l’apprezzamento per l’opera meritevole di recupero della memoria storica del Sindaco e dell’Amministrazione orlandina e per le parole del Presidente della Regione – ha sottolineato il presidente nazionale del Mis, prof. Salvatore Musumeci (docente Dip. Storico – Università di Camerino) –. Ci auguriamo che Raffaele Lombardo faccia sul serio quanto detto. Folgorato sulla “Via di Damasco” della politica, sembrerebbe che sia giunto il momento che si trasformi in quel “De Valera” profetizzato dal nostro leader Andrea Finocchiaro Aprile nel suo Testamento Spirituale. Dopo l’estate gli scriveremo una lettera invitandolo ad assumere in modo chiaro e con fermezza tale ruolo. A Vittorio Sgarbi, neosindaco di Salemi importato dal Nord – a cui riconosciamo autorevolezza di critico d’arte e non di storico –, inseritosi folkloristicamente nella querelle, diciamo che la sua presenza qui è un’offesa all’intellighentia dei siciliani.. Compatiamo i salemitani, nostri conterranei, che lo hanno voluto primo cittadino: “ni mancaunu scecchi a fera!” Sappia, l’on. Sgarbi, che da tempo siamo stufi di sentir parlare di falsi miti risorgimentali, mai appartenuti alla nostra millenaria storia. A Emanuele Filiberto, Principe (?) di Savoia, che sta con Garibaldi, ricordiamo i suoi pochi quarti di nobiltà essendo diretto discendente di quel re “galantuomo figlio di macellaio”, poco stimato dallo stesso “eroe dei due mondi”. Sarebbe meglio che si dedicasse alla ricostruzione del proprio albero genealogico invece di parlare a sproposito di Unità, rendendosi persino ridicolo».
    Checché se ne dica l’Unità d’Italia fu un’impostura. Concorda ancheilprofessore di Storia moderna all’università di Messina, Daniele Tranchida: «Studiamo da tanti anni e infatti ormai sappiamo che l’Unità fu strumento di disegni antimeridionali», e perfino lo stesso Garibaldi che, nel 1868, scrisse all’amica Adelaide Cairoli: «Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male. Nonostante ciò, non rifarei la via dell’Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi là cagionato solo squallore e suscitato solo odio». Una strana càbala, sembrerebbe supportare il suo pensiero: il 2 giugno – genetliaco di Garibaldi – 1946 la Repubblica vinse sulla Monarchia; piazza “IV luglio” – anniversario della morte – . Mera coincidenza o una vendetta postuma, per indirizzarci alla verità?
    Eppure, il solerte Prefetto di Messina,Francesco Alecci, ha incaricato la polizia di acquisire la delibera della giunta comunale per probare qualche eventuale reato. E a noi, rispettosi del suo ruolo istituzionale, viene subito in mente un reato certo e grave perpetrato dallo Stato Italiano con la complicità della Regione (che ha creato all’uopo un escamotage) a danno dell’Isola, che continua a disattendere l’art. 15 dello Statuto di Autonomia speciale, che al primo comma recita: «Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell’ambito della Regione siciliana»e, quindi,nessuno sa che in Sicilia, proprio per la specialità statutaria e fino a prova contraria, le Prefetture sono e rimangono abusive.
    Di frutti avvelenati (guerre, dittatura, miseria, corruzione, criminalità organizzata, tasse ed emigrazione) l’Unità ne ha prodotti tanti e forse sarebbe il momento che ci interrogassimo serenamente anche su certe facce dell’album di famiglia che ci è stato imposto. L’elenco delle titolazioni stradali da cambiare risulterebbe lungo. Ci sono meridionali e settentrionali: quella dei furbastri e dei profittatori è la più granitica delle unità bipartisan d’Italia.
    Sarebbe opportuno che, invece di dar fiato al coro indignato delle vestali patriottiche, ci si potesse confrontare serenamente sul valore democratico e partecipativo del Risorgimento (plebisciti e dintorni), sul ruolo dell’Inghilterra, su chi pagava e chi intascava, sulla guerra del brigantaggio, sulle pensioni, sugli sprechi, sui furti, sugli affari della famiglia Garibaldi, su tutta la gloriosa epopea che va da Marsala, Bava-Beccaris, Cadorna, Moranino fino alla “casta” che ne è l’esito coerente.
    Come diceva Cananeo, non è problema di unità ma di libertà… E di verità, aggiungiamo noi. Purtroppo, sosteneva Leonardo Sciascia, viviamo in «un paese senza memoria e verità» e per questo bisogna cercare di non dimenticare.

    Salvatore Musumeci

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Neva Visualizza Messaggio
    e perfino lo stesso Garibaldi che, nel 1868, scrisse all’amica Adelaide Cairoli: «Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male. Nonostante ciò, non rifarei la via dell’Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi là cagionato solo squallore e suscitato solo odio».
    Dedico le parole di Garibaldi a tutti i siciliani che continuano a ' sentirsi ' italiani.

 

 

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