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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Poco per volta ci stanno preparando


    http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/economia/conti-pubblici-83/deficit-cresce/deficit-cresce.html


    La Repubblica
    Le stime di Bruxelles sui nostri conti pubblici 2009 mostrano un nuovo sforamento
    dei parametri di Maastricht. E cresce anche la disoccupazione: 8,2%


    Deficit al 3,8%, vola il debito
    La Ue rivede le previsioni per l'Italia


    Ma stanno male anche Irlanda, Francia, Spagna e Germania
    dal nostro corrispondente ALBERTO D'ARGENIO


    Non stupisce dunque che il deficit schizzerà verso l'alto, sforando il parametro di Maastricht (3%): quest'anno si posizionerà al 3,8% del Pil (un punto in più rispetto al 2008), scendendo appena di un decimale alla fine del 2010.

    Ma la notizia ancora più allarmante arriva dal debito, il vero fardello del Belpaese (è il più alto d'Europa e costringe il governo a pagare enormi interessi per finanziarlo): nel 2008 è arrivato al 105,7% del Prodotto interno lordo, nel 2009 schizzerà al 109,3% e nel 2010 continuerà la sua corsa toccando il 110,3%.


    “””””””Oltretutto, avverte Bruxelles, potrebbe ulteriormente lievitare nel caso lo Stato si trovi costretto a "ricapitalizzare" qualche banca in crisi. Ma non finisce qui. Quando l'economia va male, sale il tasso di disoccupazione: in Italia passerà dal 6,7% dello scorso anno all'8,7% del 2010.””””””””

    •   Alt 

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  2. #2
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    Ritornerà al 124%?

  3. #3
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    fosse solo il debito pubblico al 105% del PIL ... ma se a questo aggiungiamo tutti gli altri debiti dei comuni, delle province delle regioni e tutti gli altri in qualche modo non contabilizzati (ah, dimenticavo quello dell'INPS) dovremmo essere al 200% del PIL.

  4. #4
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    E' da dieci minuti che al Senato si discute del disegno di legge Delega al governo in materia di federalismo fiscale in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione.

    Abbiamo incominciato.

    Libertà di fare dei debiti.
    Un altro mattone per conservare l'unità d'italia.

    saranno fantastici i ragionamenti che faranno per arrivare al dunque.

    Finché dura

  5. #5
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    Ieri alle 22,10 al Senato hanno sospeso una serie di interventi sul federalismo fiscale.

    Considerazioni del cittadino;

    Primo: abbiamo molti senatori che sono persino capaci a leggere.

    Secondo: nessuno che parla male del federalismo fiscale.

    Terz: tutti affermano che è solamente un federalismo fiscale.

    Quarto: tutti in fondo sono favorevoli ma accennano a dei distinguo e a mini osservazioni in modo che in futuro, se va bene possono vantare che è anche merito loro e delle loro osservazioni, e se va male possano affermare che l’avevano detto.

    Quinto: quelli del Sud erano i più spaventati e hanno dovuto mettere in campo l’abilità mediterranea di parlare in modo che si possa dare interpretazioni varie.
    Il filo sotterraneo del loro discorso era: va tutto bene purché arrivino più soldi.

    Sesto: tutti dimostrano di essere convinti dell’importanza dell’operazione che serve a prolungare la solidità dell’unità dello stato.
    Nessuno accenna, ma si comprende, che si potranno fare più debiti.
    Più debiti, sono la continuità della mangeria di stato.

    L’unico che ha dimostrato di avere una visione più ampio è stato Giuseppe Soro che ha paragonato il 20 gennaio 2009 come una data fondamentale per gli USA ( giuramento del presidente) e per l’italia.
    Era sottinteso che tale data esprime una pietra miliare per il futuro dei due stati.

    Gli unici due paesi che sono stati costruiti dalla Massoneria senza una base maggioritaria etnica.
    Qualcuno che dica la verità , ci voleva.

    Senza federalismo fiscale non si possono più contrarre ulteriori debiti.
    Salta pertanto l’unità d’italia.
    Ecco perché non si trova uno che sia veramente feroce contro questo tipo di federalismo.
    Affinché la recitazione al Senato appaia credibile si attende qualcuno faccia la parte del veramente contrario.

  6. #6
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    News Trend-online

    20/01/2009 13:26
    Le bugie di Almunia e i veri segnali di cedimento europei
    ilsussidiario.net
    È brutto e soprattutto spaventoso doverlo dire ma la ricostruzione delle discussioni che si tengono ormai normalmente alla Bce sul possibile default di uno Stato dell’eurozona rispetto al proprio debito e l’innescarsi di una “Tequila Crisis” nell’Unione trova sempre più autorevoli conferme.
    Domenica Ambrose Evans-Pritchard, uno dei più lucidi analisti finanziari britannici con oltre venticinque anni di carriera alle spalle, ha citato questa ipotesi nel suo “International viewpoint” sull’inserto “Business” del Daily Telegraph e a stretto di giro di posta anche il Financial Times, attraverso Wolfgang Munchau, parla chiaramente di un rischio sempre più incombente: il titolo scelto dal quotidiano della City per l’articolo è decisamente esemplificativo, «“Cosa succederebbe se” è diventata la domanda rispetto al default».
    Insomma, ormai non si tratta più di suggestioni o teorie complottistiche, l’ipotesi che uno tra Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo crollino sotto il peso del debito pubblico è realtà. Gli indizi ormai si rincorrono: il downgrading di Standard&Poor’s nei confronti di Grecia, Portogallo e Spagna, le emissioni di titoli di Stato sempre a termine più ravvicinato (sintomo della totale mancanza di fiducia nel futuro immediato), i mancati interventi in difesa dell’economia che parlano la lingua dell’impossibilità di toccare la leva dei conti pubblici e non ultimo le crisi che stanno ormai prefigurando rischi di guerra civile in Bulgaria e Lituania.
    Questi Stati, in attesa di entrare nell’eurozona e quindi a essa vincolati, da giorni vedono le piazze piene di manifestanti intenti a scontrarsi con la polizia: la crisi economia morde e la piazza ribolle. Addirittura in Lituania alcuni membri dello stesso governo parlano chiaramente di una situazione di anarchia. Quegli Stati hanno un doppio moltiplicatore di rischio: primo possono contagiare l’intero Est europeo (mercato su cui sono esposte pesantemente molte banche europee, anche italiane), secondo hanno contratto i loro debito in franchi svizzeri. Quindi, se vanno a gambe all’aria loro, va a gambe all’aria anche la Confederazione Elvetica.
    Ipotesi impossibile, tanto più che la Bce sta già pompando soldi per scongiurare questa prospettiva: insomma, Francoforte paga con denaro europeo la salvezza di paesi non ancora nell’eurozona e soprattutto di uno che nell’eurozona non entrerà mai. Inoltre il mercato comincia a sospettare che a Francoforte si cominci a intervenire anche sui titoli di debito dei paesi del cosiddetto Club Med e dell’Irlanda: vere e proprie operazioni “repo” o di repossessione di bond che gli investitori stanno scaricando alla velocità della luce.
    La situazione è di gravità enorme, tanto che in molti circoli si parla di un’implosione europea dovuta alla non volontà di Germania e Francia, anch’esse pesantemente in crisi, di mettere mano al portafogli per dar vita a un piano di salvataggio degli Stati che eventualmente dovessero andare in default. Di più, se la Bce dovesse generare una massiccia inflazione per porre rimedio alla situazione la Germania chiederebbe l’opt-out, ovvero si sgancerebbe dall’eurozona.
    C’è poi un altro moltiplicatore del rischio all’orizzonte: se anche fosse un solo Stato a fallire, mettiamo la piccola e debole Grecia, il mercato dei credit default swaps – una sorta di assicurazioni sul rischio di crollo di un’entità terza, in questo caso uno Stato che crolla per il suo debito - manderebbe in bancarotta le istituzioni finanziarie europee che trattano questi strumenti finanziari di scommesse: se si scommette sul crollo e quello avviene, l’entità erogatrice - cioè banche d’affari e non - devono pagare. E gli hedge funds già sentono l’odore del sangue per rifarsi delle perdite accumulate nell’ultimo trimestre.
    L’unica possibile ipotesi sarebbe quella di un prestito ponte di Bce e Fmi allo Stato in default, prestito legato a un programma di austerità economica rigidissima, addirittura la perdita della sovranità fiscale per avere la certezza che il prestito venga ripagato: se questo accadesse a più di uno Stato, si arriverebbe al paradosso orwelliano dell’Unione fiscale europea sotto la guida di Francoforte.
    Ieri il commissario europeo per gli Affari economici, Joaquin Almunia, ha detto di non vedere «nessun rischio di default per i Paesi della zona Euro», ma ha sottolineato come «gli spread sono aumentati e questa è una realtà che va affrontata». L’ultima, patetica, disperata bugia. Così come il suo negare un possibile coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale.
    I numeri che ha dovuto diffondere, infatti, parlano da soli: secondo le stime, fra i membri dell'euro il deficit più alto rispetto al Pil è quello dell'Irlanda (11%), che già nel 2008 era a 6,3%. Ma le previsioni sul deficit (vale a dire la spesa pubblica non coperta dalle entrate) sono molto oltre la barra del 3% anche per la Spagna (6,2%), la Francia (5,4%) e il Portogallo (4,6%). Sforamento, ma più lieve, anche per l'Italia (3,8%) e la Grecia (3,7%), mentre restano vicini ai limiti di Maastricht la Germania (2,9%) e il Belgio (3%).
    Fuori dall'eurozona, la caduta più impressionante è quella del Regno Unito (8,8%) e della Romania (7,5%). Come anticipato, va male anche per la Lituania (6,3%), mentre gli altri due Paesi baltici restano sul 3% (Lettonia) o poco sopra (Estonia, 3,2%).
    Insomma, per quanto Giulio Tremonti continui a ignorare i rischi impegnato com’è nella sua personale guerra con Mario Draghi, il peggio deve ancora venire. E nessuno in Europa, nessuno, sarà indenne dal contagio. Qualcuno, più forte, resterà solo ferito, magari gravemente: altri non ce la faranno. E l’Italia, con quel debito e quei conti, è fortemente indiziata di far parte di questo secondo gruppo.

    http://www.ilsussidiario.net/articol...articolo=11286





    DEFAULT
    DI URIEL
    Wolfstep
    Quando si dice “default”, immediatamente agli italiani vengono in mente le scene viste nel caso argentino, dando la scorretta impressione che in caso di default succeda automaticamente quanto avvenuto nel paese sudamericano. Pochi sanno, per esempio, che il default dei conti pubblici e’ gia’ avvenuto diverse volte in Europa, per esempio in Spagna. E non si sono viste quelle scene.
    In realta’ un default ha effetti devastanti solo in precise condizioni valutarie, come quelle che l’ Argentina ha ottenuto seguendo le politiche assurde dell’ FMI. Senza tali condizioni, il default produce semplicemente l’impossibilita’ del governo di pagare tutte le spese correnti, nonche’ tutti i titoli di stato, che vengono normalmente pagati solo in piccole percentuali e solo delazionati nel tempo.
    Di conseguenza, un default italiano (i cui prodromi fanno capolino in questo periodo sul mercato dei titoli) non sarebbe necessariamente un disastro di tipo argentino, ma quel che e’ peggio, potrebbe essere il miglior regalo fatto alle giovani generazioni. Vediamo perche’.


    Il primo concetto da capire e’ che agli attuali tassi di interesse e di crescita l’ Italia non ha NESSUNA possibilita’ di pagare il proprio debito. E neanche di ridurlo. MAI. Puo’ rientrare nei parametri di Maastrich riguardo alla sua crescita, ma solo per pochi anni , dopodiche’ l’esigenza di investimenti lo rendera’ impossibile.
    La grande menzogna, sostenuta da tutti i governi di ottuagenari signori della rendita, e’ che con una buona gestione si potra’ tenere il debito almeno “sotto controllo”. Ma un oggetto che cresce mentre non puoi investire in innovazione su vasta scala, prima o poi andra’ fuori controllo. E’ una palla l’idea che un governo qualsiasi, per quanto virtuoso, possa pagare il debito o sperare di ridurlo fino ai livelli europei. O anche sperare di ridurlo e basta.
    E’ ora di dire basta a questo mito della buona gestione: nessuno puo’ pagare o recuperare o “controllare” quel debito nel medio e lungo termine.
    Ed e’ ora di dire chiaramente che piu’ questi tentativi di fare l’impossibile si ripetono nel tempo, piu’ il debito divora pezzi di Italia impedendo gli investimenti. E’ ora di smettere di procrastinare l’inevitabile, nella speranza che siano tutti cazzi dei posteri.
    Chiarito che non sia possibile liberarsi di questa maledizione biblica pagando i debiti, (gli interessi sono superiori all’aumento annuo del PIL) e’ chiaro che il default e’ tra le opzioni praticabili. Anzi, l’unica. Il motivo per cui non si fa e’ che una classe dirigente di ottuagenari non permettera’ mai che i vecchi paghino di tasca propria il debito, senza invece continuare a spassarsela per poi accollarlo alle generazioni future.
    Vorrei chiarire tre cose.

    1. Un eventuale default italiano puo’ inficiare il valore dell’ Euro, al massimo, dell’entita’ complessiva della partecipazione italiana alla BCE, ovvero il 14%. Non puo’ avvenire quindi un effetto Argentina.
    2. Nel caso di uscita dall’ eurozona, l’ Italia potrebbe reagire al default svalutando la moneta per rendere conveniente l’export. Non avendo piu’ debiti per via del default, e’ persino possibile una svalutazione del 50%. Il che e’ un incubo per tutti i concorrenti europei, che NON permetteranno MAI, neanche in caso di default, che l’ Italia possa usare strumenti simili. Disponendo di imprese in grande quantita’, una svalutazione del 50% di un’eventuale nuova lira produrrebbe la distruzione del manufatturiero di tutti i paesi mediterranei , Spagna, Francia e Turchia incluse, a favore dell’ Italia. Con questo rischio, nessuno ci fara’ mai uscire dall’eurozona, non vi preoccupate.
    3. Il 50% del debito pubblico e’ in mani straniere, il che significa che immediatamente i governi inizierebbero a trattare per avere una restituzione anche parziale del credito. Poiche’ esso viene usato principalmente ai fini pensionistici, diversi governi sono disposti a fare di tutto perche’ almeno il 30% del debito sia pagato, come nel caso argentino. Le cifre sono troppo alte. E quando dico “a fare di tutto” intendo proprio “di tutto”.
    4. In Italia, i titoli di stato sono in mano a quell’economia della rendita che e’ fatta di altrettanti ottuagenari e dei signori della rendita che si basano su di essi. Andare in default significa di fatto dare fiato alle nuove generazioni togliendo loro l’incubo di un debito ormai impossibile da pagare, a spese delle generazioni che tale debito lo hanno creato.
    La cosa che bisogna capire e’ che quando Amato dice “l’ Euro ci ha salvati, negli anni ‘90, non riuscivo piu’ a vendere i Bot”, sta infatti omettendo di specificare DA CHE COSA l’ Euro ci abbia salvati. E quando andiamo a vedere il curriculum vitae di Amato, scopriamo che il buon socialista era in quei governi CAF che il debito lo hanno creato: Amato dice che l’ Euro ci ha salvato dalle conseguenze del SUO STESSO operato, in pratica Amato ci dice che l’ Euro ci ha salvati da Amato.
    E lo stesso dicasi per Ciampi, che ci ha ricordato come l’ Euro ci abbia “salvati” dal disastro, senza menzionare chi ci fosse a dirigere la banca nazionale mentre quel disastro veniva prodotto: come Amato, anche l’ex presidente Ciampi ha perfettamente ragione. Come nel caso di Amato, Ciampi ci informa che l’ Euro ci ha salvati da Ciampi.
    Potrei anche menzionare i governi “tecnici” appoggiati dal centrosinistra, la cui disastrosa gestione dei conti pubblici (sacrificare la crescita economica e il risparmio delle famiglie al bilancio non e’ mai un bene, al bilancio si sacrificano gli sprechi) ha contribuito anch’essa al disastro corrente: persino a Prodi, inteso come capo delle forze uliviste, potrebbe essere rinfacciato il fatto che l’ Euro, da lui voluto, ci ha salvati da lui medesimo.
    In definitiva, credo che l’opzione Default andrebbe valutata. In primis perche’ libererebbe il paese di un fardello che, e’ inutile nasconderlo, e’ impossibile da pagare o da rimpicciolire. Si potra’ scendere fino al 100% o al 99% del PIL. E poi? In pochi mesi gli interessi lo riporterebbero al punto di prima.
    Bisogna rassegnarsi al fatto che senza provvedimenti drastici, come il Default, ai nostri figli lasceremo un debito che non potranno pagare, ed al quale dovranno sacrificare l’intero futuro. E lo stesso dicasi per i nipoti.
    Il secondo concetto, ed e’ il motivo per il quale la classe di ottuagenari che abbiamo al potere sostiene la leggenda del “deficit che puo’ rientrare”, e’ che il default finirebbe per colpire quasi esclusivamente i baroni dello stato, i grandi professionisti dello stato, i superconsulenti dello stato, e l’economia della rendita gerontocratica.
    Dichiarare un default sarebbe un brutto colpo per 5-10 anni. Ovviamente il fabbisogno pubblico dovrebbe calare enormemente, con un taglio gigantesco della pubblica amministrazione, un taglio come Brunetta non immagina neppure. Non sarebbe piu’ possibile finanziare nulla se non entro il 45% di pressione fiscale nazionale: no other assets.
    Ma nell’arco di 20 anni, un paese liberato dal debito avrebbe la possibilita’ di crescere con un’economia che non ingoia interessi al ritmo del 4% del PIL annuo, (contro una crescita dell’ 1-2%), non avrebbe il fardello di 7/8 dei soldi del paese che dormono congelati in cartacce di titoli di stato, e specialmente potrebbe parlare ai propri figli e nipoti con la coscienza pulita.
    Il motivo per il quale si resistera’ a questa idea di dichiarare default, che ormai ci viene consigliata persino da autorevoli economisti di tutto il mondo, e’ che questo processo sarebbe tutto a vantaggio delle nuove generazioni e del futuro, mentre andrebbe a venir pagato quasi esclusivamente dalle generazioni che hanno creato il buco.
    E questa e’ la ragione per la quale vi raccontano che un default in Italia otterrebbe i risultati dell’ Argentina, che invece furono causati da altri malcostumi economici.
    Per quanto mi riguarda, il governo italiano dovrebbe iniziare a valutare con la BCE un eventuale default ufficiale, in modo da limitare gli effetti sull’economia europea, e a fottere chi ha comprato 800 miliardi di merda. Se lo fanno quelli di Lehman, possiamo farlo anche noi.
    Uriel
    Fonte: www.wolfstep.cc/
    Link: http://www.wolfstep.cc/312/default/
    12.01.2009

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    ... e a fottere chi ha comprato 800 miliardi di merda. Se lo fanno quelli di Lehman, possiamo farlo anche noi...
    Dimentica quelli che si sono portati a casa gli altri 39.200 mld. di $ in "deiezioni di finanza creativa".
    Bisognerebbe trasferire d'ufficio gli hedge fund al più vicino punto snai.

  8. #8
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    Oggi è continuata la maratoneta del Senato per votare il federalismo fiscale.

    La minoranza ha cercato di fare un minimo di opposizione costruttiva per dare un qualcosa di serietà alla votazione.


    Al mattino quello che è stato emblematica è la frase del senatore Pisanu durante il suo intervento prima della prima votazione.
    Piasanu è persona intelligente che proviene da quel gruppo di sardi- sassaresi che hanno dato tanti nomi importanti alla repubblica: i due presidenti Sargat e Segni, i due grandi cugini politici Berlinguer e Cossiga,ed ora questo senatore.

    Durante il suo discorso con voce tonante ha proferito una frase di fondo importantissima.

    “” Il federalismo fiscale non è un fine ma è solamente un mezzo per mantenere l’unità d’italia"""". Grazie Senatore che nell’aula del senato confermi quello che qui al Nord avevamo già compreso da mesi.

    Al pomeriggio si è perso un pò di tempo perché la discussione si è bloccata sulla Commissione Bicamerale speciale che si sarebbe poi formata, in riguardo ai parlamentari che potrebbero eventualmente cambiare partito in corso di opera.

    Niente da contestare perché è giusto che quando si parla di cadreghe il discorso si dilunga.

    Alle 20,25, quando tutti erano cotti per la raffica di votazioni, vi è stato l’intervento di D’Ubaldo che asserisce che certe incongruenze nella legge che si andava a votare forse nascondono qualcosa.
    Grazie a D’Ubaldo perché lo avevamo capito anche noi infinitesimali del Nord. .

    Plauso a tutti gli uomini del senato, che si sono comportati da eroi nel cercare di fare in fretta.

    Hanno capito tutti che lo stato direttamente non può più fare debiti.

    La fifa fa 90 ma quella dei partiti fa 91.

 

 

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