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  1. #1
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Predefinito La Palestina... e noi Comunisti

    Editoriale Manifestazione 17 gennaio 2009




    Non sappiamo quale eco mediatica avrà la manifestazione di Roma indetta sabato 17 da un cartello di forze e realtà da sempre solidali col popolo palestinese (tra cui la comunità palestinese del Lazio, Prc, Pdci, Forum Palestina ed altri), di sicuro è stata uno straordinario successo numerico ma, soprattutto politico. Nello stesso giorno é stato convocato ad Assisi un'altro appuntamento contro la guerra a Gaza, indetto dalla Tavola della Pace, Arci ed altri.

    L'appuntamento di Roma non solo è risultato più consistente dal punto di vista della partecipazione, ma ha messo in luce alcuni aspetti davvero interessanti che vorremmo brevemente qui richiamare.

    1) Dall'inizio dei bombardamenti e dell'occupazione della striscia di Gaza si sono svolte in Italia diverse significative mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese e per chiedere la fine della guerra. Erano anni che la questione palestinese non portava in piazza tanta gente. Le manifestazioni indette in questi ultimi anni sulla Palestina, così come la mobilitazione in occasione della Fiera del Libro di Torino, hanno messo in moto un processo che oggi assume fortunatamente una dimensione di massa. Questa giornata può fungere da catalizzatore di forze in una battaglia più complessiva contro la guerra.

    2) Lo straordinario successo della mobilitazione di oggi è avvenuto in un contesto di sistematica disinformazione. È bastato che Santoro, nel suo programma, squarciasse un po' il velo della disinformazione mostrando le immagini della guerra a Gaza per far partire una canea mediatica nei suoi confronti. È indicativo di quanto regredito sia il quadro politico italiano. Proprio per queste ragioni abbiamo pubblicato sul nostro sito il video di un discorso alla Camera di Craxi
    http://it.youtube.com/watch?v=9sDmx0...w.lernesto.it/
    che, rifacendosi ai principi della Carta dell'Onu, esprimeva piena solidarietà alla lotta armata del popolo palestinese. Abbiamo deciso di farlo proprio per rendere evidente la progressiva perdita di autonomia delle forze politiche italiane oggi rispetto alle scelte dello Stato di Israele e degli Usa. Sono ormai lontani -ahinoi- quegli anni in cui non solo i comunisti, ma anche i socialisti ed alcuni esponenti di primo piano della Dc riconoscevano i diritti al popolo palestinese ed il loro diritto alla resistenza, anche armata, contro l’occupazione israeliana.

    3) L'aspetto sicuramente più interessante, che sta caratterizzando le mobilitazioni in sostegno alla causa palestinese, è la presenza significativa degli immigrati, prevalentemente arabi. È un fatto nuovo, denso di significato e di pregnante importanza: la causa palestinese riunifica tutti gli immigrati arabi di diverse nazionalità e, per la prima volta, fa scendere in piazza insieme cittadini italiani e cittadini immigrati in proporzioni significative. Al corteo di Roma quest'aspetto è stato assolutamente evidente: tantissimi i giovani presenti, immigrati di seconda generazione, scesi in piazza insieme ad i loro genitori o ai loro amici e compagni di scuola. Fin’ora sono stati cittadini e lavoratori spesso “invisibili”, ora le loro rivendicazioni e la loro presenza emergono in modo dirompente e nuovo: la presenza di questi lavoratori e giovani immigrati, di queste donne e dei loro bambini, ci obbliga a fare un salto di qualità nelle nostre modalità di mobilitazione. Interroga i comunisti e le forze antagoniste rispetto all'incapacità dimostrata in questi anni in un lavoro comune ed obbliga a porsi in quest'ottica in futuro.

    4) Il corteo era caratterizzato inoltre dalla significativa presenza dei sindacati di base e dei partiti della sinistra comunista ed anticapitalista - da Rifondazione a Sinistra critica, dal Pdci alla Rete dei comunisti - con consistenti segnali di vita degli studenti: l'Onda è arrivata in corteo dalla Sapienza all'inizio di questo corteo. Anche questo è un segnale importante e gravido di considerazioni: non solo erano assenti tutte le componenti della sinistra moderata (sia sindacale che politica, inclusi i “neo scissionisti” di Rifondazione Comunista), ma l’intreccio tra queste componenti politiche e sindacali, con la presenza degli studenti, dei migranti e dei lavoratori ha costituito un fatto che, per quanto oscurato dai media, ha messo in campo una mobilitazione di massa, su una piattaforma per niente ambigua sul piano dei contenuti.

    E tutto questo fa ben sperare: nel 2009 ricorre l’anniversario di fondazione della Nato. La presenza dei 200mila manifestanti alla manifestazione del 17 a Roma e la composizione del corteo stesso ci parlano della ripresa di un forte movimento di lotta contro la guerra, capace di raccogliere la sfida lanciata dal Forum Sociale Europeo di mobilitazione contro la Nato e capace di ridare protagonismo ai comunisti e alle forze di sinistra anticapitalista ed antimperialista.

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=17846

  2. #2
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Citazione Originariamente Scritto da markos Visualizza Messaggio
    Editoriale Manifestazione 17 gennaio 2009

    3) L'aspetto sicuramente più interessante, che sta caratterizzando le mobilitazioni in sostegno alla causa palestinese, è la presenza significativa degli immigrati, prevalentemente arabi. È un fatto nuovo, denso di significato e di pregnante importanza: la causa palestinese riunifica tutti gli immigrati arabi di diverse nazionalità e, per la prima volta, fa scendere in piazza insieme cittadini italiani e cittadini immigrati in proporzioni significative. Al corteo di Roma quest'aspetto è stato assolutamente evidente: tantissimi i giovani presenti, immigrati di seconda generazione, scesi in piazza insieme ad i loro genitori o ai loro amici e compagni di scuola.
    Questa importante caratteristica era ben presente, per la prima volta, anche nella bella manifestazione di sabato 10 a cagliari, come abbiamo avuto modo di rimarcare anche nel Forum nei commenti di una settimana fa!
    E' evidentemente una tendenza (ed opportunità) generale su cui riflettere e lavorare.

  3. #3
    per il centro-sinistra
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    dissento totalmente dalla scelta del sito de "l'ernesto" di inserire il video di Craxi (pur comprendendone le ragioni).

  4. #4
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Palestina, alcune riflessioni sul 17 gennaio
    Stefano Franchi, (segreteria Prc di Bologna)

    L’esito numerico e politico della manifestazione nazionale a sostegno del popolo palestinese è stato inaspettato, non a caso i principali mezzi di informazione televisiva e cartacea hanno scelto una sostanziale censura.

    Avendovi partecipato vorrei socializzare alcune impressioni.

    La giornata del 17 gennaio è nata su impulso del Forum Palestina e delle associazioni palestinesi e arabe italiane, con la sostanziale assenza o boicottaggio dei principali soggetti nazionali della sinistra politica e sociale. Gli unici due partiti nazionali[1] che hanno aderito sono Prc e Pdci, le uniche organizzazioni sindacali presenti erano quelle di base insieme a piccoli pezzi della Cgil, la stessa macchina organizzativa è stata essenzialmente quella del Forum Palestina. Nella realtà in cui faccio politica (Bologna) i 5 pullman partiti sono stati organizzati dal Forum Palestina e la presenza di compagni del Prc era di una ventina, su più di 250 partecipanti. Questo fatto aggiunge valore alla riuscita numerica della manifestazione, 200mila persone sostanzialmente organizzate dal basso, attraverso le reti e le associazioni che in questi anni hanno sostenuto la causa del popolo palestinese, tutto questo in poco più di una decina di giorni. Elemento, tra l’altro, che rende evidente la giustezza della manifestazione e la scelta della data, nonostante le titubanze di alcuni.

    La partecipazione degli immigrati - presumo in grande parte arabi - era imponente, elemento che era già emerso nelle tante manifestazioni territoriali svolte in queste settimane. Non credo di esagerare se dico che il 17 gennaio è innanzitutto stata la più grande manifestazione di immigrati mai avvenuta nel nostro paese. E’ come se sul tema Palestina fossero emersi per la prima volta in modo organizzato gli immigrati che popolano le nostre città, quelli che troviamo nei cantieri, nelle agenzie di pulizie e in tutti quei settori dove spesso domina sfruttamento e assenza di diritti, carne e sangue del proletariato italiano, di quello che c’è.

    Il contributo principale alla partecipazione di immigrati lo hanno dato le comunità islamiche, a partire dalle moschee. Questo fatto desta perplessità in tanta parte della sinistra, comunisti compresi. Credo che questo sia dovuto, in l’Italia, dall’invasività delle gerarchie cattoliche e al vero e proprio terrorismo mediatico fatto nei confronti dell’Islam. Ma se guardiamo la vicenda dal punto di vista degli immigrati le moschee sono state e sono tuttora gli unici luoghi di ritrovo per loro, gli unici luoghi in cui possono trovare un supporto, una solidarietà che non si fermi a qualche bella parola ma gli risolva i problemi della sopravvivenza quotidiana. Spesso il proletariato di pelle scura non ha sindacati che lo difendano, non ha partiti che l’organizzano, non ha associazioni di volontariato che lo aiutino. Le stesse moschea credo possano essere considerate come i primi luoghi di organizzazione degli immigrati italiani, gestiti da immigrati [2]. Questo fatto porta con se una conseguenza, importante. Se ci si vuole relazionare con questo pezzo di proletariato italiano non si può iniziare confliggendo con i loro unici luoghi di organizzazione, semmai il problema è aggiungerne degli altri, laici, a partire da quelli che questo lavoro dovrebbero farlo quotidianamente, e cioè le organizzazioni sindacali e politiche del movimento operaio[3]. Oltre al fatto che la libertà di culto è garantita dalla Costituzione italiana e le varie piazze d’Italia sono di proprietà della stato italiano e non del Vaticano.

    La piattaforma con cui è stata convocata la manifestazione era dichiaratamente anti-imperialista. Nei cartelli e negli striscioni era evidente la nozione di imperialismo per spiegare l’aggressione di Israele alla striscia di Gaza. Il concetto di sionismo significa questo, come l’equiparazione tra sionismo e nazismo essendovi un’essenza imperialista nell’affermazione del nazismo.

    Gli immigrati scesi in piazza sabato sono naturalmente anti-imperilisti, sono stati costretti a emigrare in conseguenza di guerre e sfruttamento da parte dell’imperialismo occidentale. Questa parte di proletariato italiano rappresenta l’ossatura per costruire un movimento anti-imperilista nel nostro paese, un movimento che abbia radici dentro la classe lavoratrice. Da questo punto di vista i lavoratori immigrati scesi in pazza sabato 17 dimostrano di essere delle avanguardie, almeno sulle vicende internazionali

    Insieme agli immigrati era corposa la presenza di giovani. In questi ultimi mesi intere generazioni sono per la prima volta scese i piazza, contro la riforma Gelmini e i tentativi di ridurre sensibilmente la qualità della scuola pubblica, azzerare la sua capacità di produrre mobilità sociale e coscienze critiche. Una parte di questi giovani era sabato 17 gennaio a Roma, l’onda romana ha fatto nei giorni precedenti un lavoro per la riuscita di questo appuntamento.

    Sabato 17 a Roma c’erano anche i comunisti, frastagliati in diverse organizzazioni ma uniti nella solidarietà alla resistenza del popolo palestinese. Questo fatto era talmente evidente da essere notato anche da Il Manifesto, quotidiano ostile alla riunificazione dei comunisti in un unico partito. Non è tra l’altro la prima volta che capita: il 20 ottobre del 2007 evidenziò la centralità dei comunisti nella ricostruzione del conflitto sociale in Italia e la loro prevalenza nella sinistra politica. Le vicende internazionali, come la Palestina, segnano confini politici e ideologici fondamentali. Criticare Israele significa criticare gli Stati Uniti, l’anti-imperialismo significa rifiutare compatibilità sistemiche, significa stare dalla parte delle resistenze popolari all’imperialismo anche quando i nostri governi si arruolano alla guerra, i temi della pace e della guerra hanno sempre delineato confini di fondo tra comunisti e socialdemocratici. Lo stesso movimento comunista nel mondo è nato sulla scia di un grande evento internazionale, la rivoluzione di ottobre. Non è un caso che sabato 17 gennaio Verdi e Sinistra Democratica non c’erano e Fausto Bertinotti era ad Assisi[4]: da una parte i reduci dell’arcobaleno, dall’altra chi vuole la ricostruzione di un partito comunista in Itala.

    Il 17 gennaio a Roma è sfilata una parte del proletariato italiano, una parte delle nuove generazioni e il variegato mondo dei comunisti, insieme e al fianco delle associazioni palestinesi e arabe italiane, comprese quelle che in questi anni hanno organizzano e sostenuto gli immigrati. Un aggregato sociale e politico parziale, che però spaventa, non a caso oscurato dai media.

    Sabato 17 la Fiom c’era solo simbolicamente, così come parte della sinistra Cgil. Nelle prossime settimane si moltiplicheranno le iniziative di lotta, il 13 febbraio è stato indetto uno sciopero generale da parte della Fiom e della Cgil-pubblico impiego. Nei prossimi mesi e anni la mobilitazione contro l’azzeramento della scuola pubblica continuerà, così come dovrà crescere e consolidarsi un movimento che chieda l’incriminazione del governo israeliano e delle sue gerarchie militari per crimini contro ‘umanità: la carneficina fatta nella striscia di Gaza non può passare sotto silenzio.

    Tutto queste tematiche hanno qualcosa in comune, l’ho visto ben sintetizzato su uno striscione del corteo romano: sfruttamento e guerre sono la vostra ricetta.

    Il corteo di sabato dimostra anche che la nozione di imperialismo non solo non è un ostacolo alla ricostruzione del conflitto di classe, ma anzi ne rappresenta un lievito indispensabile: non a caso questi proletari si sono resi visibili e visibilmente organizzati al fianco della resistenza palestinese.

    Su questo sarebbe forse saggio riprendere qualche arnese del novecento, leninismo in primis.


    PS consiglio la visione delle foto e dei filmati sulla manifestazione del 17 gennaio, vedere con i propri occhi la composizione di quel corteo è sempre meglio che fidarsi di una sua descrizione cartacea. Sui siti www.forumpalestina.org e www.contropiano.org è pubblicato diverso materiale.

    [1] per Partiti nazionali mi riferisco a quelli che hanno una presenza non marginale nelle principali regioni e città italiane.

    [2] tra l’altro se invece che professare l’Islam sostenessero la fede cattolica tutti questi problemi non ci sarebbero. Infatti l’attivismo di tante chiese cattoliche nel movimento contro la guerra in Iraq venne salutato da tutta la sinistra come positivo.

    [3] Una delle ragioni del disinteresse dei partiti comunisti a questo pezzo di proletariato italiano credo risieda nel loro eccessivo istituzionalismo, essendo spesso gli immigrati senza diritto di voto. Ricostruire un lavoro politico su questo segmento di classe sarà forse la dimostrazione empirica che questo istituzionalismo si può e si deve superare. Magari darà qualche consigliere o assessore in meno, in compenso rafforzerà i legami sociali dei comunisti. Su questo tema uno dei pochi centri di ricerca e riflessione è stata la Rete dei comunisti, eccezione che è giusto sottolineare.
    in questo ha replicato la sciagurata scelta del 9 giugno 2007, una piazza vuota in alternativa a un corteo di 50mila giovani. La differenza è che oggi Prc e Pdci erano dalla parte giusta, dalla parte del popolo palestinese.

    http://www.forumpalestina.org/news/2...-09Franchi.htm

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da markos Visualizza Messaggio
    La partecipazione degli immigrati - presumo in grande parte arabi - era imponente, elemento che era già emerso nelle tante manifestazioni territoriali svolte in queste settimane.
    ...
    Il contributo principale alla partecipazione di immigrati lo hanno dato le comunità islamiche, a partire dalle moschee.
    ...
    Gli immigrati scesi in piazza sabato sono naturalmente anti-imperilisti, sono stati costretti a emigrare in conseguenza di guerre e sfruttamento da parte dell’imperialismo occidentale. Questa parte di proletariato italiano rappresenta l’ossatura per costruire un movimento anti-imperilista nel nostro paese, un movimento che abbia radici dentro la classe lavoratrice. Da questo punto di vista i lavoratori immigrati scesi in pazza sabato 17 dimostrano di essere delle avanguardie, almeno sulle vicende internazionali
    Mi sembra un'analisi forzata e distante dalla realtà . Che TUTTI gli immigrati siano antiimperialisti lo trovo francamente inesatto: per molti di loro la più grande aspirazione è comprarsi l'ultimo modello di cellulare o la macchina più lussuosa dimostrandosi asserviti al più bieco consumismo occidentale. E infatti al di la di questa specifica occasione nelle lotte sociali la loro presenza è pressoche nulla ...

    Nello specifico poi coloro che sono scesi in campo per la palestina lo hanno fatto in virtù della comune appartenenza alla religione islamica, non per altre ragioni. Veniva aggredito uno stato per lo più islamico e quindi è scattata la loro "chiamata alle armi"; l'identità islamica è in loro più forte di qualunque altra considerazione ed impermeabile a qualunque altra cultura/concezione del mondo che non sia quella ,oscurantista, mussulmana

    E' inutile che alcuni sperino in loro insomma : sono e resteranno islamici e non diventeranno mai "comunisti", come non diventeranno mai "italiani" davvero

    Trovo poi francamente contraddittorio l'atteggiamento di chi tra voi, osteggia la concezione religiosa cattolica che viene "imposta" , a vostro dire, alle masse ma plaude poi o si scandalizza meno quando un'altra concezione religiosa , imposta allo stesso modo, è quella islamica propagandata nelle moschee...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da _Romano_ Visualizza Messaggio
    Mi sembra un'analisi forzata e distante dalla realtà . Che TUTTI gli immigrati siano antiimperialisti lo trovo francamente inesatto: per molti di loro la più grande aspirazione è comprarsi l'ultimo modello di cellulare o la macchina più lussuosa dimostrandosi asserviti al più bieco consumismo occidentale. E infatti al di la di questa specifica occasione nelle lotte sociali la loro presenza è pressoche nulla ...

    Nello specifico poi coloro che sono scesi in campo per la palestina lo hanno fatto in virtù della comune appartenenza alla religione islamica, non per altre ragioni. Veniva aggredito uno stato per lo più islamico e quindi è scattata la loro "chiamata alle armi"; l'identità islamica è in loro più forte di qualunque altra considerazione ed impermeabile a qualunque altra cultura/concezione del mondo che non sia quella ,oscurantista, mussulmana

    E' inutile che alcuni sperino in loro insomma : sono e resteranno islamici e non diventeranno mai "comunisti", come non diventeranno mai "italiani" davvero

    Trovo poi francamente contraddittorio l'atteggiamento di chi tra voi, osteggia la concezione religiosa cattolica che viene "imposta" , a vostro dire, alle masse ma plaude poi o si scandalizza meno quando un'altra concezione religiosa , imposta allo stesso modo, è quella islamica propagandata nelle moschee...
    Su questo non hai certo tutti i torti ...
    Myrddin

  7. #7
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    Mi sembra un'analisi forzata e distante dalla realtà . Che TUTTI gli immigrati siano antiimperialisti lo trovo francamente inesatto: per molti di loro la più grande aspirazione è comprarsi l'ultimo modello di cellulare o la macchina più lussuosa dimostrandosi asserviti al più bieco consumismo occidentale. E infatti al di la di questa specifica occasione nelle lotte sociali la loro presenza è pressoche nulla ...

    Nello specifico poi coloro che sono scesi in campo per la palestina lo hanno fatto in virtù della comune appartenenza alla religione islamica, non per altre ragioni. Veniva aggredito uno stato per lo più islamico e quindi è scattata la loro "chiamata alle armi"; l'identità islamica è in loro più forte di qualunque altra considerazione ed impermeabile a qualunque altra cultura/concezione del mondo che non sia quella ,oscurantista, mussulmana

    E' inutile che alcuni sperino in loro insomma : sono e resteranno islamici e non diventeranno mai "comunisti", come non diventeranno mai "italiani" davvero

    Trovo poi francamente contraddittorio l'atteggiamento di chi tra voi, osteggia la concezione religiosa cattolica che viene "imposta" , a vostro dire, alle masse ma plaude poi o si scandalizza meno quando un'altra concezione religiosa , imposta allo stesso modo, è quella islamica propagandata nelle moschee...

    Concordo con l'ultima parte, la religione (qualunque essa sia) deve essere considerata alla stessa maniera: libertà di culto nel rispetto della legge.
    Tornando agli islamci immigrati, sicuramente non diventeranno tutti o pochi comunisti. L'ideale sarebbe se si laicizzassero, il mio timore è che alcune frange potrebbero diventare una specie di Vandea reazionaria al servizio dei potentati economici.

  8. #8
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  9. #9
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    Ricevo e vi giro la segnalazione di questa petizione.

    http://www.tlaxcala.es/detail_campag...ef_campagne=10

  10. #10
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    Mi sembra un'analisi forzata e distante dalla realtà . Che TUTTI gli immigrati siano antiimperialisti lo trovo francamente inesatto: per molti di loro la più grande aspirazione è comprarsi l'ultimo modello di cellulare o la macchina più lussuosa dimostrandosi asserviti al più bieco consumismo occidentale. E infatti al di la di questa specifica occasione nelle lotte sociali la loro presenza è pressoche nulla ...

    Nello specifico poi coloro che sono scesi in campo per la palestina lo hanno fatto in virtù della comune appartenenza alla religione islamica, non per altre ragioni. Veniva aggredito uno stato per lo più islamico e quindi è scattata la loro "chiamata alle armi"

    Concordo anch'io che sia un'analisi forzata e idealistica. La parte che ti ho quotato in grassetto è in parte vera, anche se molto tranciante e detta da un punto di vista moralistico.
    Per quanto riguarda le motivazioni degli immigrati scesi in campo per la Palestina, non è affatto vero che non ci siano altre motivazioni al di fuori della religione. Al di là del fatto che i palestinesi non hanno uno Stato e che non sono tutti islamici.

 

 
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