GIUSTIZIA: BERLUSCONI RINVIA PER NON AVERE SORPRESE
Per Silvio Berlusconi, fare la riforma della giustizia non e' poi cosi' facile. Dopo aver annunciato con una certa enfasi che sarebbe stato il primo Consiglio dei ministri del 2009 a licenziare un disegno di legge, ieri il premier ha dovuto prendere atto che e' meglio discutere tutti i dettagli dell'intervento riformatore ''per poi non avere sorprese in Aula''.
In sostanza, il presidente del Consiglio vuole che la sua maggioranza sia compatta fin dall'inizio dell'iter legislativo sul testo di riforma in modo da fronteggiare il confronto con l'opposizione. Da qui il lavorio su cui e' impegnato Angelino Alfano, ministro della Giustizia, e i due vertici di maggioranza che si sono svolti martedi' e ieri mattina.
Chi punta i piedi e' ancora una volta la Lega, che sembra esercitare il ruolo di opposizione all'interno della maggioranza. Ai rappresentanti del Carroccio - Umberto Bossi in testa - non convince per esempio l'idea di abolire le intercettazioni telefoniche. Stessa posizione in alcuni settori di An, nonostante la scelta di confluire nel Pdl a marzo.
A questo proposito, il premier - cogliendo l'occasione di una conferenza stampa a Palazzo Chigi che era in programma con il ministro Renato Brunetta - ha voluto chiarire che le intercettazioni di sicuro resteranno per le imputazioni piu' gravi e per i reati che prevedano almeno dieci anni di reclusione. Dunque, le intercettazioni resteranno possibili per i reati di corruzione, concussione e peculato.
Berlusconi ha inoltre precisato che in ogni caso si eviteranno abusi nell'uso di questo strumento di indagine. In caso di fuga di notizie, verranno puniti i responsabili e gli editori ma ''non i giornalisti''. La sensazione e' che il premier abbia dovuto fare un passo indietro rispetto alle sue posizioni iniziali.
Chi non ha peli sulla lingua e' Ignazio La Russa, ministro della Difesa e ''reggente'' di An: ''Si e' deciso, tutti d'accordo, di non prevedere piu' alcuna limitazione alle intercettazioni se non per i reati minori di nessuna importanza''. Sono parole che fanno dire a Lanfranco Tenaglia, ministro ombra del Pd: ''E' una marcia indietro per coprire le divisioni nel centrodestra''.
Da Berlusconi non sono invece venuti chiarimenti sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura e sulla separazione delle carriere dei magistrati, che dovrebbero restare i punti cardine della riforma proposta dal centrodestra. Nessun riferimento anche ai rapporti con l'opposizione (ricercarne o meno l'accordo, come propone Gianfranco Fini, presidente della Camera).
Sul fronte del Pd continua intanto a prevalere la posizione del ministro ombra Tenaglia (no a riforme costituzionali sui temi della giustizia, no alla riforma del Csm) ma anche su questi problemi c'e' da fare i conti con le posizioni dell'Udc, come sta avvenendo al Senato dove si sta discutendo in Aula il federalismo fiscale.
A Tenaglia non convincono le proposte emerse nei giorni scorsi da un seminario promosso dalle fondazioni Italianieuropei e Liberal, che ha avuto per protagonisti Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini. In quella occasione, si e' convenuto sull'incarico a tempo per i pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Csm e l'introduzione di un budget per le intercettazioni.
Il segretario Walter Veltroni, come Tenaglia, vorrebbe invece intervenire sul Csm con legge ordinaria: riforma delle normative di composizione, un massimo di trenta membri, sezione disciplinare autonoma e pratiche di tutela da affidare al Parlamento.
Per stabilire qual e' la linea ufficiale del Pd, sono molti gli esponenti di questo partito a chiedere una riunione di vertice al piu' presto in modo da orientare il giudizio sulle proposte di riforma che verranno annunciate dal governo.
D'Alema ha precisato che il documento scaturito dalla riunione delle due fondazioni ha come obiettivo quello di avere un sistema giudiziario piu' efficiente che garantisca tempi ragionevoli per la giustizia civile, insieme alla ridefinizione dei rapporti potere giudiziario e altri poteri dello Stato.
Al Consiglio dei ministri di domani, stante l'ennesimo rinvio del disegno di legge sulla riforma della giustizia, non restera' che discutere del provvedimento sull'edilizia carceraria. Il governo e' intenzionato a favorire la costruzione di nuove carceri - e' una precisa richiesta della Lega - sia per non allentare la pressione sulla delinquenza comune sia per umanizzare le condizioni di carcerazione (Berlusconi vorrebbe tramutare il disegno di legge in decreto legge per non perdere tempo).
- GIUSTIZIA: BERLUSCONI RINVIA PER NON AVERE SORPRESE
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