I FIGLI SO PIEZZ ‘E CORE – SUPERMORALISTI A PAROLE, MA QUANDO GLI TOCCANO I PARGOLI DIVENTANO MASTELLIANI DOC – LE ALLUCINANTI GIUSTIFICAZIONI DI DI PIETRO E DEL PROF. LENZI (FIGLIA NEOLAUREATA GIÀ RICERCATRICE)…

Gian Antonio Stella per "Corriere della Sera Magazine"


Il molto onorevole Antonio Di Pietro e il presidente del Cun (consiglio universitario nazionale) Andrea Lenzi forse non si conoscono neppure ma hanno una cosa in comune: meritano di essere chiamati all'araba con i kunya (soprannomi) di Abu Cristiano e Abu Francesca Romana. Cioè Padre di Cristiano e Padre di Francesca Romana.

Il primo, dopo avere per anni predicato la moralizzazione della politica contro il clientelismo, il nepotismo, le raccomandazioni, il campanilismo elettorale invocando di «rendere obbligatorie delle regole etiche», è sbottato in difesa del figlio tirato in ballo da certe intercettazioni con parole stupefacenti.
«Cosa gli si rimprovera? Di essersi attivato presso l'organo competente affinché si facessero le caserme. Erano caserme che si aspettavano da venti anni in Molise... Poi gli si rimprovera di essersi attivato affinché si tenesse in considerazione, tra i tanti curricula, anche quelli dei giovani molisani? Si è occupato del suo Molise: magari facessero tutti così».



Bravo: Clemente Mastella, massimo teorico della tesi che la raccomandazione è «un peccato veniale» utile «per riequilibrare la ingiustizie nord-sud», non poteva dirlo meglio.

Quanto ad Andrea Lenzi, beccato con le mani nella marmellata di un concorso per un posto di ricercatore vinto all'ateneo dei Legionari di Cristo dalla figlia (neo-laureata, unica concorrente dopo due ritiri, un presidente della commissione marito d'una collega di papà, neppure un cenno alle pubblicazioni nella relazione riassuntiva...) la sua auto-difesa a La Stampa è un capolavoro.
Ha spiegato: «Stamattina a mia figlia ho detto: "Sono onorato di essere tuo padre. Mi dispiace che per colpa mia tu debba subire questo linciaggio morale". Nel mondo universitario se qualcuno alza un po' la testa finisce sempre per prendere una randellata. Mi hanno fatto un piccolo dispetto, ma se questo è il prezzo da pagare per risollevare le università dal baratro in cui sono cadute come io sto facendo, è un prezzo che pago volentieri».
Ma come: insegna in una università, La Sapienza, che sulla base della classifica avulsa (rapporto tra studenti iscritti e parametri vari) è al 401° posto tra le università del mondo, è vicinissimo a un rettore (Luigi Frati) con moglie e figli piazzati come docenti nei dintorni, presiede l'organismo chiamato a definire le regole dei concorsi, si vanta di avere una figlia neo-laureata che vince (in quel modo) a 24 anni un posto da ricercatore dove l'età media è di 47 anni e l'università italiana la risolleva lui? Ma per favore, professor Abu...


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