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  1. #1
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    Predefinito Ottima notizia per l'unità dei cristiani!

    Benedetto XVI ha deciso di revocare la scomunica ai quattro vescovi consacrati da Lefebvre nel 1988. Il decreto, che il pontefice ha già firmato, sarà pubblicato entro la fine della settimana. Il superiore della Fraternità San Pio X, Bernard Fellay, e gli altri tre vescovi, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson non saranno dunque più scomunicati.
    La decisione di Papa Ratzinger è maturata negli ultimi mesi, in seguito alla lettera con la quale monsignore Fellay aveva chiesto la revoca del provvedimento comminato da Giovanni Paolo II nel 1988, dopo che l’arcivescovo Marcel Lefebvre, rifiutando in extremis un accordo già siglato con l’allora cardinale Joseph Ratzinger, consacrò vescovi quattro giovani sacerdoti del clero della Fraternità. Un atto scismatico, perché quelle consacrazioni non erano legittimate dal pontefice, giustificato invece da Lefebvre per ragioni di sopravvivenza della sua comunità tradizionalista. Una comunità che non aveva accettato la riforma liturgica post conciliare né alcuni decreti del Vaticano II, peraltro firmati dallo stesso Lefebvre, come nel caso di quello sulla libertà religiosa. Scomunicati, ventun anni fa, furono lo stesso Lefebvre, l’anziano vescovo brasiliano Antonio de Castro Mayer, che partecipò alla consacrazione avvenuta in Svizzera (entrambi da tempo scomparsi), e i quattro neovescovi. Il cammino di riavvicinamento, iniziato con Papa Wojtyla dopo che i lefebvriani guidarono un pellegrinaggio a Roma per il Giubileo del 2000, è continuato con alti e bassi. Ma ha subito un’accelerazione dopo l’elezione di Ratzinger. La Fraternità ha chiesto al pontefice di liberalizzare la messa antica per tutta la Chiesa. E questo Benedetto XVI ha fatto, con il motu proprio «Summorum Pontificum», pensando non tanto e non solo ai lefebvriani, ma soprattutto a quei tradizionalisti rimasti nella piena comunione con Roma ma spesso penalizzati o guardati con sospetto perché rimasti legati alla liturgia preconciliare. Poi è stata chiesta la revoca della scomunica - che, va precisato, ha riguardato soltanto i vescovi, non i cinquecento preti della Fraternità né tantomeno i fedeli che ne seguono le celebrazioni - e richiedendola, Fellay ha voluto manifestare l’attaccamento al Papa e la volontà della piena comunione. I lefebvriani hanno anche compiuto di recente un pellegrinaggio a Lourdes, dove i quattro vescovi hanno lanciato l’iniziativa di far recitare ai fedeli un milione e settecentomila rosari per chiedere alla Madonna che la scomunica fosse tolta.
    Il decreto che sarà reso noto nelle prossime ore non significa di per sé la soluzione del problema lefebvriano, ma rappresenta un passo importante. Il prossimo passò sarà un accordo che dia alla Fraternità San Pio X uno status giuridico nella Chiesa cattolica. La decisione di revocare la scomunica è un atto di grande magnanimità di Benedetto XVI, che va nella linea di sanare fratture e divisioni nel corpo ecclesiale e di riaccogliere nella piena comunione oltre ai vescovi, anche i sacerdoti e i fedeli. Nel giugno scorso il cardinale Darío Castrillón Hoyos, presidente della Pontificia commissione «Ecclesia Dei», aveva posto a monsignor Fellay condizioni per proseguire il dialogo con la Fraternità, chiedendo ai lefebvriani «l’impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa», a «evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale», a «evitare la pretesa di un magistero superiore» a quello del Papa, e di «non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa». Infine, l’impegno «a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell’autorità del Vicario di Cristo».


    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=322811

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  2. #2
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    Ottima notizia veramente. Ma più che unità dei cristiani io parlerei di pacificazione interna al cattolicesimo. Anche perchè che lo si voglia o no i cosiddetti lefebvriani hanno sempre professato la dottrina cattolica (salvo alcune cadute un pò disdicevoli).

  3. #3
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    Il...

    Il Papa sta facendo davvero di tutto,ora spetta a loro camminare sulla retta via!

  4. #4
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    Post Già dal 1988...

    Indirizzo del Card Ratzinger alla Conferenza Episcopale Cilena
    13 luglio 1988

    Traduzione in Italiano a c. della redazione di www.ratzinger.it
    Nessun diritto riservato: diffusione raccomandata anche senza citare la fonte.


    Negli ultimi mesi abbiamo lavorato molto intorno al caso Lefebvre, con l'intenzione sincera di creare per il suo movimento un spazio all'interno della Chiesa, spazio che sarebbe stato sufficiente perché esso potesse vivere. La Santa Sede è stata criticata per questo. Si dice che non ha difeso il Concilio Vaticano II con energia sufficiente; che, mentre ha trattato i movimenti progressisti con severità grande, ha mostrato una simpatia esagerata con la rivolta tradizionalista. Lo sviluppo degli eventi è sufficiente per confutare queste asserzioni. L'[accusa di] rigorismo del Vaticano di fronte alle deviazioni dei progressisti, presentato in modo mitico, è apparsa essere soltanto un discorso vuoto. Finora, infatti, sono stati pubblicati soltanto dei moniti; in nessun caso ci sono state pene canoniche rigorose in senso stretto. Ed il fatto che, quando le cose si sono messe male, Lefebvre ha ritrattato un accordo che già era stato firmato, indica che la Santa Sede, se ha fatto concessioni davvero generose, non gli ha garantito quella licenza completa che egli desiderava. Lefebvre ha visto che, nella parte fondamentale dell'accordo, era obbligato ad accettare il Vaticano II e le affermazioni del Magistero post conciliare, secondo l'autorità propria di ogni documento.

    C'è una contraddizione evidentissima nel fatto che è proprio chi non ha perso occasione per far conoscere al mondo la propria disobbedienza al Papa ed alle dichiarazioni magisteriali degli ultimi 20 anni, che pensa di avere il diritto di giudicare che questo atteggiamento è troppo blando e che desidera che si fosse insistito su un'obbedienza assoluta al Vaticano II. Così pure costoro sostengono che il Vaticano ha concesso il diritto di dissentire a Lefebvre, diritto che è stato rifiutato ostinatamente ai fautori di una tendenza progressista. In realtà, l'unico punto che è affermato nell'accordo, secondo Lumen Gentium 25, è il fatto limpido che non tutti i documenti del Concilio hanno la stessa autorità. Per il resto, è stato indicato esplicitamente, nel testo che è stato firmato, che le polemiche pubbliche devono essere evitate e che è richiesto un atteggiamento di rispetto positivo per le decisioni ufficiali e le dichiarazioni.

    È stato concesso, in più, che la Fraternità San Pio X possa presentare alla Santa Sede - la quale si riserva l'esclusivo diritto di decisione - le sue difficoltà particolari rispetto alle interpretazioni delle riforme giuridiche e liturgiche. Tutto ciò mostra che in questo dialogo difficile Roma ha unito chiaramente la generosità, in tutto quello che è negoziabile, alla fermezza nel necessario. La spiegazione che Mons. Lefebvre ha dato, per la ritrattazione del suo accordo, è indicativa. Ha dichiarato che infine ha capito che l'accordo che ha firmato mira soltanto ad integrare la sua fondazione "nella Chiesa Conciliare". La Chiesa Cattolica in unione con il Papa è, secondo lui, "la Chiesa Conciliare", che ha rotto con il suo passato. Sembra effettivamente che non riesca più a vedere che qui si tratta della Chiesa Cattolica nella totalità della sua Tradizione e che il Vaticano II appartiene ad essa.

    Senza alcun dubbio, il problema che Lefebvre ha posto non è finito con la rottura del 30 giugno. Sarebbe troppo semplice rifugiarsi in una specie del trionfalismo e pensare che questa difficoltà abbia cessato di esistere dal momento in cui il movimento condotto da Lefebvre si è separato con una rottura formale con la chiesa. Un cristiano non può mai, o non dovrebbe, compiacersi di una rottura. Anche se è assolutamente certo che la colpa non può essere attribuita alla Santa Sede, è un dovere per noi esaminarci, tanto circa qaulierrori abbiamo fatto, quanto quali, persino ora, stiamo facendo. I criteri con cui giudichiamo il passato nel decreto del Vaticano II sull'ecumenismo devono essere usati - come è logico - per giudicare pure il presente.

    Una delle scoperte fondamentali della teologia del ecumenismo è che gli scismi possono avvenire soltanto quando determinate verità e determinati valori della fede cristiana non sono più vissuti ed amati all'interno della chiesa. La verità che è marginalizzata diventa autonoma, rimane staccata dal tutto della struttura ecclesiastica ed è allora che un nuovo movimento si forma intorno ad essa. Dobbiamo riflettere su questo fatto: che tantissimi cattolici, lontani dalla cerchia stretta della fraternità di Lefebvre, vedono questo uomo come guida, in un certo senso, o almeno come alleato utile. Non bisognerà attribuire tutto a motivi politici, a nostalgia, o a fattori culturali di importanza secondaria. Queste cause non sono capaci di spiegare l'attrattiva che è sentita anche dai giovani, e particolarmente dai giovani, che vengono da molte nazioni davvero differenti e che sono immersi in realtà politiche e culturali completamente diverse. Certamente mostrano ciò che è, da ogni punto di vista, una prospettiva limitata e parziale; ma non c'è alcun dubbio che un fenomeno di questa portata sarebbe inconcepibile se non ci fossero qui all'opera dei valori, che generalmente non trovano sufficienti possibilità di realizzarsi all'interno della Chiesa di oggi.

    Per tutti questi motivi, dobbiamo considerare tutta la questione soprattutto come l'occasione per un esame di coscienza. Dovremmo non avere apura di farci noi stessi domande fondamentali, circa i difetti della vita pastorale della Chiesa, che emergono da questi fatti. Così dovremmo poter offrire un posto all'interno della chiesa a coloro che lo stanno cercando e domandando e riuscire a eliminare ogni ragione per uno scisma. Possiamo rendere tale scisma privo di motivazioni rinnovando le realtà interne della chiesa. Ci sono tre punti, io penso, che è importante considerare.

    Se ci sono molti motivi che potrebbero condurre tantissima gente cercare un rifugio nel liturgia tradizionale, quello principale è che trovano la conservato la dignità del sacro. Dopo il Concilio, ci sono stati molti preti che hanno elevato deliberatamente la "desacralizazione" a livello di un programma, sulla pretesa che il nuovo testamento ha abolito il culto del tempio: il velo del tempio che è stato strappato dall'alto al basso al momento della morte di Cristo sulla croce è, secondo certuni, il segno della fine del sacro. La morte di Gesù, fuori delle mura della città, cioè, dal mondo pubblico, è ora la vera religione. La religione, se vuol avere il suo essere in senso pieno, deve averlo nella non sacralità della vita quotidiana, nell'amore che è vissuto. Ispirati da tali ragionamenti, hanno messo da parte i paramenti sacri; hanno spogliato le chiese più che hanno potuto di quello splendore che porta a elevare la mente al sacro; ed hanno ridotto il liturgia alla lingua e ai gesti di una vita ordinaria, per mezzo di saluti, i segni comuni di amicizia e cose simili.

    Non c'è dubbio che, con queste teorie e pratiche, hanno del tutto misconosciuto l'autenntica connessione tra il vecchio ed il nuovo testamento: s' è dimenticato che questo mondo non è il regno di Dio e che "il Santo di Dio" (Gv 6,69) continua ad esistere in contraddizione a questo mondo; che abbiamo bisogno di purificazione prima di accostarci a lui; che il profano, anche dopo la morte e la resurrezione di Gesù, non è riuscito a trasformarsi nel "santo". Il Risorto è apparso, ma a quelli il cui il cuore era ben disposto verso di Lui, al Santo; non si è manifestato a tutti. È in questo modo un nuovo spazio è stato aperto per la religione a cui tutti noi ora dobbiamo sottometterci; questa religione che consiste nell'accostarci alla famiglia del Risorto, ai cui piedi le donne si prostravano e lo adoravano. Non intendo ora sviluppare ulteriormente questo aspetto; mi limito sinteticamete a questa conclusione: dobbiamo riacquistare la dimensione del sacro nella liturgia. La liturgia non è un festa; non è una riunione con scopo di passare dei momenti sereni. Non importa assolutamente che il parroco si scervelli per farsi venire in mente chissà quali idee o novità ricche di immaginazione. La liturgia è ciò che fa sì che il Dio Tre volte Santo sia presente fra noi; è il roveto ardente; è l'alleanza di Dio con l'uomo in Gesù Cristo, che è morto e di nuovo è tornato alla vita. La grandezza della liturgia non sta nel fatto che essa offre un intrattenimento interessante, ma nel rendere tangibile il Totalmente Altro, che noi [da soli] non siamo capaci di evocare. Viene perché vuole. In altre parole, l'essenziale nella liturgia è il mistero, che è realizzato nel ritualità comune della Chiesa; tutto il resto lo sminuisce. Alcuni cercano di sperimentarlo secondo una moda vivace, e si trovano ingannati: quando il mistero è trasformato nella distrazione, quando l'attore principale nella liturgia non è il Dio vivente ma il prete o l'animatore liturgico.

    Oltre alle questioni liturgiche, i punti centrali del conflitto attualmente sono la presa di posizione di Lefebvre contro il decreto che tratta della libertà religiosa ed al cosiddetto spirito di Assisi. È qui che Lefebvre stabilisce le linee di demarcazione fra la sua posizione e quella della chiesa cattolica.

    C'è poco da dire: ciò che sta dicendo su questi punti è inaccettabile. Qui non vogliamo considerare i suoi errori, piuttosto desideriamo chiederci dove vi è mancanza di chiarezza in noi stessi. Per Lefebvre la posta in gioco è la battaglia contro liberalismo ideologico, contro il relativizzazione della verità. Non siamo ovviamente in accordo con lui sul fatto che - capito secondo le intenzioni del papa - il testo del Concilio o la preghiera di Assisi inducano al realtivismo.

    È un'operazione necessaria difendere il Concilio Vaticano II nei confronti di Mons. Lefebvre, come valido e come vincolante per Chiesa. Certamente c'è una mentalità dalla visuale ristretta che tiene conto solo del Vaticano II e che ha provocato questa opposizione. Ci sono molte presentazioni di esso che danno l'impressione che, dal Vaticano II in avanti, tutto sia stato cambiato e che ciò che lo ha preceduto non abbia valore o, nel migliore dei casi, abbia valore soltanto alla luce del Vaticano II.

    Il Concilio Vaticano II non è stato trattato come una parte dell'intera tradizione vivente della Chiesa, ma come una fine della Tradizione, un nuovo inizio da zero. La verità è che questo particolare concilio non ha affatto definito alcun dogma e deliberatamente ha scelto rimanere su un livello modesto, come concilio soltanto pastorale; ma molti la trattano come se si sia trasformato in una specie del superdogma che toglie l'importanza di tutto il resto.

    Questa idea è resa più forte dalle cose che ora stanno accadendo. Quello che precedentemente è stato considerato il più santo - la forma in cui la liturgia è stata trasmessa - appare improvvisamente come la più proibita di tutte le cose, l'unica cosa che può essere impunemente proibita. Non si sopporta che si critichino le decisioni che sono state prese dal Concilio; d'altra parte, se certuni mettono in dubbio le regole antiche, o persino le verità principali della fede - per esempio, la verginità corporale di Maria, la Resurrezione corporea di Gesù, l'immortalità dell'anima, ecc. - nessuno protesta, o soltanto lo fa con la più grande moderazione. Io stesso, quando ero professore, ho visto come lo stesso Vescovo che, prima del Concilio, aveva licenziato un insegnante che era realmente irreprensibile, per una certa crudezza nel discorso, non è stato in grado, dopo il Concilio, di allontanare un professore che ha negato apertamente verità della fede certe e fondamentali.

    Tutto questo conduce tantissima gente chiedersi se la Chiesa di oggi è realmente la stessa di ieri, o se la hanno cambiato con qualcos'altro senza dirlo alla gente. La sola via nella quale il Vaticano II può essere reso plausibile è di presentarlo così come è: una parte dell'ininterrotta, dell'unica tradizione della Chiesa e della sua fede.

    Non c'è il minimo dubbio che, nei movimenti spirituali dell'era post-conciliare, vi è stato frequentemente un oblio, o persino una soppressione, della questione della verità: qui forse ci confrontiamo con il problema oggi cruciale per la teologia e per il lavoro pastorale.

    La verità è ritenuta essere una pretesa che è troppo elevata, un trionfalismo che non può essere assolutamente ancora consentito. Vedete chiaramente questo atteggiamento nella crisi che copisce la pratica e l'ideale missionario. Se non facciamo della verità un punto importante nell'annuncio della nostra fede e se questa verità non è più essenziale per la salvezza dell'uomo, allora le missioni perdono il loro significato. In effetti la conclusione è stata tirata, ed è stato tirata oggi, che in futuro dobbiamo soltanto cercare che i cristiani siano buoni cristiani, i buoni musulmani dei musulmani, i buoni Indù dei buoni Indù, e così via. E se arriviamo a queste conclusioni, come facciamo a sapere quando uno è "un buon" cristiano, o "un buon" musulmano?

    L'idea che tutte le religioni sono - a prenderle sul serio - soltanto i simboli di ciò che finalmente è incomprensibile, sta guadagnando terreno velocemente in teologia e già ha penetrato la pratica liturgica. Quando le cose giungono a questo punto, la fede è lasciata alle spalle, perché la fede realmente consiste nell'affidarsi alla verità per quanto è conosciuta. Dunque, in questa materia, ci sono tutte le ragioni per ritornar sulla retta via.
    Se ancora una volta riusciremo a evidenziare e vivere la pienezza della religione cattolica circa a questi punti, possiamo sperare che lo scisma di Lefebvre non sia di lunga durata.


    fonte:ratzinger.it

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Imperium Visualizza Messaggio
    Ottima notizia veramente. Ma più che unità dei cristiani io parlerei di pacificazione interna al cattolicesimo. Anche perchè che lo si voglia o no i cosiddetti lefebvriani hanno sempre professato la dottrina cattolica (salvo alcune cadute un pò disdicevoli).
    Sono d'accordo, spero adesso in avvicinamenti verso gli ortodossi e viceversa.

  6. #6
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    Bene, ma le posizioni dei Vescovi sul Concilio Vaticano Secondo?
    Nelle loro pubblicazioni, che si trovano su Internet, loro rifiutano punti del CVII abbastanza importanti.
    Basti pensare ad esempio sull'uso della forza fisica nella repressione dell'errore in uno stato ideale, sul fatto stesso della libertà religiosa.
    Spero che la rimozione della scomunica possa servire all'intero movimento a riflettere sulle loro posizioni che sinceramente considero contraddittorie. Ne dubito, però. Ho paura che alla fine arrivino a dire "avevamo ragione noi".

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Eugenius Visualizza Messaggio
    Bene, ma le posizioni dei Vescovi sul Concilio Vaticano Secondo?
    Nelle loro pubblicazioni, che si trovano su Internet, loro rifiutano punti del CVII abbastanza importanti.
    Basti pensare ad esempio sull'uso della forza fisica nella repressione dell'errore in uno stato ideale, sul fatto stesso della libertà religiosa.
    Spero che la rimozione della scomunica possa servire all'intero movimento a riflettere sulle loro posizioni che sinceramente considero contraddittorie. Ne dubito, però. Ho paura che alla fine arrivino a dire "avevamo ragione noi".
    nn mi pare che il CVII sia Ex Cathedra... e la FSSPX con tutti i difetti si è dichiarata sempre fedele al papa. Detto questo, nn approvo il loro metodo di uscita dalla Chiesa (le battaglie si fanno all'interno, non si è mica in una associazione). Sono contento per questa svolta del papa. W IL PAPA!

  8. #8
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    Predefinito un bel empasse!!!

    Citazione Originariamente Scritto da popolareDL Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo, spero adesso in avvicinamenti verso gli ortodossi e viceversa.
    Nessuno vuole partire con preconcetti ma PER METODO bisogna vedere le cose come sono perché è CON LA REALTA' che si fa i conti. Osserviamo dunque, con un poco di attenzione e non con euforia le cose: la prospettiva di "lefebvriani" e "ortodossi". Solo DOPO possiamo realisticamente capire se certe "unioni" sono possibili.

    Partiamo, dunque, dalla questione "lefebvriana".
    La scomunica comminata da Giovanni Paolo II ai 4 vescovi ordinati e ai 2 ordinandi è SEMPRE stata da loro ritenuta INVALIDA. Dal loro punto di vista, l'azione compiuta da mons. Lefebvre si muoveva per uno stato di assoluta necessità ("operazione di sopravvivenza della tradizione", così è stata definita). Questo, era stato immediatamente dichiarato.
    Il giorno stesso delle ordinazioni episcopali, dei giovani distribuivano a chiunque assisteva alla messa a Econe, delle brochure e uno stampato su carta verde in cui si ribadiva la NECESSITA' delle ordinazioni e contemporaneamente L'INVALIDITA' di una eventuale futura scomunica papale.
    Quindi, dal punto di vista "lefebvriano", oggi il papa non ha tolto assolutamente nulla, perché quanto è stato lanciato non ha mai avuto reale validità. (Si confronti pure l'estratto dell'omelia di mons. Lefebvre alla messa di ordinazione http://www.virgo-maria.org/Fichiers_...-juin-1988.mp3 ). La scomunica vaticana è tale solo apparentemente!
    Sempre dal punto di vista strettamente "lefebvriano" se ne deduce che l'attuale gesto papale - non togliendo nulla - non favorisce realmente nulla.
    E' solo un modo per "tirare il collo" ai Lefebvriani perché, una volta di più, rispondano ai richiami di Roma; una sorta di "ricattino": "io sono giunto a fare perfino questo per voi e voi, ora, che fate in cambio?".
    Risponderanno?
    A mio avviso no.
    Per poter rispondere affermativamente essi vogliono che il papa e il Vaticano si allineino alle posizioni che furono di Pio XII in materia di libertà religiosa e di ecumenismo. Una posizione questa che, per quanto Ratzinger cerchi di essere conservatore, non può essere mai raggiunta. Infatti proprio perché Ratzinger non è Pio XII ha potuto fare la sua visita a Istanbul con un suo particolare stile: il papa ha, in qualche modo, pregato con gli imam nella moschea blu. Un gesto ecumenico che ha letteralmente disgustato i lefebvriani (e non solo loro, se si deve essere sinceri).

    Per mons. Lefebvre (e questa è l'ufficiale posizione dei "lefebvriani", non bisogna né meravigliarsi sé scandalizzarsi): "[...] Je l’ai résumé au cardinal Ratzinger : « Eminence, voyez, même si vous nous accordez un évêque, (…) nous ne pouvons pas collaborer, c’est impossible, impossible, (…) Pour nous, le Christ c’est tout ; notre Seigneur Jésus Christ c’est tout, c’est notre vie. Et vous, vous faites le contraire . (…)Voilà. On ne peut s’entendre. Et c’est cela, je vous assure, c’est le résumé. On ne peut suivre ces gens là. (…) " http://www.virgo-maria.org/Fichiers_...r-Lefebvre.mp3; http://www.virgo-maria.org/Fichiers_...decouronne.mp3

    Il "problema" quindi rimarrà assolutamente aperto.


    Vediamo ora la questione ortodossa.
    Il mondo ortodosso ha un impianto teologico ed ecclesiologico ben definito: si ispira sostanzialmente a quello patristico. Il mondo cattolico, per ragioni storiche e anche per questioni teologiche assai contingenti, si è progressivamente staccato dalla fase patristica ed ha assunto una sua identità, solidificandosi con pronunciamenti dogmatici (riguardanti la fede trinitaria, l'ecclesiologia con la posizione monarchica del papa, ecc.). Questi punti non possono essere sciolti dal mondo cattolico tradizionale, pena la confessione che, nel secondo millennio, il Cattolicesimo abbia, in qualche modo, sbagliato, si sia lasciato andare in posizioni eccessive e irregolari.
    Dover mettere in ombra il proprio peculiare cammino o parzialmente sconfessarlo è qualcosa di comprensibilmente intollerabile per il mondo tradizionale latino.
    Eppure, almeno sul versante ecclesiologico e teologico, il mondo ortodosso per potersi agganciare armoniosamente al cattolicesimo necessita di una capitolazione, da parte romana, sui controversi punti teologici ed ecclesiologici che dividono le due Chiese. In caso contrario è realmente come cercare di fare incastrare due tessere di un puzzle che non possono essere incastrate! Direi che, stando così le cose, è addirittura "fisiologicamente impossibile".
    (Altre posizioni "intermedie" e di compromesso sono state già battute con fallimento. Si pensi, ad esempio, alla posizione latina, sotto il pontificato di Paolo VI, con la quale si voleva attrarre gli ortodossi mostrando loro i dogmi latini del secondo millennio come dei semplici theologumena).

    A complicare le cose, oggi ci sono le simpatie "lefebvriane" dell'attuale papa. Per l'arcivescovo Lefebvre (e per la fraternità da lui fondata) gli ortodossi non sono altro che degli scismatici testardi che non vogliono accettare gli imprescindibili punti della monarchia papale e della teologia latina tradizionale.

    Questo impone una seria domanda: com'è possibile volere stringere la mano agli ortodossi ed ammiccare contemporaneamente ai lefebvriani? Entrambi sottolineano come imprescindibili degli aspetti dogmatici contrari!
    Siamo, dunque, davanti ad un bel empasse, che si può "credere" di superare solo spingendo le due parti a mettere in ombra le questioni dogmatiche. Ma questo per i due è impossibile, realmente impossibile! Questo è oggettivamente antitradizionale. Anticamente sarebbe stato inconcepibile. Cotrollate pure TUTTA LA LETTERATURA TEOLOGICA antica e patristica.

    Per questo, tale atteggiamento papale che vuole unire a sé posizioni opposte per la mentalità tradizionale ortodossa è letto gentilmente come "incoerente", mentre dalla mentalità "lefebvriana" è visto come palesemente "liberale e modernistico". Non è difficile pensare che i "lefebvriani" ne deducano che la figura di papa Ratzinger sia né più né meno quella di un falso conservatore.

  9. #9
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    Informatore,non hai parlato del fatto che il cambio di liturgia è stato visto come una cosa inconcepibile per gli ortodossi!
    Tanto è vero che il patriarca Alessio II si era rifiutato di vedere Giovanni Paolo II,invece si erano intensificati i rapporti con Benedetto XVI...questo almeno va detto!
    E pensare che la nuova liturgia è stata enfatizzata anche come dialogo con il mondo orientale...cmq secondo me il problema più grande con loro è il divorzio!Quello è morale!

  10. #10
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    Amici, vi ricordate la caduta del comunismo e il crollo del Muro di Berlino?
    Tutto avvenne repentinamente, almeno in apparenza. In realtà l’avvenimento fu preparato da anni di preghiere da parte dei cristiani, di Sante Messe celebrate clandestinamente nei paesi oppressi dalla dittatura, di iniziative internazionali e, da ultimo, dal pontificato di Giovanni Paolo II, oltre che dalla pressione proveniente dal cuore di tanti uomini che desideravano essere nuovamente liberi.
    Bene: penso che qualcosa di analogo (anche se le situazioni sono ben diverse) avverrà per l’unità dei cristiani: sono certo che sarà la novità di questo XXI secolo e avverrà anch’essa repentinamente: il gregge riunito sotto un unico Pastore. Ma anche in questo caso la meravigliosa realtà dell’unità sarà stata preparata da tanta preghiera, incontri, dialoghi costruttivi e dalla progressiva comprensione reciproca di errori del passato.
    Così anche una scomunica che va via è un bel segno. E’ motivo di speranza.

 

 
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