....di saper ragionare

Walter Veltroni ha proposto un piano dell’un percento del pil (16 miliardi di euro) per combattere la recessione – ritenendo che le misure sin qui prese o in cantiere non siano adeguate – e si è dichiarato disponibile a discutere con la maggioranza le misure in questione e quelle necessarie per rendere tale piano finanziario sostenibile.
L’impostazione spiccatamente quantitativa – uno per cento del pil – non convince, perché non si tratta di buttare soldi per rianimare l’economia, ma di
sapere quali progetti servono dal punto di vista economico e sociale.
E le indicazioni di contenuto, da parte del leader del Pd, sono generiche: welfare, giustizia, formazione, ambiente.
Questo ultimo punto può aprire un dibattito interessante, purché le misure proposte non si riducano agli eco incentivi per l’auto.
Non è chiaro come queste sommarie indicazioni possano dare luogo a un piano di rilancio, come base per un approfondito discorso politico fra maggioranza e opposizione.
Però l’aggancio che Veltroni fa tra i programmi anti crisi e la riforma delle
pensioni, per renderli finanziariamente compatibili, ci sembra valido e il suo
appello alla maggioranza per discuterne insieme appare meritevole di esser
perseguito.

La difficoltà della crisi dovrebbe indurre maggioranza e opposizione a far prevalere l’interesse generale per un’incisiva azione comune di riforma strutturale. E il tema della revisione del sistema pensionistico è senz’altro utile quando si tratta di risolvere il problema dei vincoli finanziari che possono ostacolare un costoso piano di rilancio.
Per questo va colta anche la disponibilità al dialogo che Pier Ferdinando Casini ha dato negli scorsi giorni, proprio sul tema della riforma delle pensioni, allo scopo di ampliare le politiche anticongiunturali.

Ma per le pensioni, Veltroni suggerisce solo le scelte volontarie dei lavoratori
di posticipare la pensione, in relazione a coefficienti di parametrati su modesti tassi di crescita del pil quali quelli attualmente prevedibili.
Ma questa non è una vera riforma.
Il dialogo ha bisogno di aperture più sostanziose di queste. Altrimenti nel Pdl può legittimamente farsi strada che “Timeo Danaos et dona ferentes”.

G.F. www.ilfoglio.it di oggi

saluti