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    Predefinito 70 - La tragedia sconosciuta degli Italiani di Crimea

    Martedì 8 Aprile, ore 18.15, nella "Sala Radetzky" di Palazzo Cusani,
    con ingresso via del Carmine n°8 (zona Brera) - MILANO

    PRESENTAZIONE DEL LIBRO


    "LA TRAGEDIA SCONOSCIUTA DEGLI ITALIANI DI CRIMEA"
    di Giulio Vignoli e Giulia Giacchetti Boiko



    Parleranno:
    Mario Cervi, giornalista e scrittore
    Giulio Vignoli, dell'Università degli Studi di Genova
    Massimo de Leonardis, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
    Sergio Boschiero, giornalista


    Presenzierà S.A.R. il Principe Aimone di Savoia-Aosta, Duca delle Puglie.

    Protetti dagli Zar, gli italiani di Crimea, in gran parte pugliesi adibiti alla coltivazione della vite e liguri specializzati nella cantieristica, ebbero la doppia cittadinanza, costruirono la chiesa e la scuola. I guai inizieranno con il comunismo, soprattutto con Stalin che li deportò in Siberia. Dimenticati da tutti, questi italiani conservarono l'amore per la terra d'origine e la lingua madre.
    Questo libro rende giustizia a questi nostri Patrioti.

  2. #2
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    Ieri sono stato alla presentazione di questo libro del professor Vignoli, ed ho avuto l'ennesima conferma di come i testi scolastici e la pubblica informazione sia a dir poco carente su temi così fondamentali. Quanti italiani sanno che molti compatrioti sono emigrati in Crimea nel primo Novecento, ed hanno portato il lavoro contadino onesto, tutelato dagli Zar ed estirpato dal folle piano staliniano delle collettivizzazioni forzate? Quanti italiani sanno che questi nostri connazionali durante la guerra sono stati accusati dal paranoico dittatore sovietico di essere delle spie al servizio del Fascismo? E soprattutto quanti sanno che questi innocenti sono stati deportati in Siberia in condizioni niente affatto migliori rispetto agli ebrei di Auschwitz? Comunque, tornando a noi, dopo le presentazioni e i ringraziamenti al generale della GDF che ha gentilmente concesso la bellissima sala per la conferenza, sono iniziati gli interventi: il primo a parlare è stato un ospite d'onore, il presidente dell'associazione dei giuliani e dei dalmati, che ha sottolineato come la sua gente (che poi è la nostra gente) ha vissuto la stessa identica vicenda disumana, cambiava solo il nome del dittatore, che era Tito. Il presidente di quest'associazione raccontava anche di un episodio raccapricciante: dopo che molti triestini e dalmati furono costretti a fuggire dalle loro terre per la repressione titina, alcuni di loro scapparono su un treno stracolmo e giunsero a Bologna; quando chiesero dell'acqua, le autorità della rossa città emiliana dissero testualmente: "non si può dare l'acqua a questa gente che è fascista e collaborazionista". Dopo quest'intervento ha preso la parola il professor Vignoli, ovvero l'autore del libro: innanzitutto il prof. con molta umiltà ha ricnosciuto che il merito di quest'opera è quasi tutto di Giulia Giacchetti Boiko, che è una discendente di italiani emigrati in Crimea sopravvissuti allo stalinismo. Questa donna ha imparato l'italiano da autodidatta, ed è riuscita a mettere insieme le molte vicende dei nostri connazionali sfortunati; il professore, parole sue, ha fatto qualche aggiustamento e la prefazione. Onore a questa donna! In un secondo intervento, il prof. Vignoli è entrato un pò più nel dettaglio di queste vicende, e vi assicuro che quando raccontava certi episodi nella sala c'era un gelo misto a orrore: come si fa, in effetti, a non provare nulla quando si sente dire che durante le deportazioni su vagoni riempiti all'inverosimile i bambini neonati, dopo aver patito fame, freddo ed essere morti tra le braccia delle madri, venivano gettati via durante le fermate intermedie prima della Siberia? Poi quando ho sentito che comunisti italiani emigrati in URSS appoggiavano in pieno questa campagna di sterminio verso i loro connazionali, salvo poi essere fatti fuori a loro volta da Stalin, mi stava venendo il vomito. Un curioso aneddoto a proposito dei comunisti italiani in URSS: il cognato di Togliatti, dopo essere stato prigioniero di Stalin, una volta liberato continuò imperterrito a tessere le lodi dell'Unione Sovietica del feroce dittatore georgiano (sindrome di Stoccolma?). Tornando al libro, comunque è stato ribadito da interventi successivi (del professor de Leonardis e di Sergio Boschiero) l'assoluto lassismo della nostra diplomazia in URSS e della nostra amata repubblica, che sapeva benissimo della sorte dei nostri fratelli, ma se ne è guardata bene dal muovere un dito, magari poi si passa per fascisti ad andare contro il "Paradiso dei lavoratori". L'intervento conclusivo è stato di SAR il Principe Aimone, che ha riconosciuto di essere stato toccato da questa vicenda ed ha sottolineato l'importanza di ricordarla e trasmetterla. Per la cronaca, acquistando il libro si aiuta l'associazione per le vittime italiane presente ancora a Kerch, in Crimea; quindi, oltre ad accumulare sapienza, facciamo anche una buona azione

    Viva il Re

  3. #3
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    Beh,direi che chiedersi CHI ha messo a tacere coloro che potevano denunciare i misfatti di Crimea è pura retorica....la risposta la sappiamo tutti,è colui il cui nome non voglio nemmeno fare,colui che richiesto d'intercedere presso il suo amico coi baffi per la vita di migliaia di ragazzi vestiti di grigioverde che avevano la sola colpa d'essere italiani,si rifiutò perché l'interesse del partito diceva altro.....

  4. #4
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    Dico solo una cosa....W LA MONARCHIA!

 

 

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