Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    25 Jan 2006
    Messaggi
    2,886
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La guerra israelo-occidentale contro Gaza

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    International Solidarity Movement-Italia - Forumpalestina
    Seminario internazionale
    La guerra israelo-occidentale contro Gaza
    Roma 24 gennaio 2009
    al Centro Congressi Cavour in via Cavour 50/A
    - Roma
    Indice
    • Perché questo seminario (il terzo)
    • Il programma del seminario
    • Relatori e relatrici
    • Come arrivare alla sede del seminario
    • Organizzazione
    • Ufficio Stampa e informazioni

    Iscrizione al seminario
    Per partecipare al seminario è necessario iscriversi inviando una email a: lazio@ism-italia.it con nome, cognome, eventuale organizzazione o associazione di appartenenza.
    vedi anche www.forumpalestina.org
    “Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”
    a cura di ISM-Italia
    Torino, 15 gennaio 2009

    1. Perché questo seminario (il terzo)
    ISM-Italia ha curato dal 2006 l’organizzazione di tre seminari, il primo a Biella nel maggio 2006, il secondo a Torino nel maggio 2008, mentre il terzo si terrà a Roma il 24 gennaio 2009.
    1. La dimensione della parola condivisa - Quale futuro per Palestina/Israele?, Biella 05 2006
    Il 12 e il 13 maggio del 2006 si è tenuto a Biella il seminario “La dimensione della parola condivisa - Quale futuro per Palestina/Israele?” (www.frammenti.it).
    Al centro di quell’incontro la situazione in Palestina/Israele dopo la morte di Yasser Arafat e la scomparsa dalla scena politica di Ariel Sharon e dopo le elezioni palestinesi e israeliane dell’inizio del 2006. Ma più in particolare i temi della fine della soluzione “due popoli-due stati”, della pulizia etnica della Palestina e dell’appello palestinese al boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni (BDS) dello stato di Israele.
    2. Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina, Torino 5-6 maggio 2008
    A due anni di distanza si è tenuto a Torino pochi giorni prima dell’apertura della Fiera del Libro con lo Stato di Israele ospite d’onore, il seminario “Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina”, un momento di ulteriore riflessione, suggerito dall’incalzare degli eventi, la guerra in Libano, il genocidio già in corso a Gaza e la pulizia etnica che proseguiva in Cisgiordania, il fallimento, prevedibile e previsto, di ogni tentativo di soluzione (come ha confermato l’ultima conferenza di Annapolis), ma sopratutto dalla ricorrenza dei 60 anni della Nakba (Catastrofe) o della pulizia etnica della Palestina e della costituzione dello Stato di Israele.
    Un seminario che ha avuto come principale obiettivo quello di esaminare le responsabilità del mondo occidentale per tutto quello che è accaduto e accade in Palestina/Israele e di rispondere, almeno in parte, alla domanda posta da Ilan Pappe al termine di una sua conferenza: “Perché il mondo occidentale permette a Israele di fare tutto quello che fa?”.
    Due dei temi trattati nel seminario del 2006 hanno avuto un seguito con la pubblicazione in Italia del saggio collettaneo “Palestina quale futuro? – La fine della soluzione dei due Stati”, curato da Jamil Hilal e da Ilan Pappe per i tipi della Jaca Book nel novembre 2007, e del saggio di Ilan Pappe “La Pulizia Etnica della Palestina”, Fazi editore 2008.
    Prima dell’inizio della Fiera del Libro di Torino edizione 2008, ISM-Italia ha promosso la pubblicazione de:
    · il saggio di Yitzhak Laor “Il nuovo filosemitismo europeo e il ‘campo della pace’ in Israele”, “Le Nuove Muse” 2008
    · “Politica” (Poesie scelte 1997 – 2008) di Aharon Shabtai, Multimedia edizioni 2008
    Il saggio di Laor oltre a esaminare il nuovo filosemitismo europeo (di destra, di centro e in particolare di sinistra) analizza il ruolo che nel “campo della pace” israeliano esercita il trio Oz-Grossman-Yehoshua, considerati, completamente a torto, dall’opinione pubblica europea, tre scrittori “pacifisti” doc. Tom Segev, israeliano, dice che scrivono i loro comunicati pacifisti come se fossero nell’ufficio legale del Ministero degli Esteri israeliano!!!
    Sono in verità solo tre razzisti immorali. L’aggettivo immorale dopo il termine razzista è un pleonasmo non inutile.
    Le poesie di Aharon Shabtai indicano il retroterra del suo rifiuto a partecipare al Salone del Libro di Parigi: “Io non ritengo che uno Stato che mantiene un’occupazione, commettendo giornalmente crimini contro civili, meriti di essere invitato ad una qualsivoglia settimana culturale. Ciò è anti-culturale; è un atto barbaro mascherato da cultura in maniera cinica. Manifesta un sostegno ad Israele, e forse anche alla Francia che appoggia l’occupazione. Ed io non vi voglio partecipare.”
    Un altro testo da ricordare è “Il mondo moderno e la questione ebraica” di Edgar Morin, Raffaello Cortina editore 2007, nel quale l’autore sostiene che il termine “antisemitismo” è una forma di esorcismo. Ne consigliamo la lettura al Presidente della Repubblica.
    Nel 2007 si è inoltre riaperto il dibattito sulla proposta di uno stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica (Corso estivo a El Escorial, luglio 2007 e Conferenza di Londra, 17-18 novembre 2007).
    3. La guerra israelo-occidentale contro Gaza, Roma 24 gennaio 2009
    Il saggio di Ilan Pappé, La pulizia etnica della Palestina, è stato presentato a Torino, a maggio e a dicembre, a Varese, Milano, Parma, Ivrea, Ferrara, Bussoleno e Savona; il 19 gennaio sarà presentato a Roma alla libreria Bibli in via Fienaroli (Trastevere) alle ore 17.30.
    Il seminario voleva essere, nelle intenzioni iniziali, un primo momento di riflessione sulle implicazioni di ordine politico del saggio di Ilan Pappè.
    A seguito dell’attacco israeliano del 27 dicembre e della feroce mattanza in corso nella Striscia di Gaza con il sostegno di tutto il mondo occidentale e la complicità dei paesi arabi “moderati”, questa riflessione si impone in modo ancora più urgente e cogente.
    Si impone in modo urgente e cogente di fronte alla complicità attiva dei governi, dei media, dei partiti, dei sindacati europei e del mondo intellettuale.
    Si impone in modo urgente e cogente anche a seguito della partecipazione di massa alle manifestazioni, sia in Italia sia in altri paesi europei, delle comunità palestinesi e arabe, una partecipazione senza precedenti che offre una opportunità storica ai movimenti di solidarietà europei per cambiare passo nella definizione dei loro obiettivi e delle loro lotte.
    Si impone in modo urgente e cogente una riflessione sulle debolezze e sulle ambiguità del movimento di solidarietà, confermate clamorosamente dalla decisione della cosiddetta tavola della pace di indire una manifestazione ad Assisi in concomitanza con quella indetta in precedenza a Roma, una “decisione irresponsabile” anche a detta di Assopace .
    Si impone in modo urgente e cogente per alzare il livello della contestazione contro gli autori di queste barbarie e i loro complici.
    Troppe ancora le anime belle all’apparenza sconvolte e turbate se una bandiera israeliana viene bruciata.
    Ma è questo il problema?
    Troppe ancora le anime belle che continuano a parlare “dell’indiscutibile diritto degli ebrei alla loro terra” (Rossana Rossanda, Torino 14 marzo 2006, Mariuccia Ciotta, Il Manifesto 11 gennaio 2008), per non parlare della manipolazione e della disinformazione sistematiche, strumento della propaganda israeliana attraverso, salvo rarissime eccezioni, gli inviati di radio e tv, per non tacere degli opinionisti senza opinioni, italiani, israeliani e europei, che campeggiano sulle pagine del Corriere della Sera, della Repubblica, de La Stampa e degli altri giornali.
    E’ giunto il momento di lanciare una campagna capillare e efficace di boicottaggio, economico, culturale e accademico, contro lo Stato di Israele, aderendo non solo formalmente all’appello della società civile palestinese del 9 luglio 2005 per il boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni (BDS).
    E’ giunto il momento per lanciare una campagna che crei le condizioni per portare davanti a un tribunale internazionale i responsabili dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità commessi in Palestina e in altre parti del mondo.
    2. Il programma del seminario



    3. Relatori e relatrici

    Angelo Baracca (1939) è professore di fisica presso l’Università di Firenze. Al lavoro di ricerca e di insegnamento ha sempre affiancato l’impegno su temi di carattere sociale. Fino dagli anni Settanta è stato attivo nel movimento antinucleare ed eco pacifista. Si è occupato specificamente di armamenti nucleari e disarmo, su cui ha pubblicato recentemente per la Jaca Book A Volte Ritornano. Il Nucleare (2005), aggiornamenti annuali sugli armamenti nucleari per l’«Annuario Armi-Disarmo Giorgio La Pira», e L’Italia Torna al Nucleare? (2008). È tra i fondatori del «Comitato Scienziate e Scienziati Contro la Guerra». Ha contribuito al volume collettivo L’Alternativa Mediterranea (2007), curato da Franco Cassano e Danilo Zolo, con un capitolo su «L’Assedio Militare».

    Sergio Cararo, giornalista, è direttore di Radio Città Aperta e del periodico «Contropiano». Ha pubblicato: No/made Italy (et al., Mediaprint, 2001); La coscienza di Cipputi (et al., ivi, 2002); L'impossibile simmetria. Palestina e Israele nell'epoca della guerra infinita (Contropiano, 2002); e Cuba. Orgoglio e pregiudizi (con Mario Baldassarri, Achab, 2005). Collabora a diverse riviste, tra le quali «La Rinascita della Sinistra», «L'Ernesto», «Proteo», e al progetto televisivo «Pandora».

    Diana Carminati, professore associato di Storia dell'Europa contemporanea presso l'Università di Torino sino al 2004, si è occupata di problemi di storia della Resistenza in Piemonte; si è successivamente occupata di studi riguardanti la costruzione del discorso dell'identità locale a fine ottocento, su nazionalismo, militarismo, guerra e sistema patriarcale, studi sulla storia delle donne e della storia di genere, di cui sono stati pubblicati alcuni articoli. E' stata direttrice nel 1995-98 del Cirsde (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle donne) presso l'Università di Torino. Ha lavorato dall'inizio degli anni '90 all'interno della rete italiana delle Donne in nero contro la guerra, nei Balcani e negli ultimi cinque anni in Palestina/Israele seguendo progetti internazionali (con OMS e Comune di Torino) con i Centri delle donne di Haifa e Gaza che si occupano di violenza contro le donne.
    E’ stato ripubblicato recentemente il suo libro “Langa partigiana ’43 – ‘45”, con altri scritti, a cura di Araba Fenice, Boves 2007.

    Giulietto Chiesa, giornalista professionista, è stato corrispondente da Mosca per l'Unità e La Stampa, oltre che per il TG5, il TG1 e il TG3.
    Nel 2004 è stato eletto deputato del Parlamento europeo per la lista "Di Pietro - Occhetto, società civile", nella circoscrizione Nord-Ovest (Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria).
    Nel corso del 2006, assieme a Megachip (www.megachip.info) associazione della quale è fondatore, ha promosso un gruppo di lavoro che indaga sulle vicende dell'11 settembre 2001, fortemente critico nei confronti delle inchieste tecniche e giudiziarie e delle interpretazioni correnti dei mass media. All'interno di questo gruppo di lavoro, Giulietto Chiesa è autore, insieme a Franco Fracassi, di Zero - Inchiesta sull'11 settembre (www.zerofilm.info) un film documentario, presentato in anteprima nel 2007 nella sezione documentari al festival di Roma.
    Ha dato avvio, assieme a numerose altre grandi firme impegnate nel campo dell’informazione, dello spettacolo e della cultura, al progetto Pandora – per una informazione libera (www.pandoratv.it), per realizzare uno strumento di comunicazione democratico e partecipato.

    Flavia Donati, medico, psichiatra e psicoanalista SPI, si è laureata a Milano, ha lavorato a Londra negli anni 80 in psichiatria e in comunità psico-terapeutiche per giovani borderline. Rientrata in Italia a Roma nel ‘89, lavora come psichiatra e psicoanalista e collabora a interventi di emergenza e di supporto nell’ ambito di progetti ONU.

    Angelo d’Orsi, allievo di Norberto Bobbio, è professore di Storia del pensiero politico all'Università di Torino. Ha promosso la costituzione dell’associazione culturale per il diritto alla storia, “Historia Magistra” (www.historiamagistra.com). Ha fondato il FestivalStoria di cui è direttore (www.festivalstoria.org).
    Scrive su “La Stampa”, “Liberazione” e “Il Manifesto”.
    Tra i suoi saggi: La cultura a Torino tra le due guerre (Einaudi, 2000), Intellettuali nel Novecento italiano (Einaudi, 2001), Piccolo manuale di storiografia (Bruno Mondadori, 2002), I chierici alla guerra (Bollati Boringhieri, 2005), Da Adua a Roma (Aragno, 2007), Guernica, 1937 – Le bombe, la barbarie, la menzogna (Donzelli 2007).
    Nell’agosto 2006, dopo la guerra in Libano, ha promosso l’appello “Facciamo sentire la nostra voce! Una campagna per la verità”. Nel gennaio 2008 “l’appello di solidarietà con i colleghi della “Sapienza” di Roma”, a seguito delle polemiche suscitate dall’invito rivolto a Benedetto XVI di inaugurare con un suo discorso l’anno accademico all’Università Sapienza di Roma.
    Recentemente ha promosso l’ Appello del mondo intellettuale italiano contro l’aggressione israeliana a Gaza, vedi www.historiamagistra.it. Per aderire: info@historiamagistra.it
    precisando la collocazione professionale e la sede.

    Giorgio S. Frankel si occupa di Medio Oriente, petrolio e industria aerospaziale. Giornalista professionista, collabora a “Il Sole 24 Ore”, “Il Mulino”, il “Corriere del Ticino” e altri periodici .

    Vladimiro Giacché si è laureato e perfezionato in Filosofia alla Scuola Normale di Pisa. Lavora nel settore finanziario. È autore di volumi e saggi di argomento filosofico ed economico, fra i quali Finalità e soggettività. Forme del finalismo nella Scienza della logica di Hegel (Pantograf 1990), La filosofia. Storia e testi (con G. Tognini, La Nuova Italia 1996) e Storia del Mediocredito Centrale (con P. Peluffo, Laterza 1997). Ha pubblicato nel 2005 per Deriveapprodi “Escalation. Anatomia della guerra infinita (con A. Burgio e M. Dinucci) e nel 2008 “La fabbrica del falso – Strategie della menzogna nella politica contemporanea”. Suoi articoli e saggi sono stati pubblicati in volumi collettanei e su numerose riviste italiane e straniere.

    Karma Nabulsi è docente a contratto di scienze politiche al St. Edmund Hall, Oxford, e lettore presso il Department of Politics and International Relations a Oxford. Dal 1977 al 1990 è stata rappresentante dell'OLP presso le Nazioni Unite, nonché a Beirut, Tunisi e nel Regno Unito. Ha conseguito il dottorato al Balliol College di Oxford. È stata consulente specializzata della Commissione d'Inchiesta Parlamentare britannica sui rifugiati palestinesi (e del suo rapporto, Right of Return, pubblicato nel 2000). Attualmente è impegnata in un progetto di ricerca collettivo finanziato dall'Unione Europea, con sede presso il Nuffield College, sui campi profughi palestinesi e le comunità in esilio. È autrice di Traditions of War. Occupation, Resistance and the Law (Oxford University Press, Oxford 2005). Nel saggio collettaneo, a cura di Jamil Hilal “Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati”, Jaca Book 2007 ha pubblicato il saggio ”La giustizia è la via per una soluzione”.

    Ilan Pappé è professore all’Università di Exeter dopo essere stato costretto a lasciare il Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Haifa per i suoi scritti storici e per le sue posizioni politiche. Ha sostenuto tra i primi, con Tanya Reinhart, il boicottaggio accademico delle università israeliane. E’ presidente dell’Emil Touma Institute for Palestinian Studies, Haifa. Autore di numerose pubblicazioni tra le quali “Storia della Palestina moderna. Una terra, due popoli”, Einaudi 2005 e “La pulizia etnica della Palestina”, Fazi Editore 2008. Suoi saggi sono stati pubblicati in due lavori collettanei, curato il primo insieme a Jamil Hilal, “Parlare con il nemico – Narrazioni palestinesi e israeliane a confronto”, Bollati Boringhieri 2004 e “Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati”, Jacabook 2007. Articoli e informazioni si possono trovare sul sito www.ilanpappe.org.

    Biancamaria Scarcia Amoretti è ordinario di Islamistica presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università La Sapienza di Roma. Specialista di eresie islamiche e del cosiddetto Islam politico, è autrice di molti volumi. Tra gli altri Sciiti nel mondo, Jouvence 1994 e Il mondo musulmano. Quindici secoli di storia, Carocci 1998, Un altro Medioevo. Il quotidiano nell'Islam dal VII al XIII secolo, Laterza, 2001.

    Alfredo Tradardi, nato nel 1936, ingegnere, ha lavorato dal 1960 al 1991 alla Olivetti di Ivrea. E’ stato assessore alla cultura nel Comune di Ivrea nel ‘77 – ’79 e nel ’92 – ’93. E’ uno dei soci fondatori della associazione culturale itàca (www.frammenti.it). Dall’inizio del 2002 segue il problema palestinese. All’inizio del 2006 ha promosso la costituzione di ISM-Italia, gruppo di supporto dell’International Solidarity Movement (ISM) palestinese, del quale è uno dei coordinatori.

    4. Come arrivare alla sede del seminario
    Via Cavour è in A1
    5. Organizzazione
    L’organizzazione del seminario è stata curata da ISM-Italia e da Forumpalestina.
    6. Ufficio stampa e informazioni
    Ufficio stampa e informazioni Christian Tinazzi cristiantinazzi@hotmail.com +39 320 00 891 869
    Informazioni Alfredo Tradardi alfredo.tradardi@frammenti.it +39 347 27 166
    Per informazioni vedi anche www.forumpalestina.org

    PER LA COMUNITA' UMANA

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    25 Jan 2006
    Messaggi
    2,886
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    GAZA

    http://www.youtube.com/watch?v=OCh4O...tant-blog.org/

    PER LA COMUNITA' UMANA

  3. #3
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Jul 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    21,394
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Chi volesse andare - del forum - mi contatti al più presto.

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    01 Oct 2008
    Messaggi
    109
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il ministro interviene dopo le polemiche per la preghiera musulmana in piazza Duomo a Milano
    Commenti positivi dal presidente dell'istituto islamico di viale Jenner
    Manifestazioni vietate davanti le chiese
    Maroni annuncia direttiva ai prefetti






    La contestata preghiera islamica in piazza Duomo


    ROMA - Niente più manifestazioni davanti ai luoghi di culto. Lo ha deciso il ministro dell'Interno Roberto Maroni sulla scia delle polemiche seguite alla preghiera islamica in piazza Duomo a Milano a conclusione di un'iniziativa di solidarietà con la popolazione della Striscia di Gaza. "Ho preparato una direttiva che verrà inviata a tutti i prefetti affinché fatti come quelli avvenuti davanti al Duomo di Milano non abbiano a ripetersi", ha chiarito il responsabile del Viminale rispondendo ad un'interrogazione al question time alla Camera.

    Il ministro ha poi ribadito che l'obiettivo è quello di "meglio regolare le manifestazioni, garantendo il diritto di manifestare e allo stesso tempo il diritto dei cittadini a fruire pacificamente degli spazi della propria città". E quanto agli incidenti che si sono verificati con alcuni esponenti dei centri sociali - "gruppi isolati vicini alle frange anarchico-insurrezionalisti che tentano ancora di strumentalizzare momenti di aggregazione per recuperare visibilità" - Maroni ha sottolineato che la "responsabilità d'intervenire spetta all'autorità giudiziaria". "Le forze dell'ordine - ha sostenuto - garantiscono il diritto di manifestare, sempre nel rispetto della legalità".

    L'iniziativa del ministro dell'Interno è stata accolta positivamente presidente dell'istituto islamico milanese di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari. E' "giusta", ha commentato, "il ministro ha il diritto di chiedere il rispetto dei luoghi di culto e noi lo abbiamo preceduto. E' una decisione che, da parte nostra, abbiamo già preso e abbiamo già detto alla Curia che non succederà più". Qualche giorno dopo la manifestazione del 3 gennaio, infatti, Shaari e il presidente della Casa della Cultura islamica di Viale Padova, Asfa Mahmoud sono andati in arcivescovado per scusarsi.

    (21 gennaio 2009) Tutti gli articoli di cronaca


    www.repubblica.it

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    25 Jan 2006
    Messaggi
    2,886
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Palestina e Israele. Le impossibili simmetrie

    Contributo di Sergio Cararo al seminario "La guerra israelo-occidentale contro Gaza", Roma, 24 gennaio


    La lotta di liberazione del popolo palestinese sembra aver perduto molti amici negli ultimi sette/otto anni. In parte può essere – come prevedevamo con Stefano Chiarini – l’effetto più immediato dell’11 settembre (valutazione questa che ci convinse a fondare il Forum Palestina nell’ottobre del 2001), ma in parte – e forse quella più rilevante – questo nuovo tradimento dei chierici verso i palestinesi è dovuto alla capitolazione politica, culturale e morale che ha conformato gran parte della sinistra italiana e che l’ha portata al dissolvimento. Questo passaggio di campo è avvenuto quasi repentinamente, in meno di otto anni.
    Fino a quando il mondo è stato diviso in due dal bipolarismo USA/URSS, i partiti della sinistra, i sindacati e le associazioni erano schierate con nettezza contro l’occupazione militare e coloniale israeliana dei territori palestinesi. Alcuni manomettono questo dato affermando che fino agli anni Ottanta l’Intifada palestinese era pacifica e utilizzava al massimo solo i sassi creando cioè una asimmetria evidente tra le truppe israeliane armate di tutto punto e i giovani shebab che usavano fionde, sassi, disobbedienza civile e morivano a grappoli sotto il fuoco dei soldati israeliani e dei coloni. Era una asimmetria accettabile per la coscienza civile della sinistra europea. Nessuno si è chiesto se lo fosse anche per i giovani palestinesi che subivano quella repressione senza potervi rispondere adeguatamente.
    Con gli anni Novanta e gli accordi di Oslo, la coscienza politica della sinistra europea ha smobilitato e si è in qualche modo affrettata a correggere questa asimmetria evidente e legittima tra occupanti e occupati, impugnando la nascita dell’Autorità Nazionale Palestinese come se l’obiettivo della causa palestinese fosse stato raggiunto e i fattori asimmetrici fossero dissolti.
    Israele e ANP acquisivano così lo stesso peso, gli stessi diritti, il rispetto delle medesime aspettative e quindi irrompeva nella scena politica – diventando egemone - la posizione dell’equidistanza tra palestinesi e israeliani riassumibile nel mantra dei due popoli per due stati. Ma dal 2001 in poi questa equidistanza, questa impossibile simmetria ha assunto via via come dominante il carattere della complicità con il progetto israeliano e dell’abbandono del sostegno alla causa palestinese.

    Il passaggio alla complicità con Israele che abbiamo visto all’opera in questi giorni di carneficina a Gaza e con l’intero schieramento politico a sostegno della versione di Tel Aviv, ha avuto come snodo proprio quella equidistanza contro cui ci siamo battuti fin dall’inizio e che si regge su una simmetria artificiale tra i diritti dei palestinesi e il progetto israeliano.
    La sintesi di questa equidistanza è stata proprio la parola d’ordine due popoli due stati. Eppure anche ad occhio in questa simmetria quasi perfetta c’erano delle discrepanze ben visibili:
    - Lo stato israeliano esiste da sessanta anni e quello palestinese No;
    - Le mappe dimostrano che lo stato palestinese così come sono andate le cose non può esistere;
    - Tutti quando parlano dei diritti di ambedue, parlano sempre di diritto alla sicurezza di Israele ma mai di diritto alla sicurezza anche per i palestinesi.
    “Noi auspichiamo mobilitazioni unitarie a sostegno del popolo palestinese e dei suoi diritti, primo fra tutti quello ad una patria libera e dello Stato di Israele, ad una piena integrità e sicurezza” scriveva un documento dei DS nell’aprile del 2002, concetto confermato da una intervista a Fassino su La Repubblica del 7 aprile che però aggiungeva “Rappresentare Israele come uno Stato militarista, aggressore o come qualcuno dice fascista è una sciocchezza” per avanzare poi le sue proposte di soluzione “Primo mettere fine ad ogni attività terroristica contro Israele, secondo fermare l’intervento militare e riannodare i fili del negoziato, terzo una iniziativa internazionale nel ricostruire il percorso di pace”.
    Ma anche il PRC di Bertinotti proprio in quei giorni maturava posizioni non troppo dissimili da quelle di Fassino. Nel documento per il congresso che si sarebbe svolto tra marzo e aprile 2002 – con la Cisgiordania messa a fuoco e fiamme dall’offensiva israeliana – ci si limitava ad una frase che auspicava la necessità di “accompagnare la composizione del conflitto israelo-palestinese”. Un anno dopo nel documento per il CPN del maggio 2003, la questione palestinese veniva liquidata nelle seguenti sette parole “Il conflitto tra Palestina e Israele continua.” Punto, tutto qua..

    La questione palestinese cioè una lotta di liberazione dall’occupazione militare e coloniale che dura dal ’48, veniva ridotta ad un conflitto simmetrico, tra due parti di uguale potenza e diritti da rivendicare, che andava ricomposto.
    Da allora l’intero arco della sinistra non è mai più andato oltre il mantra “Pace in medio oriente, due popoli, due stati”. La questione della sicurezza di Israele è diventata lo snodo irrinunciabile intorno a cui tutte le altre questioni – a cominciare dal Muro dell’apartheid condannato dalla Corte Internazionale dell’Aja - andavano subordinate.
    Ma come può reggere una simmetria sul tema della sicurezza tra una potenza nucleare e con armamenti enormi e sofisticati, che dovrebbe essere garantita da un popolo senza esercito e dotato di armi leggere o al massimo di qualche missile artigianale o dei corpi dei propri martiri?
    Come è possibile che uno stato che non esiste debba e possa assicurare la sicurezza ad uno che esiste ed è tra le maggiori potenze militari del mondo?
    Eppure questa evidente sproporzione ha prodotto anche nelle file dei movimenti, della sinistra, della solidarietà, una sorta di simmetria del dolore e delle forme di lotta. Particolarmente dannosa è stata la chiave di lettura sulla spirale guerra-terrorismo come aspetti complementari del problema ed anche quella semplificazione eurocentrista che liquida il tutto come risultato di un conflitto tra opposti fondamentalismi. Neanche Fanfani sarebbe mai stato così banale.

    Ci siamo dilaniati in questi anni su piattaforme che mettevano sullo stesso piano le truppe israeliane e gli attentati suicidi, e in questi giorni abbiamo visto lo stesso sui bombardamenti israeliani su Gaza messi sullo stesso piano dei razzi Qassam sparati dai palestinesi. I primi hanno causato 1315 morti e 6ooo feriti, i secondi hanno causato 13 morti di cui dieci militari. Creare una simmetria di dolore tra queste cose e farne una discriminante politica è francamente inaccettabile. Per questo la gente è venuta a manifestare a Roma e non è andata ad Assisi.
    Questa spasmodica ricerca di una posizione equidistante (quel né né che ci rimbalza nelle orecchie dalla vergognosa guerra umanitaria in Jugoslavia ed anche prima) ha depotenziato qualsiasi azione efficace contro l’occupazione e l’offensiva israeliana sia sul piano mediatico che su quello diplomatico.

    Dietro quella categoria comune di “Pace in Medio Oriente, due popoli, due stati” - inteso come massimo contenuto possibile di mobilitazione – si è cancellata la storia, la complessità, la verità e il senso di giustizia verso i palestinesi. In qualche modo si è introiettata quella logica dei due pesi e due misure che tanta rabbia provoca nelle popolazioni di tutta l’altra sponda del Mediterraneo.
    Sotto questa cornice inossidabile e rassicurante si è infatti applicato un vergognoso embargo a Gaza nel 2006 quando la popolazione già era in emergenza umanitaria ma ci si è ben guardati dal sospendere l’accordo di cooperazione militare tra Italia e Israele. Si continua a negare il diritto al ritorno dei profughi palestinesi ma nessuno mette in discussione il diritto di un cittadino ebreo del Canada di insediarsi in Israele o in una colonia israeliana in Cisgiordania. Si applicano sanzioni all’Iran che ancora non ha le armi nucleari e accetta le ispezioni dell’AIEA ma non si applicano sanzioni ad Israele che già dispone di un arsenale nucleare e non accetta le ispezioni dell’AIEA.
    Soprattutto si è accettato quel dogma della sicurezza – che i palestinesi dovrebbero assicurare a Israele ma non viceversa – il quale è un fattore che annulla tutti gli altri. La sicurezza è diventata come una fede che non ha bisogno e non dà spiegazioni. Va accettata senza discutere. Questo è valido da un capo di stato fino ad un bigliettaio della metropolitana di Roma che invoca la sicurezza per non dare spiegazioni e che solo davanti ad un tesserino da giornalista non ha potuto commettere un abuso di potere. Accettare il terreno della sicurezza significa voler rendere simmetrica una situazione che non lo è e non lo sarà mai.

    Quando sentiamo che la parola d’ordine “pace in Medio Oriente, due popoli due stati” è regolarmente alla base delle dichiarazioni di Bush e di chi marcia ad Assisi, di Olmert e della sinistra europea, di Mubarak e della destra europea, non possiamo non chiederci se c’è qualcosa che non quadra. Come mai un progetto così definito e con un consenso così unanime non ha fatto un passo in avanti (anzi) negli ultimi quindici anni? Prima l’ostacolo era Arafat, ma Abu Ammar è stato prima isolato, assediato e poi forse ucciso. Poi l’ostacolo è diventato Hamas che ha vinto le elezioni. Domani sarà il contenuto delle preghiere del venerdi alla moschea di Al Aqsa a Gerusalemme e dopodomani il contenuto dei libri di testo degli alunni palestinesi e così via…

    Noi dobbiamo rovesciare la logica ed anche rovesciare il tavolo dove ci vorrebbero costringere a ragionare ed agire.
    Se in Medio Oriente il problema sono i rapporti di forza con Israele e la solitudine dei palestinesi traditi dai regimi arabi reazionari e filoimperialisti, il problema qui da noi – nei nostri dibattiti e nella nostra azione politica – è liberarsi dalla cultura e dalla logica eurocentrista e rompere il tabù del dibattito sul sionismo per affrontarlo in quanto ideologia e progetto politico coloniale perfettamente aderente alla logica colonialista nata proprio qui in Europa.
    Tant’è che volevano dedicare la Fiera del Libro di Torino a Israele senza parlare della Palestina. Pensavano di poterlo fare senza problemi e con grande normalità, consumando così un vero e proprio politicidio della cultura, della identità e della storia dei palestinesi come se non esistessero, come se i popoli colonizzati fossero un dettaglio irrilevante della storia contemporanea. (e fortunatamente glielo abbiamo impedito).

    Anche su questo è scattata un’altra impossibile simmetria contro cui dobbiamo batterci apertamente e cioè che chi è antisionista è anche antiebraico (non uso la categoria antisemitismo perché è sbagliata in tutti i sensi). Questa impossibile e inaccettabile simmetria ha trovato espressione anche nelle parole della più alta carica istituzionale della nostra repubblica: il Presidente Napolitano.
    Una domanda. Ma chi si oppone alla destra al governo e alla sua ideologia xenofoba, razzista, prevaricatrice è forse anti-italiano? O chi ha lottato contro i neoconservatori statunitensi è antiamericano? Oppure la politica, le ideologie, il posizionamento politico, la storia, hanno una loro logica e un loro ruolo negli sviluppo degli avvenimenti?
    I sionisti italiani (che non sono necessariamente ebrei ma sono coloro che aderiscono appunto ad un progetto politico) sostengono che il sionismo è come il Risorgimento italiano. Vogliamo discutere di almeno un paio di questioni?
    La prima è che va detto che non tutti gli ebrei europei erano o sono sionisti. C’erano infatti anche i Bundisti (che avevano l’egemonia fino agli anni Trenta essendo legati alle correnti ideologiche del movimento operaio in crescita in tutta Europa). Vogliamo dirlo che i sionisti hanno collaborato con le forze più reazionarie europee per indebolire e annientare i bundisti? Vogliamo dirlo che l’insurrezione del Ghetto di Varsavia è stata guidata dai bundisti e dai comunisti anche contro quei sionisti che collaboravano con l’occupazione nazista?
    Secondo. Se il Risorgimento italiano ha portato ad una delicata (e oggi vediamo ancora quanto fragile) unità nazionale del paese, possiamo negare che quella del Tirolo e di alcuni parti della Slovenia e della Croazia è stata una annessione colonialista prima e fascista poi? Che il Risorgimento e il nazionalismo di stampo liberale ha prodotto anche il colonialismo italiano in Africa, l’ideologia della Quarta Sponda e della Grande Proletaria che si è mossa?

    Dentro la storia, le forze in campo si dividono per classi sociali, per ideologia, per interessi materiali e ambizioni politiche. L’unicità dell’ebraismo intorno al sionismo e dunque intorno al progetto di uno stato ebraico in Israele, è una menzogna smentita dalla storia e dall’attualità.
    Ci sono stati nella storia e ci sono oggi migliaia di ebrei in Israele e nel mondo che non sono affatto sionisti e al contrario si battono - in quanto soggetti politici - contro il progetto sionista.
    Il peso dello sterminio degli ebrei in Europa da un lato ha trasformato un orrore indiscutibile in uno standard acritico che devia e condiziona continuamente il dibattito sulla questione palestinese, dall’altro ha innescato un blocco nel dibattito e nell’analisi storica che ha privato la sinistra di ogni supporto intellettualmente attivo che l’ha inchiodata alla ritirata culturale e politica davanti alla spregiudicatezza degli apparati ideologici dello stato israeliano.
    Avendo accettato senza reagire che gli storici, i giornalisti, gli intellettuali, i registi italiani, europei, israeliani e palestinesi venissero ostracizzati o ridotti al silenzio dagli anatemi dei gruppi sionisti (vedi Asor Rosa o Santoro, Costanzo e tanti altri), la sinistra da dove poteva attingere le idee per rinnovare una identità internazionalista adeguata alle sfide del XXI° Secolo?

    La riuscita della grande manifestazione di sabato scorso e la campagna per il boicottaggio della Fiera del Libro dedicata a Israele a maggio, hanno dimostrato che se c’è ed agisce concretamente una soggettività attiva, una rete di associazioni, attivisti, intellettuali con una logica internazionalista e che non abbassa la testa e non capitola davanti agli assalti del blocco sionista in Italia, può accadere che gli intellettuali, i giornalisti, il popolo della sinistra e finanche qualche dirigente politico prenda coraggio e che i palestinesi si sentano – finalmente – meno soli nella loro lotta di liberazione che in qualche modo contribuisce a liberare anche noi stessi dai tabù culturali e dall’opportunismo. Come abbiamo promesso anni fa ad una donna palestinese nei campi profughi in Libano “Noi non molleremo” fino a quando non sarà assicurata una pace - ma con giustizia - per il popolo palestinese e nel Medio Oriente. Come ha detto Gino Strada due anni fa “Oggi è come ti schieri contro guerra e non sulla pace la vera discriminante”. Siamo convinti che nessuna pace sia possibile o accettabile in Medio Oriente senza rendere giustizia al popolo palestinese.


    PER LA COMUNITA' UMANA

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 18-09-13, 13:13
  2. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 05-01-12, 18:38
  3. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 18-01-09, 19:11
  4. La verità su Hamas e sulla guerra contro Gaza - N.Finkelstein
    Di Sabotaggio nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-01-09, 15:38
  5. Dov'è l'indignazione occidentale per il massacro di Gaza?
    Di pietro nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 21-10-03, 18:13

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito