I due violenti uragani che hanno colpito, a breve distanza l’uno dall’altro, il sud degli Stati Uniti hanno offerto agli ecocatastrofisti - quanti sono impegnati ad attribuire la responsabilità degli eventi naturali alle attività umane - ottimo pretesto per darne la colpa all’amministrazione Bush ed alla mancata ratifica da parte degli USA del protocollo di Kyoto. I fatti e le conoscenze di cui disponiamo non giustificano per nulla tale posizione.
Anzitutto, come abbiamo già detto in altra occasione, non è vero che sia il presidente Bush a rifiutare di accettare gli accordi di Kyoto, sottoscritti dal suo predecessore Clinton. Quando il Senato degli Stati Uniti venne chiamato a ratificare quegli accordi, il 26 luglio del 1997, il risultato fu di 95 a zero contro la ratifica. Nessuno, nemmeno gli esponenti dell'estrema sinistra del Senato americano, ha votato a favore. Per ratificare accordi internazionali sono necessari 67 voti (i due terzi del Senato); la ratifica dell’accordo di Kyoto non ne ha avuto nemmeno uno. La posizione di Bush, in altri termini, non è una sua personale fisima, ma è l'opinione condivisa dal Congresso americano e dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica.
In secondo luogo, non esiste nessun collegamento scientificamente dimostrato fra l’andamento della temperatura e la frequenza e intensità degli uragani. Né è vero che quanto accaduto nelle scorse settimane sia senza precedenti: secondo Max Mayfield, direttore del centro studi sugli uragani (National Hurricane Center), la sequenza di due uragani di questa intensità a distanza di sei settimane, per esempio, si è già avuta nel 1915.
In terzo luogo, e più importante, mentre è lungi dall’essere dimostrato che la temperatura sul pianeta stia aumentando e che ciò sia dovuto all’emissione di anidride carbonica connessa alle attività umane, i benefici dell’accordo di Kyoto sono semplicemente impercettibili. Nei prossimi 50 anni, l'aumento medio della temperatura previsto dal gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni Unite senza l'applicazione del protocollo di Kyoto sarebbe pari a circa un grado centigrado; grazie all'applicazione dell'accordo, l'aumento sarebbe, invece, di 0,94 gradi. Il vantaggio di Kyoto, in altri termini, sarebbe pari a 0,06 gradi centigradi! E questa è la stima più favorevole all'accordo; secondo Fred Singer (il climatologo che ha inventato il metodo per misurare lo strato dell'ozono), l'impatto di Kyoto sarebbe di soli 0,02 gradi da qui al 2050 - una variazione talmente piccola da non essere percepita dagli strumenti!
Come se non bastasse, il protocollo di Kyoto non solo non è stato ratificato dagli Stati Uniti ma non viene applicato da Paesi come la Cina e l’India che sono i principali responsabili delle emissioni globali. Il fatto che l’Unione Europea bigottamente insista nel rispetto dell’accordo è solo una palese forma di autolesionismo, di penalizzazione dell’economia europea, senza conseguenze di sorta per i nobili obiettivi dichiarati: l’atmosfera, osserva Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni, non distingue l’anidride carbonica europea da quella del resto del mondo!
Semmai, se esiste un problema sia attuale sia soprattutto potenziale, è la carenza di energia, resa più grave proprio dalle limitazioni imposte dagli accordi di Kyoto. Il fatto che l’aumento del prezzo del petrolio si sia raffreddato rispetto all’impennata delle scorse settimane non tragga in inganno: la domanda di energia nel mondo è destinata a crescere a ritmo esponenziale con la crescita economica di Paesi come Cina ed India. I Paesi che, come l’Italia, per decenni si sono guardati bene dal costruire centrali tradizionali e che hanno rinunciato all’energia nucleare – la più pulita, la più sicura e la più economica fra quelle disponibili – dovranno fare i conti con la dura realtà. Abbiamo rinunziato a dotarci di centrali nucleari, abbiamo reso più grave la situazione impedendo la costruzione di centrali tradizionali (a livello locale si impedisce persino la costruzione di termovalorizzatori, che trasformano i rifiuti in energia), ora l’Unione Europea ci impone una pedissequa applicazione degli accordi di Kyoto, che penalizza persino le centrali esistenti: è un autentico processo di automutilazione!
Forse, quindi, è vero che i problemi del nostro mondo hanno origine umana: nascono infatti dalle nobili intenzioni di ambientalisti convinti che la loro missione sia quella di “salvare la natura” facendo la guerra all’uomo ed alle sue attività.
di Antonio Martino


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