Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Aggiunfista
    Data Registrazione
    28 Jul 2004
    Località
    Alla retorica insopportabile della "nobiltà della sconfitta" Maurizio Lattanzio opporrà sempre l'ignobiltà del risultato positivo comunque ottenuto
    Messaggi
    2,998
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La Nostra Giornata della Memoria

    Un intervento di Anna K Valerio:



    http://www.cultrura.net/index.php?op...=245&Itemid=39




    Sconfitta?


    Sconfitta? Ma quale? Chi può sentenziare, oggi - oggi! – di aver vinto sui fascismi, di averli sconfitti? Se sconfitti, qua, sono tutti, stravolti dal loro stesso presuntuoso ideale (moda e morale): uomini, donne, vecchi e bambini, tutti, senza speranza. Tutti i figli, i nipoti, i cugini, i rampolli adottivi di quelli che, nel contesto di un secolo impudente, vigliacco, meschino, ipocrita, hanno bandito i fascismi dai fasti europei, in nome e per conto del tempo (ci pensassero a che cosa significa il tempo ‘umano’: intrigo e confusione dell’idea, millanteria contro l’essenza…). Il Novecento, secolo di equivoco gusto, ha deciso di farcire così i breviari di pubblica istruzione messi in mano ai suoi giovanotti scolarizzati e ai tanti vacui amatori delle storie. Nel 1945, i fascismi sarebbero stati schiacciati dalla riscossa di umanitarismo e democrazia, a opera degli americani - dei loro pirotecnici neutroni, dal loro idrogeno filantropico -, e di tutte le nazioni popolate da bipedi di buon cuore. Fine della barbarie: inizio dell’era degli spot e delle tribune elettorali.
    La vediamo, la nuova era. Ce l’abbiamo costantemente di fronte, dall’asilo al seggio, dall’emeroteca ai tribunali, alle aule dove si gioca alla politica. Vediamo le facce, le pieghe sugnose, la pupilla agonizzante dei campioni di oggi. Leggiamo i guaiti e i balbettii dei pensatori di oggi. Assistiamo, con pietoso distacco, alle convulsioni di questo homo democraticus, labile, frale, frollo, spaurito nel nulla della propria insolenza, che credette di emanciparsi dal mito senza smarrire sé stesso. Comprare, vendere, farsi comprare, riuscire a vendersi: e poi, di soppiatto, sfregarsi contro qualche ventre foresto, ma senza impegno, così come viene. Figliare per inerzia, come per inerzia si obbedisce al capoufficio e si allestisce la transumanza delle ferie. Trista tristezza dei buoni e dei bravi: incapaci di sognare, di volere, di amare. Costretti nell’angustia delle convenzioni morali, dilapidati in bavette di generosità, impoveriti da questa centrifuga di sentimenti e mire che è la modernità. Persone che non saprebbero mai dare una forma, una sintesi, un centro, un cuore, alle proprie vocazioni, individui resi fantasmatici dalle loro inevitabili aporie e tensioni antitetiche. Chi, se non loro, gli sconfitti? Sconfitti in perpetuo, da quando ciabattano grevi per casa di primo mattino a quando rientrano a casa all’ora del tg la sera, quando ingollano cocktail e quando scivolano sulle nevi, quando visitano zoo e musei, quando attraversano le corsie dei supermercati e quando, per ‘farlo strano’, si imboscano tra le orchidee della foresta amazzonica.

    Oh, se sono loro quelli che hanno sconfitto i fascismi! Gli Dei si scompisciano per il gran ridere: capaci come sono di ridere per millenni e così acutamente da non poter essere uditi. Omero si rattrappisce sugli scaffali delle loro biblioteche, si fa piccino, preferirebbe sparire mangiato da una tarma argentea piuttosto che farsi toccare dai loro zelanti polpastrelli progressivi. Così, sono spariti i fascismi. Sono scivolati via dal tempo, da un tempo troppo meschino per potersi ‘redimere’ in epopea, per poter sopportare l’epopea. La peggior vendetta dei capi dei fascismi è stata andarsene (dopo aver incarnato l’idea del trionfo e aver tentato il mondo), e lasciarli tutti orfani, i bravi e i buoni, alle loro parrocchie, ai loro salotti, alle loro piazze, ai loro studi televisivi, alle loro spiagge ottuse. Andarsene trascinando con sé potenza e bellezza, mito e regalità, decenza ed entusiasmo. Restate pure, “pii bovi”, aggrappatevi ai vostri pochi decenni di respiro cosciente e opinante. Il pascolo mondano è vostro. Brucatevi il secolo, mandrie-locuste, fino a raschiarvi il palato con la sabbia del deserto che resta. Fate figli, fate figli, gli schiavi del futuro. Schiavi del fumo, dell’alcol, dell’auto, del capoufficio tiranno, della tessera del bancomat, delle tasse, del codice civile e penale, delle graduatorie per l’assegnazione degli asili nido, delle assistenti sociali e degli psicologi se avranno la disgrazia di inciamparvi sopra. E dei libri di storia che professori stempiati e con il ventre molle faranno loro ingurgitare e vomitare a comando. Figliate, moderni, felici di aver contribuito a diffondere uguaglianza e fraternità nel secolo. Progredite, progredite, fratelli in vanità (“vanitas vanitatum” – rantolano i vostri preti, ingrassati dalle vostre sudate e digrignanti tasse). Non ponete limiti alla vanità possibile. E, per consolarvi, per non farcire di arsenico la merenda dei vostri figli (unico vera manifestazione di lucidità e realismo), raccontatevi che qualche decennio fa la barbarie aveva fatto irruzione nel recinto d’Europa e voi, i vostri padri, i vostri nonni ormai paralitici, l’avete sconfitta. Raccontatevi che il signor Adolf Hitler era un pittore fallito. Che i kamikaze giapponesi spiumavano le ali dei vostri angeli custodi. Che avete scampato il pericolo, bestie fortunate.

    Non morirete in guerra: questo è certo. Creperete con il conforto della mutua, dopo aver fluttuato inebetiti per qualche anno al braccio della badante moldava. Vi spappolerete il fegato con le pillole contro il mal di testa e i nervi con gli psicofarmaci. Vi romperete l’osso del collo sciando. Vi romperete (con decenza parlando) le palle a scuola e al lavoro, ai colloqui con gli insegnanti e in campagna elettorale. E, da lontano, la “grosse Halle” e il “Triumphbogen”, rappresentati con nitore e rigore dalla mano generosa di Hitler, resteranno, scavalcheranno il secolo, scavalcheranno voi (ma è poca cosa): sprezzanti, alteri, intatti. Solo ciò che è compromesso con moda e morale può conoscere la sconfitta e la decomposizione (perché fidare in moda e morale significa, ontologicamente, fare della propria vita il preludio alla propria morte, futuro di tutti i presenti, progresso di tutti gli attimi). Non ciò che è germinato dal mito e nel mito, contro il tempo e contro la storia, come un’estasi. Anche se in bianco e nero soltanto. Un giorno il cielo avrà la tentazione di fare irruzione nell’idea divinata e schizzata sulla carta del tempo – è ciò che si usa chiamare pomposamente, ma necessariamente, destino. E voi sarete diventati ciò che siete, per quel giorno, il tempo vi avrà già decomposti, e non potrete nemmeno mangiarvi le mani per la rabbia, o bestemmiare di disperazione il poco che siete stati e il moltissimo che avete tradito.



    Per la nuova, straordinaria edizione de “La battaglia di Berlino. Ultime conferenze militari” di Adolf Hitler, appena uscita dai torchi di Ar, intendo rivolgere un inchino alla maestria di Franco Luppino e Curzio Vivarelli, che sono riusciti davvero a tradurre il mito in miraggio (basta la bellezza di copertina e controcopertina per sorridere di delizia). E all’Editore, ma ça va sans dire.

    24 gennaio 2009

    Prossimo

  2. #2
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,792
     Likes dati
    21,791
     Like avuti
    33,983
    Mentioned
    1506 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito

    Bellissimo.
    La Valerio ci regala un'altra perla

  3. #3
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    6,178
     Likes dati
    15
     Like avuti
    96
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito

    si, ma che palle.

  4. #4
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    6,178
     Likes dati
    15
     Like avuti
    96
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito

    Se Botticelli è su Facebook Non si sa per quale gaglioffa circostanza, per quale ‘neuronico’ busillis, per quale inghippo spaziotemporale: Botticelli è su Facebook, esposto ai frizzi e ai lazzi della pubblica opinione, alle contrazioni e agli strizzamenti dei sociali visceri in comunione. Poniamo il caso che accadesse, il triviale caso.
    Se c’è qualcosa di assolutamente e sommamente bello, di perfettamente consanguineo della luce, di nobilmente limpido e bianco, grazia espansa in paesaggio, in iridi, in figure, in fanciulli e fanciulle di estatico splendore, è la pittura di Botticelli. Platone con il dono delle policromie, Omero riscattato a tutti e cinque i sensi, “klèos” dell’arte di grande stile. Non c’è messaggio riposto, cifrato, nelle sue tele: il significato e l’espressione fanno tutt’uno, e ripetono, sorgive di marmo: la bellezza, la bellezza, la bellezza. La bellezza che è diffusione della luce nel romanzo del tempo, che è luce di ogni più alta gloria umana e divina, che fa l’uomo e il dio consimili, che fa l’uomo, se è bello, superiore a un dio sgraziato. La bellezza, preghiera senza genuflessione, liturgia senza gesti, trascendenza schiusa nel mondo, differenza che annulla il differire, che semplifica il reale secondo il discrimine più ingenuo, più estremo: ciò che è (bello), ciò che non è (bello). Essenza della sostanza, sostanza di pura essenza, accordo estatico tra il moto ascendente, che desidera il nulla, e il moto discendente, che considera il tutto. Botticelli è questo, significa questo. Non si può avere opinioni su di lui, sulla bellezza. Ma su nulla si può avere opinioni: o si aderisce alla realtà, o ci si discosta da essa, delirando. Il vero è assolutista.
    Eppure, se Botticelli fosse su facebook, garantito che troverebbe i detrattori. E’ uno dei più odiati, malgrado l’ossessiva replica mercantile delle sue opere. La nipotona d’arte (un nonno futurista per svariati chili di troppo), mestamente professoressa al liceo d’élite, si dà alla comparazione: “La sua linea è troppo pesante: a me piace lo sfumato di Leonardo”… La collega (di cui risparmiamo il ritratto per non sconfinare nell’iperrealistico) sbotta: “Uff, fatevelo da soli: mi ha stufato”… La secchiona anoressica con l’hobby di sedare le nevrosi e di scaldare i geloni disegnicchiando: “Guarda che brutte mani e brutti piedi che fa”…
    Come potrebbero, d’altronde, tollerarlo, tutto quell’oro, quelle ali, quei boccoli, quella distanza, quel sole che li smaschera e li svergogna solo essendo, splendendo - senza nemmeno (e questa è davvero la pena più terribile) badarli?



    uff...

  5. #5
    Bello e dannato
    Data Registrazione
    05 Apr 2009
    Località
    Parma - Milano Due - Roma Nord
    Messaggi
    17,464
     Likes dati
    2,606
     Like avuti
    4,809
    Mentioned
    15 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito

    Grande AKV.
    Chiama le cose con il loro nome.
    Non male per una femmina.

 

 

Discussioni Simili

  1. Giornate campali per Transatlantico
    Di FalcoConservatore nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 05-01-10, 23:03
  2. il nuovo orario Alitalia
    Di lorenzoaz nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 01-11-04, 01:22
  3. Halloween
    Di Wasabi nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 31-10-04, 19:19

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito