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  1. #1
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    Predefinito Comportamenti, disciplina, ambiente scolastico

    Per questa proposta di discussione utilizzo il titolo del paragrafo dell’articolo sulla scuola (La scuola come luogo di studio, formazione, crescita culturale o come luogo dell’esperienza flessibilizzata al mercato?) pubblicato sull’ultimo numero della rivista Comunismo e Comunità. Comportamenti, disciplina, ambiente scolastico è il titolo del paragrafo. Naturalmente rimando alla lettura dell’articolo per poter avere il quadro complessivo di riferimento nel quale tale discorso è inserito.

    Parlare di disciplina non è solo parlare di comportamenti educati, silenzio, ordine. Ci sono anche questi aspetti. La disciplina, fondamentalmente, è qualcosa che impegna l’individuo in un comportamento di accettazione dell’autorevolezza dell’ambiente scolastico nel quale è inserito. Questa autorevolezza passa primariamente per il riconoscimento dell’autorevolezza del processo formativo che nella scuole si dovrebbe compiere. Oggi la scuola dell’autonomia è in grado di esprimere questa autorevolezza? Se no, perché? È solo uno spunto che offro per sviluppare la discussione…

  2. #2
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    Esiste nella un problema disciplina o no? Perché la questione disciplina la si collega solo al voto in condotta? I giovani che frequentano la scuola debbono porsi il problema di come frequentare questo luogo comunque significativo per la propria crescita?

  3. #3
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    Mi sembrano domande molto pertinenti, soprattutto dopo la lettura dell'articolo che dà il titolo alla discussione, nonché dopo aver visto e sentito al telegiornale del nuovo caso di insegnante picchiata dalla madre e dalla nonna di una ragazza, che avrebbe ricevuto uno schiaffo dalla stessa professoressa.

    Nell'epoca del "tu" all'insegnante, del "prof." al posto di professore, dell' "ok" come intercalare quotidiano, dobbiamo porci queste domande e cercare di dare una risposta.

    Peccato che sul forum non ci siano studenti medi o medi superiori da coinvolgere nel dibattito.

  4. #4
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    Discussione importante.
    Nel mondo contemporaneo ultra-capitalistico occidentale la disciplina è diventato un impedimento all'estensione della forma capitale a diversi aspetti della vita sociale, tra cui la scuola.
    La ricostruzione di un tessuto comunitario e solidale deve passare per la centralità della disciplina, del rispetto dell'autorevolezza dell'ambiente scolastico e dei professori.
    Quello che oggi viene totalmente eclissato è il senso del dovere, salvo poi riproporlo in forme esasperate nel carrierismo successivo alla scuola.
    Il dovere come forma di disciplina personale e di orizzonte di stabilità esistenziale che accompagna il ragazzo nella sua crescita viene del tutto dimenticato perché cozza con i dettami del mondo flessibile e precario.

    La disciplina viene meno laddove deve venire meno per ragioni sistemiche e culturali l'orizzonte di stabilità e radicamento, sia affettivo che professionale.

  5. #5
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    ...la nostra è una società indisciplinata,dove nella maggior parte dei casi,questi comportamenti irriverenti e addirittura violenti sono figli di questa putrida cultura capitalista,il tutto avallato dal sostegno morale e "fisico"dei genitori di questi ragazzi...infatti succede ormai spesso che al rimprovero( di un maestro,di un docente o via dicendo)o a interventi disciplinari,segue puntuale l'intervento a difesa dei propri"pargoli"da parte dei "parenti" addirittura con le maniere "forti"nei confronti degli insegnanti...che dire...bisognerebbe iniziare ad "educare"dapprima i genitori...ma qui il discorso ci porterebbe in un'altra(e non estranea)discussione,ovviamente della "edificazione del comunismo"...

  6. #6
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    La disciplina come io la intendo non è sottomissione all’autorità ma è rispetto e riconoscimento della “sacralità” dell’ambiente scolastico quale luogo di formazione e crescita. Se la disciplina non è questo ed oggi la si collega ad un fatto d’ordine e basta non resta che aspettare che entrino i vigilantes nella scuola (come negli Usa). Nella scuola di oggi (la scuola dell’autonomia) lo studente e la famiglia diventano “centrali” come è centrale il cliente “che ha sempre ragione”. Ed è un cliente particolare che deve vivere “allegramente” la sua permanenza a scuola senza che si annoi e senza che pensi che gli sia richiesto un impegno particolare.

    C’è una logica di sistema dietro o no?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    La disciplina come io la intendo non è sottomissione all’autorità ma è rispetto e riconoscimento della “sacralità” dell’ambiente scolastico quale luogo di formazione e crescita. Se la disciplina non è questo ed oggi la si collega ad un fatto d’ordine e basta non resta che aspettare che entrino i vigilantes nella scuola (come negli Usa). Nella scuola di oggi (la scuola dell’autonomia) lo studente e la famiglia diventano “centrali” come è centrale il cliente “che ha sempre ragione”. Ed è un cliente particolare che deve vivere “allegramente” la sua permanenza a scuola senza che si annoi e senza che pensi che gli sia richiesto un impegno particolare.

    C’è una logica di sistema dietro o no?
    O.S.C.

    Come non essere d'accordo, comunque la "chiarificazione" sulla "disciplina" andava fatta, poteva essere fraintesa.

    P.C.U.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    O.S.C.

    Come non essere d'accordo, comunque la "chiarificazione" sulla "disciplina" andava fatta, poteva essere fraintesa.

    P.C.U.

    Lo davo per scontato e probabilmente sbagliavo. Ed hai fatto bene a dirlo. Vorrei far riflettere come la situazione di sfascio in cui la scuola oggi si trova è frutto di una volontà (non individuale o soggettiva), meglio dire forse necessità, di sistema. Cioè un ragazzo al quale si fa credere di poter lui decidere come vivere la scuola è facile poi far accettare la flessibilità che oggi il mercato del lavoro offre. Non a caso l'articolo parla di scuola come luogo dell'esperienza flessibilizzata al mercato.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    La disciplina come io la intendo non è sottomissione all’autorità ma è rispetto e riconoscimento della “sacralità” dell’ambiente scolastico quale luogo di formazione e crescita. Se la disciplina non è questo ed oggi la si collega ad un fatto d’ordine e basta non resta che aspettare che entrino i vigilantes nella scuola (come negli Usa). Nella scuola di oggi (la scuola dell’autonomia) lo studente e la famiglia diventano “centrali” come è centrale il cliente “che ha sempre ragione”. Ed è un cliente particolare che deve vivere “allegramente” la sua permanenza a scuola senza che si annoi e senza che pensi che gli sia richiesto un impegno particolare.

    C’è una logica di sistema dietro o no?
    ...ovviamente sono d'accordo.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    La disciplina come io la intendo non è sottomissione all’autorità ma è rispetto e riconoscimento della “sacralità” dell’ambiente scolastico quale luogo di formazione e crescita. Se la disciplina non è questo ed oggi la si collega ad un fatto d’ordine e basta non resta che aspettare che entrino i vigilantes nella scuola (come negli Usa). Nella scuola di oggi (la scuola dell’autonomia) lo studente e la famiglia diventano “centrali” come è centrale il cliente “che ha sempre ragione”. Ed è un cliente particolare che deve vivere “allegramente” la sua permanenza a scuola senza che si annoi e senza che pensi che gli sia richiesto un impegno particolare.

    C’è una logica di sistema dietro o no?
    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    Lo davo per scontato e probabilmente sbagliavo. Ed hai fatto bene a dirlo. Vorrei far riflettere come la situazione di sfascio in cui la scuola oggi si trova è frutto di una volontà (non individuale o soggettiva), meglio dire forse necessità, di sistema. Cioè un ragazzo al quale si fa credere di poter lui decidere come vivere la scuola è facile poi far accettare la flessibilità che oggi il mercato del lavoro offre. Non a caso l'articolo parla di scuola come luogo dell'esperienza flessibilizzata al mercato.
    Ha ragione Muntzer, hai fatto bene a scriverlo.

    Ad ogni modo, sono d'accordo con te che sia un'esperienza "formativa" finalizzata al mercato, cioè a rendere lo studente consumatore. Non è un caso che si chiami "offerta formativa", come trovi le offerte al supermercato...

    Le scuole d'eccellenza, per esempio a Roma, stanno scadendo proprio per l'eccessiva indulgenza del corpo docenti verso comportamenti antisociali e non formativi. Il motivo di questa decadenza è legato al denaro: meno studenti = meno denaro pubblico e privato. Ed ecco che entrano le Banche nelle scuole e nelle Università...

    Il circolo vizioso è davvero complicato da analizzare, perché non saprei da dove partire per inceppare la macchina riproduttiva...

 

 
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