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  1. #1
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    Predefinito Macroregioni, l’unica strada - di G. Oneto

    Macroregioni, l’unica strada

    Al Senato è passato il disegno di legge sul federalismo fiscale ma il vero dibattito – come ormai succede da troppo tempo – non avviene nelle aule del Parlamento (che era nato proprio per questo) ma fuori, fra quel che resta della cosiddetta “società civile”. In realtà di federalismo si parla troppo come di una gioiosa astrazione senza mai affrontare il vero nocciolo del problema e dei suoi aspetti pratici si parla invece troppo poco. Così alla gente comune viene delineato come un aggeggio strano e lontano che risolve o distrugge tutto (una sorta di Babbo Natale o di Leviatano, secondo le parti), un mitico “Regno del Prete Gianni” cui si possono attribuire tutte le più sfavillanti meraviglie o le più odiose nequizie. Il ! federalismo non va in ogni caso in prima pagina o nei talk show, dove si ritengono più importanti per il nostro futuro le tette esibite al Grande Fratello o i vestiti color singhiozzo di pesce della nuova First Lady d’America. Ogni tanto qualcuno cerca di fare chiarezza, o quanto meno, di porre il problema nelle sue giuste dimensioni e prospettive. Lo ha fatto nello stesso giorno Luca Ricolfi, in contemporanea su “Panorama” e su “La Stampa” (due tribune piuttosto diverse), con due articoli chiarissimi che – se vivessimo in un paese normale – avrebbero l’effetto di altrettanti siluri sulla fiancata della barca del federalismo in discussione. In sintetica approssimazione Ricolfi dice due o tre cose fondamentali: l’attuale progetto di legge è nebbioso e furbescamente indeterminato, cosa che, con i tempi di attuazione previsti lunghissimi, permetterà a chi sarà seduto nella stanza dei bottoni di pastrugnarselo a proprio uso e consumo; esso potrebbe diventa! re la pericolosa occasione per aumenti di spesa e inefficienza! pubblic a e di pressione fiscale (e cioè proprio il contrario degli obiettivi federalisti); non è chiaro come verranno calcolati i “costi standard uniformi” previsti e c’è il serissimo rischio che il nuovo meccanismo non servirà a perequare la minore ricchezza di talune regioni ma la loro maggiore predisposizione (e tolleranza) per l’evasione fiscale. Un disastro insomma.

    Eppure su questo progetto melmoso sembrano essere d’accordo tutti i partiti di maggioranza e anche (con gli inevitabili distinguo di prammatica) molta parte dell’opposizione. Questo favore si può spiegare con la furbizia dei centralisti di fronte a un ambaradan molliccio e plasmabile a piacere, e con la necessità dei federalisti istituzionali (la Lega) di portare a casa un risultato qualsiasi.

    I primi (la quasi totalità dello schieramento partitico) non hanno alcuna intenzione di cambiare alcunché: il centralismo e lo statalismo vanno benissimo come sono e anzi, con la scusa dell’e! mergenza economica, sarebbero ben felici di accentrare ancora di più competenze e risorse. Però l’opinione pubblica sembra essersi invaghita di questo federalismo onirico e la si deve assecondare, proclamandosi a parole fieri federalisti e focosi nemici di ogni centralismo. Il trucco è semplicissimo: si prende una cosa qualsiasi e la chiama “federalismo” (come certi prelati bulimici e buongustai facevano il venerdì “battezzando pesce” bistecche e cotolette) in modo da soddisfare nominalmente la richiesta. Se poi il canchero che viene approvato porterà più tasse, più burocrazia e più disagi ai cittadini, tanto meglio: si potrà dire “Avete voluto il federalismo? Adesso ve lo grattate!” e così di federalismo vero a nessuno verrà più voglia di parlare.

    I secondi – i dirigenti leghisti – si rendono perfettamente conto che il loro successo e la loro sopravvivenza derivano dall’ottenimento di qualche risultato. Finora hanno fatto digerire alla! propria base una serie di giganteschi rospi in nome dell’ob! iettivo principale e non possono non portare a casa qualcosa che almeno nominalmente gli somigli, pena la loro scomparsa. Alcuni di loro – per scarsa frequentazione disciplinare – non hanno le idee molto chiare e possono anche onestamente credere che questa cosa sia il federalismo. Ancora più infuriati del travestimento sono ovviamente gli amministratori locali che vivono più direttamente il disagio della gente e sanno benissimo che non è assolutamente proponibile (in generale, ma soprattutto nell’attuale dissesto economico) chiedere altri soldi ai cittadini per foraggiare sprechi. Non si è mai visto nella storia che un potere politico – soprattutto se esoso e tirannico – abbia pacificamente rinunciato a privilegi e potere. Perché dovrebbe farlo lo Stato italiano? Si inventa oggi questa sceneggiata napoletana solo per placare lo sdegno popolare, per “far passare la nottata”, in attesa di tempi migliori. O peggiori, come la depressione economica, madre di tutti gli! statalismi e i socialismi internazionalisti o nazionali, sorgente di ogni patriottismo peloso.

    Il solo modo di costruire una struttura federalista è di farlo su basi federaliste, e cioè sulla libera adesione di comunità libere e autonome. Non sulla finta concessione di autonomie dall’alto. Per farlo in questo sciagurato stivale è necessario riconoscere l’esistenza di comunità diverse che –del tutto indipendenti – possano decidere come associarsi in una confederazione italiana o europea. La sola via percorribile è quella migliana delle Macroregioni, della assoluta autodeterminazione e della separazione civile e consensuale. Le due o più parti d’Italia si riorganizzano come meglio credono: a quel punto non ci sono più problemi di sperequazione, di accuse reciproche, di evasione fiscale fatta pagare ad altri. Ciascuno raccoglie a casa propria i soldi che servono, punto e basta. Non è vero che così il Meridione andrebbe in malora: ci andrebbe solo la ! sua attuale classe politica. E poi – come fra coniugi per be! ne che s i separano - si può anche concordare il pagamento di alimenti per una durata stabilita. Un aiuto al coniuge che dice di essere più debole, il prezzo della libertà per l’altro.

    L'Opinione
    Articolo del 24/01/2009 di Gilberto Oneto

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  2. #2
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    ricordo poco degli studi di Miglio. ad esempio, quante e quali macroregioni proponeva?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da stefanopelloni Visualizza Messaggio
    ricordo poco degli studi di Miglio. ad esempio, quante e quali macroregioni proponeva?
    Il decalogo di Assago

    ART 1 - L'Unione Italiana è la libera associazione della Repubblica Federale del Nord, della Repubblica Federale dell'Etruria e della Repubblica Federale del Sud. All'Unione aderiscono le attuali regioni autonome di Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia.

    ART 2 - Nessun vincolo è posto alla circolazione ed all'attività dei cittadini delle Repubbliche Federali sul territorio dell'Unione. Tale libertà può essere limitata solo per motivi di giustizia penale.

    ART 3 - Le Repubbliche Federali sono costituite dalle attuali Regioni, sia a Statuto ordinario che speciale; le Regioni a statuto ordinario gestiscono le stesse competenze attualmente attribuite alle Regioni a Statuto speciale. Plebisciti definiranno l'area rispettiva delle tre Repubbliche Federali.

    ART 4 - Ogni Repubblica Federale conserva il diritto di stabilire e modificare il proprio ordinamento interno; ma in ogni caso la funzione esecutiva è svolta da un governo presieduto da un Governatore eletto direttamente dai cittadini della Repubblica stessa.

    ART 5 - La Dieta provvisoria di ogni Repubblica Federale è composta da cento membri, tratti a sorte fra i consiglieri regionali eletti nella Repubblica medesima. Secondo la Dieta sarà eletta direttamente dai cittadini. Le Diete riunite formano l'Assemblea Politica dell'Unione. La funzione legislativa spetta esclusivamente ad un altro Collegio rappresentativo, formato da 200 membri, eletti da tutti i cittadini dell'Unione e articolato in una pluralità di corpi e competenze speciali.

    ART 6 - Il governo dell'Unione spetta ad un Primo Ministro, eletto direttamente dai cittadini dell'Unione stessa. Egli esercita le sue funzioni coadiuvato e controllato da un Direttorio da lui presieduto e composto dai Governatori delle tre Repubbliche Federali e dal responsabile del Governo di una delle cinque Regioni che per prime hanno sperimentato un'autonomia avanzata, cioè quelle indicate come Regioni a Statuto Speciale, che ruotano in tale funzione. Le decisioni relative al settore economico e finanziario, e altre materie indicate tassativamente dalla Costituzione definitiva, devono essere prese dal Direttorio all'unanimità.

    ART 7 - Il Governo dell'Unione è competente per la politica estera e le relazioni internazionali, per la difesa estrema dell'Unione, per l'ordinamento superiore della Giustizia, per la moneta e il credito, per i programmi economici generali e le azioni di riequilibrio. Tutte le altre materie spettano alle Repubbliche Federali e alle loro articolazioni. Il Primo Ministro nomina e dimette i Ministri, i quali agiscono come suoi diretti collaboratori; la loro collegialità non riveste alcun
    rilievo istituzionale. Il Primo Ministro può essere deposto dal voto qualificato dell'Assemblea Politica dell'Unione.

    ART 8 - Il sistema fiscale finanzia con contributi municipali le spese dei Municipi medesimi. Il gettito degli altri tributi viene ripartito fra le Repubbliche Federali in funzione del luogo dove la ricchezza è stata prodotta o scambiata, fatte salve la quota necessaria per il finanziamento dell'Unione e la quota destinata a finalità di redistribuzione territoriale della ricchezza.

    ART 9 - Nei bilanci annuali e pluriennali dell'Unione delle Repubbliche Federali deve essere stabilito il limite massimo raggiungibile dalla pressione tributaria e dal ricorso al credito sotto qualsiasi forma. Le spese dell'Unione, delle Repubbliche Federali, delle Regioni e degli Enti territoriali minori e di altri soggetti pubblici, non possono in alcun momento eccedere il 50% del prodotto interno lordo annuale dell'Unione. La sezione economica della Corte Costituzionale è incaricata di vegliare sul rispetto di questa norma e di prendere provvedimenti anche di carattere sostitutivo.

    ART 10 - Le Istituzioni e le norme previste dalla Costituzione promulgata il 27 dicembre 1947, che non siano incompatibili con la presente Costituzione Federale provvisoria, continuano ad avere vigore, fino all'approvazione, con Referendum Popolare, della Costituzione federale definitiva.

    12 dicembre 1993

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da stefanopelloni Visualizza Messaggio
    ricordo poco degli studi di Miglio. ad esempio, quante e quali macroregioni proponeva?
    A meno di errori:

    Rep. Fed. del Nord: Lombardia, Piemonte, Emilia, Romagna, Liguria, Veneto

    Rep. Fed dell'Etruria: Toscana

    Rep. Fed. del Sud: Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata

    Le regioni a statuto speciale non facevano parte di nessuna delle tre macroregioni di cui sopra. Non so se la Lunigiana e il pesarese, culturalmente padani, facessero parte del Nord.

  5. #5
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    Il " federalismo " di Bossi?
    Sembra una partita a poker.
    Segnalo il divertente articolo di F. Piccolo
    a pag. 3 de l'Unità di oggi, lunedì 26 gennaio 2009.
    " Buio e controbuio del federalismo "
    L'articolo termina così:
    " La Lega ha voluto a tutti i costi il federalismo fiscale (buio).
    Il Pdl ha appoggiato quella richiesta altrimenti la Lega avrebbe bloccato altre leggi e riforme più pressanti per il capo del governo (controbuio).
    Il Pd si è astenuto nel voto in Senato perchè,
    votando contro, <<si sarebbe lasciata alla Lega Nord una prateria grande come tutta la pianura padana in cui scorazzare liberamente>> (over).
    Soltanto dopo si vedrà quanto costa tutto questo gioco."

  6. #6
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    Finalmente ho trovato qualche documentazione in italiano e abbastanza accessibile nei contenuti riguardo la famosa mappa "comparativa" delle democrazie stilata da Arend d'Angremond Lijphart (è un importante politologo, specializzato in Sistemi Comparati, elezioni e sistemi elettorali)

    http://docenti.luiss.it/demucci/file...lismo-pres.ppt

    Questa è una presentazione molto interessante e ricca di spunti in merito alla discussione di questo 3d.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da paul_01 Visualizza Messaggio
    A meno di errori:

    Rep. Fed. del Nord: Lombardia, Piemonte, Emilia, Romagna, Liguria, Veneto

    Rep. Fed dell'Etruria: Toscana

    Rep. Fed. del Sud: Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata

    Le regioni a statuto speciale non facevano parte di nessuna delle tre macroregioni di cui sopra. Non so se la Lunigiana e il pesarese, culturalmente padani, facessero parte del Nord.
    le Marche, l'Umbria e gran parte del Lazio hanno poco a che fare col sud mà non è questo il punto, il nostro timore(parlo da duosiciiano) è che ormai sia troppo tardi, forse 20 anni fa.

    Purtroppo ricordo bene che allora la lega non perdeva occasione per sputare fango sui meridionali, (napoli colera, forza vesuvio ecc.) e troppo poco a far conoscere il programma di Miglio, ammesso che questi fosse in buona fede.

    La nostra convinzione, dopo una lettura meno agiografica del risorgimento italiota è che, fatte salve le person per bene, nulla di buono per il sud potrà mai venire da una forza politica del nord. Credo che Bossi e c. rispondano più a interessi di pochi "grandi" che ai loro compaesani, questi "grandi" hanno bisogno di una riserva indiana al sud e di una criminilità che li assecondi e li agevoli nei loro sporchi traffici e nell'imporre i loro panettoni e le loro fottute Fiat 500 da 14.000 euro!

    Rimane solo la SECESSIONE, ogni uno peri fatti suoi e buona notte. Prima o poi la otterremo, spero di fare in tempo a viverla e spero sia senza spargimenti di sangue.

    Intanto i nostri governanti impuniti cominciano a riempire le strade di soldati......

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da ves69 Visualizza Messaggio
    Purtroppo ricordo bene che allora la lega non perdeva occasione per sputare fango sui meridionali, (napoli colera, forza vesuvio ecc.) e troppo poco a far conoscere il programma di Miglio, ammesso che questi fosse in buona fede.
    Voi continuate a sputare mafia sulla Padania, e non solo.
    E a mancare di rispetto a Miglio.

  9. #9
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    Il "Decalogo di Assago" è un documento di grande attualità, nonostante sia stato presentato dal Professor Miglio nel dicembre 1993.
    Per quanto riguarda i confinidelle tre Repubbliche Federali era invece provvisorio, e lo si nota anche dal fatto che l'ARTICOLO 3 del decalogo recita:
    "..... Plebisciti definiranno l'area rispettiva delle tre Repubbliche Federali".Non a caso già nel 1994 (parlando a Bologna) e successivamente in altre occasioni, il professor Miglio includeva nella Repubblica di Etruria (Centro): Toscana, Marche, Umbria (e mi sembra anche la Tuscia).
    Lo stesso professor Miglio ribadiva del resto che le repubbliche o i cantoni potevano essere tre e mezzo o cinque. Il problema non era certo questo ma il centralismo.
    Il vero problema era (è) infatti l' intima relazione esistente tra il centralismo e il parassitismo.
    Il professor Miglio denunciava le sacche di parassitismo esistenti in Italia: "Questo e' un Paese ammalato da un esercito di pidocchi". Danni fatti da una burocrazia "reclutata per il 75 per cento nel Sud".

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da paul_01 Visualizza Messaggio
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    Rep. Fed. del Nord: Lombardia, Piemonte, Emilia, Romagna, Liguria, Veneto

    Rep. Fed dell'Etruria: Toscana

    Rep. Fed. del Sud: Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata

    Le regioni a statuto speciale non facevano parte di nessuna delle tre macroregioni di cui sopra. Non so se la Lunigiana e il pesarese, culturalmente padani, facessero parte del Nord.
    Ma come puoi soltanto pensare di mettere le Marche con il Sud?! Io vivo a 230 km da Venezia ed a MILLE da Reggio Calabria ed a600 da Bari! Prima di scrivere cazzate è meglio che studi, o almeno, ti informi.

 

 
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