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    Predefinito Il massacro di shimabara e l'onore dei samurai cattolici

    di Paolo Antonio Simioni


    A 370 anni dalla strage del casetllo di hara, il ricordo di una delle più eroiche insurrezioni della storia

    Shimabara è una penisola dell'estremo Ovest dell'arcipelago giapponese. Legata da uno stretto lembo di terra alla regione di Kyushu e formata da montagne di natura vulcanica, è circondata dalle 70 fertili isole di Amakusa. Nel 1637 era abitata dai contadini e dai ronin cattolici che si sarebbero resi protagonisti di una delle più maestose rivolte e di una delle più spaventose carneficine della storia giapponese e cristiana. Per scansare ogni dubbio sul carattere mistico, di falsa esaltazione religiosa e settaria della rivolta, è necessario sottolineare che l'insurrezione non nacque per la difesa della dottrina, bensì per la sopravvivenza. Per la siccità e la carestia causate dal malgoverno, che aveva ridotto la popolazione a mangiare fango e paglia. I cristiani giapponesi non si erano mai ribellati per motivi religiosi. Il signore locale di Shimabara, Matsukura, era solito estorcere il doppio delle tasse stabilite per legge. I mezzi per ottenerle erano varii e creativi. La danza del mino, ad esempio. Il mino era un mantello di fibra cosparso di olio da lampada vegetale fatto indossare dalla vittima con le mani legate dietro la schiena, a cui si dava fuoco (nella tenebra, tramontato il sole, perché lo spettacolo fosse più gustoso). La vittima, contorcendosi, danzava, sebbene in modo spaventoso e grottesco! Tra le alternative vi erano anche le sorgenti termali di Unzen nel centro della penisola, in cui era possibile bollire vivi. Si poteva essere torturati con l'acqua gelida, essere marchiati in faccia o crocefissi. Sempre sotto gli occhi dei parenti più stretti, perché il terrore si diffondesse nei villaggi. Nel 1637, ormai, non vi erano più missionari a consolare i perseguitati. Avevano tutti testimoniato la fede. Durante l'anno segni straordinari avevano preannunciato gli eventi. Un bagliore nel cielo era stato avvistato all'orizzonte al sorgere del sole e i ciliegi erano fioriti in autunno. Un sedicenne aveva parlato con gli uccelli e camminato sulle acque. Dicembre 1637. Un contadino del villagio di Arima estrasse un'immagine sacra dal luogo in cui l'aveva nascosta l'anno precedente e la trovò pregevolmente incorniciata. Un miracolo! I fratelli, pochi giorni dopo, si riunirono in casa sua per venerare l'immagine. Un gruppo del shumon aratamecho, una struttura poliziesca creata per controllare la vita privata dei cittadini cristiani, raggiunse in barca il luogo e li arrestò. Vennero immediatamente giustiziati a Shimabara. Il giorno dopo i paesani decisero di festeggiare l'Ascensione e di sfidare il governo innalzando la bandiera bianca cristiana. Subito dopo i cittadini occuparono gli uffici locali. La moglie incinta di un capo villaggio di Amakusa venne immersa nell'acqua ghiacciata per sei giorni e sei notti e morì partorendo. La bellissima figlia di un dignitario venne appesa a testa in giù e marchiata in tutto il corpo con ferri roventi e vendicata dal padre con l'uccisione del funzionario locale. Il 17 dicembre la rivolta era scoppiata. Amakusa Shiro ne divenne il capo carismatico. Aveva poco più di 16 anni, il ragazzo capace di dialogare con gli uccelli e camminare sulle acque... Jimbei, suo padre, era stato un gradissimo guerriero e un coraggioso missionario. I veri capi, i ronin (samurai rimasti senza padrone), preferivano restare nell'ombra. La maggior parte si era dispersa ed era giunta qui a causa della propria fede. Tutto era stato organizzato al dettaglio. Due feudi combattevano l'uno a fianco all'altro. I rivoltosi in pochi giorni erano già in grado di dominare la parte meridionale del Kyushu e le isole. 37.000 uomini in rivolta! A Edo la notizia giunse a Natale. La penisola era troppo lontana dalla capitale. Per il bakufu il fatto che i rivoltosi fossero cristiani era un'aggravante determinante. L'insurrezione politica si stava ormai alimentando del carattere religioso della persecuzione, che ne divenne lentamente il fuoco interno. Amakusa Shiro piantò nel terreno e lasciò sventolare il suo bianco stendardo. Due angeli in adorazione di un calice nero. Una bianca ostia con una croce scura e l'iscrizione "Lodato sia il Santissimo Sacramento". Le truppe governative arrivarono dopo tre settimane, a metà gennaio, con i primi 40.000 uomini. Dopo i primi due attacchi, sarebbero stati costretti a chiamare rinforzi fino ad arrivare a 125.975 samurai. I rivoltosi attraversarono lo stretto della baia di Nagasaki su miriadi di barche. Su ognuna troneggiava un crocefisso. Si asseragliarono nel castello di Hara. Un promontorio inespugnabile, ventoso, circondato dal mare su tre lati, con scogliere alte trenta metri. Quattro chilometri quadrati di rovine, abbandonate da 20 anni. Giunti alla fortezza, distrussero le barche per rinforzare i bastioni, ricostruirono i muraglioni, sterrarono i fossati, raccolsero i viveri. Il 27 gennaio, sulla porta, venne issata la bandiera con una croce, immagini sacre ovunque, croci rosse, crocifissi in legno, santi! Grida di guerra invocavano San Giacomo e San Francesco, oltre a Gesù e Maria! Le forze governative intanto incendiavano i villaggi circostanti e uccidevano chi non era riuscito a fuggire. Con inaudita ferocia, decisero di bruciare vivi i bambini. Le armi utilizzate dai rivoltosi, oltre a quelle leggere dei ronin e a centinaia di archibugi (arma importata in Giappone dai portoghesi) erano semplici falci, falcetti, lance. 10 dicembre. Primo assalto: 100 morti tra i governativi. Secondo assalto: 380 fra morti e feriti. Le forze assedianti cominciavano a capire che la resistenza sarebbe stata eroica. All'interno del castello si celebravano regolarmente le liturgie. Amakusa Shiro predicava il vangelo e soprattutto, usava riunire i suoi ogni giorno nella piazza d'armi per l'esortazione ai cristiani devoti in vista della vita eterna. Tra le truppe governative, al contrario, si susseguivano risse furiose e omicidi. L'esercito scavò una galleria per insinuarsi nel castello. Gli assediati la riempirono di fumo e feci. Vennero inviati uomini invisibili. Pochi ritornarono al campo. Il vecchio generale in difficoltà Itakura Shigemasa, prima di un'umiliante sostituzione, decise allora di tentare l'assalto finale. Fallì penosamente e venne sbeffeggiato dalle mura della fortezza. Riprovò il giorno di capodanno, il 14 febbraio. Si combattè fino alle 4 del mattino. Itakura Shigemasa morì insieme a 4.357 dei suoi. Non si era mai verificata una così spaventosa umiliazione per l'impero. Matsudaira, membro del Gran Consiglio, giunse a Shimabara con nuove truppe. Aveva la responsabilità di raddrizzare la situazione e ridare dignità all'esercito, ma la sua preoccupazione era grande e giustificata. Offrì quindi la grazia a chi si volesse arrendere, oltre a un anno senza tasse. I cristiani respinsero la proposta, chiedendo solo la libertà di praticare la loro religione, per cui erano pronti a morire. Il nuovo generale decise però di non arrischiarsi in nuovi fallimentari attacchi e di prenderli per fame. Vennero a quel punto chiamati in aiuto gli olandesi, danneggiati nei commerci dalla ribellione. 24 febbraio. Apparve ben presto la grande nave olandese, la de Ryp. Nicolaus Koeckebakker ordinò ai marinai di sparare. 700 granate in 15 giorni. Morirono due olandesi, ma i danni alla fortezza furono ingenti. L'attacco fratricida destò grande scalpore in Europa. Il balivo olandese dichiarò in seguito di essere stato costretto all'attacco, ma l'obiettivo più importante era di poter restare a commerciare in Giappone. Al terzo giorno di bombardamenti gli insorti scagliarono con una freccia-lettera il loro messaggio: "...NON VI SONO FORSE NEL NOSTRO PAESE SUFFICIENTI GUERRIERI, DA DOVER ANDARE A MENDICARE AIUTO ALLO STRANIERO? E' UNA COSA INAUDITA QUESTA, NELLA NOSTRA TERRA!". Tutto l'eroismo dei governativi consisteva nell'estorcere tasse ai poveri con la tortura? Si trattava della seconda spaventosa umiliazione per l'esercito giapponese. Matsudaira fece cessare il bombardamento e cercò di salvare la faccia dicendo che la sua intenzione era di mettere alla prova gli olandesi. Ma, a quel punto, il più era fatto. E la fame stava annientando gli assediati. 4 aprile: Gli uomini di Amakusa Shiro tentarono una sortita dal castello, infliggendo molte perdite al nemico, ma a loro volta lasciarono sul terreno più di 300 uomini. Il generale fece aprire il ventre di alcuni cadaveri. Vi era ancora verdura e grano, ma evidentemente, nel castello, le riserve di cibo erano finite. 12 aprile. Erroneamente, nel campo assediante, partì un segnale di attacco. Fu l'assalto finale. I difendenti combatterono con tutto ciò che gli capitava in mano. Riuscirono a resistere a una forza soverchiante di samurai perfettamente equipaggiati. A migliaia bruciarono vivi. Padri gettavano tra le fiamme i figli perché non cadessero nelle mani del nemico. Feriti vennero gettati nei fossati in mezzo a montagne di cadaveri. Si faceva la conta delle teste degli uomini e dei nasi delle donne, utili come trofei. Il castello cadde. Avanzavano 3.000 superstiti. Donne vecchi e bambini. Nessuno si piegò a rinnegare la fede. "IL CUORE DEI SEMPLICI MORTALI NON PUÒ ESSERE CAPACE DI TANTO", avrebbe detto un funzionario imperiale. 10.869 teste conficcate sui pali dal castello alla spiaggia e sul ponte Dejima di Nagasaki. 3.632 teste nel fossato di Hosokawa. 3.300 imbarcate per Nagasaki. Era il 15 aprile, il giorno in cui si consumò uno dei più spaventosi massacri della storia del Giappone e del cristianesimo, una delle più eroiche e strenue resistenze della storia universale. 37.000 morti nei territori di Nagasaki, tre secoli prima dell'atomica americana. L'avvento dell'eroe Amakusa Shiro era stato profetizzato dalla poesia di un gesuita "Rivelazione Divina" scritta 25 anni prima degli eventi. "In futuro, quando cinque anni saranno passati cinque volte, / un Dio verrà su questa terra, un ragazzo di due volte otto anni. / Questo giovane, dotato dalla nascita di ogni virtù, / darà, senza sforzo, prova del suo straordinario potere. / Allora il cielo farà sì che le nuvole fiammeggino ad est e a ovest, / e la terra farà sbocciare i fiori prima del tempo. / Le contee e le province allora rumoreggeranno e tuoneranno / e gli abitanti di questo reame vedranno alberi e piante / consumati dalle fiamme. / La gente porterà al collo la Croce dalle nove gemme / e improvvisamente bandiere bianche sventoleranno nei campi e sulle colline / e altre fedi saranno inglobate dal Vero Credo / il Nostro Signore Celeste salverà i popoli di questa terra..." Ogni verso profetico di questa poesia si realizzò nel 1637, tranne gli ultimi due. Ma la Storia non è ancora finita.

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    Predefinito Amakusa Shirō


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    Predefinito Re: Il massacro di shimabara e l'onore dei samurai cattolici


 

 

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