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    Exclamation Verso il Federalismo fiscale

    23 Gennaio 2009





    Con 156 voti favorevoli, 6 contrari e 108 astenuti, il Senato ha approvato il disegno di legge in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione.
    Tra le novità contenute nel disegno di legge che passa ora all'esame della Camera dei deputati la perequazione infrastrutturale. Il Senato ha, infatti, approvato all’unanimità il testo dell’emendamento proposto dal governo che sancisce un principio fondamentale di equità e di riequilibrio tra la Sardegna e le altre regioni italiane.


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    Federalismo fiscale


    23 gennaio 2009
    Presentazione

    Con 156 voti favorevoli, 6 contrari e 108 astenuti, il Senato ha approvato il disegno di legge in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione.
    Tra le novità contenute nel disegno di legge che passa ora all'esame della Camera dei deputati la perequazione infrastrutturale. Il Senato ha, infatti, approvato all’unanimità il testo dell’emendamento proposto dal governo che sancisce un principio fondamentale di equità e di riequilibrio tra la Sardegna e le altre regioni italiane.
    "Il riconoscimento dell’insularità e della sua compensazione nell’ambito del federalismo fiscale è per la Sardegna un fatto storico" - ha dichiarato il presidente del Consiglio Berlusconi ed ha aggiunto: "Il progetto di riequilibrio varato oggi consentirà ai cittadini sardi e alle imprese isolane di avere pari condizioni di produzione e di trasporto considerato che tutti i divari socio-economici e infrastrutturali saranno misurati e compensati dallo Stato e dall’Unione Europea”.
    La risposta sull'impatto economico della riforma – ha detto il Ministro Tremonti intervenuto in Senato il 21 gennaio - non può che essere di natura politica e procedurale, posto che alle ragioni di copertura finanziaria dovrà essere data risposta in fase di emanazione dei decreti attuativi piuttosto che al momento del varo della legge delega. A tal fine è già operativa una data-room per la raccolta e l'analisi dei dati – ha affermato Tremonti - cui contribuiscono tutti i soggetti istituzionali coinvolti, considerato che la valutazione definitiva dell'impatto di ciascun intervento dovrà essere condiviso e comunque intervenire prima del relativo decreto.
    Il testo approvato il 22 gennaio scorso è modificato rispetto al disegno di legge originale anche in virtù dell'accoglimento di numerose modifiche proposte dall'opposizione nel corso dell’esame in Commissione e poi, ulteriormente, emendato nel corso dell'esame in Assemblea. Innanzitutto, il nuovo testo ha assorbito altri due disegni di legge sul federalismo fiscale, uno promosso dal Consiglio regionale della Lombardia, e l’altro d'iniziativa dell’opposizione. Inoltre, sono state introdotte modifiche sulla perequazione infrastrutturale e sulle città metropolitane e su Roma capitale.


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    Dossier del 13 settembre 2008 aggiornato al 23 gennaio 2009


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    "Perchè No al Federalismo fiscale"

    di Roberto di Nunzio

    "Il Federalismo (Fiscale) è una dottrina economico-politica volta a instaurare una proporzionalità diretta fra le imposte riscosse in una determinata area territoriale del paese (i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni) e le imposte effettivamente utilizzate dall’area stessa. Tale sistema, integrato e coordinato tra i vari livelli di governo dello Stato, prende il nome di 'Fisco federale'." (Fonte: Wikipedia).
    30 Gennaio 2009 -- Il Federalismo (1) sarà una riforma che causerà una slavina nel tessuto più profondo del nostro paese, capovolgendo l'attuale ordinamento dello Stato. Inoltre, e non è roba da poco, il Federalismo introduce per la prima volta nella nostra Costituzione il principio di 'sussidiarietà', che lascierebbe allo Stato una competenza minima e assolutamente poco significativa nel campo dei servizi generali, dell'assistenza ai più deboli, della sanità pubblica e dell'istruzione a tutto vantaggio dei privati grazie al principio di 'autonomia finanziaria di entrata e di spesa': ovvero il 'federalismo fiscale'. Nei fatti lo Stato unitario nazionale viene distrutto.

    Ciascuna Regione si potrà 'fare Stato' gestendo autonomamente le proprie risorse e creando così un dislivello spaventoso nella qualità della vita dei cittadini che risiedono nelle Regioni meno ricche di entrate come quelle del Sud. Su tutto (diritto alla salute, allo studio, all'assistenza...) prevarrà il 'mercato', subordinato agli interessi economici delle locali borghesie regionali.

    Gli unici ad evere interesse per il Federalismo fiscale (e il federalismo tout-court che ne deriva come 'sistema') sono le potenti e ricche regioni del nord Italia come il Piemonte, la Lombardia e il Veneto, che non esiteranno un attimo a farsi 'cartello' per proteggere i grandi interessi economici racchiusi all'interno dei loro confini (a discapito delle regioni del Sud) per competere liberamente, e senza più alcun vincolo politico e etico, sul grande palcoscenico unico del merato liberista europeo e mondiale.

    (1) - Governo. 'Federalismo fiscale: principi e regole'
    http://www.governo.it/GovernoInforma...r/federalismo_

  3. #3
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    Sarebbe il caso di intraprendere una seria battaglia politica in proposito. Il federalismo fiscale è un passo in avanti verso la disgregazione, si tratta di una delle numerose pretese avanzate da tempo dall'imperialismo nord-americano rispetto ai paesi europei, nel tentativo di regionalizzarne il tessuto unitario.
    La solidarietà che lega un cittadino, un lavoratore di Catania con uno di Torino, uno di Lecce con uno di Gorizia, viene ulteriormente rotta da un meccansimo giuridico altamente dissolutivo, che riproduce il perverso meccanismo di concorrenza già esistente tra nazioni europee, entro lo Stato italiano.
    E'sicuramente un passo accelerato in avanti verso il declino finale dello Stato nazione così come lo abbiamo conosciuto per circa 40 anni, garante dell'uguaglianza per lo meno formale dei suoi cittadini e di forme di redistribuzione interna della ricchezza.
    Non è un passo qualunque del capitalismo, ma un salto di qualità verso lo sfaldamento dei tessuti sociali e comunitari.
    Si tratta peraltro di un processo ormai di vecchia data, iniziato con la riforma dell'articolo 5° voluta nel 2001 dal governo di centro-sinistra.

    E'doveroso rivendicare l'unità sociale, economica e i vincoli di solidarietà oggettivi tra cittadini italiani.


    NO AL FEDERALISMO FISCALE

    ITALIA UNITA E SOLIDALE

  4. #4
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    Favorevole a una campagna contro il federalismo (non solo fiscale), ma tout court......Con il caos internazionale a cui dobbiamo far fronte, non possiamo permetterci anche il caos interno.

    Non per ragioni di principio, non appartengo né alla tribù dei federalisti, né a quella dei centralisti. Sono possibili modelli di stato efficienti e solidali sia federalisti che centralizzati. Penso che l'organizzazione dello stato si scelga sulla base dei propri fini e degli interessi che si rappresentano (o con cui si fa un compromesso) e della situazione internazionale in cui ci si muove.

    Per fare un discorso serio sul federalismo, è necessario rispondere a una domanda importante. Perché l'Italia, paese in cui il pensiero federalista ha sempre avuto un grande successo, non è mai stata federalista?

    Insomma, se leggiamo gli scrittori del nostro Risorgimento, vi troviamo una maggioranza schiaccainte di federalisti, idem per i politici (con l'eccezione di Mazzini). Poi, nel 1860, lo stato unitario nasce anti-federalista proprio per scelta di classi dirigenti federaliste fino al giorno prima.

    Evidentemente, c'erano delle forze storiche che spingevano per la soluzione centrallizzata come unico modo per governare le due contraddizioni che avevano colato a picco gli stati pre-unitari (lascio da parte la questione nazionale):
    1) il conflitto centro-periferia causato dalla multiformità della società italiana;
    2) il problema della modernizzazione del paese.

    In effetti, negli ultimi 150 anni la soluzione centralizzata è stata capace di governare la spinte centrifughe (con le buone e con le cattive!) e di mobilitare le risorse per quel grandioso processo che ci ha portato da paese periferico di morti di fame a quasi entrare nel novero dei paesi sviluppati. Dalla periferia estrema a quasi il centro!
    Questo progetto si è basato su un'alleanza tra le classi dirigenti (industriali, alti burocrati, intellettuali) e una gran parte della popolazione italiana ed è stato un progetto condiviso. Ovviamente chi non faceva parte di questo blocco è stato per la maggior parte federalista... abbiamo quindi avuto i cattolici che hanno elaborato il principio di sussidiarietà, i meridionalisti, gli eredi dei democratici risorgimentali, i mazziniani (ironia della storia), europeisti, ecc.

    Poi, con gli anni '90, c'è stata un'inversione di tendenza. Per ragioni su cui non si è riflettuto abbastanza (interne, europee e internazionali), il progetto precedente è stato abbandonato e tutta (TUTTA!!!!!) la classe politica si è convertita al federalismo.

    Abbiamo avuto almeno tre tappe:
    1) la riforma Bassanini del 97 che ha introdotto il federalismo amministrativo, riorganizzato l'amministrazione centrale dello stato e i ministeri;
    2) la riforma del Titolo V della Costituzione, del 2001, che modifica la divisione del potere tra amministrazione centrale ed enti locali;
    3) il federalismo fiscale che stanno facendo adesso .

    La riforma Bassanini è stata una svolta a 180 gradi, basti pensare che prima i ministeri erano organizzati secondo i decreti legge emanati da Cavour....

    Il federalismo fiscale, invece, è un'ammissione di colpa.

    Con la riforma del Titolo V si è creata una divisione tra chi prende le decisioni di spesa (gli enti locali) e chi ha la responsabilità di finanziare (lo stato centrale). Il risultato è stato che il personale dei ministeri non è diminuito, quello degli enti locali è aumentato e la spesa pubblica è andata completamente fuori controllo.

    Tutti gli anni assistiamo al teatrino di regioni e sindaci che dicono che i trasferimenti dello stato sono insufficienti, poi fanno deficit e lo stato non ha altra scelta che ripianare. Il federalismo fiscale è un tentativo di mettere una pezza al caos della pubblica amministrazione.... creando un sistema ancora più incasinato.... in cui ci sono un po' di tributi propri degli enti locali (quali e quanti?) un po' di trasferimenti dello stato (quali e quanti) e gli standar di costo sono definiti un po' dallo stato (costi standard per la sanità) e un po' dalle regioni.

    I risultati, poi, si vedono (lasciando stare clientelismo, corruzione, rifiuti)... per la crisi il Governo ha messo in piedi una manovra di 6 miliardi (0,4% del PIL), ma poi le regioni vi hanno aggiunto ognuna per i cavoli suoi e senza coordinamento 2,5 miliardi in provvedimenti vari di dubbia efficacia. Intanto i comuni minacciano di interrompere ogni collaborazione con il governo (neanche in Africa succedono queste cose!!!!), perché senza l'ICI sono praticamente in bancarotta.

    Abbiamo poche risorse e le disperdiamo.... intanto negli ultimi 15 anni l'Italia ha paurosamente perduto terreno e stiamo tornando ad essere e stiamo tornando ad essere il paese periferico dal punto di vista politico, economico e sociale che eravamo prima del 1860.

    Non sono un nostalgico dell'organizzazione dello stato che c'era fino a 15 anni fa.... aveva fatto il suo tempo e non era più adeguata, noto che viene sostituita da una peggiore. Non solo, non ci sono in Italia forze sociali ed intellettuali che si stanno mobilitando per invertire la tendenza, cosa che implica, tra le altre cose, un nuovo modello di stato.

 

 

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