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  1. #1
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    Arrow Il demmmogggradigggo Nigggola Mannggino e la morte di Borsellino

    B]Mistero Borsellino
    [/B]di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza




    Il giudice Paolo Borsellino
    Dopo il "botto" sull'autostrada di Capaci, nei 56 giorni che separarono l'attentato a Giovanni Falcone da quello a Paolo Borsellino, l'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino sarebbe venuto a sapere che pezzi dello Stato avevano intavolato una "trattativa" con Cosa nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prima fra tutte la revisione del maxiprocesso. Sarebbe stato uno dei protagonisti di quel negoziato, Vito Ciancimino, a chiedere alcune "garanzie istituzionali", tra cui quella che Mancino fosse informato.

    E avrebbe ottenuto, attraverso canali tuttora al vaglio dei magistrati, che l'informazione giungesse al destinatario. È uno dei passaggi più delicati delle nuove rivelazioni fatte nei giorni scorsi ai pm di Palermo da Massimo Ciancimino, il figlio prediletto di Vito, l'ex sindaco mafioso del capoluogo siciliano che fu per decenni la longa manus del boss Bernardo Provenzano nel cuore della Dc.

    I nuovi verbali, trasmessi subito a Caltanissetta, sono già sul tavolo del procuratore Sergio Lari, che coordina l'ultimo fascicolo rimasto aperto sui mandanti esterni della strage di via D'Amelio e contengono rivelazioni che potrebbero imprimere una svolta alle indagini sull'eliminazione di Borsellino, la pagina più inquietante della sfida mafiosa sferrata contro le istituzioni all'inizio degli anni Novanta. Gli stessi verbali sono confluiti nella nuova indagine della procura di Palermo sui "sistemi criminali" in azione in Italia durante la stagione delle stragi. E non è escluso che Nicola Mancino, oggi vicepresidente del Csm, venga chiamato dalle due procure siciliane nelle prossime settimane per fornire la sua versione dei fatti.

    Massimo Ciancimino, l'unico dei quattro figli di don Vito a vivere con lui fino alla fine dei suoi giorni, è un personaggio assai controverso: condannato a cinque anni e otto mesi per riciclaggio del tesoro accumulato dal padre in quarant'anni di attività politico-amministrativa, imprenditore di una miriade di società grandi e piccole, è noto a Palermo per le sue abitudini da bon vivant, tra auto di lusso, yacht miliardari e vacanze esclusive. Da qualche mese, il figlio dell'ex sindaco 'collabora' con gli inquirenti e nelle ultime settimane ha ricostruito nei dettagli con i magistrati di Palermo le fasi cruciali del negoziato che gli uomini del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, a cavallo tra le due stragi del '92, avviarono con don Vito per chiedere al boss Totò Riina di fermare l'attacco allo Stato. "Mio padre", ha detto Ciancimino, "era molto prudente, comprendeva tutti i rischi della situazione, e voleva essere sicuro che ci fosse una copertura istituzionale al negoziato.



    Voleva accertarsi che gli uomini del Ros avessero concretamente l'approvazione delle istituzioni".
    È questa una circostanza che Mori e De Donno hanno sempre negato, sostenendo di essere andati da Ciancimino in assoluta autonomia, spinti solo dalla necessità di stringere il cerchio attorno a Riina. Ma Ciancimino jr la racconta in un modo diverso, sostenendo davanti ai pm di Palermo di aver visto con i suoi occhi il famoso "papello", il foglio con le richieste che Cosa nostra presentò allo Stato in cambio di uno stop alla stagione delle stragi. "Il medico personale di Riina, Antonino Cinà", ha raccontato, "era il collegamento diretto.

    Tutte le volte che mio padre ha iniziato la trattativa, l'ho visto spesso a casa mia". Ma a portare il "papello", secondo il giovane imprenditore, sarebbe stata un'altra persona, un "signore distinto", che avrebbe consegnato materialmente la busta con le rivendicazioni di Cosa nostra. "Mio padre lo conosceva", ha aggiunto Massimo Ciancimino, "lo aveva incontrato varie volte a Roma. Non so perché la busta gli venne consegnata a Palermo". Quel "signore distinto" il figlio di don Vito non lo conosce, non sa chi sia. I pm di Palermo gli hanno sottoposto una serie di fotografie, ma l'esito degli accertamenti è ancora top secret.

    È a questo punto della trattativa che l'ex sindaco di Palermo, secondo il figlio, avrebbe chiesto una "garanzia" istituzionale per procedere nel negoziato con lo Stato. Chiedendo di informare il ministro Mancino degli incontri avviati tra Roma e Palermo con gli uomini del Ros. Secondo Ciancimino jr, quella richiesta sarebbe stata esaudita. Il padre avrebbe avuto la conferma che Mancino era stato informato. Mistero Borsellino




    Nicola Mancino
    Dopo questa rivelazione, l'attenzione investigativa si è concentrata sull'incontro del 1 luglio 1992, il giorno in cui Paolo Borsellino venne convocato al Viminale durante la cerimonia di insediamento di Mancino, che subentrò a Vincenzo Scotti alla guida del ministero degli Interni. I pm hanno acquisito l'interrogatorio reso da Mancino ai magistrati di Caltanissetta nel '98: "Non ho precisa memoria di tale circostanza, anche se non posso escluderla", ha detto Mancino ai pm, "era il giorno del mio insediamento, mi vennero presentati numerosi funzionari e direttori generali. Non escludo che tra le persone che possono essermi state presentate ci fosse anche il dottor Borsellino. Con lui però non ho avuto alcuno specifico colloquio e perciò non posso ricordare in modo sicuro la circostanza".

    Un incontro che, invece, ricorda l'avvocato generale di Palermo Vittorio Aliquò che quel giorno accompagnò Borsellino sulla soglia della stanza del neo-ministro. Ricorda di averlo visto entrare, di averlo visto uscire poco dopo, e di essere entrato a sua volta, ma da solo.

    Perché questo incontro è importante per le indagini? Perché, ipotizzano i magistrati, se è vero che Mancino fu avvertito della trattativa in corso, anche Borsellino, erede di Falcone, in quel momento uomo-simbolo della lotta alla mafia in Italia, e candidato in pectore alla Superprocura, potrebbe esserne stato a sua volta informato quel giorno al Viminale. E se davvero Borsellino avesse saputo che lo Stato era sceso a patti con Cosa nostra, è la tesi investigativa, la sua posizione di netta contrapposizione o di presa di distanza potrebbe averne determinato la morte. È certo, sottolineano in procura, che ad un certo punto la trattativa si arenò, le richieste di Cosa nostra vennero giudicate inaccettabili, e Riina decise di provocare un nuovo "botto" per riavviare i contatti istituzionali. E le sentenze di due processi, quello per la strage di Firenze e il Borsellino-bis concluso a Caltanissetta, acquisite a Palermo agli atti della nuova inchiesta, hanno sostenuto che fu proprio la trattativa interrotta a provocare una ripresa della stagione delle stragi.

    "Dopo la morte di Borsellino, mio padre si sentiva in colpa", ha rivelato Massimo Ciancimino. "Mi confidò le sue riflessioni su tutta questa storia: disse che avviare la trattativa era già stata una prova di debolezza da parte dello Stato, ma che fermarla aveva avuto un effetto disastroso".

    Fin qui le rivelazioni del figlio di don Vito, che nei giorni scorsi a Palermo è rimasto vittima di un'intimidazione che lo ha costretto ad anticipare la partenza per la città del nord Italia dove vive attualmente con la famiglia.

    Chiarezza sugli incontri di quel primo luglio al Viminale hanno sempre reclamato i fratelli di Paolo Borsellino, Rita e Salvatore. "Chiedo soprattutto al senatore Nicola Mancino del quale ricordo, negli anni immediatamente successivi al '92, una sua lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo", ha scritto Salvatore Borsellino in una lettera aperta nel luglio del 2007, "lacrima che mi fece indignare al punto da alzarmi e abbandonare la sala, di sforzare la memoria per raccontarci di cosa si parlò nell'incontro con Paolo" (08 gennaio 2009)

    http://espresso.repubblica.it/dettag...ino/2056007//1

  2. #2
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    BRAVO Boy per aver aperto questo 3d; io l'avevo aperto qualche giorno fa sul nazionale e caso strano, i seguaci del Piddì si sono ben guardati dall'intervenire. La verità è che ci troviamo davanti ad un personaggio squallido all'ennesima potenza e basta leggere l'articolo per rendersene conto. E non per dichiarazioni di pentiti, bensì perchè ci sono circostanze oggettive che Mancino non vuol chiarire e questo far finta di dimenticarsi se abbia visto Borsellino che sarebbe stato assassinato di lì a 48 ore, è davvero vomitevole.

    Qui c'è la ricostruzione ipotetica fatta da un avvocato, che credo valga la pena leggere, anche perchè quanto meno non resta anonimo e si assume la responsabilità di quello che dice. Come si può vedere Mancino ne esce comunque totalmente smerdato.

    Del colloquio tra il sen. Mancino e il dott. Paolo Borsellino si parla nel libro di Lino Jannuzzi “Lo sbirro e lo Stato” in questi termini: L’interrogatorio ebbe inizio alle ore 15.00 ma alle ore 17.40 veniva sospeso per esigenze di servizio. Il dott. Borsellino era stato convocato d’urgenza al Ministero degli Interni dal Ministro dell’epoca sen. Nicola Mancino. Una volta giunto al Viminale il Ministro gli faceva intendere che anche lui aveva ascoltato l’interrogatorio e lo pregava di estrapolare dal verbale quella parte di deposizione che riguardava il dott. Domenico Signorino, il magistrato palermitano accusato dal Mutolo di collusioni con il boss Riccobono e che a seguito di tali accusae si suicidò.
    Sapere che cosa realmente avvenne in quella riunione sarebbe decisivo ai fini della comprensione di tutti i fatti.
    Il pentito Mutolo dice di aver sentito dire a Borsellino quando tornò (Borsellino si trovava lì insieme al Procuratore Aggiunto di Palermo dott. Aliquò, che a quella riunione c’erano anche il capo della Polizia Vincenzo Parisi e il dirigente del SISDE Bruno Contrada.
    Osservo: Tranne Nicola Mancino (Sinistra Democristiana), oggi diventato addirittura Vice-Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, dopo che già in passato aveva ricoperto tale carica Virginio Rognoni (sempre – guarda caso – appartenente alla Sinistra Democristiana), i partecipanti di quella riunione (se effettivamente parteciparono) hanno fatto tutti una brutta fine. Vincenzo Parisi morirà pochi giorni dopo di morte misteriosa. Bruno Contranda è finito come è finito. Borsellino sarà ucciso e sulla sua agenda-diario – secondo taluni – c’era proprio il resoconto o la ricerca di contatti con il Capo della Polizia Vincnezo Parisi.
    Ci fu per caso una violenta discussione fra i quattro e alla fine Nicola Mancino fu messo in minoranza e quindi si decise di non estrapolare la parte di deposizione di Gaspare Mutolo che riguardava la posizione del dott. Domenico Signorino?
    Nella migliore delle ipotesi la conversazione può essere andata così:


    Sen. Mancino: Dott. Borsellino lei deve estrapolare quei passaggi della deposizione del Mutolo che riguardano il dott. Signorino, che, come lei sa, era collegato col Sisde.
    Dott. Borsellino: Senatore, a che pro questo? Se quelli ci hanno dichiarato guerra e hanno ucciso Giovanni in quella maniera?
    Dott. Contrada: Il dott. Borsellino ha ragione.
    Dott. Parisi.: E’ giusto Senatore. Anch’io la penso così.
    Sen Mancino: Va bene, ma se noi adesso sputtaniamo Signorino, quelli li ci daranno addosso ancora di più.
    Dott. Borsellino: E allora! Quelli hanno dimostrato di essere dei criminali efferratissimi. Hanno ucciso Giovanni in quel modo. Ma si rende conto!
    Sen. Mancino: Si dottore io mi rendo conto. Ma lei si renda conto della forza di quella gente. Se noi sputtaniamo Signorino andiamo allo scontro muro contro muro. Dove andiamo a finire?
    Dott. Borsellino: Dove finiremo, finiremo. Lei sen. Mancino sta dicendo che quelli fanno un attentato di quel genere e noi che dobbiamo fare? Dobbiamo calarci le braghe! Loro ci hanno dichiarato guerra! E che guerra sia! Io non ci sto! Succeda quel che succeda!


    Quali contenuti ha avuto quella conversazione? Non ce lo deve dire il senatore Mancino? Non deve lui dissipare i dubbi che lo fanno apparire come uno dei mandanti occulti della strage?
    Alle ore 19.15 l’interrogatario riprende. Riferisce il pentito Gaspare Mutolo che Borsellino era tornato da quell’incontro dopo qualche ora “preoccupato” “arrabbiato” e “stizzito”, al punto – dirà testualmente Mutolo – che il giudice fumava nervosamente due sigarette contemporaneamente.
    La mattina del 18 luglio 1992 Borsellino entra nella stanza del Procuratore Capo di Palermo Pietro Giammanco, anch’essa certamente contaminata da cimici. Pietro, adesso ho capito tutto! ” – disse – prima di entrare nella sua stanza e spiegargli tutto ciò che aveva capito. Forse però lo spiegò anche a chi lo captava attraverso le cimici e quindi al senatore Nicola Mancino.
    Anche di questo colloquoio bisognerebbe sapere perché la sera stessa il SISDE sollecita Cosa Nostra a eseguire l’attentato. Cosa Nostra è restia ma il Sisde (o Nicola Mancino?) insiste. Il giorno dopo scatta il mortale agguato, nel quale è coinvolto il colonnello Arcangioli, che risponde di quello che fa al ministro degli interni Mancino.



    Scritto da: Avv. Michele IMperio

    http://trailrealeelimmaginario.typep...s-i-parte.html


  3. #3
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    Predefinito Per capire meglio il personaggio Mancino

    Chi vuole si può leggere come e in che modo il suo nome sia saltato fuori nell'inchiesta di Luigi De Magistris sui comitati d'affari che gestivano centinaia di milioni di euro di finanziamenti che provenivano dalla Comunità europea in Calabria:

    http://toghe.blogspot.com/2008/12/sa...-nomi-dei.html

    e riflettere un attimo che, se la cosa eclatante fu che Mastella, allora indagato da De Magistris, promosse azione disciplinare nei suoi confronti, quella passata sotto silenzio è che ANCHE il nome di Mancino saltò fuori nel'inchiesta, ma lui non pensò di astenersi dalla scandalosa vicenda che vide il CSM da lui presieduto come vice (il presidente è Napolitano), condurre un'azione senza precedenti contro lo stesso De Magistris.

  4. #4
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    Come mai però tu che apprezzi Dell'Utri ti interessi a queste vicende?
    Capisco il silenzio di certi piddini,non capisco il tuo parlare.
    Senza polemica personale,di te ho stima e l'augurio che ti posso fare è di disprezzare Dell'Utri ancora più di quanto lo disprezzi io.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da BOY74 Visualizza Messaggio
    Come mai però tu che apprezzi Dell'Utri ti interessi a queste vicende?
    Capisco il silenzio di certi piddini,non capisco il tuo parlare.
    Senza polemica personale,di te ho stima e l'augurio che ti posso fare è di disprezzare Dell'Utri ancora più di quanto lo disprezzi io.
    Ascolta non ricominciamo per favore. Mi sono sempre interessato a queste vicende.

    E l'ho detto mille volte: mi sono letto l'intero libro di Travaglio "L'amico degli amici" sul processo a Dell'Utri con 800 pagine di requisitoria del PM al processo per concorso esterno in associazione mafiosa, e non mi hanno convinto per niente.

    Le circostanze in cui ha operato Mancino sono lontane anni luce da quelle di Dell'Utri, che non ha mai avuto incarichi di governo e non ha mai ricoperto incarichi delicati (non era nemmeno parlamentare) all'epoca delle stragi di mafia.

    Se vuoi fare un polverone fai pure, ma io di solito mi prendo la briga di andarmi a leggere gli atti e le accuse (non solo le sentenze) prima di equiparare tutto e tutti in un unico calderone dei "cattivi o mafiosi". E di sicuro non mi metto a paragonare Dell'Utri a Mancino. Le colpe del primo, se ci sono, sono di tutt'altro tipo e metterlo sullo stesso piano di uno come Mancino che ebbe il ruolo che ebbe nei giorni delle stragi, è molto scorretto.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr.Hans Visualizza Messaggio
    Ascolta non ricominciamo per favore. Mi sono sempre interessato a queste vicende.

    E l'ho detto mille volte: mi sono letto l'intero libro di Travaglio "L'amico degli amici" sul processo a Dell'Utri con 800 pagine di requisitoria del PM al processo per concorso esterno in associazione mafiosa, e non mi hanno convinto per niente.

    Le circostanze in cui ha operato Mancino sono lontane anni luce da quelle di Dell'Utri, che non ha mai avuto incarichi di governo e non ha mai ricoperto incarichi delicati (non era nemmeno parlamentare) all'epoca delle stragi di mafia.

    Se vuoi fare un polverone fai pure, ma io di solito mi prendo la briga di andarmi a leggere gli atti e le accuse (non solo le sentenze) prima di equiparare tutto e tutti in un unico calderone dei "cattivi o mafiosi". E di sicuro non mi metto a paragonare Dell'Utri a Mancino. Le colpe del primo, se ci sono, sono di tutt'altro tipo e metterlo sullo stesso piano di uno come Mancino che ebbe il ruolo che ebbe nei giorni delle stragi, è molto scorretto.
    Ti ho solo fatto un augurio.
    Che per me è un augurio di stima.

  7. #7
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    Viminale, il mistero del 1° luglio 1992

    Editoriali - Editoriali Scritto da Donato De Sena Venerdì 23 Gennaio 2009 21:46

    Le testimonianze di Salvatore Borsellino, le accuse di Ciancimino jr, i vuoti di Mancino, un cambio repentino di Ministri, le carte dei processi. Dietro una data si nasconde uno dei più grandi misteri italiani degli ultimi decenni



    “Escludo in maniera netta e categorica che lo Stato abbia trattato con esponenti della mafia: nessuno dei vertici delle Forze di Polizia me ne parlò nè chiese il mio parere, che sarebbe stato decisamente negativo, sull’apertura di una trattativa con la malavita organizzata, che negli anni Novanta era pericolosa, violenta e stragista”. L’attuale vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, già Ministro ai tempi della Democrazia Cristiana, successivamente Presidente del Senato durante l’esperienza di governo del centrosinistra ’96-2001, si difende con una lettera all’Espresso dalle accuse lanciate dal settimanale pochi giorni fa. Secondo quanto scritto in un articolo firmato da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza “nei 56 giorni che separarono l’attentato a Giovanni Falcone da quello a Paolo Borsellino, l’allora Ministro degli Interni Mancino sarebbe venuto a sapere che pezzi dello Stato avevano intavolato una trattativa con Cosa Nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prime fra tutte la revisione del maxiprocesso. Sarebbe stato uno dei protagonisti di quel negoziato, Vito Ciancimino, a chiedere alcune garanzie istituzionali, tra cui quella che Mancino venisse informato”. L’autore delle nuove rivelazioni ai pm di Palermo è Massimo Ciancimino, ultimo figlio dell’ex Sindaco del capoluogo siciliano Vito. Il padre fu condannato per favoreggiamento e concorso esterno in associazione mafiosa, il figlio lo è stato per “riciclaggio del tesoro accumulato dal padre in quanrant’anni di vita politico-amministrativa”. Stando al racconto di Massimo, che è l’unico testimone della trattativa avvenuta tra il padre e gli uomini del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, Ciancimino “voleva essere sicuro che ci fosse una copertura istituzionale al negoziato” e avrebbe chiesto, scrive L’Espresso, “di informare il ministro Mancino degli incontri avviati tra Roma e Palermo”. La richiesta sarebbe stata poi esaudita.
    PRIMO LUGLIO ’92 - E’ furioso Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, che si fa vivo dalle pagine di 19luglio1992.com pubblicando una foto della pagina della agenda grigia del giudice (non quella rossa misteriosamente scomparsa da via D’Amelio pochi minuti dopo l’attentato). Il giorno in questione è il primo luglio 1992, giorno in cui Nicola Mancino saliva per la prima volta al Viminale, e proprio in quella data sarebbe avvenuto un incontro tra il giudice Paolo Borsellino e Mancino. Secondo gli appunti dell’agenda, scrive Salvatore, Paolo sarebbe stato “nel pomeriggio di quel giorno, dalle 15 all 18.30 alla Dia ad interrogare Mutolo”, avrebbe incontrato “dalle 18.30 alle 19.00 il Capo della Polizia Parisi”, e “dalle 19.30 alle 20.00 Mancino” e sarebbe poi “tornato alle 20 alla Dia per proseguire l’interrogatorio di Mutolo, il quale dichiarò di avere notato in lui un nervosismo spinto al punto da mettere in bocca contemporaneamente due sigarette”. Secondo Salvatore, infatti, l’allora Ministro degli Interni “convocò nella sua stanza al ministero Paolo Borsellino mentre stava interrogando Gaspare Mutolo” per comunicargli “che lo Stato aveva avviato una trattativa con quella stessa criminalità organizzata che aveva da poco, nella strage di Capaci, massacrato Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta”. Dell’episodio si parla nel libro “La Trattativa (Mafia e Stato: un dialogo a colpi di bombe)” del giornalista Maurizio Torrealta, che analizza in toto la vicenda. Viene riportata la testimonianza del pentito Gaspare Mutolo, che racconta della telefonata ricevuta da Paolo Borsellino durante l’interrogatorio del primo luglio a Roma e dell’assenza di circa mezz’ora del giudice rientrato poi palesemente teso e nervoso dopo un incontro col numero tre del Sisde Bruno Contrada e il capo della Polizia Parisi. “Sai Gaspare, debbo smettere perché mi ha telefonato il Ministro, manco una mezz’oretta e vengo”, disse Paolo.
    PASSAGGIO DI TESTIMONE - Ma c’è un risvolto in più nel libro. Spiegava l’autore: C’è un passaggio che è stato particolarmente analizzato nel processo di Caltanisetta: fu interrogato a Firenze il Ministro Scotti responsabile del 41-bis e di altre iniziative assieme al Ministro di grazia e Giustizia Martelli. Scotti racconta che per un cambiamento di governo lui, che era Ministro dell’interno, il primo luglio del 1992 si ritrova improvvisamente ministro degli Esteri. Non si capisce se per una trattativa in corso o per altri motivi, comunque improvvisamente viene cambiata la guida del Viminale. Dopo di che si inizia una specie di dialogo scandito dalle bombe. Un mistero quello del cambio repentino della guida del Ministero che infittisce ancora di più i fatti. Fu chiesto a Scotti durante il processo: Perché lei da Ministro degli Interni dimissionario, perché dimissionario un Governo, diviene Ministro degli Esteri? Ci fu una spiegazione del perché nel momento più caldo dell’offensiva mafiosa viene sostituito il Ministero degli Interni? Le diedero una spiegazione di questo?. La risposta fu un sorriso. Scriveva Torrealta: Leggendo questo passaggio del dibattimento si ha la netta sensazione che si stia parlando di qualche cosa di cui non si dovrebbe parlare e il sorriso del Ministro Scotti sembra essere l’unica risposta possibile ad una domanda alla quale sembra che non si debba rispondere. Certo una risposta ufficiale poi il Ministro la fornisce, ma le successive domande dell’avv. Li Gotti sull’esistenza o meno di una trattativa, sembrano suggerire che in quella direzione vada ricercata la ragione di quello strano sorriso.
    OGGI – Dopo l’attentato a Falcone, Borsellino era un magistrato molto in vista in tv e sui giornali, oramai conosciuto al grande pubblico. Insomma, era uno che non poteva passare inosservato. Ma a Mancino sì, a quanto pare. “Nella mia agenda, anno 1992, primo luglio, non è annotato nessun incontro e non potevano esserci incontri prestabiliti: salivo per la prima volta al Viminale e una folla tra prefetti, funzionari, impiegati, amici, riempì il corridoio dal quale si accede all’ufficio del Ministro”, aveva affermato Mancino nella lettera. “Quel giorno ho stretto tante mani. Non ricordo Borsellino, ma non escludo di poterlo aver incontrato”, ripete qualche giorno dopo intervistato da Silvia Resta per Reality di TgLa7. La speranza di molti è che Mancino cambi atteggiamento e non voglia, come qualcuno (tra cui lo stesso Salvatore Borsellino) incomincia a sospettare, solamente “preconfigurarsi una linea di difesa nel caso in cui gli venisse contestata questa circostanza” (esistenza della trattativa). Vorrebbero che luce sia fatta su una vicenda che rischia di essere archiviata e consegnata alla storia semplicemente come uno dei tanti misteri italiani irrisolti degli ultimi decenni.



  8. #8
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    MANIFESTI CONTRO MANCINO:MELONI,SPIACE. V.PRES.CSM, GIOVANI SI SCUSINO (ASCA) - Roma, 26 gen - Manifesti firmati da Azione Giovani, il movimento legato ad An, contro il vice presidente del Csm, Nicola Mancino, con un riferimento al suo ruolo di Ministro dell'Interno nel periodo della strage di Capaci.

    L'episodio e' stato stigmatizzato dal ministro per le politiche giovanili, Giorgia Meloni, anche presidente di Azioni Giovani, che ha espresso ''rincrescimento'' per quanto e' accaduto. Ma e' giunta subito la replica di Mancino che chiede le scuse da parte degli autori dei manifesti oltraggiosi.

    ''Sono davvero dispiaciuta - ha detto in una nota Giorgia Meloni - e non appena sono venuta a conoscenza dell'episodio, attraverso le agenzie di stampa, ho subito telefonato al presidente Mancino''. Il Ministro Meloni ha spiegato che ''non si tratta di una iniziativa ufficiale di Azione Giovani, tanto e' vero che i manifesti sono stati scritti a mano e non sono stampati. Ho dato disposizione di rimuoverli peche' una denuncia politica pubblica di tale gravita' puo' essere fatta solo se suffragata da atti e sentenze ufficiali.

    E non e' questo il caso''. Il ministro Meloni ha detto poi di augurarsi che Mancino ''voglia recedere dall'intenzione di sporgere denuncia nei confronti degli autori del manifesto''.

    In caso contrario ''mi vedo costretta ad assumere ufficialmente la maternita' di quel manifesto, sollevando i ragazzi da ogni responsabilita'''.

    Il vice presidente del Csm, a sua volta, ha ringraziato il ministro ''per avermi voluto esprimere telefonicamente il suo personale rincrescimento. Ancor piu' la ringrazio per la dichiarazione pubblica resa alle agenzie di stampa, con la quale si dissocia dal contenuto del manifesto, ritenuto grave anche perche' privo di qualsiasi prova''. Poi ha aggiunto: ''Vorrei essere egualmente cortese con il Ministro.

    Prendo atto che Azione Giovani, come ella ha dichiarato, e' estranea alla vicenda, ed io desidero crederle. Ho, pero', diritto alle scuse da parte del ragazzo o dei ragazzi che cosi' disinvoltamente accusano, offendono e affiggono manifesti chiaramente oltraggiosi. Il trasferimento di responsabilita', di cui parla il Ministro, non e' giuridicamente possibile. L'autore o gli autori dell' offesa che si sono spinti fino a chiedere le dimissioni del Vice Presidente del Csm, devono dimostrare di aver capito la gravita' del gesto compiuto; devono, cioe', dare un pubblico segno di ravvedimento''.


    http://www.asca.it/news-MANIFESTI_CO...4921-ORA-.html

    Piena solidarietà ai ragazzi di Azione Giovani! Da tempo non si sentiva più di organizzazioni giovanili coraggiose che non avessero il timore di dire verità scomode, anche verso alti personaggi dello Stato.

 

 

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