Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Il testo dell'accordo separato sulla riforma degli assetti contrattuali

    "Il Governo e le parti sociali firmatarie del presente accordo, con l’obiettivo dello sviluppo economico e della crescita
    occupazionale fondata sull’aumento della produttività, l’efficiente dinamica retributiva e il miglioramento di prodotti e servizi resi dalle pubbliche amministrazioni, convengono di realizzare - con carattere sperimentale e per la durata di quattro anni- un accordo sulle regole e le procedure della negoziazione e della gestione della contrattazione collettiva, in sostituzione del regime vigente.

    Le parti fanno espresso rinvio agli accordi interconfederali sottoscritti al fine di definire specifiche modalità, criteri, tempi
    e condizioni con cui dare attuazione ai principi, di seguito indicati, per un modello contrattuale comune nel settore pubblico e nel settore privato:
    1. l’assetto della contrattazione collettiva è confermato su due livelli: il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria e la contrattazione di secondo livello come definita dalle specifiche intese;
    2. il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria:
    -??avrà durata triennale tanto per la parte economica che normativa;
    -avrà la funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati nel territorio nazionale;
    -per la dinamica degli effetti economici si individuerà un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo per il triennio - in sostituzione del tasso di inflazione programmata - un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell’IPCA (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l’Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni;
    iprocederà alla verifica circa eventuali scostamenti tra l’inflazione prevista e quella reale effettivamente osservata,
    - la verifica circa la significatività degli eventuali scostamenti registratisi sarà effettuata in sede paritetica a livello interconfederale, sede che opera con finalità di monitoraggio, analisi e raccordo sistematico della funzionalità del nuovo accordo;
    - il recupero degli eventuali scostamenti sarà effettuato entro la vigenza di ciascun contratto nazionale;
    - il nuovo indice previsionale sarà applicato ad un valore retributivo individuato dalle specifiche intese;
    - nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali sarà demandata ai Ministeri competenti, previa concertazione con le Organizzazioni sindacali, nel rispetto e nei limiti della necessaria programmazione prevista dalla legge finanziaria, assumendo l’indice (IPCA), effettivamente osservato al netto dei prodotti energetici importati, quale parametro di riferimento per l’individuazione dell’ indice previsionale,
    il quale viene applicato ad una base di calcolo costituita dalle voci di carattere stipendiale e mantenuto invariato per il triennio di programmazione;
    - nel settore del lavoro pubblico, la verifica degli eventuali scostamenti sarà effettuata alla scadenza del triennio contrattuale, previo confronto con le parti sociali, ai fini dell’eventuale recupero nell’ambito del successivo triennio, tenendo conto dei reali andamenti delle retribuzioni di fatto dell’intero settore;

    3. la contrattazione collettiva nazionale di categoria o confederale regola il sistema di relazioni industriali a livello
    nazionale, territoriale e aziendale o di pubblica amministrazione;

    4. la contrattazione collettiva nazionale o confederale può definire ulteriori forme di bilateralità per il funzionamento
    di servizi integrativi di welfare;

    5. per evitare situazioni di eccessivo prolungamento delle trattative di rinnovo dei contratti collettivi, le specifiche
    intese ridefiniscono i tempi e le procedure per la presentazione delle richieste sindacali, l’avvio e lo svolgimento
    delle trattative stesse;

    6. al rispetto dei tempi e delle procedure definite è condizionata la previsione di un meccanismo che, dalla data
    di scadenza del contratto precedente, riconosca una copertura economica, che sarà stabilita nei singoli contratti
    collettivi, a favore dei lavoratori in servizio alla data di raggiungimento dell’accordo;

    7. nei casi di crisi del negoziato le specifiche intese possono prevedere anche l’interessamento del livello interconfederale;

    8. saranno definite le modalità per garantire l’effettività del periodo di “tregua sindacale” utile per consentire il regolare
    svolgimento del negoziato;

    9. per il secondo livello di contrattazione come definito dalle specifiche intese - parimenti a vigenza triennale -
    le parti confermano la necessità che vengano incrementate, rese strutturali, certe e facilmente accessibili tutte le misure volte ad incentivare, in termini di riduzione di tasse e contributi, la contrattazione di secondo livello che collega incentivi economici al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia ed altri elementi rilevanti ai fini del miglioramento della competitività nonché ai risultati legati all’andamento economico delle imprese, concordati fra le parti;

    10. nel settore del lavoro pubblico l’incentivo fiscalecontributivo sarà concesso, gradualmente e compatibilmente
    con i vincoli di finanza pubblica, ai premi legati al conseguimento di obiettivi quantificati di miglioramento della produttività e qualità dei servizi offerti, tenendo conto degli obiettivi e dei vincoli di finanza pubblica;

    11. salvo quanto espressamente previsto per il comparto artigiano, la contrattazione di secondo livello si esercita
    per le materie delegate, in tutto o in parte, dal contratto nazionale o dalla legge e deve riguardare materie ed
    istituti che non siano già stati negoziati in altri livelli di contrattazione;

    12. eventuali controversie nella applicazione delle regole stabilite, saranno disciplinate dall’autonomia collettiva
    con strumenti di conciliazione ed arbitrato;

    13. la contrattazione di secondo livello di cui al punto 9, deve avere caratteristiche tali da consentire l’applicazione degli sgravi di legge;

    14. per la diffusione della contrattazione di secondo livello nelle PMI, con le incentivazioni previste dalla legge, gli
    specifici accordi possono prevedere, in ragione delle caratteristiche dimensionali, apposite modalità e condizioni;

    15. salvo quanto già definito in specifici comparti produttivi, ai fini della effettività della diffusione della contrattazione
    di secondo livello, i successivi accordi potranno individuare le soluzioni più idonee non esclusa l’adozione di elementi economici di garanzia o forme analoghe, nella misura ed alle condizioni concordate nei contratti nazionali con particolare riguardo per le situazioni di difficoltà economico-produttiva;

    16. per consentire il raggiungimento di specifiche intese per governare, direttamente nel territorio o in azienda,
    situazioni di crisi o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale, le specifiche intese potranno definire
    apposite procedure, modalità e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e
    temporanea, singoli istituti economici o normativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria;

    17. salvo quanto già definito in specifici comparti produttivi, i successivi accordi dovranno definire, entro 3 mesi,
    nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella contrattazione collettiva valutando le diverse ipotesi
    che possono essere adottate con accordo, ivi compresa la certificazione all’INPS dei dati di iscrizione sindacale;

    18. le nuove regole possono determinare, limitatamente alla contrattazione di secondo livello nelle aziende di
    servizi pubblici locali, l’insieme dei sindacati, rappresentativi della maggioranza dei lavoratori, che possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita;

    19. le parti convengono sull’obiettivo di semplificare e ridurre il numero dei contratti collettivi nazionali di lavoro
    nei diversi comparti.

    Le parti confermano che obiettivo dell’intesa è il rilancio della crescita economica, lo sviluppo occupazionale e
    l’aumento della produttività, anche attraverso il rafforzamento dell’indicazione condivisa da Governo, imprese e
    sindacati per una politica di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, nell’ambito degli obiettivi e dei
    vincoli di finanza pubblica."

    http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=7059

  2. #2
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    Sistema contrattuale. Rinaldini (Fiom): “L’accordo separato del 22 gennaio è un attacco ai salari e alla democrazia”
    Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

    “L’accordo separato sul sistema contrattuale del 22 gennaio costituisce un attacco ai salari e alla democrazia.”
    “E’ un attacco ai salari, perché il meccanismo previsto per gli aumenti retributivi, definiti nei Contratti nazionali di categoria, è concepito in modo tale che tali aumenti non consentano la protezione del potere d’acquisto delle retribuzioni rispetto alla crescita dell’inflazione. In pratica, con questo accordo viene programmata un’ulteriore riduzione delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.”
    “E’ un attacco alla democrazia, perché fare un accordo separato sulla struttura stessa del sistema contrattuale, vuol dire aprire la strada agli accordi sindacali realizzati a prescindere dalla volontà dei lavoratori interessati, ovvero a prescindere dalla volontà dei lavoratori le cui condizioni di vita e di lavoro sono determinate da tali accordi.”

    Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

    http://www.fiom.cgil.it/stampa/2009/c_09_01_23.htm

  3. #3
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    La Rete28Aprile chiama alla massima mobilitazione contro l’accordo della complicità tra Confindustria, Governo, Cisl e Uil


    Firmato ieri l’accordo separato sulla riforma del sistema contrattuale. La gravità dell’attacco ai diritti richiede lo sciopero generale. Come prima risposta la Rete28Aprile opera affinché allo sciopero del 13 febbraio delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici e pubblici, con manifestazione nazionale a Roma, partecipino altre categorie e altri luoghi di lavoro.
    E’ necessaria una lotta lunga e duratura, perché la rottura è di una gravità senza precedenti e mette in discussione i principi fondamentali dell’iniziativa sindacale e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. L’accordo della complicità apre la via alla distruzione del contratto nazionale e alla totale flessibilità del salario; minaccia ancora di più la salute dei lavoratori con il vincolo della produttiva del salario; estende la precarietà e l’incertezza dei diritti.
    Si apre così una fase nuova nella quale bisognerà rovesciare l’accordo categoria per categoria, luogo di lavoro per luogo di lavoro.
    Vogliono eliminare il conflitto sociale; invece dovranno raccoglierne una quantità tale da sconfiggere il loro disegno di far pagare integralmente la crisi al mondo del lavoro.

    http://www.rete28aprile.it/modules.p...rder=0&thold=0

  4. #4
    Vamos bien!
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    Il TG2 "storica intesa (o qualcosa del genere), hanno firmato governo e sindacati, non tutti i sindacati, non la CGIL (come a dire l'ANPAC!!!!!!!)"
    Figli di cane: il governo, l'informazione, i sindacati gialli e il PD (Rutelli era contento in serata).

  5. #5
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    Non è che qualcuno riesce a postare l'articolo del giuslavorista Roberto Croce pubblicato sull'ultimo numero di Essere Comunisti?...non trovo più la rivista (sono un pò disordinato /casinista/incasinato) ma ricordo che spiegava bene la proposta di controriforma sostenuta da Confindustria e mi servirebbe perchè vorrei farlo girare nella fabbrica in cui lavoro...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Esse.Enne. Visualizza Messaggio
    Non è che qualcuno riesce a postare l'articolo del giuslavorista Roberto Croce pubblicato sull'ultimo numero di Essere Comunisti?...non trovo più la rivista (sono un pò disordinato /casinista/incasinato) ma ricordo che spiegava bene la proposta di controriforma sostenuta da Confindustria e mi servirebbe perchè vorrei farlo girare nella fabbrica in cui lavoro...
    Non credo sia online.

  7. #7
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    Crisi e modello contrattuale, confermata la giornata di lotta del 13 febbraioFiom e Fp Cgil: «Quell'accordo
    è illegittimo. Sarà sciopero»
    Fabio Sebastiani
    E' nato pochi giorni fà, e ha già un sacco di problemi. L'accordo separato sul modello di contrattazione ieri è stato impallinato da Fiom e Funzione pubblica/Cgil che nel presentare lo sciopero generale del 13 febbraio (con manifestazione che terminerà in piazza San Giovanni) lo definiscono illegittimo, dal punto di vista costituzionale, e quindi non vincolante. Come se non bastasse, anche l'Abi ha fatto sapere che il testo firmato a palazzo Chigi senza la Cgil non va bene. Intanto, è guerra di cifre tra Cgil e Centro studi della Confindustria.
    Secondo viale dell'Astronomia, i calcoli della Cgil, che applicando il "nuovo modello" aveva riscontrato una perdita secca in busta paga di 1.350 euro l'anno, sono sbagliati: dal 2009 al 2011 ci sarà, invece, un aumento di 2.523 euro. La differenza è facilmente imputabile ai riferimenti temporali.
    La Cgil prende in esame il periodo dal 2004 al 2008, mentre la Confindustria no. Un dato, però, è comune. «Se si fosse applicata l'inflazione depurata dalla componente energetica, prevista con la nuova intesa - sottolinea Agostino Megale, segretario nazionale della Cgil - nel periodo 2004-2008, senza mai recuperare quella reale, i contratti avrebbero recuperato 2,5 punti in meno di inflazione (8,9% con i nuovi calcoli, contro l'11,4% osservato effettivamente, secondo di dati di Confindustria) pari a una perdita di 45 euro mensili nelle retribuzioni contrattuali».
    Tornando alla risposta all'accordo separato di Fiom e Fp-Cgil, il segretario generale delle tute blu Gianni Rinaldini ha insistito molto sul concetto di rappresentanza. La Fiom ha già subito un paio di accordi separati. E il problema l'ha risolto stilando unitariamente una serie di regole che subordinano sia la piattaforma che l'ipotesi di accordo all'approvazione dei lavoratori. «Siamo la maggioranza assoluta - ha detto Rinaldini nel corso della conferenza stampa in Corso d'Italia - non ci sentiamo vincolati a nulla, per noi sia a livello aziendale, sia a livello nazionale l'accordo sulla riforma dei contratti non esiste se non sarà approvato dai lavoratori». Nel settore pubblico, ha sottolineato Podda, «dobbiamo chiudere ancora il contratto sul biennio precedente e per questo le nuove regole non valgono. Non dò per scontato che faremo una piattaforma separata: proporrò a Cisl e Uil di fare una piattaforma unitaria che non tenga conto dell'accordo poi vedremo la risposta e se saremo costretti a fare un accordo separato». In caso di piattaforma separata nel pubblico impiego, ha spiegato Podda, «come riferimento quello che è scritto nella piattaforma unitaria sulla riforma dei contratti (presentata a Milano un anno fa, ndr ) e cioè l'inflazione più vicina possibile a quella reale con la valorizzazione del salario nazionale e un integrativo più estensivo rispetto all'attuale». Rimango affezionato alla piattaforma unitaria», ha aggiunto Podda. Secondo il segretario generale della Fiom, «un accordo separato sulla riforma dei contratti è inconcepibile. Un accordo separato è destinato a far crescere le tensioni sociali». Senza contare il boom della cassa integrazione tra i metalmeccanici e i centomila precari che saranno messi fuori dalla pubblica amministrazione a partire da giugno. Secondo i dati forniti dalla Fiom, nel settore si registra un +1.000% nel 2008 rispetto all'anno precedente. Con la cassa integrazione, ha sottolineato Rinaldini, i lavoratori «in realtà percepiscono tra il 50 e il 60% della retribuzione».
    Lo sciopero del 13 febbraio, hanno spiegato Rinaldini e Podda, vuole dimostrare che i lavoratori pubblici e i lavoratori privati non sono dilaniati così come qualcuno sostiene. Lo sciopero, hanno ricordato i sindacalisti, era stato deciso prima di quello generale del 12 dicembre indetto dalla Cgil e ne fu decisa la sospensione dopo la presentazione della piattaforma della Cgil per una politica anticrisi. «Lo sciopero - ha spiegato Podda - è a sostegno della continuità del rapporto di lavoro, è un no ai licenziamenti. Chiediamo misure fiscali sul contratto nazionale, non su quello di secondo livello destinato a diminuire in un periodo di crisi, con drenaggio fiscale e revisioni delle detrazioni fiscali». Anche se «gli scioperi in questa fase sono un sacrificio pesante», come sottolinea il segretario generale della Fiom, sono «necessari perché di fronte a una situazione drammatica dal punto di vista sociale, Governo e Confindustria utilizzano questa fase d'emergenza per fare una vera e propria aggressione: l'intesa separata sulla riforma del contratto è un atto di aggressione alla democrazia e alla costituzione democratica del Paese».


    27/01/2009

    http://www.liberazione.it/giornale_a...rticolo=432641

  8. #8
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    Predefinito ancora una volta il pd con il suo immobilismo lascia soli i lavoratori

    Partito diviso fra i "fan Cisl" e chi non vuole isolare Epifani«Né con la Cgil, né contro»
    La mediazione Veltroni
    non convince il Piddì
    Il leader del Pd Walter Veltroni durante un comizio a Roma foto Reuters/Giampiero Sposito
    Né con la Cgil ma neanche esplicitamente contro. In mezzo, insomma, come ha sempre provato a fare il Piddì in quest'anno e mezzo di vita. In mezzo, ad essere sinceri: un po' più spostati sul «lato» del governo ma sostanzialmente al centro. Si parla, come è facile capire, dell'accordo separato scritto dalla Confindustria e da Sacconi e subito sottoscritto da Cisl e Uil. Senza la Cgil. Un accordo che, com'era facile prevedere, ha finito per squassare quasi esclusivamente il Partito democratico. Una situazione dalla quale, ieri, il segretario Veltroni ha provato a uscire nel solito modo. Inventandosi una sorta di terza strada (appunto: né con la Cgil, né contro): in pillole ha detto che sì, il sistema contrattuale va riformato da cima a fondo e che le risorse andrebbero destinate soprattutto alle vertenze aziendali. Cosa che del resto era messa nero su bianco nel programma elettorale del Piddì. Quindi in linea di massima, il contenuto dell'intesa separata non dovrebbe dispiacere a Veltroni. Solo che, aggiunge il segretario, una riforma di queste dimensioni non si può fare escludendo il più grande sindacato. E allora? Allora ecco la proposta. Che, a ben vedere, è la stessa identica che accompagnò le fasi finali della trattativa per la cessione dell'Alitalia. Il segretario dei democratici insomma chiede un supplemento di trattativa, per consentire il ritorno della Cgil al tavolo. Tutto qui: nessun commento sull'abrogazione del contratto nazionale, nulla neanche sulla possibilità offerta alle imprese di scendere sotto i minimi contrattuali. Veltroni, insomma - come del resto suggeriscono gli uomini del suo staff - pensa solo a chiudere presto la vicenda. Magari suggerendo alla Cisl, alla Uil e alla Marcegaglia di scrivere una paginetta di premessa all'accordo, con dentro anche qualche impegno del governo ad intervenire a sostegno dei redditi e così convincere Epifani a firmare.
    Difficile dire se questo basterà alla Cgil. Sicuramente comunque l'escamotage pensato da Veltroni non basterà a mettere la sordina alla discussione interna. Che sta diventando esplicita, come mai forse è accaduto nel Partito democratico. Le tappe che hanno portato a surriscaldare il dibattito interno sono note: ha cominciato D'Alema, spiegando che un'intesa su un argomento di questa portata non può avere valore senza la firma della confederazione più rappresentativa. E in più, l'ex ministro degli Esteri ci ha aggiunto la richiesta che, almeno, l'intesa sia sottoposta al giudizio dei lavoratori, con un referendum. La risposta non s'è fatta attendere. Uno dopo l'altro sono insorti prima Marini, poi via via gli altri ex margheritini che hanno mantenuto uno stretto legame con la Cisl. Fino ad arrivare a Fioroni. Tutti hanno parlato di accordo epocale, hanno denunciato la «scelta politica più che sindacale» operata da Epifani, invitandolo a ripensarci. La contro-reazione a difesa della Cgil, ha fatto salire ancora di più la temperatura: perché ha fatto uscire allo scoperto dirigenti che fino ad allora s'erano tenuti in disparte, come l'ex ministro Damiano, e ha sparigliato le carte. Per dirne una, anche Piero Fassino ha scelto di collocarsi decisamente all'opposizione interna. Almeno su questo tema sta con Bersani, è contro Veltroni. Senza contare che anche nel «fronte cattolico» si sono manifestate le prime defezioni: naturalmente si parla di Rosi Bindi - che ancora ieri sosteneva la necessità non tanto di coinvolgere la Cgil ma di tener conto delle sue obiezioni - ma non solo di lei. Per esempio, tutta la componente che all'epoca dei Diesse si chiamava «Cristiano sociali» non sembra disposta a tollerare lo strappo con la Cgil.
    Dunque oggi Veltroni si trova un po' più solo. Incalzato addirittura dagli alleati-concorrenti dell'Idv che all'improvviso sembrano aver scoperto una vocazione sociale. Queste le parole del capogruppo del partito di Di Pietro al Senato, Belisario: «Isolare il maggior sindacato è un errore che il paese non può permettersi». Un po' più solo, allora. E per tutti valgano le parole di Gianni Cuperlo. Deputato, fino a ieri dirigente dei Diesse, che la geografia interna assegna ai dalemiani, anche se ha sempre mantenuto un ruolo autonomo. In ogni caso è un profondo conoscitore di cosa sia davvero questo partito. E Cuperlo ci dice così: «Le responsabilità sono soprattutto del governo, è evidente, perché non si fa un'intesa su argomenti così rilevanti a prescindere, chiudendo la porta in faccia al pezzo più importante del sindacato». Le «colpe» sono del governo, dunque. Ma non solo: «Veltroni anche poco fa ha detto che è normale in un grande partito avere posizioni differenti. Questa discussione avviene però dopo la vicenda di Eluana, avviene dopo le tensioni interne su Gaza. Tutto ci dice allora che è arrivato il momento di affrontare la questione vera, la più seria: è arrivato il momento di discutere del profilo di questo partito. Cosa è, cosa vuole essere». Cuperlo dice di più: «E' arrivato il momento di discutere delle ragioni che ci tengono assieme». Poi aggiunge: «E' arrivato il momento di discutere del "se" dobbiamo stare assieme». Sembra l'inizio di un congresso. E magari stavolta sarà pure vero.


    27/01/2009
    http://www.liberazione.it/giornale_a...rticolo=432642

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    Sistema contrattuale. Rinaldini (Fiom): “L’accordo separato del 22 gennaio è un attacco ai salari e alla democrazia”


    Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.



    “L’accordo separato sul sistema contrattuale del 22 gennaio costituisce un attacco ai salari e alla democrazia.”


    “E’ un attacco ai salari, perché il meccanismo previsto per gli aumenti retributivi, definiti nei Contratti nazionali di categoria, è concepito in modo tale che tali aumenti non consentano la protezione del potere d’acquisto delle retribuzioni rispetto alla crescita dell’inflazione. In pratica, con questo accordo viene programmata un’ulteriore riduzione delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.”


    “E’ un attacco alla democrazia, perché fare un accordo separato sulla struttura stessa del sistema contrattuale, vuol dire aprire la strada agli accordi sindacali realizzati a prescindere dalla volontà dei lavoratori interessati, ovvero a prescindere dalla volontà dei lavoratori le cui condizioni di vita e di lavoro sono determinate da tali accordi.”


    Fiom-Cgil/Ufficio Stampa



    http://www.fiom.cgil.it/stampa/2009/c_09_01_23.htm

    E' vero, siamo ad un punto di non ritorno.

  10. #10
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    F
    ederazione Impiegati Operai Metallurgici nazionale

    corso Trieste, 36 - 00198 Roma - tel. +39 06 85262319-320-321 - fax +39 06 85303079
    - e-mail: protocollo@fiom.cgil.it

    LA RIFORMA DEL MODELLO CONTRATTUALE
    LA CGIL NON
    FIRMA UN ACCORDO CHE
    RIDUCE I SALARI E CANCELLA IL CONTRATTO NAZIONALE

    SIA DATA LA PAROLA AI LAVORATORI: REFERENDUM
    PER DECIDERE LA VALIDITA’ DELL’ACCORDO
    La contrattazione collettiva è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori per poter negoziare alla pari
    con il proprio datore di lavoro a livello nazionale e a livello aziendale tutti gli aspetti che compongono la
    condizione di lavoro.
    In Italia dove il 90% delle imprese ha meno di 10 dipendenti è naturale che il Contratto Nazionale sia lo
    strumento principale e insostituibile per tutelare e migliorare i diritti ed il salario dei lavoratori.
    Giovedì 22 gennaio 2009 questi fondamentali diritti del lavoro sono stati radicalmente messi in
    discussione con l’accordo separato sul modello contrattuale imposto dal Governo e da Confindustria a
    cui Cisl e Uil hanno aderito e che la Cgil ha deciso di non firmare.
    Un accordo separato in cui non c’è nulla della piattaforma sindacale unitaria presentata mesi fa dalle
    organizzazioni sindacali.
    Un accordo separato con cui si cancella il ruolo ed il valore universale dei contratti nazionali e dei
    sindacati di categoria, si programma la riduzione dei salari, si cancella l’autonomia della contrattazione
    aziendale, si sostituisce la contrattazione tra le parti con una estensione senza precedenti della
    bilateralità.
    Un accordo separato con cui si nega alle lavoratrici ed ai lavoratori il diritto di votare e decidere sugli
    accordi che li riguardano e che apre la strada alla messa in discussione del diritto di sciopero che la
    nostra Carta Costituzionale sancisce quale diritto individuale in capo ad ogni cittadino-lavoratore.
    Scritto su carta intestata della Presidenza Del Consiglio Dei Ministri, i contenuti dell’accordo
    separato sono chiari.
    1. L'obbiettivo non è l'aumento delle retribuzioni
    “Il Governo e le parti sociali firmatarie del presente accordo, con l'obbiettivo di dello sviluppo economico
    e della crescita occupazionale fondata sull'aumento della produttività, l'efficiente dinamica retributiva e il
    miglioramento di prodotti e servizi resi dalle pubbliche amministrazioni.”
    L'accordo sottoscritto ha come obbiettivo la crescita economica, ma non l'aumento e il miglioramento
    delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.
    Mentre l'obbiettivo dell'aumento dell'occupazione, è legata all'aumento della produttività senza
    stabilire quali sono gli interventi utili e necessari per realizzarla, tanto più nel mezzo di una crisi
    economica che sta mettendo a rischio l’esistenza di interi settori industriali e di milioni di posti di
    lavoro.
    2. Si sancisce la pratica degli accordi separati e di tanti e diversi modelli contrattuali
    “Le parti fanno espresso rinvio agli accordi interconfederali sottoscritti al fine di definire specifiche
    modalità, criteri, tempi e condizioni con cui dare attuazione ai principi di seguito indicati…”
    Gli accordi separati realizzati sui modelli contrattuali senza la firma della CGIL nei mesi scorsi con
    Confindustria, con Confapi, con le Associazioni Imprenditoriali del Commercio, con le Associazioni
    Imprenditoriali dell'Artigianato, con il Governo per tutti i settori pubblici, sono stati totalmente
    assunti dall’accordo quadro sancendo così il superamento di un modello unico valido per tutti i
    lavoratori dipendenti privati e pubblici.
    Alla faccia della democrazia, gli accordi le imprese ed il governo li fanno con chi accetta le loro
    condizioni, a prescindere dalla reale rappresentanza di ogni singola organizzazione sindacale ed
    impedendo alle lavoratrici ed ai lavoratori interessati di pronunciarsi e votare.
    3. Un accordo sulle regole senza dar voce ai lavoratori
    “L'accordo ha carattere sperimentale, per la durata di 4 anni.
    Stabilisce le regole e le procedure della negoziazione e la gestione della contrattazione collettiva, che
    sostituiscono le regole dell'accordo del 23 luglio 1993.”
    Vengono introdotte nuove regole per la contrattazione nazionale e aziendale, senza alcun
    pronunciamento vincolante da parte dei lavoratori interessati. L'accordo del 23 luglio 1993 che
    dovrebbe essere sostituito, era stato discusso e approvato a maggioranza tramite il voto espresso dai
    lavoratori in apposita consultazione.
    4. Due livelli contrattuali che riducono l’autonomia dei lavoratori e dei sindacati di
    categoria
    “Si confermano i due livelli di contrattazione. Il contratto nazionale di categoria e la contrattazione di
    secondo livello.”
    L'accordo formalmente conferma i due livelli di contrattazione che erano già previsti con l'accordo del
    '93, cioè il contratto nazionale e quello di secondo livello (aziendale o territoriale) ma limita
    l’autonomia dei sindacati di categoria nazionali, territoriali e delle RSU nel formulare le richieste e
    sulle materie su cui poter esercitare la contrattazione.
    5. Il contratto nazionale non ha più il compito di tutelare il potere d’acquisto
    “Avrà durata triennale tanto per la parte economica che normativa.
    In sostituzione del tasso di inflazione programmata, si individuerà un nuovo indice previsionale costruito
    sulla base dell'IPCA (l'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia), depurato
    dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati.
    L'elaborazione sarà affidata ad un soggetto terzo.”
    Quanto chiedere di aumento salariale nel Contratto Nazionale non è più una scelta della categoria.
    Viene istituito un terzo soggetto (non identificato) al disopra delle parti che stabilisce quanti punti
    d’inflazione devono comporre la richiesta d’aumento.
    Il passaggio da due anni a tre anni per quanto riguarda gli aumenti del Contratto Nazionale, in
    assenza di un meccanismo certo di recupero è uno degli aspetti peggiorativi che riduce il valore reale
    delle retribuzioni.
    L’inflazione che determina gli aumenti contrattuali non è mai quella reale ed un eventuale parziale
    recupero dello scostamento verrà comunque effettuato dopo 3 anni anziché i 2 previsti dalle norme in
    vigore.
    Con queste nuove regole, il salario nazionale fissato dai Contratti Nazionali è sempre al di sotto
    dell’inflazione reale.
    L'accordo, infatti, stabilisce che i Contratti Nazionali dovranno avere come riferimento un indice
    “previsionale triennale” depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati.
    E’ utile ricordare che l’inflazione programmata non era più il riferimento condiviso tra le parti per
    rinnovare i Contratti Nazionali.
    Nel nostro ultimo rinnovo contrattuale, firmato a gennaio 2007, l’inflazione programmata proposta da
    Federmeccanica avrebbe portato un aumento di 66 euro mensili. L’accordo ha invece definito un
    aumento di 127 euro mensili.
    Con questo accordo separato il Contratto Nazionale, anche nelle situazioni in cui l'economia ed il
    settore metalmeccanico attraverseranno andamenti positivi, non ha più la possibilità di essere uno
    strumento collettivo per consentire l'aumento reale delle retribuzioni. Nei fatti diventa una “gabbia”
    che programma la riduzione dei salari.
    6. E nel settore del lavoro pubblico il taglio dei salari è ancora peggio
    “Nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi
    salariali sarà demandato ai Ministeri competenti nei limiti della legge finanziaria… la base di calcolo sarà
    costituita dalle voci di carattere stipendiale e mantenuto invariato per il triennio…l’eventuale recupero di
    scostamenti di inflazione avverrà nel triennio successivo tenendo conto del reale andamento delle
    retribuzioni del settore.”
    La base di calcolo per definire il valore economico di un punto di inflazione è di fatto riferita ai soli
    minimi contrattuali e l’eventuale recupero del differenziale di inflazione può avvenire fino a 6 anni
    dopo.
    7. Il recupero dell'inflazione reale non c’è, se e quanto recuperare non è più materia
    negoziale per la categoria
    “Il recupero circa eventuali scostamenti tra inflazione prevista e quella reale effettivamente osservata,
    verrà effettuata sempre al netto dei prodotti energetici importati.
    La verifica circa la significatività degli scostamenti registratisi sarà effettuata in sede paritetica a livello
    interconfederale.”
    La verifica dello scostamento inflattivo non verrà più contrattato e definito dalle singole categorie
    sindacali, ma a livello interconfederale e solo nel caso le parti concordino che gli scostamenti siano
    significativi.
    Così si depotenzia ulteriormente la funzione del contratto nazionale e il ruolo di contrattazione delle
    singole categorie sindacali.
    8. Si vuole abbassare il valore punto per gli aumenti salariali del contratto nazionale
    “Il nuovo indice previsionale sarà applicato ad un valore retributivo individuato dalle specifiche intese.”
    Questa formulazione, punta a mettere in discussione, anche il valore punto fissato nel nostro
    Contratto Nazionale a 18,82 euro.
    Infatti, nelle linee guida di Confindustria, anche esse frutto di un’intesa separata, si indica che la base
    di calcolo per gli aumenti sia composta solo dai minimi contrattuali, sul valore medio degli scatti di
    anzianità, e sulle eventuali indennità fisse stabilite dai CCNL. Per la nostra categoria ciò equivarrebbe
    ad una riduzione del valore punto attorno ai 4 euro, in quanto non si terrebbe più conto del salario
    complessivamente contrattato ed erogato in azienda.
    9. Previsto lo scardinamento del contratto nazionale
    “Specifiche intese, direttamente nel territorio o in azienda, per governare situazioni di crisi, o per favorire
    lo sviluppo economico ed occupazionale, potranno definire apposite procedure, modalità e condizioni per
    modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea singoli istituti economici o
    normativi dei contratti nazionali di lavoro di categoria.
    Viene introdotta la possibilità di derogare, quindi di non applicare il Contratto Nazionale, sia per la
    parte economica che normativa, in situazioni di crisi o per favorire sviluppo ed occupazione.
    Come se gli aumenti economici del Contratto o i diritti dei lavoratori, in alcune situazioni, siano il
    principale ostacolo allo sviluppo economico o la causa della crisi aziendale.
    Si tratta di un attacco esplicito al valore universale del Contratto Nazionale, dei diritti nel lavoro e la
    conferma di una logica che punta ad una competitività tra le imprese tutta giocata sulla riduzione dei
    diritti e dei salari.
    Inoltre ciò porta il sindacato e i lavoratori in una situazione di possibile ricatto, in cui le imprese
    mettono l'occupazione e gli investimenti in alternativa agli aumenti e ai diritti sanciti dal Contratto
    Nazionale.
    10. Nessuna garanzia economica in caso di ritardo della firma dei contratti e trattative senza
    scioperi
    “Per evitare situazioni di eccessivo prolungamento delle trattative di rinnovo dei contratti collettivi, le
    specifiche intese ridefiniscono i tempi e le procedure per la presentazione delle richieste sindacali, l'avvio
    e lo svolgimento delle trattative.
    Al rispetto dei tempi e delle procedure è condizionata la previsione di un meccanismo che riconosca una
    copertura economica dalla data di scadenza del contratto precedente.
    Saranno definite modalità per garantire l'effettività del periodo di “tregua sindacale” utile per consentire
    il regolare svolgimento del negoziato.”
    La piattaforma sindacale unitaria richiedeva di far decorrere gli aumenti, in ogni caso, dal giorno
    della scadenza del vecchio contratto superando così le una tantum e l’indennità di vacanza
    contrattuale.
    L’accordo separato cancella l’indennità di vacanza contrattuale e vincola una eventuale e non meglio
    definita copertura economica (da stabilire nei Contratti Nazionali), al rispetto di tempi e procedure
    comprensive di effettivi periodi di tregua sindacale.
    In caso di crisi del negoziato è previsto l’intervento del livello confederale.
    Si tratta di un indebolimento dell'iniziativa del sindacato per rinnovare rapidamente e positivamente i
    contratti e contemporaneamente di una penalizzazione economica.
    11. Si estende la bilateralità e si indebolisce la contrattazione
    “La contrattazione collettiva nazionale o confederale può definire ulteriori forme di bilateralità per il
    funzionamento di servizi integrativi di welfare”
    Tutte le intese separate fanno della costituzione di enti bilaterali tra associazioni imprenditoriali e
    organizzazioni sindacali una delle novità più rilevanti.
    La scelta è precisa: la contrattazione tra le parti è sostituita dalla bilateralità la quale deve estendersi
    per sostituirsi ai diritti universali garantiti dallo stato sociale.
    E’ previsto che tali Enti intervengano su varie materie, anche sulle politiche attive per il lavoro e fino
    ad assumere il ruolo di certificazione delle assunzioni.
    Siamo ad un uso improprio e distorto della bilateralità che modifica nei fatti il ruolo e la funzione
    autonoma e contrattuale delle Organizzazioni Sindacali.
    Nel ”libro verde” del Ministro del Lavoro ciò è illustrato con chiarezza e poi nel recente decreto
    “anticrisi” il Governo anziché, ad esempio, estendere la cassa integrazione a tutte le imprese e a tutte
    le tipologie d’assunzione, subordina il diritto pubblico del lavoratore al trattamento di disoccupazione
    ad una erogazione economica degli enti bilaterali, che secondo il governo tutti i contratti dovrebbero
    definire.
    La Cgil ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale considerando tali norme incostituzionali.
    12. Il contratto aziendale non viene esteso a chi è senza e viene indebolito per chi ce l'ha
    “La contrattazione aziendale, di durata triennale, collega gli incentivi economici al raggiungimento di
    obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia ed altri elementi rilevanti ai fini della
    competitività nonché all'andamento economico delle imprese, concordati tra le parti.
    La contrattazione aziendale deve avere caratteristiche tali da consentire l'applicazione degli sgravi di
    legge.
    … Salvo quanto già definito ai fini della effettiva diffusione della contrattazione di secondo livello i
    successivi accordi potranno individuare soluzioni idonee non esclusa l’adozione di elementi economici di
    garanzia o forme equivalenti concordate nei contratti nazionali”.
    Non c'è nulla nell’accordo separato che favorisca l'estensione della contrattazione aziendale per i tanti
    lavoratori che ancor oggi ne sono esclusi.
    Eppure era uno degli obbiettivi principali della piattaforma sindacale unitaria: si richiedeva di fissare
    nei Contratti Nazionali una quota salariale certa da cui far partire la contrattazione aziendale ed
    invece tutto è rimasto come prima.
    Anzi chi non ha il contratto aziendale continua a rimanere senza ed ora con questo accordo separato
    lo stesso lavoratore si ritrova anche con un Contratto Nazionale ancora più debole.
    Inoltre, la contrattazione aziendale viene, di fatto, sempre più legata alla redditività dell'impresa, e
    vincolata esclusivamente agli sgravi fiscali e contributivi previsti dalla legge. Ciò significa impedire
    aumenti salariali strutturalmente a carico delle imprese.
    Ed inoltre il Governo ha mantenuto la defiscalizzazione per gli aumenti individuali unilateralmente
    erogati dall'impresa.
    13. Conciliazione ed arbitrato
    “Eventuali controversie nella applicazione delle regole stabilite, saranno disciplinate dall’autonomia
    collettiva con strumenti di conciliazione ed arbitrato”.
    E’ questa una negativa novità che molte volte Federmeccanica ha cercato di introdurre nel Contratto
    Nazionale senza mai riuscirci.
    Le controversie nella applicazione dei Contratti, compreso il rispetto delle regole comunemente
    definite, sono sempre stata materia di confronto e di gestione delle parti stipulanti e come tali così
    regolate dai Contratti Nazionali in vigore stipulati nel settore metalmeccanico.
    Introdurre la conciliazione e l’arbitrato significa legittimare un terzo soggetto al disopra delle parti
    con poteri decisionali e sanzionatori che limita e mette in discussione l’autonomia contrattuale e di
    libertà nell’azione sindacale.
    14. La rappresentanza senza democrazia
    “Entro 3 mesi si dovranno definire nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella
    contrattazione collettiva valutando le diverse ipotesi che possono essere adottate con accordo, ivi
    compresa la certificazione all’INPS dei dati di iscrizione sindacale”.
    Per chi pensa di fare contrattazione, è importante porsi il problema della rappresentanza.
    Un accordo che non sia espressione della maggioranza dei lavoratori interessati, rischia di avere
    perlomeno una scarsa efficacia applicativa oltre che una dubbia legittimità.
    La questione non si risolve però semplicemente certificando gli iscritti, perché avendo gli accordi un
    valore generale è l’insieme dei lavoratori iscritti e non che deve avere la possibilità di esprimersi per
    validare a maggioranza l’efficacia del singolo accordo che li riguarda.
    Questo minimo diritto democratico è negato ai lavoratori quando tra le organizzazioni sindacali
    esistono opinioni diverse e questo produce la pratica degli accordi separati, in cui in ultima analisi
    sono le controparti a scegliere l’accordo a loro più conveniente.
    Superare questa pratica e evitare divisioni tra le organizzazioni sindacali è possibile solo se si sancisce
    tra le organizzazioni sindacali che le piattaforme e gli accordi sono validi se approvati dalla
    maggioranza dei lavoratori interessati tramite voto referendario certificato e tale pratica diventa un
    diritto garantito da una specifica legge sulla rappresentanza.
    15. Si comincia a limitare il diritto di sciopero
    “Le nuove regole possono determinare, limitatamente alla contrattazione di secondo livello, nelle aziende
    di servizi pubblici locali l'insieme dei sindacati, rappresentativi della maggioranza dei lavoratori, che
    possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita.”
    Le nuove regole intervengono in modo incostituzionale sul diritto di sciopero. Secondo chi ha
    sottoscritto l'accordo, lo sciopero non sarebbe più un diritto in capo al singolo lavoratore, ma solo
    delle organizzazioni a cui è stata riconosciuta la maggiore rappresentatività dei lavoratori.
    IN CONCLUSIONE
    Siamo in presenza di un vero e proprio stravolgimento del sistema contrattuale e dei diritti nel lavoro, di
    un accordo contro i lavoratori, la loro dignità che ne peggiora le condizioni materiali a partire da una
    ulteriore riduzione del salario.
    Governo e Confindustria pensano di uscire dalla crisi con un sistema industriale capace di competere solo
    riducendo salari diritti ed estendendo la precarietà.
    La Fiom e la Cgil non ci stanno e chiamano i lavoratori a mobilitarsi e a pronunciarsi.
    Proponiamo alle altre organizzazioni sindacali di promuovere assemblee nei luoghi di lavoro e
    l’effettuazione di un referendum sull’accordo il cui esito sia vincolante per tutte le organizzazioni
    sindacali.

    Invitiamo le lavoratrici ed lavoratori metalmeccanici ad aderire allo sciopero generale proclamato
    dalla fiom ed a partecipare alla manifestazione nazionale a Roma il 13 febbraio 2009 insieme ai
    lavoratori del pubblico impiego.

    Difendiamo il Contratto Nazionale, il salario e l’occupazione.

    Rivendichiamo al Governo e alla Confindustria una nuova politica d’investimenti, il blocco dei
    licenziamenti e la non chiusura di stabilimenti, l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutte le
    imprese e a tutte le forme di lavoro anche precarie.

    Il Governo per bocca del Ministro del Lavoro ha dichiarato che “è il momento di superare tutte le
    forme di democrazia diretta”.

    E’invece il momento di dire e di fare per difendere il lavoro ed estendere la democrazia nel nostro
    Paese praticandola a partire dai luoghi di lavoro.

    FIOM-CGIL NAZIONALE


    http://www.fiom.cgil.it/ccnl/sistema...mento_fiom.pdf

 

 

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