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    Predefinito Da ambientalista vi racconto il vero Soru.

    http://blog.libero.it/admetalla/



    Un uomo solo al comando. Che appena qualche tempo fa arringava le folle invitandole a “smettere di credere alle bugie di chi, non sardo, pensa di insegnarci come rilanciare e sviluppare la nostra Isola”. Salvo poi razzolare male, con l’affidamento ad eminenti studi di architettura svizzeri, ad illustri urbanisti e architetti offshore (con procedure quanto meno discutibili) della progettazione e trasformazione delle nostre risorse ambientali e paesaggistiche. Quando non le ha messe direttamente all’incanto (beni ex minerari). Eletto governatore della Sardegna, Renato Soru ha capito che in politica il significato delle parole assume un particolare valore, tanto più in ragione degli obiettivi che si vogliono cogliere, così come delle persone che, suo malgrado, occorre convincere. E ve lo dimostriamo.

    Se col passare degli anni la comunicazione del governatore si è fatta sempre più sofisticata e accorta, non per questo possiamo infatti dimenticare i bei tempi che furono, attualizzandoli però alla luce delle contraddittorie azioni di (s)governo del territorio che l’amministrazione soriana ci ha imposto. La prima sensazione che si ricava è di profondo smarrimento. Ve lo ricordate quando affermava che “ad Arzachena c’è una vecchia signora che ha acquistato 160 ettari di terreno per lasciarlo così com’è. All’inizio gli abitanti delle zone vicine la guardavano con sospetto: perché non costruisce un villaggio turistico? Poi quando sono stati invitati alla prima grande festa campestre, hanno capito. Il vantaggio è lasciare tutto com’è” ?. Una barzelletta. Dico: è mai possibile continuare a prestare fede ad un linguaggio profondamente simbolico quando poi (come a titolo esemplificativo vedremo sotto) le belle parole e i fantastici propositi si dimostrano sistematicamente più di facciata che di sostanza ? Ne volete leggere un’altra ? Diceva Soru: “Oggi c’è chi sulle nostre coste ha un piano di investimento da ammortizzare in dieci o in cinque anni, il nostro piano di investimento, invece, è di mille anni e più”. Per concludere così: “Se oggi, per assurdo, le nostre coste fossero disabitate, in realtà non saremo più poveri, saremo più ricchi. Questa nostra Isola sarebbe non meno famosa, ma più famosa. Una specie di paradiso terrestre in mezzo all’Europa. Lavorerò per un ripensamento totale rispetto a questo turismo votato all’arricchimento di breve periodo per pochi, più che di lungo per l’intera regione”. Beh, una cosa bisogna pur ammetterla: almeno il ripensamento c’è stato. Sì, il ripensamento sulle parole e sugli impegni che aveva assunto nel 2004, naturalmente secondo una personale e interessata visione proprietaria ed estetizzante dell’ambiente.


    Così le regole e i divieti alla fine hanno colpito per lo più i “deboli” e in molti casi hanno contemporaneamente premiato i “forti”, i portatori di grandi interessi. Prima di fare qualche illuminante esempio è bene chiarire una volta per tutte che se da una parte il Piano paesistico regionale (PPR) voluto da Soru ha imposto un divieto generalizzato di cementificazione delle coste, al contempo, con lo strumento delle “intese” (contenuto nelle famigerate NTA - Note Tecniche di Attuazione) o col ricorso ad appositi accordi di programma o programmi integrati, tale divieto è stato abilmente aggirato e demandato alle decisioni della giunta regionale. A seconda dei casi. Emblematiche le dichiarazioni rilasciate qualche settimana fa dal Presidente del Consiglio Regionale, Giacomo Spissu: “Sulla base del Ppr, l’esecutivo ha stipulato 120 intese coi Comuni per concedere nuove volumetrie, quasi tutte nelle coste e altre 80 intese sono in preparazione”. Una denuncia, questa, sul nuovo ed dissimulato “sacco” del territorio isolano attraverso l’uso delle intese ulteriormente ribadita dal Presidente della Provincia di Cagliari. In una nota pubblicata nel proprio sito internet si legge: “Chiarisco la mia posizione sul PPR Contrariamente a quanto si possa pensare consente di realizzare troppi metri cubi sulle coste. L’unica apparente novità sta nel fatto che gli stessi possano essere assentiti con lo strumento dell’intesa, che ad altro non può essere paragonato se non alle famigerate deroghe che in passato consentirono autentiche colate di cemento. Sfido chiunque a leggersi le intese promosse dalla Giunta Regionale in questi anni. Una quantità di metri cubi superiore, e di molto, a quelli che sarebbero stati assentiti con le vecchie leggi. Solo una cosa è cambiata: chi decide è la Giunta Regionale, mentre il resto è rimasto identico. Chi costruisce sono sempre gli stessi e cioè gruppi imprenditoriali d’oltremare che fanno scempio delle nostre coste. Lancio una sfida a coloro i quali ritengono che stiamo salvando il nostro territorio: addizionate i metri cubi assentiti con le Intese e ne scoprirete delle belle. Io penso che l’unica soluzione sia l’inedificabilità assoluta nei due chilometri”. Ebbene, è iniziata la corsa alla calcolatrice e qualcuno, raccogliendo il nostro invito, ha finalmente cominciato a fare i conti. Il primo a tagliare il traguardo, qualche giorno fa, è stato il segretario regionale del Partito socialista, che ha stimato in 1milione e 300mila metri cubi il cemento spalmato sull’Isola “grazie” alle famigerate intese. Del resto, che la Sardegna in questi anni non fosse rimasta esclusa dalle grandi speculazioni e cementificazioni del territorio l’ha denunciato e scritto lo stesso Carlo Petrini (presidente e fondatore di Slow Food) sulla Repubblica del 5 ottobre scorso. Un articolo in cui si apprende della scomparsa nel nostro Paese di 3 milioni di ettari di superficie libera (di cui 2 milioni di ettari di terreno agricolo). Sono dati che tra l’altro evidenziano come la Sardegna sia al 5° posto in assoluto tra tutte le regioni italiane che più si sono date da fare in questa tristissima opera di occupazione cementizia del territorio, anche negli anni di governo regionale soriano.


    Ma chi sono coloro che hanno beneficiato (nonostante un PPR che solo a parole si vuole ambientalista) del via libera per i loro investimenti immobiliari in Sardegna? Vediamo qualche caso in concreto e soffermiamoci,poi, su uno in particolare. UNO: siamo in Marmilla, tra i comuni di Collinas, Villanovaforru e Lunamatrona, dove l’irlandese Thomas F. Kane e l’ex presidente della Fiat Paolo Fresco prevedono di realizzare il progetto turistico “Monte Concali” (grazie all’assenso della Regione e ricorrendo, in questo caso, ad un “accordo di programma”) su 400 ettari di terreni agricoli (il prezzo di acquisto proposto ai proprietari varia dai 2 ai 3,50 euro a metro quadro). Previsti campi da golf, alberghi a 5 stelle, piscine, 716 villette, foresterie, beauty farm, due centri servizi. DUE: siamo a Pula, dove il gruppo IMMSI S.p.A. capitanato da Roberto Colaninno (in buona compagnia del figlio Matteo, ministro ombra del Pd per lo Sviluppo economico, che siede nel C.d.A. dell'IMMSI) realizzerà, grazie allo strumento dell’intesa, un progetto da 115milioni di euro firmato da Massimiliano Fuksas. Un progetto che prevede la bellezza di circa 400mila metri cubi di cemento su una superficie di 150 ettari, superficie che sarà occupata da diversi alberghi, qualche centinaio di ville extra lusso, piscine, ristoranti, centro commerciale, campi da golf, Centro benessere (Spa), etc etc. Riguardo a questo intervento bisogna sottolineare l’inconsueto operato della Regione. In fase di "verifica preventiva" (screening), con una decisione un po' contorta, la Regione ha deciso che una parte dell’intervento (quella sostanzialmente edilizia, la più imponente) fosse esclusa dall'obbligo di successivo procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A), mentre la restante parte (quella che riguarda gli interventi di sistemazione idraulica e di approvvigionamento idrico, nonché golfistici) è stata inclusa nell'obbligo di V.I.A. Silenzio assoluto sui terreni percorsi in precedenza dal fuoco in cui una parte dell’intervento andrebbe a ricadere e che pertanto non avrebbero dovuto essere consentiti. Soprattutto silenzio sull'obbligo di considerazione del progetto come un complesso unico ed inscindibile, così come giurisprudenza comunitaria, nazionale ed amministrativa vorrebbe. TRE: siamo a Tortolì e qui i metri cubi che la società Bilancia srl (società che fa capo a Giorgio Mazzella, presidente del Credito industriale sardo, oggi di proprietà, non per caso, di Banca Intesa) andrà a realizzare col progetto Janas sono 219mila, per diverse centinaia di unità abitative, Centro congressi e commerciale compresi. In questo caso il benestare passa attraverso lo strumento del “programma integrato” e grazie ad una valutazione di impatto ambientale che incredibilmente passa le forche caudine della Regione. QUATTRO: siamo a La Maddalena e all’origine di tutto c'è la scelta di attivare procedure semplificate per preparare in grande stile il vertice del G8 fortemente voluto da Renato Soru e accordato da Romano Prodi (“è un suo regalo”, disse annunciando la scelta di La Maddalena l'allora ministro della Difesa, Parisi), vertice previsto per il prossimo luglio. Per poter bruciare i tempi nella realizzazione delle strutture non si è andati tanto per il sottile e quindi sono state previste ampie deroghe al quadro normativo comunitario in materia di tutela ambientale e di disciplina degli appalti pubblici di opere e servizi. Nel silenzio più totale della Regione, che non ha frapposto ostacoli in casa propria. Il tutto garantito dalla segretezza su come gran parte di queste opere devono essere realizzate, tanto da fare ricorso al segreto di Stato. Qui anche la Regione ha voluto fare la sua parte e quindi non è rimasta mani nelle mani. Il 20 marzo scorso ha rilanciato con una delibera di giunta (lsempre e famigerate intese), dando sostanzialmente via libera ad un piano alberghi (ma c’è anche un acquario) da centinaia di miglia di metri cubi, che aumenterà la ricettività di La Maddalena e dintorni. Così dicono. In tutto sono 11 i progetti approvati: alberghi di lusso, ma anche molte ville con vista su Budelli, nell'ex villaggio degli americani comprato dal gruppo Ligresti.


    Tra gli undici interventi merita una riflessione a parte quanto si andrà a realizzare a Caprera. Qui ad essere avvantaggiato dallo strumento dell’intesa è il Club Mediterranee. Chiuso da diversi anni perché non è mai riuscito ad ottenere l’autorizzazione per la costruzione di un nuovo villaggio. Ebbene, grazie allo strumento dell’intesa riesce finalmente ad ottenere l’ok da parte della Regione. Chi ha conosciuto il Club Med di Caprera saprà che gran parte di questo si sviluppava con particolari tipologie ricettive, sostanzialmente capanne con tetto conico tipo “polinesiano” e piccoli bungalow. Ebbene, l’intervento di riqualificazione presentato dal Club Mediterranee in sede di tavolo tecnico di intesa prevede la sostituzione delle capanne con l’edificazione di nuove volumetrie pari a circa 40mila metri cubi, con un incremento del 28% rispetto al passato. Emblematica la valutazione del Comune di La Maddalena sul progetto Club Med. Negli atti depositati alla Regione (in sede di intesa) si può leggere quanto segue: “Trattasi di intervento di riqualificazione di un insediamento turistico esistente costituito da 274 edifici di cui la maggior parte boungalow-capanne. L’intervento prevede un incremento volumetrico del 28 % per un totale di volumi pari a 39.649 mc con destinazione ricettivo-alberghiera con una insediabilità pari a 650 posti letto. Nulla viene detto circa la legittimità di tutti i volumi esistenti che di fatto non si ritiene possano esprimere una insediabilità in posti letto. Ne consegue che non è dato sapersi come viene calcolata l’insediabilità dichiarata pari a 1.230 posti letto, che non corrisponde agli indici di legge. Difatti, se si divide per 60 mc/posto letto le volumetrie esistenti si ottiene una insediabilità molto inferiore rispetto a quella dichiarata e per l’appunto pari a 514. Premesso che il Comune si dovrà esprime sulla legittimità dei volumi esistenti rispetto ai quali si propone l’incremento volumetrico, si rileva che l’intervento è incompatibile con lo strumento urbanistico comunale che prevede una assoluta inedificabilità nell’Isola di Caprera. Inoltre occorre tenere presente sia il vincolo di inedificabilità finora applicato a Caprera in relazione alla sua valenza ambientale eccezionale e tenere in considerazione il fatto che demolizioni ed eccessivi movimenti di terra comportano grossi impatti sul delicato sistema ecologico delle aree in oggetto”. Ora, se le intese sono – come normativa vorrebbe – “quegli strumenti orientati alla definizione degli interventi ammissibili verso obiettivi di qualità paesaggistica basati sul riconoscimento delle valenze storico culturali, ambientali e percettive dei luoghi”, proprio non si capisce come sia stato possibile dare il via libera a questo progetto. O forse lo si capisce fin troppo, visto gli interessi in gioco (il Club Mediterranee fa capo ad Henri Giscard d’Estaing) ma soprattutto visto che grazie allo strumento dell’intesa si può anticipare l’efficacia del Piano urbanistico comunale anche prima del suo adeguamento al PPR, attivando i vari procedimenti che ora impegnano il Comune di La Maddalena ad emanare tutti gli atti autorizzativi necessari alla esecutività degli interventi. Insomma, a volere pensare male – ovvero restando alla stessa istruttoria tecnica del Comune di La Maddalena – tale intervento, molto probabilmente, non avrebbe mai visto la luce (almeno non nella misura in cui è stato assentito) se a decidere sullo stesso si fosse guardato solo allo strumento urbanistico del Comune. Del resto, basta continuare a leggere cosa scriveva il Comune di La Maddalena riguardo ai progetti previsti nell’Arcipelago (peraltro sede di Parco Nazionale): “In termini di incremento volumetrico, la proposta appare consistente rispetto alle previsioni del Piano urbanistico Comunale. Inoltre la distribuzione temporale, le scelte e le opportunità risultano non coerenti con i criteri del PUC e con gli indirizzi del PPR. Infatti nonostante la volumetria pianificata attraverso lo strumento urbanistico includa tutte le occasioni di recupero e riuso delle strutture esistenti, si assiste ad una serie di proposte progettuali la maggior parte delle quali prevede nuova cubatura, ignorando le prescrizioni e gli indirizzi d’Ambito del Piano Paesaggistico che prevedono lo sviluppo della potenzialità turistica del territorio attraverso il riutilizzo degli insediamenti esistenti”.


    Ma poi, in particolare, l’Ufficio del Piano del Comune di La Maddalena come si è espresso riguardo al progetto Club Med ? E’ da ridere, leggiamo insieme qualche passo della relazione tecnica: “Premesso che il Comune si dovrà esprime sulla legittimità dei volumi esistenti rispetto ai quali si propone l’incremento volumetrico, si rileva che l’intervento è incompatibile con lo strumento urbanistico comunale che prevede una assoluta inedificabilità nell’Isola di Caprera; Non è peraltro in completo contrasto con la normativa sovraordinata (L.R. 45 - art. 10 bis….) che esclude dall’inedificabilità totale, prevista dal comma 1, lettera f dello stesso articolo, gli interventi di ristrutturazione, razionalizzazione ed incremento delle volumetrie strettamente funzionali nella misura non superiore al 25 % negli insediamenti esistenti. Per le considerazioni sopra esposte si ritiene che l’intervento non possa essere realizzato considerato nel transitorio ma possa essere rimodulato in fase di adeguamento del PUC con la riproposizione di un nuovo progetto che tenga conto della possibilità di recuperare i volumi esistenti (se legittimamente assentiti), inoltre occorre tenere presente sia il vincolo di inedificabilità finora applicato a Caprera in relazione alla sua valenza ambientale eccezionale e tenere in considerazione il fatto che demolizioni ed eccessivi movimenti di terra comportano grossi impatti sul delicato sistema ecologico delle aree in oggetto; eventuali nuove volumetrie in incremento entro il 25 % se proposte dal PUC dovranno essere finalizzate alla razionalizzazione dell’insediamento esistente e strettamente funzionali allo stesso tenendo conto della naturalità dei luoghi”. Non voglio farla lunga: la questione, almeno in questo caso, appare molto semplice e le osservazioni dell’Ufficio del Piano del Comune di La Maddalena sono assolutamente condivisibili, se non fosse che nulla sono valse a bloccare questo intervento. Il fatto è che questo intervento, a modesto vedere, non poteva proprio passare come ristrutturazione di insediamenti esistenti, non poteva avvantaggiarsi di incrementi volumetrici del 25%. E tutto ciò per il semplice motivo che gli insediamenti esistenti sono rappresentanti da capanne con tetto conico tipo “polinesiano” e piccoli bungalow! E invece che si fa? Nel progetto presentato in sede di intesa si conteggia come volume utile, per una nuova edificazione in cemento rivestito legno e pietra (300 unità abitative attrezzate con servizi igienici e veranda ad uso esclusivo assimilabili allo standard di un albergo a 5 stelle), quello delle capanne. Intervento poi ammesso ad intesa dalla Regione, seppur con qualche aggiustamento (contenimento dell’incremento volumetrico al 25%, accorpamento oltre la fascia dei 150 metri dal mare, tipologie costruttive con unico livello fuori terra). E viene pure da sorridere quando si scopre che la dimensione del patrimonio abitativo di La Maddalena si compone di 7.788 unità immobiliari di cui il 64% (5.015) occupate ed il 36% (2.773) vuote. Un sorriso amaro se pensiamo che non molto tempo fa Renato Soru al riguardo così si pronunciava: “Bisogna ripensare il turismo, riempire gli alberghi che ci sono e non costruirne nuovi. Qui si continua a costruire alberghi che restano vuoti per gran parte dell'anno. Smettiamo di costruirli e vediamo di riempirli”. Una beffa. Anzi no, un’intesa. Perfetta (per i pochi) e ridicola (per i più).


    "Occhio non vede, cuore non duole." Questa deve essere stata la riflessione degli interventisti dell'ambiente, quelli a corrente alternata. Che su questa vergogna (come del resto su molte altre, ad iniziare dal fatto che se le intese partorite dalla Regione in questi anni sono tantissime, più di 111, ahinoi nessun Parco regionale è stato istituito in 5 anni...ma nessuno si è accorto di questo piccolo particolare..) non hanno proferito parola. Hanno preferito – per carità, giustamente – prendersela con il segreto di Stato imposto prima da Prodi e poi da Berlusconi su una parte degli interventi attualmente in fase di realizzazione per il G8. Su quelli licenziati dalla giunta regionale, grazie alle famigerate intese e in particolare su quello del Club Med, poco o nulla hanno detto. Sono stati invece più loquaci (ma neanche tanto) quando sommessamente hanno richiamato il governatore Renato Soru ad un concreto impegno verso la problematica degli abusi edilizi che affligge l’Isola. Non è un mistero per nessuno: la Sardegna è una delle Regioni a più alto tasso di abusivismo edilizio. Volendo restare ai dati resi pubblici dal Corpo forestale sull’attività svolta contro l'abusivismo edilizio in Sardegna (dal 2007 ai primi mesi del 2008) c’è da rabbrividire: circa 500 comunicazioni di reato, 1000 indagati e 160 sequestri preventivi. La questione, anche qui, è molto semplice: dinanzi a questio bollettino di guerra dalla Regione solo chiacchiere e distintivo. Se grazie alle intese, agli accordi di programma, ai progetti integrati molto cemento arriverà sulle nostre coste, nulla è stato fatto dal 2004 per la concreta demolizione degli abusi edilizi insanabili (anche ricorrendo al potere sostitutivo assegnato alla Regione in caso di inadempienza da parte dei Comuni). Per intenderci, le stime parlano di circa 40mila casi di abuso edilizio in tutto il territorio regionale, di cui il 15% insanabili. Ve ne accorgerete. Tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare. Di soldi, di interessi inconfessabili e di cemento. Meglio Soru ? Non più.

    Massimo Manca

  2. #2
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    Ecco un bell'articolo su Soru:

    In Sardegna Soru sfida i "castosauri"
    Per liberare il Pd dalle lobby del cemento

    DAL nostro inviato ALBERTO STATERA







    CAGLIARI - "Mantene s'odiu ka sas occasiones non mancant", dice un brocardo, cioè una massima giuridica del codex barbaricino che ci fornisce lo storico sardo Manlio Brigaglia e che si potrebbe forse tradurre: "La vendetta va servita fredda". Achille Passoni, il senatore spedito qui da Walter Veltroni come commissario per tentare di sedare l'anarchismo eversivo della nomenklatura ex diesse, ex piesseì ed ex diccì, che devasta fin dalla nascita il Partito democratico, è nato a Milano ed è stato eletto in Toscana.

    Del codice barbaricino ignora probabilmente la ferocia, se pensa che preveda autentici armistizi, come quello che formalmente è stato siglato per le elezioni regionali che il 15 e 16 febbraio che, tra meno di un mese, certificheranno se il Pd - non solo qui, ma anche il continente - esiste ancora, o se era soltanto una magnifica, impossibile utopia. Se Renato Soru, che con barbaricina ferocia si è dimesso in anticipo da presidente della Regione e ha decapitato con l'aiuto di Passoni la dozzina abbondante di boiardi locali che in un turbinio di cariche comandano da tre lustri e più, vincerà le elezioni contro l'ectoplasma Ugo Cappellacci, figlio del commercialista di Berlusconi che si occupa delle ville sarde, la vendetta del governatore, cultore delle gole della Barbagia, sarà compiuta. Altrimenti, tutti a casa in un crescendo di vendette barbaricine e nazionali. A Cagliari, come a Roma. E tutti se lo saranno forse meritati: l'arrogante vicerè di Sardegna e l'evanescente segretario nazionale.

    "Ma siamo onesti - dice il cagliaritano Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori del Pd - non posso credere che i miei conterranei tra un sardo vero e un brianzolo catapultato lì a dire che i nuraghe sono magazzini, possano scegliere il brianzolo".

    Perché il candidato vero non è quel Cappellacci, ma Berlusconi in persona, tanto che Soru ci annuncia di preparare un ricorso per pubblicità ingannevole, visto che nel simbolo elettorale della destra sulla scheda figurerà la dicitura "Berlusconi presidente". Un falso.
    Quindici "castosauri", dinosauri della casta, come li ha soprannominati il giornalista Giorgio Melis mutuando la definizione del sociologo Alessandro Mongili, non sono ricandidati al Consiglio regionale, anche ad opera del commissario milanese.

    Il presidente uscente, che in questi giorni indossa come per sfida una giacca di velluto verdastro alla maniera dei pastori barbaricini, ha preteso - e Passoni ha ottenuto - che il limite di tre legislature fosse ridotto a due. Lasciano le penne nientemento che il presidente dell'assemblea regionale Giacomo Spissu, il capogruppo Antonio Biancu, il portavoce dei democratici dissidenti Silvio Lai e tanti altri che il candidato Soru considera compartecipi della "sinistra sanitaria" e della "sinistra immobiliare", i quali hanno amareggiato - ed è dir poco - il suo quasi quinquennio presidenziale e anche ingrossato la "questione morale" che ha investito il Pd a Napoli come a Firenze, ma che a Cagliari e in Sardegna non è meno cogente.

    Che il decisionismo e l'iracondia fredda di Soru abbiano qualche non trascurabile deriva "dittatoriale" neanche i suoi più sinceri e fedeli sostenitori riescono a negarlo. Tanto che Pietro Soddu, antico padre nobile e ideologo della sinistra democristiana, ormai fuori dai giochi per lasciare il posto in politica al figlio Francesco, invoca un equilibrio politico nuovo, una distinzione di ruoli tra "partito del presidente" e "partito dei consiglieri". Se non fosse che fin qui il partito dei consiglieri ha prodotto i "castosauri". Il loro leader indiscusso si chiama Antonello Cabras, un ingegnere di Sant'Antioco con un importante studio professionale, ex socialista, più volte presidente della Regione, senatore, sottosegretario con Prodi e D'Alema, un numero di cariche che, nell'ultimo ventennio, supera la nostra capacità di compitare. Con Giacomo Spissu, rinviato a giudizio per truffa, ha conquistato con metodi "moderni" le postazioni del vecchio Pci berlingueriano.
    E' lui che il 14 ottobre 2007 vinse le primarie per la segreteria del partito. Si narra che la vittoria avvenne con il soccorso fattivo dell'Udc, di An e di Forza Italia, intrusi nell'urna democratica. Sì, perché bisogna capire che qui la ruota del potere è iper-trasversale quando coinvolge gli interessi delle tre "M": Medici, Massoni e Mattoni.

    Nasce il Pd e, tra alterne vicende, ne viene nominata segretaria Francesca Barracciu, una giovane signora di vecchia famiglia comunista, sindaco di Sorgono. Il 29 luglio dell'anno scorso, la neosegretaria cerca di prendere possesso del suo nuovo ufficio in via Emilia a Cagliari, ma le viene sbarrato il passo da tale Tore Corona, che le fa: "Francesca, non ti dò le chiavi, non te le posso dare: questi locali sono della Fondazione Enrico Berlinguer e questa è la stanza di Antonello (Cabras-ndr)".

    Riesce a entrare, Francesca, soltanto ai primi di ottobre - e per poco - quando tutto sta precipitando in un Pd che qui di fatto non esiste. "Il più indietro nel processo unitario, un Pd che più che nel resto d'Italia, ha manifestato un'inerzia totale", secondo Guido Melis, neodeputato sassarese, membro della Commissione Giustizia.

    Poi, tra i grandi "castosauri" nuragici, spicca Emanuele Sanna, ex Pci, deputato, ex presidente del Consiglio regionale, praticamente ex tutto, insieme a Paolo Fadda, ex diccì, ex assessore alla Sanità, deputato. Così forse è sommariamente completato l'album di famiglia della sinistra sanitaria, legata agli interessi dei "clinicari", la genia più potente del capoluogo e della regione, insieme a quella dei mattonari.
    Nerina Dirindin, valdostana, ex collaboratrice di Rosi Bindi, non è proprio un'icona di simpatia: è l'assessore alla Sanità uscente del governatore Soru, il quale a sua volta simpatia sembra non vada cercandone, che ha proprio rotto le scatole ai signori della sanità, i quali nel Pd - chiedetelo a Paolo Fadda, democratico ex diccì, o Silvio Lai, oltre che all'omologo e sodale di destra Giorgio Oppi - hanno un aggancio d'acciaio. Nerina ha definito restrittivamente i criteri delle Asl, ha demolito gare d'appalto, come quella da 160 milioni destinata alla Siemens, ha revocato il direttore generale della Asl numero 8, Efisio Aste, il più potente dell'isola. Che volevate di più per cementare convergenze d'interessi che non badano agli schieramenti di destra o di sinistra, né alle tessere di partito? "Abbiamo ridotto i tetti di spesa sanitaria - si gloria Soru - e vinto tutti i ricorsi in sede Tar". Ma non gliela hanno perdonata, la sinistra sanitaria e anche quella immobiliare. La seconda quasi sempre si identifica con la prima. Quando Soru chiede a un Consiglio regionale abituato a gestire direttamente l'urbanistica di approvare le sue regole restrittive per le zone dell'agro minacciate dalla speculazione, la maggioranza di centrosinistra si sfalda e il governatore resta solo. Così, da freddo giocatore di poker, si dimette, mettendo in mora gli avversari del suo stesso schieramento.

    Cagliari, Teulada, Villasimius, Orrì, Tharros, naturalmente la Gallura. Sono decine nell'isola le cementificazioni piccole e grandi in corso o programmate. A Gualtiero Cualbu è stata bloccata la speculazione sulle rovine cagliaritane di Tuvixeddu. A Sergio Zuncheddu, padrone dell'Unione Sarda, di Videolina e del Foglio, la vendita di palazzi cagliaritani alla Regione, già programmata dalla precedente giunta di centrodestra, guidata da quel Mauro Pili che nel discorso programmatico scambiò la Sardegna con la Lombardia, avendo clonato il discorso d'insediamento a Milano di Roberto Formigoni. A Villasimius un sindaco di sinistra, Tore Sanna, sponsorizza villaggi per 140 mila metri cubi da 100 milioni di euro dello stesso Zuncheddu. Nella Banca di Cagliari la famiglia clinicara di destra dei Randazzo è socia con le cooperative rosse, che non perdono nessun business sanitario o immobiliare regionale, auspici i democratici Silvio Cherchi e Antonio Sardu. Ma ciò che ha indignato di più, qualcuno fino alle lacrime, è stato il segretario "nazionale" di quel che resta del Partito Sardo d'Azione, Efisio Trincas, quel tizio che giorni fa si fece largo tra le guardie del corpo per consegnare a Berlusconi la bandiera dei Quattro Mori. "Quello lì - dice Soru, che si rifiuta persino di pronunciarne il nome - quel personaggio protagonista di quel gesto di incredibile viltà che offende tutta la Sardegna, sta facendo un'operazione immobiliare affaristica per trasformare in ville case agricole nei pressi di Tharros, uno dei luoghi archeologici più interessanti dell'isola".

    "La sinistra immobiliare viene da lontano", ridacchia sconsolato Luigi Cogodi, ex assessore regionale all'urbanistica del Pci, oggi "bertinottiano", quello definito "Gigi il Rosso" che negli anni Ottanta fece demolire senza colpo ferire la villa del ministro Antonio Gava costruita abusivamente in Costa Smeralda. "Gava - ci racconta - era ricorso al Tar, che in poche ore prese a cuore la questione della sua villa. Le ruspe erano pronte, ma alle otto e mezza di mattina era fissata l'udienza del tribunale amministrativo. Ci mancava solo la firma di Giampiero Scanu, allora sindaco di Olbia e poi, recentemente, sottosegretario dei democratici nel governo Prodi, che proprio non voleva firmare, nonostante l'evidenza delle violazioni di legge del ministro democristiano. Quando le ruspe entrarono in funzione, il Tribunale sentenziò: "E' cessata la materia del contendere". Per questo dico che la sinistra immobiliare in Sardegna viene da lontano".

    Capite ora perché il commissario di Veltroni, Achille Passoni, pur efficiente, non potrà mai fare i conti col codice barbaricino e fatica a capire che, se cade la Sardegna, cade il progetto stesso del Pd? Forse per questo, o perché proprio non li ha, nega contributi alla campagna elettorale sarda contro un avversario dotato di risorse berlusconiane praticamente illimitate. Soru, accreditato di un patrimonio personale di 2 miliardi, di cui nega tuttavia l'ammontare, dice di aver messo di suo 500 mila euro, che sono già finiti, prima ancora dei fuochi d'artificio finali.

    Ma, si sa, per i regolamenti di conti "sas occasiones non mancant".

    http://www.repubblica.it/2009/01/sez...u-statera.html

  3. #3
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    http://eddyburg.it/article/articleview/12465/0/161/

    Chi conosce lo stato di sfacelo in cui versa il paesaggio italiano, chi sa che il peggio potrebbe ancora venire, chi è preoccupato per la crescita continua e dissennata del suolo urbanizzato, chi è contrario all’urbanistica contrattata, chi pretende che si modifichi radicalmente il modo di governare il territorio, chi è convinto che per invertire l’attuale disastrosa situazione non si può che partire dalla tutela e dalla valorizzazione dell’identità culturale dei luoghi: tutti coloro che condividono le nostre preoccupazioni e le nostre speranze devono impegnarsi a sostenere la candidatura di Renato Soru a presidente delle regione Sardegna. Soru è l’unico politico italiano che ha saputo proporre e praticare una politica urbanistica fondata sulla prevalenza dell’interesse pubblico e non della proprietà fondiaria come succede ormai quasi dovunque. Noi contiamo su una straordinaria affermazione di Soru affinché la sua impostazione politica si estenda dalla Sardegna al resto d’Italia.

    17 gennaio 2009

    Vezio De Lucia, urbanista
    Maria Pia Guermandi, archeologa
    Antonio di Gennaro, agronomo
    Sandro Roggio, urbanista
    Antonietta Mazzette, sociologa
    Giovanni Losavio, magistrato
    Marisa Dalai, presidente "Bianchi Bandinelli"
    Gabriella Corona, storica
    Vittorio Emiliani, presidente Comitato per la bellezza
    Luigi De Falco, urbanista
    Margherita Signorini, consigliere nazionale Italia nostra
    Piergiorgio Bellagamba, urbanista
    Valeria Santurelli, architetto
    Mauro Baioni, urbanista
    Bernardo Rossi Doria, urbanista
    Rita Paris, archeologa
    Giuseppe Barbera, agronomo
    Alessandro Dal Piaz, urbanista
    Dana Vocino, architetto
    Sergio Brenna, urbanista
    Carlo Paris, giornalista
    Agostino Cassaro, dirigente d’azienda
    Gigliola Corradini, imprenditrice
    Dea Allegretti, insegnante
    Maria Grazia Filetici, architetto
    Paolo Nicoletti, geologo
    Mauro Parigi, urbanista
    Ugo Leone, geografo
    Roberto Mannocci, consigliere nazionale Italia nostra
    Dario Franchini, urbanista
    Georg Frisch, urbanista
    Alessandro Agostinelli, scrittore
    Luisa Calimani, urbanista
    Luigi Montano, medico
    Gilberto Marselli, sociologo
    Giuseppe Boatti, urbanista
    Gaia Pallottino, ambientalista
    Paolo Carrozza, avvocato
    Anna Pacilli, giornalista
    Giovanni Pizzuti, studente
    Paolo Fornai, ingegnere
    Olimpia Niglio, architetto
    Teresa Liguori, consigliere nazionale Italia nostra
    Walter Palmieri, ricercatore Cnr
    Michele Sacerdoti, ambientalista
    Mauro Borromeo, ambientalista
    Enrico Prevedello, urbanista
    Veronica Dini, avvocato
    Martina Landesberger, architetto
    Enrica Negri, architetto
    Rolando Mastrodonato, ambientalista
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    Gianni De Falco
    Argia Morcavallo, architetto
    Fabrizio Cinquini, architetto
    Carlo Meletti, geologo
    Orsola Bolognani, ingegnere
    Elio Altese, ingegnere
    Marta Battaglia, architetto
    Laura Andreazzoli, geologo
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    Chiara Prosperino, architetto
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    Piero Bevilacqua, storico
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    Bruno Toscano, storico dell'arte
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    Desideria Pasolini dall'Onda, fondatrice Italia Nostra
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    Nino Criscenti, giornalista
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    Roberto Pasqualetti, architetto
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    Paolo Baldeschi, docente universitario
    Alberto Magnaghi, docente universitario
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    Ambra Giordano, avvocato
    Laura Orgiana, insegnante
    Giovanni Brizzi, docente universitario
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  4. #4
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    E' Soru che ha permesso che durante la sua giunta venissero calati 1milione e 300mila metricubi di cemento, più che in tutte le precedenti giunte.

    E non è colpa delle lobby del cemento: la colpa è sua, visto che senza la sua firma non avrebbe potuto costruire nessuno.
    comunque merello, io personalmente non credo che lo zerbino del berlusca (non ricordo neanche il nome!) abbia a cuore l'ambiente, anzi al contrario, io credo che da quella parte si abbiano molti interessi nel costruire senza scrupoli!!!!!
    questa nostra destra al momento non ha per nulla a cuore l'ambiente e l'impatto umano sul territorio, ed è un peccato che si antepongano gli interessi economici alla salute e al benessere delle persone e dell'amiente!

    con questo non dico che a sinistra non abbiano spudorati interessi economici a costruire in lungo e largo, ma ti dico che da romano la mia impressione è che Soru sia più sensibile a tematiche come la difesa dell'ambiente!!!

  5. #5
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    E' Soru che ha permesso che durante la sua giunta venissero calati 1milione e 300mila metricubi di cemento, più che in tutte le precedenti giunte.

    E non è colpa delle lobby del cemento: la colpa è sua, visto che senza la sua firma non avrebbe potuto costruire nessuno.
    Soru nominato dall´Onu "Ambasciatore della costa"

    http://notizie.alguer.it/n?id=11354

  6. #6
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    Vediamo il Soru.... imprenditore.
    Chi non sa guidare un’azienda come può governare una grande regione?…
    C'è chi governa malamente un intero stato mentre sa gestire le sue aziende.

  7. #7
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    MERELLO: NON SI POSTANO NOTIZIE SENZA LINK. STAI SU QUESTO SITO DA ANNI MA NON HAI ANCORA IMPARATO LE REGOLE

  8. #8
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    Meta, guarda che c'è il link!

  9. #9
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    Meglio Soru....?!


  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Merello Visualizza Messaggio
    Meta, guarda che c'è il link!
    dai post che ti ho tagliato, no!

 

 
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