di Teodoro Buontempo
Terminata la manifestazione a Napoli ci siamo recati all’ospedale “Loreto Mare”, dove erano ricoverati due stupendi militanti dell’Emilia Romagna, rimasti feriti a causa di una vile aggressione subita mentre si recavano all’appuntamento con altri iscritti per tornare nella propria città.
Gli aggressori, come delinquenti, sono usciti da un vicolo buio e hanno aggredito i due militanti de La Destra con delle bottiglie, hanno colpito per fare male e uno dei due è rimasto seriamente ferito al volto. Quando li abbiamo incontrati sono stati loro a rincuorare noi con i loro volti sorridenti, anche se sofferenti, con la luce dei loro occhi che guardavano al futuro e con le loro osservazioni positive sulle prospettive del nostro Movimento.
Di colpo, sono tornati alla mia memoria gli anni duri della nostra battaglia politica, per conquistare il diritto di poter esprimere liberamente le nostre idee e ho sofferto non poco nel ricordare i tanti episodi nel corso dei quali abbiamo messo a rischio la nostra vita e la nostra libertà personale.
Negli occhi e nelle parole dei due ragazzi feriti ho ritrovato lo stesso orgoglio che avevamo noi, negli anni settanta, quando eravamo consapevoli che il sacrificio serviva per creare una Patria migliore ed eravamo così ricchi di tensione ideale che, persino quando finivamo dietro le sbarre, ristretti in un carcere o in una cella di sicurezza nei commissariati, cantavamo le nostre canzoni.
La preoccupazione era tutta per le nostre famiglie, non tutte la pensavano come noi, per il dolore che recavamo ai nostri genitori, ma mai abbiamo avuto segni di debolezza o di incertezza.
Quella era la nostra vita, ogni giorno e i più coraggiosi, veri e propri eroi, non eravamo noi dirigenti, ma quei ragazzi che quotidianamente dovevano uscire dalla stessa casa, percorrere la stessa strada, recarsi negli stessi edifici scolastici dove la difesa della loro incolumità personale veniva bollata dai media come violenza aggressiva. La reazione alla violenza altrui, per non soccombere, veniva descritta come violenza messa in atto per offendere gli altri, quelli che non la pensavano come noi.
Davanti a quei ragazzi feriti, ma orgogliosi di essere stati a Napoli per partecipare al corteo, mi sono anche chiesto perché i giovani di estrema sinistra anziché manifestare anche loro sotto i palazzi della regione e del comune, contro la casta, contro una classe politica che ogni giorno calpesta la questione morale, che utilizza l’incarico pubblico per il proprio arricchimento o per servire lobby camorristiche o di malaffare, manifestavano contro di noi, contro uomini, donne e giovani che lottano contro il precariato, contro la disoccupazione, per la pulizia morale e contro l’Europa delle banche, contro l’Europa che vuole cancellare l’identità dei popoli e l’autonomia delle nazioni.
Tra le tante possibili risposte si è fatta strada quella del tradimento di una classe dirigente che proprio quando i fatti, la storia ed il consenso dimostravano che avevamo ragione, che non avevamo combattuto invano, per il proprio cinico tornaconto personale ha smantellato quel Movimento ed ha sporcato quella eccezionale esperienza, caricandola di responsabilità che non aveva e facendola apparire come il male. Una classe dirigente che alla fine si è omologata ed è stata assorbita dal sistema.
Di fronte a quei due ragazzi feriti mi sono anche chiesto: La Destra è all’altezza di onorare, rispettare e dare prospettiva politica a tanto coraggio e a tanta generosità?
Saremo capaci di raddrizzare il nostro cammino, senza farci deviare da coloro che sono venuti con noi, pensando di aver trovato una scorciatoia per i propri appetiti elettorali?
Noi abbiamo fatto una scelta chiara, consapevoli che la strada da percorrere sarebbe stata in salita, irta di difficoltà, che erano da mettere nel conto possibili nuovi tradimenti, che molti, senza la tempra e la determinazione necessarie si sarebbero persi lungo il cammino; allo stesso modo, sapevamo benissimo che per alcuni noi avremmo potuto rappresentare la possibilità di farsi comprare, di mettersi all’asta, di finire nelle braccia dei mercanti della politica i quali, pensando di indebolirci, li comprano oggi, per fare domani, di loro, un “usa e getta”.
A qualcuno il giochino, per ora, è riuscito. Personaggi spregiudicati che hanno venduto anche l’anima oltre che la dignità, per fare male a noi, lo hanno fatto diventare deputato o senatore, o gli hanno assicurato uno strapuntino di sottogoverno, ma né gli uni e né gli altri potranno mai più provare la gioia e l’emozione che abbiamo avuto noi a Napoli, nel vedere che migliaia di militanti e di cittadini comuni, con le lacrime agli occhi cantavano, gridavano slogan con tutta l’energia di cui erano capaci, che ci stringevano le mani per ringraziarci di aver ridato vita alla sfida dimostrando che il Movimento c’è, a dispetto di tutto e di tutti.
Ora inizia una seconda fase de La Destra, una fase con più piazza e meno burocrazia, con più militanza e meno pennacchi, con un patto d’area con gli altri movimenti e con il vasto mondo dell’associazionismo.
Aiutateci, voi militanti di base, a trovare nuovi stimoli e a vigilare su chi ci rappresenta, affinché, tutti insieme, si possa essere utili a ricostruire una storia, un’identità, una ragione politica e ideale, per riuscire ad andare oltre per fare diventare realtà il sogno della nostra vita.




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