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  1. #1
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    Predefinito Gli Usa dichiarano guerra ai pirati

    Somalia, deportazioni e uso della forza militare contro la pirateria
    Scritto per noi
    da Antonio Mazzeo

    La flotta aeronavale Usa attivata a largo delle coste della Somalia, attende nelle prossime ore l'autorizzazione per avviare la caccia ai pirati e, eseguita la cattura, garantire la loro deportazione in un paese africano top secret. Lo ha dichiarato in un incontro con i giornalisti, il vice ammiraglio William E. Gortney, comandante dell'US Naval Forces Central Command, il Comando Centrale delle Forze Navali da cui dipende la task force internazionale - Combined Task Force 151 - che pattuglia una vasta aerea geografica compresa tra il Golfo di Aden, il Mar Rosso e l'Oceano Indiano. "Stiamo lavorando a stretto contatto con il Dipartimento di Stato - ha esordito Gortney - per portare a termine un accordo con una delle nazioni dell'area che permetterà alla Ctf-151 e alle forze della coalizione di spezzare, impaurire, catturare e detenere le persone sospettate di essere responsabili di atti di pirateria. Stiamo negoziando tutti i dettagli per decidere come prenderli, dove imprigionarli, quale corte li dovrà giudicare e dove verranno detenuti nel caso in cui saranno dichiarati colpevoli".
    Una o più Guantanamo starebbero dunque per sorgere nel continente africano (tra le candidate più accreditate ad ospitarle Gibuti, Kenya e Tanzania), ma lo scenario che l'amministrazione Usa delinea per la Somalia potrebbe essere ancora più tragico. Il viceammiraglio William E. Gortney non ha escluso infatti la possibilità di utilizzare aerei e unità navali per bombardare le presunte postazioni terrestri dei "pirati". "Se assisteremo ad un assalto", ha dichiarato, "abbiamo tutto il potere che desideriamo per inseguirli, aprire il fuoco letale e prenderli sotto la nostra custodia".
    Nel dare priorità a quella che è ormai una guerra a tutti gli effetti, l'amministrazione statunitense ha affidato la pianificazione e la direzione delle operazioni della Combined Task Force 151 all'Us Central Command (CentCom), il Comando centrale unificato delle forze armate Usa con sede nella base aerea MacDill di Tampa, Florida, relegando così in un secondo piano il nuovo Comando per le operazioni Usa in Africa, Africom.
    Alla Ctf-151 hanno già aderito le marine militari di una ventina di paesi partner degli Stati Uniti. Si tratta di una versione ancora più aggressiva della Task Force 150 attivata nella regione del Golfo Persico nel 2001 dal Comando della 5^ Flotta Usa. "Le operazioni della Ctf-150 includevano la deterrenza di attività destabilizzanti, come il traffico di droga ed armi", ha spiegato l'ammiraglio Terry McKnight, comandante della Ctf-151. "Con la creazione della Combinated Task Force 151, si darà enfasi alle attività anti-pirateria, mentre la Ctf-150 continuerà nei suoi compiti. Le nazioni che non hanno esperienza continueranno ad operare con la Ctf-150, mentre le altre offriranno le loro capacità contro I criminali coinvolti in atti in pirateria. Dimostreremo che la Marina degli Stati Uniti non ammette atti criminali nei mari e che vogliamo, come possiamo, garantire accordi commerciali aperti in qualsiasi parte del mondo".
    L'ammiraglio McKnight ha spiegato che gli Stati Uniti hanno avviato nell'agosto 2008 (due mesi prima, cioè, dall'approvazione delle Nazioni Unite delle risoluzioni che hanno legittimato l'intervento militare in Somalia), un piano d'azione in tre fasi per potenziare le capacità di risposta delle marine militari e delle grandi compagnie di navigazione private contro i tentativi di abbordaggio. "Abbiamo già ottenuto notevoli successi con le prime due tappe del processo e adesso 14 nazioni cooperano con noi", ha aggiunto il Comandante della Ctf-151. "L'industria navale sta avendo un grande impatto. Sta facendo un ottimo lavoro di condivisione per migliorare e velocizzare le misure difensive e prevenire l'abbordaggio sulle proprie navi. Adesso è giunta l'ora di prendere i pirati".
    Ammiraglia della Combined Task Force 151 è la nave anfibia "Uss San Antonio" (Lpd-17), in cui sono imbarcati un plotone del 26th Marine Expeditionary Unit del Corpo dei Marines, un distaccamento della polizia militare e personale della Guardia Coste e dei servizi d'intelligence. Nella "San Antonio" sono stati trasferiti dalla portaerei USS Theodore Roosvelt, tre elicotteri HH-60H "Seahawk" per la guerra navale e antisottomarina e un team di specialisti per il pronto intervento e la cura sanitaria di feriti.
    In sintonia con le unità della forza multinazionale a guida USA opera la flotta navale dell'Unione Europea EuNavfor. Nei giorni scorsi il comandante greco Antonios Papaioannou è stato a bordo della nave ammiraglia statunitense per un summit con l'ammiraglio Terry McKnight. "L'Unione Europea ha ufficiali di collegamento con il mio staff e ci stiamo coordinando a tutti i livelli", ha dichiarato il comandante della Ctf-151. "Stiamo inoltre cooperando con le marine di Gran Bretagna, Pakistan ed Australia. L'Arabia Saudita partecipa con noi nell'organizzazione di questo impegno anti-pirateria. Stiamo equipaggiando ed addestrando gli Emirati Arabi Uniti perché inviino navi ad operare con o dentro la Ctf-151. Ci sono poi paesi che si sono attivati autonomamente come Cina e Russia. Gli Stati Uniti stanno comunicando con la Cina attraverso e-mail in codice e con le unità russe grazie ad un ponte radio diretto".
    Il Dipartimento di Stato sigilla la sua egemonia nella pianificazione delle strategie d'intervento politico-militare assumendo la presidenza del Gruppo di Contatto sulla Pirateria (Gcp), costituito a New York la scorsa settimana da 24 nazioni (tra cui l'Italia) e 5 organizzazioni internazionali (Segretariato dell'Onu, International Maritime Organization, Nato, Unione Africana e Unione Europea). Anche in questo caso gli obiettivi del Gruppo di Contatto sono prevalentemente di tipo militare, ma non mancano le aspirazioni a sviluppare nuovi meccanismi giuridici per contrastare i tentativi di assalti nelle acque somale.
    http://it.peacereporter.net/articolo...erra+ai+pirati

  2. #2
    Cosmopolita
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    Perchè no, mi pare una cosa giusta, la pirateria è fuori dal mondo ma danni al mondo ne fa, quindi bisogna trovare il modo di combatterla anche giuridicamente.

  3. #3
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    --mi sto convincendo che troppi paesi in una coalizione militare non risolvono nulla:basti pensare all'Afganistan.
    Prima che si vedano risultati passerà molto tempo,forse anche più di un anno e sarebbe un grande smacco per le potenze mondiali perchè il terrorismo navale troverà nuova linfa per danneggiare l'Occidente.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da tucidide Visualizza Messaggio
    --mi sto convincendo che troppi paesi in una coalizione militare non risolvono nulla:basti pensare all'Afganistan.
    Prima che si vedano risultati passerà molto tempo,forse anche più di un anno e sarebbe un grande smacco per le potenze mondiali perchè il terrorismo navale troverà nuova linfa per danneggiare l'Occidente.

    L'Afghanistan e la lotta ai pirati sono due cose totalmente diverse. Un conto è dover combattere con mezzi limitati, una guerriglia che ha migliaia di chilometri di montagne dove nascondersi, un conto è combattere contro motoscafi o barchette di legno, quando oggi qualsiasi paese mediamente potente, ha una marina militare con armi sofisticate.
    Credo che l'interesse di eliminare la pirateria dovrebbe essere mondiale.

  5. #5
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    Obama contro Sandokan come Lord Brooke....
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  6. #6
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    gli usa, dopo aver fomentato una guerra civile che ha portato i somali al disastro:
    http://www.disarmo.org/rete/a/19980.html
    (e quindi anche a piratare per mangiare), approfittano per stabilire una colonia nel golfo di aden.

    che Dio li maledica

  7. #7
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    Le coste della Somalia, dove si sta radunando la piú grande armada internazionale di tutti i tempi, sono a poche ore di navigazione dallo stretto di Hormuz.
    Bloccare lo stretto significa soffocare l'Iran ...
    E intanto l'Iran piazza le sue batterie anti-aeree in Eritrea.
    Per combattere i pirati?

    Somalia: petrolio, pirati, pattuglie.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    Obama contro Sandokan come Lord Brooke....


  9. #9
    USA
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    L'imprenditore paga lo stipendio anche a chi lo tartassa... fino a quando?
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    Citazione Originariamente Scritto da teo scarpellini Visualizza Messaggio
    gli usa, dopo aver fomentato una guerra civile che ha portato i somali al disastro:
    http://www.disarmo.org/rete/a/19980.html
    (e quindi anche a piratare per mangiare), approfittano per stabilire una colonia nel golfo di aden.

    che Dio li maledica
    va bene, se sono colpevoli lo saranno.... altrimenti sarai tu ad esserlo.

  10. #10
    USA
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    L'imprenditore paga lo stipendio anche a chi lo tartassa... fino a quando?
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    Citazione Originariamente Scritto da teo scarpellini Visualizza Messaggio
    gli usa, dopo aver fomentato una guerra civile che ha portato i somali al disastro:
    http://www.disarmo.org/rete/a/19980.html
    (e quindi anche a piratare per mangiare), approfittano per stabilire una colonia nel golfo di aden.

    che Dio li maledica
    Dal link sopra citato....
    Nel Paese africano si scontrano milizie filo-occidentali e islamiche
    «Armi italiane ai signori della guerra somali»

    L'Onu denuncia la violazione dell'embargo. La replica di Roma: «Nessuna fornitura». Non compaiono invece gli Stati Uniti
    Massimo Alberizzi
    Fonte: Corriere della Sera - 28 maggio 2006



    NAIROBI – Le accuse dell’Onu sono durissime: «L’Italia lo scorso autunno ha fornito materiale militare al Governo Federale di Transizione somalo (Tfg), violando l’embargo imposto dal Consiglio di Sicurezza». Assieme all’Italia il rapporto del gruppo di investigatori incaricato dall’Onu di monitorare le violazioni alle forniture d’armi (di cui il Corriere ha ottenuto una copia) cita Gibuti, Eritrea, Etiopia, Arabia Saudita e Yemen. Non compaiono invece gli Stati Uniti (ma viene indicato solo un «Paese Terzo»), nonostante una fonte bene introdotta all’interno del gruppo di monitoraggio avesse assicurato al Corriere che le prove contro Washington (massicci finanziamenti ai signori della guerra) fossero schiaccianti. «L’amministrazione Bush ha minacciato di bloccare il rapporto al vaglio del Consiglio di Sicurezza, se non fosse stato cancellato il nome degli Stati Uniti. Sono così rimasti i riferimenti ai finanziamenti ai signori della guerra, ma è stato tolto ogni riferimento preciso», ha sottolineato al Corriere la stessa fonte. Riguardo le forniture da parte dell’Italia, il rapporto è assai dettagliato: cita le date in cui sono state spedite, (tra il 12 e il 16 ottobre 2005 e il 14 dicembre dello stesso anno), il porto e l’aeroporto dove è stata scaricata la merce (El Ma’an e lo scalo di Johar) e il materiale consegnato al Governo Federale di Transizione: 18 camion, «un certo numero di casse lunghe, larghe e sigillate tenute sotto stretta sicurezza», tende e altre casse «con scritte in italiano che attribuivano il contenuto all’esercito italiano».
    Questo è lo stile di Travaglio.... sembra che... da fonti certissime... ma fornitele ste prove no? Ridicoli faziosi

 

 
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