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    Predefinito Riforma della Giustizia: passa la mozione RADICALE!!

    Riforma della Giustizia: approvata a Montecitorio la mozione dei radicali, a prima firma Rita Bernardini

    http://www.radicali.it/view.php?id=136143
    Roma, 28 gennaio 2009
    • Camera dei Deputati, seduta del 28 gennaio 2009 - Replica e parere del Ministro della giustizia, le dichiarazioni di voto

    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Ministro della giustizia, che esprimerà altresì il parere sulle risoluzioni presentate.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Pag. 82 [/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']ANGELINO ALFANO, [FONT='Verdana','sans-serif']Ministro della giustizia[/FONT]. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri ho voluto riferire non solo sullo stato della giustizia nel 2008, ma anche su un consuntivo all'Aula delle cose che il Governo ha già fatto fin qui, in questi pochi mesi di attività, che riteniamo essere importanti e numerose ed ho riferito anche dal punto di vista programmatico delle cose che il Governo intende fare nei prossimi mesi. L'ho fatto, signor Presidente, perché ritengo che il Parlamento debba essere sempre informato delle attività e degli intendimenti del Governo ed è questa l'attitudine con la quale mi rapporterò al Parlamento.
    Però, signor Presidente, ho raccolto con grande soddisfazione alcuni elementi, che ho potuto cogliere in Parlamento, che sono andati anche [FONT='Verdana','sans-serif']ultra petita[/FONT] rispetto a ciò che prevede la norma di riferimento in base alla quale si chiede al Ministro della giustizia di riferire. Voglio dire che il Parlamento ha detto di più, è andato oltre rispetto anche a quanto il sottoscritto ha dichiarato nella propria relazione, cioè si è spinto a parlare delle riforme, quelle che riguarderanno il processo penale, a porre delle questioni importanti all'attenzione del Governo relativamente anche alle riforme costituzionali. Dunque, sarei inutilmente pudico se oggi nascondessi a quest'Aula la mia particolarissima soddisfazione nell'avere colto in Parlamento una grandissima disponibilità alle riforme che credo siano il contenuto di fondo di questo dibattito al quale oggi pongo una breve replica [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)[/FONT].
    Intervengo per dire che quando ho voluto ribadire l'importanza dell'articolo 110 della Costituzione ho voluto sollecitare il Parlamento a leggere insieme al Governo una nuova luce in questo articolo della Costituzione che tanti, troppi, vedono come una clava nei confronti del Ministro e del Governo, per accusarli di inefficienza, e che noi invece intendiamo come una leva per sollevare la giustizia rispetto allo stato in cui oggi si trova. Quando ho parlato, in modo abbastanza generale, delle riforme costituzionali che il Governo intende portare avanti ho ottenuto da ampi settori del Parlamento una disponibilità al lavoro, ovviamente non un'intesa preliminare. Quando ho accennato alle necessarie misure di efficienza ho ottenuto dal dibattito un'ampia apertura a chePag. 83queste misure di efficienza vengano portate avanti, certo entrando nel merito delle cose che proporremo al Parlamento e così anche per quanto riguarda le norme delicatissime del funzionamento del processo penale.
    Ho voluto dire tutto questo non solo per ringraziare i colleghi, a cominciare dalla collega del Partito Democratico, l'onorevole Ferranti, e l'onorevole Mantini, anch'egli del Partito Democratico, per il tono e il modo con cui hanno posto le loro obiezioni e anche i loro dissensi rispetto alla relazione, ma per sottoporre al Parlamento la questione di fondo che mi anima nella soddisfazione che sto testé rappresentando.
    Si tratta del fatto che quest'Aula e questo Parlamento sono pronti per la grande riforma della giustizia e sono qui a dire che a questo appuntamento il Governo non arriverà in ritardo, ma si farà trovare puntuale portando in Parlamento in tempo ristrettissimo il nostro progetto di grande riforma della giustizia.
    Si tratta di un progetto di riforma che investirà sia l'ambito legislativo ordinario, sia quello costituzionale e che avrà al centro i cittadini italiani memori (come siamo) del fatto che quei numeri che ieri ho rappresentato all'Aula non sono dei freddi e degli algidi algoritmi. Dietro a ciascuno di quei numeri, infatti, vi è un cittadino, una persona e un uomo che soprattutto nei processi civili ha posto un'istanza di giustizia nei confronti dello Stato. Se questa istanza di giustizia non viene soddisfatta noi saremo sempre qui a ricordare che la giustizia ritardata equivale ad una giustizia denegata.
    Ecco perché il nemico della giustizia, la lentezza, è il primo nemico che noi intendiamo fronteggiare consapevoli che non tutte le riforme ordinamentali intervengono sul tema della velocità dei processi, ma a chi interessa un processo veloce che non sia giusto? Noi lavoreremo in ambito costituzionale e di legge ordinaria per garantire un processo più giusto e più celere. Garantiremo al cittadino un processo più celere e più giusto anche con misure amministrative e di rango non costituzionale, in quanto a noi interessano i due versanti. Ci interessa, infatti, un processo giusto e rapido, mentre non ce ne facciamo nulla di un processo rapido ma non giusto o diPag. 84un processo giusto la cui sentenza arriva il ritardo [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)[/FONT]. Ecco perché lavoriamo su i due versanti.
    Ponendo al centro del nostro dibattito (e soprattutto delle mie riflessioni conclusive) quella che ritengo la questione di fondo relativa alla disponibilità aperta ad un percorso di riforme costituzionali da portare in Parlamento al più presto, io illumino con questa mia opinione il mio parere alle risoluzioni.
    Ho letto con attenzione tutte le risoluzioni presentate, in quanto ritengo che, sebbene non si tratti di atto legislativo, quello della risoluzione abbia un suo valore eminentemente politico che non può essere sottovalutato. Proprio per questo ringrazio per il contenuto gli onorevoli Costa, Brigandì e Belcastro sulla cui risoluzione n. 6-00011 esprimo parere favorevole. Mi dispiace di non potere esprimere parere favorevole sulla risoluzione dell'onorevole Ferranti n. 6-00015. Apprezzo alcuni dei temi contenuti in questa risoluzione, ma al di là dell'ovvia considerazione che reca nella sua conclusione che non approva le dichiarazioni del Ministro (e che quindi [FONT='Verdana','sans-serif']in re ipsa[/FONT] non puntavano al consenso del Ministro), devo dire che se per un verso riscontro alcuni elementi positivi nella risoluzione dell'onorevole Ferranti (dei quali poi porterò separatamente e ufficialmente negli incontri che avremmo anche con il Partito Democratico), al contempo vedo sempre quel limite che non ritengo utile a beneficio del servizio della giustizia. Mi riferisco al limite di non mettere mano alla Costituzione, al contrario di dieci anni fa quando proprio voi eravate pronti a mettere mano alla Costituzione e questo Parlamento si accinse quasi alle riforme con la Commissione bicamerale in materia di giustizia.
    Questo eccesso di timidezza è il motivo per cui, unitamente al dato di bocciatura delle dichiarazioni del Ministro, mi impedisce di esprimere un parere favorevole. Così come esprimo parere contrario sulla risoluzione dell'onorevole Di Pietro n. 6-00013, mentre ragionamento a parte meritano le risoluzioni dell'onorevole Vietti n. 6-00014 e dell'onorevole Bernardini n. 6-00012 iscritta con la storia che riguarda lei edPag. 85altri parlamentari al Partito Democratico, ma che rappresenta (mi pare di cogliere) un'area culturale e politica ben precisa del nostro Paese.
    La riflessione a parte che meritano le risoluzioni dell'onorevole Vietti e dell'onorevole Bernardini è la seguente. Le ho lette con attenzione e vi sono notevoli elementi di condivisione dell'una e dell'altra risoluzione. Così come vi sono alcuni elementi di queste due risoluzioni che io non condivido o che comunque non hanno alle spalle, per quanto riguarda il Governo e la maggioranza parlamentare, un elevato livello di maturazione da portarci al punto di esprimere un parere favorevole. Tuttavia, ripeto che vi sono ampie parti dell'una e dell'altra risoluzione che io condivido.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Pag. 86 [/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Dunque, in teoria, avrei due vie: o esprimere parere contrario su entrambe le risoluzioni, perché non vi è una piena sintonia, o portarle a votazione di questo Parlamento, con decine e decine di parti separate, trattandosi di risoluzioni lunghe. Io, valorizzando l'aspetto squisitamente politico delle due risoluzioni, mi permetto di seguire un'altra via, ossia valorizzare non solo una generica disponibilità alle riforme, emersa ieri anche dall'intervento dell'onorevole Rao, ma, nel merito, anche la disponibilità, contenuta sia della risoluzione Vietti n. 6-00014 sia della risoluzione Bernardini ed altri n. 6-00012, ad entrare nel percorso delle riforme a pieno titolo e a tutto campo, mettendo mano alla riforma della Costituzione [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)[/FONT].
    Credo che questo sia il punto di fondo che oggi viene fuori dal Parlamento: nelle risoluzioni vi è una maggioranza ampia, forse più ampia di quella venuta fuori dalle urne, che si rende conto che non vi possono essere timidezze nel riformare la giustizia e che una riforma della giustizia non è piena se non è anche costituzionale. Per questa ragione, facendo prevalere questo elemento, che mi sembra assolutamente prioritario, esprimo parere favorevole sia sulla risoluzione Vietti n. 6-00014, sia sulla risoluzione Bernardini ed altri n. 6-00012 [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Unione di Centro e di deputati del gruppo Partito Democratico)[/FONT].[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Seguito della discussione sulle comunicazioni del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia, ai sensi dell'articolo 86 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, come modificato dall'articolo 2, comma 29, della legge 25 luglio 2005, n. 150[/FONT][FONT='Verdana','sans-serif'] [FONT='Verdana','sans-serif'](ore 13, 20)[/FONT].[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif'](Dichiarazioni di voto)[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
    Prendo atto che l'onorevole Belcastro non è presente in Aula. Si intende che vi abbia rinunziato.
    Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, signor Ministro, noi abbiamo apprezzato l'onestà della sua relazione impietosa e desolante, che ha fatto una fotografia perfetta della situazione della giustizia. Avremmo, però, voluto esprimere ugualePag. 87apprezzamento se avessimo sentito da parte sua proposte serie di soluzione del problema della giustizia. Invece, Ministro, non le abbiamo sentite. Se lei può dire che la giustizia ha un nemico, ossia la lentezza, crediamo di poter dire che lei, noi ed i cittadini abbiamo altri nemici: il nemico è, da una parte, il Ministro Tremonti, il quale, con i suoi tagli assolutamente indifferenziati ed indiscriminati, non consente alla giustizia di raggiungere quell'efficienza che lei declama essa dovrebbe raggiungere; dall'altra parte, probabilmente, anche lei, oltre che noi, ha un altro nemico, ossia la cultura ingiustizialista di questo Governo di destra.
    Sul piano della riforma della giustizia, delle strutture, dei mezzi e delle risorse, le daremo pieno sostegno. Nella nostra risoluzione abbiamo denunciato i tanti tagli che sono stati effettuati, che non consentono alla giustizia ordinaria di funzionare: si pensi ai 55 milioni di euro tagliati all'edilizia penitenziaria, ragione per la quale ella è costretta a rivolgersi ai privati per collaborare nella gestione e nella costruzione delle carceri, con un sistema di privatizzazione di un sistema pubblico essenziale che noi combattiamo. Non solo, ma abbiamo denunciato che persino la giustizia minorile non avrà i soldi per garantire il vitto necessario, il cambio degli indumenti, il mantenimento, il trattamento e la rieducazione dei ragazzi. Insomma, non solo in senso generale si toglie ai poveri per dare ai ricchi, ma qui si rischia davvero di togliere il pane di bocca ai ragazzi, magari per finanziare coloro che si sono impossessati di Alitalia con il vostro consenso.
    Sul piano delle riforme e della razionalizzazione del sistema della giustizia, nella risoluzione Di Pietro ed altri n. 6-00013 e in altri le occasioni le abbiamo indicato la via maestra da seguire.
    Abbiamo presentato tante proposte di legge sulla giustizia e sulla sicurezza. Le abbiamo presentate noi dell'opposizione, noi dell'Italia dei Valori, che abbiamo apprezzato anche quelle del Partito Democratico, ma non abbiamo visto da parte del Governo nessuna proposta seria ed organica, sulla quale noi saremmo disposti a dare una mano. Il punto su cui noi saremo irriducibili avversari, invece, sarà quello delle riforme costituzionali,Pag. 88enunciate, ma non ancora viste. Se all'enunciazione dovesse seguire davvero il testo in cui esse sono comprese, noi resteremmo davvero agghiacciati.
    Pensiamo che i cittadini abbiano bisogno di una giustizia più efficiente, ma niente affatto di una giustizia che perda o veda gravemente depressa la propria autonomia e la propria indipendenza. Signor Ministro, se qualche agenzia indipendente di sondaggio sottoponesse ai cittadini un quesito in cui si chiedesse loro se preferiscono una giustizia che magari ha dei limiti, ma che sia indipendente, o una giustizia sottoposta al controllo del politico di turno, credo per il 100 per cento dei cittadini direbbe di volere una giustizia autonoma ed indipendente [FONT='Verdana','sans-serif'](Commenti del deputato Consolo).[/FONT]
    Dunque, signor Ministro, non sappiamo se chiederle di mostrarci queste riforme costituzionali di cui si parla, perché avremmo paura di avere veramente delle conseguenze estremamente negative. Tuttavia, le possiamo dire che noi siamo fieramente contrari alla separazione delle carriere, alla divisione del pubblico ministero dai giudici, alla perdita della cultura della legalità e della giurisdizione da parte del pubblico ministero, allo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, uno dei quali sarebbe presieduto dal Ministro, all'attentato e agli attacchi all'obbligatorietà dell'azione penale, all'interferenza del potere politico sull'esercizio dell'azione penale.
    Tutte queste riforme costituzionali, signor Ministro, porterebbero ad una sola conseguenza, ossia all'accentuazione profonda e forte del controllo del politico di turno sulla più importante istituzione di controllo di legalità. Ecco perché, signor Ministro, non tanto in quello che lei non ha detto, ma in quello che ha fatto intuire, noi vediamo il rischio maggiore per la giustizia, per le istituzioni democratiche e per le prerogative dell'istituzione della magistratura.
    Dei tre poteri dello Stato, uno praticamente non esercita più la propria funzione di controllo, con il Parlamento nominato e non eletto. Adesso, si vorrebbe mettere mano anche all'altro potere, che è un potere e non un ordine, il potere giudiziario, che esercita e deve esercitare per Costituzione il controllo di legalità su tutto quanto accade.

    Pag. 89

    Se potessimo o dovessimo dire ai cittadini o insinuare in loro il dubbio, anche soltanto il dubbio, che ci sia una interferenza del potere politico sull'esercizio della giurisdizione, allora veramente potremmo dire che abbiamo chiuso. Toglieremmo ai cittadini anche la speranza di poter dire che ci sarà pure un giudice, questa volta non a Berlino, ma a Roma, a Catanzaro o a Salerno [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).[/FONT][/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, signor Ministro, mi pare che dobbiamo registrare con soddisfazione che questo dibattito sullo stato della giustizia non abbia avuto un andamento puramente formale. Non è stato un appuntamento burocratico, ma abbiamo parlato. Devo dare atto al Ministro che nella sua replica il taglio è stato proprio questo. Abbiamo parlato di politica giudiziaria e ragionato di come sia possibile trovare forme di convergenza per una riforma che tutti riteniamo urgente, non tanto e non solo tutti gli uomini e le donne presenti in questa Aula, espressione di partiti e di movimenti politici, ma soprattutto i cittadini, per i quali la giustizia percepita, se possibile, è ancora peggiore dello stato reale della giustizia che gli addetti ai lavori conoscono. È una giustizia che, proprio in quanto non rituale per addetti ai lavori, ma indice di funzionalità del sistema socio-economico del Paese, è percepita come un elemento di ritardo, di rallentamento, nella delicata fase anche di crisi economica e finanziaria che il Paese vive.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Pag. 90 [/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Se non riusciamo a liberare il Paese da questo macigno che lo rallenta, non tanto e non solo in quello che accade nelle aule di tribunale, ma nelle sue ricadute sulle dinamiche dello sviluppo e del progresso del Paese, non faremo il nostro dovere.
    Purtroppo, le illusioni che la giustizia si possa o si potesse autoriformare sono cadute; il tempo passato è stato lungo e nulla o quasi è successo dall'interno.
    Dunque, questa forte esigenza di cambiamento in questo settore strategico per il Paese deve essere raccolta dalla politica, che si deve assumere fino in fondo le sue responsabilità.
    Signor Presidente, signor Ministro, l'Unione di Centro, da questo punto di vista, non si è tirata indietro fin dall'inizio della legislatura, ma ha dichiarato e si è assunta le sue responsabilità; non si è accontentata di rimanere ingessata nel ruolo di opposizione che rappresenta in questo Parlamento, ma ha voluto scendere sul terreno del confronto nel merito dei problemi, con un approccio non ideologico, pragmatico, con l'approccio di chi non dice soltanto «no» in forza del ruolo che rappresenta in quest'Aula, ma neppure con l'approccio di chi dice per forza sempre e solo «sì», in qualche modo uniformandosi al Governo e alla maggioranza.
    Abbiamo fatto delle scelte, abbiamo messo sul tappeto del dibattito le nostre proposte; anzi, per la verità, abbiamo messo proposte nel dettaglio ben più e ben oltre quelle che fino ad oggi sono venute dal Governo e dalla maggioranza.
    Questo lo dobbiamo dire e lo diciamo con franchezza anche al Ministro: forse, nel merito delle proposte di riforma, qualche cosa di più avremmo voluto sentire anche nella sua relazione, seppure è vero, e il Ministro, correttamente, lo ha precisato, che, dal punto di vista formale, questa è la relazione sullo stato della giustizia e non tanto sulle proposte per riformarla; ma sarebbe stato - il Ministro, gliene do atto, nella replica non lo ha fatto - ipocrita nascondersi dietro il dito di questa interpretazione formale.
    Certamente, il dibattito che anima il Paese è quello del merito delle riforme che vogliamo fare e noi a questo non ci siamo sottratti. Con una disponibilità a cambiare senza tabù,Pag. 91non pensiamo che questa parte della Costituzione, gli articoli 101 e seguenti, che riguarda l'ordinamento giudiziario, sia intoccabile.
    Tutti abbiamo condiviso gli appelli al Capo dello Stato, che, poco fa, abbiamo richiamato per ricordarne l'alto ministero, sul fatto che la prima parte della Costituzione, quella sugli elementi fondanti della nostra vita democratica, non va toccata o ci si deve avvicinare con grande cautela, ma la seconda parte, quella relativa all'organizzazione, compresa l'organizzazione del servizio giustizia, non può essere un tabù per giustificare la conservazione dello [FONT='Verdana','sans-serif']status quo[/FONT].
    Facciamo questo senza intenti punitivi; non abbiamo conti da regolare, tanto meno con i magistrati. Nonostante la storia da cui veniamo e a cui apparteniamo possa lamentare certamente dei torti, anche giudiziari, il nostro approccio è sempre stato quello del massimo rispetto nei confronti dell'autorità giudiziaria, che è il garante insostituibile della legalità del Paese, ed una democrazia ed un Paese, senza legalità, non possono stare assieme.
    Signor Ministro, grazie per il parere favorevole, politico, non di dettaglio, non sulle soluzioni tecniche, come lei ha detto, sulla nostra risoluzione, e avanti con coraggio.
    Ci permettiamo non di frenarla, ma di spronarla, perché nelle riforme si proceda e si enuncino, finalmente, anche i termini di dettaglio di queste riforme, perché, se qualche cosa abbiamo da lamentare, è che finora gli annunci sono stati molti, ma le proposte sono state poche.
    Potremo anche lamentarci di qualche passaggio di riforme fin qui vissuto, in particolare quelle del processo civile, il cui dibattito in Aula è stato molto compresso; e poi l'emendamento più significativo, sulla semplificazione dei riti, è emerso improvvisamente al Senato, impedendo al dibattito dei deputati di svolgersi sul punto. Ma guardiamo avanti.
    Tra i punti che la invitiamo ad affrontare con coraggio (ci permettiamo di dire anche con più coraggio) c'è quello della modifica delle circoscrizioni giudiziarie: se questo Paese non cambia la sua geografia giudiziaria, non sarà possibile un'allocazione delle poche risorse disponibili in modo razionale, e tutti i nostri progetti e discorsi sui cambiamenti rischieranno di rimanere velleitari.
    Noi abbiamo proposto, per quanto riguarda il giudizio civile, un giudice monocratico per tutto il primo grado: si salviPag. 92il giudice collegiale in appello, ma si faccia un giudice monocratico con un unico rito di cognizione ordinario per il primo grado, recuperando risorse umane di magistrati e dando un contributo serio all'accelerazione dei processi.
    Investiamo sugli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie: gli organismi di conciliazione del rito societario, checché si pensi di quel rito, possono essere utilmente utilizzati per tutto il contenzioso civile.
    Si modifichi il sistema delle impugnazioni: non possiamo più permetterci tre gradi di giudizio generalizzati per qualunque controversia, anche quelle bagatellari. Questo è di per sé incompatibile con la ragionevole durata del processo, perché se anche facciamo durare ciascun grado tre anni, già arriviamo a nove anni e siamo fuori dai parametri europei.
    Si operi con coraggio, Ministro, nonostante qualche resistenza corporativa (perché non sono corporazioni solo i magistrati, ma ci sono anche altre corporazioni), sul fronte delle notifiche. Le notifiche sono un elemento di forte rallentamento dei processi, soprattutto penali. Si abbia il coraggio di fare le notifiche al domicilio dell'avvocato: una volta che l'avvocato è stato nominato, [FONT='Verdana','sans-serif']ex lege[/FONT] il domicilio è eletto lì.
    Si intervenga sulle misure cautelari, dove oggi le garanzie sono paradossalmente troppo poche rispetto al dibattimento: il processo finisce spesso di celebrarsi e di esaurirsi nella fase cautelare, rimanendo poi indifferente la fase del dibattimento; e, allora, lì un giudice collegiale che dispone le misure cautelari e più garanzia nel contraddittorio.
    Sulle intercettazioni non dico nulla, perché il dibattito si svolgerà in Aula la settimana prossima.
    Sulla depenalizzazione, anche qui, Ministro, operiamo con coraggio. Le debbo dire che c'è una contraddizione all'interno della maggioranza: in questi otto mesi voi avete introdotto un numero enorme di fattispecie criminali nuove.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. La invito a concludere.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Non si può procedere in una logica di criminalizzare tutto, e poi lamentarsi che i processi penali sono intasati e si rallentano. Abbiamo il coraggio di depenalizzare!
    Sulla riforma - e concludo, signor Presidente - degli organi costituzionali, e in questo caso del CSM, c'è la nostraPag. 93disponibilità a ragionare. Noi abbiamo una proposta di un Consiglio superiore di tutte le magistrature; non la consideriamo un dogma, siamo disponibili ad operare anche sul riallineamento della composizione tra componenti laici e componenti togati.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Vietti.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']MICHELE GIUSEPPE VIETTI. E allora, questo breve elenco dimostra quella disponibilità che lei nella sua replica ha voluto valutare positivamente, e che noi qui politicamente oggi le ribadiamo [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro)[/FONT].[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brigandì. Ne ha facoltà.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, eccellenza Guardasigilli, onorevoli colleghi, deputati dell'Italia dei Valori, l'onorevole Palomba ha cercato di trascinarmi nella polemica nella quale io sono particolarmente versato, citando la frase «cultura giustizialista di questo Governo di destra». Siccome è un momento estremamente serio, questo, non cedo alla provocazione e discuto brevemente alcune considerazioni, che sottopongo al signor Ministro.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Pag. 94 [/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Intanto è da evidenziare l'importanza e la delicatezza del compito che ha questo Ministro della giustizia, delicatezza dovuta al fatto che siamo in un momento storico del nostro Paese nel quale assistiamo a degli stravolgimenti costituzionali e a delle esondazioni da parte di tutti gli organi costituzionali (e quando dico tutti intendo dalla Corte costituzionale al Governo, al Parlamento e, soprattutto, alla stessa magistratura).
    Andare, quindi, a ricercare un equilibrio costituzionale e reintrodurre questi organi che ormai hanno esondato è un compito estremamente delicato, per cui è massimamente apprezzabile il discorso di cercare di allargare, il più possibile, l'apertura per le riforme, perché è evidente che se le regole del gioco debbono essere riscritte tutti i giocatori - o il maggior numero possibile di giocatori - debbono essere d'accordo.
    Dobbiamo cercare di trovare un dialogo primariamente con il partito di opposizione, ma per cercare questo dialogo dobbiamo verificare solo una cosa. Dobbiamo capire, cioè, se il partito di opposizione intende depositare un'arma politica che ha sempre usato, che è quella della magistratura, oppure se intende adoperarla come arma impropria: questo è il punto nodale.
    In realtà è ancora più facile, in politica, verificare tale aspetto, perché bisogna verificare se la magistratura è ormai di utilità o di inutilità al PD. Ciò appare ancora più complesso perché il Ministro ombra che seguirà questo discorso è anche un magistrato che in quest'Aula ha parlato di leggi [FONT='Verdana','sans-serif']ad personam[/FONT] riferendosi al caso di Giancarlo Caselli (quando egli stesso era al Consiglio superiore della magistratura e sapeva perfettamente che Giancarlo Caselli non sarebbe andato alla Direzione antimafia semplicemente perché - come dimostrano gli atti e come è stato dimostrato in un'interpellanza rivolta al precedente Governo di sinistra - avevano reputato migliore un altro).
    Confido, spero e mi auguro quindi che il PD e colui che è la massima autorità in quest'Aula del PD, e cioè il collega Tenaglia, prenda una posizione chiara e netta: con questa posizione chiara e netta noi potremo evidentemente andare avanti nel colloquio e nel discorso.Pag. 95
    Vi sono due punti ancora che vorrei sottolineare. Allorché si pone l'accento sui problemi della giustizia in senso lato, esso cade inevitabilmente sull'intollerabile lunghezza dei procedimenti e processi penali, sul conseguente numero delle procedure penali, sull'elevato numero di sentenze che, dichiarando la prescrizione per il lungo decorso del tempo, sono inutilmente emesse, traducendosi in un accumulo di ritardi quasi a valanga di altri processi a tutto scapito dei cittadini che - l'espressione potrà anche non piacere, ma è assai significativa - sono a ben vedere gli utenti di quello che è pur sempre un servizio a favore della comunità e che proprio per questo può essere definito servizio giustizia.
    Ma, accanto a questo problema di non poco momento, emerge una giustizia improntata ad aspetti politici, che per definizione rispondono ad aspetti ideologicamente peculiari e non oggettivi e che si traduce in abuso a danno di avversari politici utilizzando proprio quei mezzi previsti dal legislatore per raggiungere una verità non di parte e - se non assoluta, stante la limitatezza umana - almeno condivisa.
    Non può sottacersi, sotto questo angolo visuale, il dibattito in corso sulle intercettazioni telefoniche che, delineate dal codice di procedura penale come mezzo di ricerca della prova, si sono trasformate in mezzo di ricerca non della prova ma della notizia del reato, stravolgendo il sistema codicistico se non addirittura anche quello costituzionale.
    Tale stravolgimento è reso maggiormente evidente dal fatto che il contenuto viene spesso - troppo spesso - divulgato quasi ad orologeria a danno dell'avversario di turno in totale spregio del dettato costituzionale che garantisce, all'articolo 15, la libertà e la segretezza delle comunicazioni.
    Evidentemente, anche il dettato costituzionale sta risentendo del noto principio machiavellico che il fine giustifica i mezzi. Ma tutto questo è intollerabile se si vuole che la democrazia non sia solamente un vuoto nome, essendo indispensabile, per un corretto equilibrio delle componenti della società, che le citate componenti operino in ambiti predefiniti, in alvei con precise sponde atte ad evitare invasioni di campo, a scapito di un equilibrio che la storia dimostra essere assai difficile da realizzare.
    Nessuno nega che siano necessari interventi calibrati ed urgenti per ovviare a quegli squilibri di cui si è detto; peraltro, ed è questo il dato che mi preme mettere in evidenza, siPag. 96tratterà sempre di interventi che la pratica definisce tampone, posti in essere per ovviare a situazioni contingenti, ma non inseriti in un organico disegno caratterizzato da alcuni principi fermi.
    Tutto quanto esposto serve a sottoporre all'attenzione di chi si adopera per una giustizia migliore la considerazione che, prima di effettuare interventi sulla normativa processuale, occorre chiarire anche con interventi normativi quale sia l'alveo entro il quale si possa parlare di giurisdizione e quali siano i limiti invalicabili affinché ciò che Montesquieu definiva potere giudiziario, e che la nostra Carta costituzionale definisce ordine autonomo e sovrano, possa essere definita giustizia al servizio del cittadino, rispettando i fini che gli devono essere propri, e soprattutto chiarendo la natura giuridica della magistratura quale potere o quale ordine (con la conseguenza che anche i citati limiti e le prerogative devono essere rispettati dagli altri poteri dello Stato senza che si determinino reciproche e controproducenti invasioni di campo).
    Si sente parlare di lotta della magistratura contro la criminalità organizzata, o contro il terrorismo, con una terminologia che la neutralità delle giustizia, ove realizzata pienamente, dovrebbe considerare concetto estraneo. In realtà, il processo altro non dovrebbe essere che il luogo ove si dibatte una tesi circa una determinata ipotesi di reato per accertare se la persona imputata debba essere ritenuta responsabile del reato in questione, raggiungendo, nel contraddittorio delle parti, sulla prova, secondo i dettami codicistici, una verità condivisa.
    In altri termini, ai magistrati dovrebbe essere attribuito questo compito essenziale per la vita civile, così da poter essere definiti, con espressione non riduttiva, ma esaltante, i veri custodi dei diritti.
    Se si abbandona tale alveo, si rende sempre più concreto il rischio che i magistrati diventino custodi di diritti da loro stessi predeterminati, alterando l'equilibrio democratico, con l'alea di un terzo potere che agisce non all'unisono con gli altri, ma secondo logiche proprie che possano essere - come oggi lo sono - in contrasto.
    Non sarà inutile ricordare che in una audizione della Commissione antimafia del 1999, il vicepresidente del CSM, Giovanni Verde, ha dichiarato di avere la sensazione che spesso i pubblici ministeri non svolgano indagini, ma inchieste.Pag. 97Non può negarsi la responsabilità del Parlamento sul punto; la legge precisa qual è il compito del pubblico ministero, ma non pochi hanno ritenuto di poterlo allargare fino a trasformare le indagini in inchieste, spesso per le loro credenze politiche; fenomeno certamente accentuatosi dopo Mani pulite.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. La prego di concludere.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']MATTEO BRIGANDÌ. Come si vede il fenomeno trova la sua accentuazione nel fatto che la magistratura oggi si trova a governare dei fenomeni che non sono tipici dei magistrati. Con il pieno rispetto della Direzione nazionale antimafia, di cui deve rimanere la funzione essenziale, oggi questa null'altro è se non il servizio segreto dei magistrati, perché non svolge indagini, ma inchieste.
    Il tempo è tiranno, signor Ministro, gradisca i sensi della mia più alta stima e un augurio di buon lavoro [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà)[/FONT].
    Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative della mia dichiarazione di voto.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Onorevole Brigandì, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
    Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tenaglia. Ne ha facoltà.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']LANFRANCO TENAGLIA. Signor Presidente, sono d'accordo con lei, signor Ministro: dobbiamo discutere della sua relazione, non delle possibili proposte di riforma.
    La sua relazione, secondo noi, non può essere approvata, perché in questo primo anno di legislatura la politica della giustizia del suo Governo è stata assente completamente nel contrasto a quello che lei ha chiamato - e noi condividiamo essere - il vero nemico della giustizia: la lentezza dei processi.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Pag. 98 [/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']È stata lacunosa quando si è timidamente manifestata con riferimento al processo civile. Con la sua proposta, signor Ministro, non si affrontano i due problemi del processo civile: la macedonia di riti (che noi proponevamo di limitare e la sua maggioranza in quest'Aula ha detto «no») e la durata certa dei singoli processi (avete anche detto «no» alla nostra proposta sull'udienza di programma).
    Dannosa nell'unico e solo provvedimento che può vantare come approvato, il lodo che porta il suo nome (avrebbe meritato una citazione nella sua relazione, in fondo non se ne deve vergognare, ha solo fatto uno strappo alla Costituzione e al principio di eguaglianza) è nella totale accondiscendenza alla furia dimezzatrice del Ministro dell'economia e delle finanze che le ha imposto, invece dei necessari fondi, un taglio degli stanziamenti per la giustizia di 800 milioni di euro in tre anni, e di procedere al blocco della riqualificazione e delle assunzioni del personale amministrativo. Altro che giustizia quale emergenza nazionale, il suo Governo sta sulla giustizia, come in tema di crisi economica, esercitando la più grossa opera di irresponsabilità nazionale che la vita politica italiana ricordi.
    È stata omissiva quando non ha impedito la presentazione della riforma del reato di bancarotta, che produrrà, se approvata, la prescrizione anche per procedimenti in corso.
    Nella prospettiva futura la sua relazione è deludente, inutilmente rivendicativa e generica sulle proposte in grado di avere dignità e forza tali da essere, non dico condivise, ma almeno condivisibili.
    Lei signor Ministro ha giustamente rivendicato per la sua funzione maggiori poteri. Non ci ha detto come e cosa intende concretizzare con tale rivendicazione, però noi la vogliamo invitare ad esercitare innanzitutto i poteri che ha. Le indico tre compiti che potrebbe da subito svolgere con grande beneficio per la giustizia e l'interesse dei cittadini. Consenta la costituzione definitiva della scuola della magistratura, la cui entrata in funzione viene senza ragioni dalla sua inerzia e da quella del CSM di fatto impedita. Realizzi quello che il Governo Prodi nella scorsa legislatura aveva previsto, il centro unico nazionale di ascolto per le intercettazioni. QuestoPag. 99sarebbe un risparmio vero sui costi delle intercettazioni, e non altri tipi di risparmio che mirano piuttosto all'obiettivo diverso di limitare lo strumento dell'indagine. La smetta con le proroghe all'entrata in vigore della legge sulla [FONT='Verdana','sans-serif']class action[/FONT], legge fondamentale per tutelare quelle migliaia di cittadini consumatori che sono stati lesi nei loro diritti, e che tutti a parole diciamo di voler tutelare, ma che nei fatti aspettano ancora giustizia, una legge che esiste già e non ha bisogno di ulteriori interventi che la stravolgano.
    La giustizia italiana - in questa Aula siamo stati tutti d'accordo - ha una grande necessità di riforme che le consentano di assolvere al meglio la funzione cui è chiamata, riuscendo a superare i principali punti di criticità.
    Riteniamo che per giungere a questo obiettivo, l'obiettivo della riforma per l'efficienza della giustizia, l'obiettivo della parità tra accusa e difesa, l'obiettivo dell'effettività della pena e l'obiettivo di un maggiore equilibrio tra poteri dello Stato nel rispetto del quadro costituzionale, serva un cammino comune, e questo presuppone una forma preliminare di dialogo e di confronto con gli operatori della giustizia (magistrati e avvocati e personale amministrativo), perché da quel confronto non deriva una perdita di tempo ma deriverebbero molte soluzioni condivise.
    In questa cornice l'approccio al problema scelto dal Presidente della Camera è corretto, lo riteniamo corretto sia nel merito sia nel metodo. Lo ascolti, signor Ministro, perché le riforme sulla giustizia si fanno insieme ai diretti interessati e non contro, come sembra voler fare annunciando riforme a colpi di maggioranza. Noi, fin dall'inizio, abbiamo cercato il confronto convinti che su una materia così delicata la strada del confronto sia nell'interesse del Paese tutto e sia soprattutto l'unica atta a garantire efficacia e durata dei procedimenti.
    Tuttavia non accettiamo ultimatum, non accettiamo di non concorrere con nostre proposte alla formazione della riforma. Non faremo da notai a decisioni cui non avremmo contribuito con le nostre proposte. Noi non siamo un'opposizione riottosa e incapace di proposta, ma dimostreremo, quando ci sarà la disponibilità del Governo e della maggioranza, di esserci anche noi con le nostre proposte e con la nostra volontà riformatrice. Non sappiamo se ciò sulla giustizia potrà avvenire, ma sappiamo che dipende dal Governo e dalla maggioranza e chePag. 100dal Governo e dalla maggioranza dipende la possibilità di costruire consenso intorno alle riforme che servono al Paese.
    Sulla riforma della Costituzione dobbiamo intenderci, signor Ministro, e occorre essere chiari. Noi non siamo contrari alla riforma della Costituzione, ma a quella che lei propone, cioè una riforma che interviene solo sul delicato e fondamentale punto dell'equilibrio tra poteri dello Stato senza una riforma complessiva che abbracci l'intero sistema istituzionale (poteri del Governo, assetto del Parlamento, ruolo e funzioni delle istituzioni di garanzia e di controllo). Lei ha citato la Commissione bicamerale: ebbene, la bicamerale faceva proprio questo. Se invece si riforma solo la parte che riguarda la Costituzione non sarebbe una riforma utile, ma una surrettizia alterazione degli assetti sanciti dalla Costituzione stessa, una forzatura a cui di fatto, nella prassi istituzionale che si sta imponendo, corrisponde una costante sottrazione di poteri e funzioni del Parlamento e la progressiva alterazione dei principi che presiedono al funzionamento del Governo, così come sancito dal dettato costituzionale.
    Il metodo giusto, piuttosto, è quello di fare una manutenzione costituzionale senza strappi ai principi di autonomia e indipendenza della magistratura e di soggezione del giudice alla legge, ma anzi rendendo più effettivo il principio di responsabilità della magistratura (disciplinare, professionale e istituzionale). Per questo non nascondiamo la necessità di intervenire con riforme che riguardano anche la giustizia come potere e proponiamo di riformare la legge elettorale e il CSM, di riportare a trenta il numero dei componenti, di istituire la sezione disciplinare autonoma, di regolare i poteri del CSM di dare parere al Ministro, di decidere le così dette pratiche a tutela e di rendere effettivo il principio di obbligatorietà dell'azione penale.
    Con la legge ordinaria si può fare tanto, forse anche tutto: innanzitutto verificare quali sono gli effetti delle riforme dell'ordinamento giudiziario che insieme, nelle scorse due legislature, abbiamo contribuito ad approvare. Riformare la giustizia significa soprattutto migliorare il funzionamento dell'esistente rendendo efficiente e garantito il sistema. Le rammento che su questo versante esistono solo le proposte dell'opposizione, e del Partito Democratico in particolare, che ha avanzato un pacchetto di proposte organico, complessivo ed omogeneo: la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, l'ufficioPag. 101del processo, il processo telematico, il [FONT='Verdana','sans-serif']manager[/FONT], la riforma del codice penale e del codice di procedura penale mediante interventi sull'udienza preliminare, sul giudizio di Cassazione, sull'archiviazione per inoffensività del fatto, sull'individuazione dei criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale e la riforma della procedura civile con le questioni che vi ho detto e le intercettazioni.
    Certamente si potrebbe cominciare in questo modo e con questo metodo e credo che facendo ciò raccoglieremmo l'alto e pressante invito che il Presidente della Repubblica ci ha rivolto: di intervenire decisamente sull'abnorme ed intollerabile durata dei processi e di prevedere misure di riforma che riguardino anche la migliore individuazione e il più corretto assolvimento dei compiti assegnati al CSM dalla Carta costituzionale.
    La vicenda delle intercettazioni credo sia paradigmatica di un modo di procedere e delle divisioni interne alla maggioranza. Credo che sui reali contenuti dell'accordo vogliamo vedere i testi scritti, ma quello che appare è certamente una marcia indietro, una Waterloo del Presidente del Consiglio ed è l'affermazione della giustezza della nostra posizione che dall'inizio abbiamo detto nessuna limitazione allo strumento di indagine.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. La prego di concludere.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']LANFRANCO TENAGLIA. Concludo, signor Presidente, annunciando il voto contrario del Partito Democratico alla risoluzione presentata dalla maggioranza e la nostra astensione sulle risoluzioni dell'Unione di Centro, dell'Italia dei Valori e della delegazione radicale nel Partito Democratico. Sono risoluzioni che pongono problematiche riguardanti proposte e quindi aspetti che vanno approfonditi nelle sedi proprie di discussione parlamentare.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Concluda, la prego.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']LANFRANCO TENAGLIA. Alcune proposte sono condivisibili ed altre da approfondire, ma non è questa la sede per dare un giudizio nel merito su tali proposte. Ci riserviamo di farlo quando verranno alla discussione parlamentare [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)[/FONT].[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Pag. 102 [/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Onorevole Tenaglia, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
    Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cicchitto. Ne ha facoltà.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro giudizio è al polo opposto a quello dichiarato poco fa dall'onorevole Tenaglia. Riteniamo, infatti, che la relazione del Ministro Alfano abbia fatto un'analisi assai acuta della situazione e che in essa siano anche contenute delle grandi indicazioni di riforma. Da questa relazione emerge che la giustizia è una grande malata e ciò riguarda tutti i suoi aspetti fondamentali.
    Sulle carceri non sto a ripetere le valutazioni dell'onorevole Pecorella, che condivido anche a proposito delle loro funzioni e dell'umanità che le dovrebbe caratterizzare e che non le caratterizza. Anzi oggi esse sono un luogo terribile di distruzione della persona e di palestra per una nuova criminalità. Saluto il fatto che il Ministro Alfano abbia dichiarato l'intenzione di voler prendere di petto il problema da tutti i punti di vista, da quello della costruzione di nuove carceri e da quello della modifica delle condizioni attualmente esistenti.
    La giustizia è innanzitutto una grande malata nel suo rapporto con i cittadini: la lentezza dei processi civili e penali è una tragedia. Quindi, c'è un problema di riorganizzazione e di efficienza che è al centro dell'attenzione del Ministro.
    Ma poi c'è un'altra faccia della medaglia che va affrontata di petto, quella che chiamerei etico-politica, visto che la giustizia è un aspetto dello Stato fra i più delicati. Qui veniamo ad un nodo di fondo che ha riguardato il fatto che, specie dalla metà degli anni Novanta in poi, non la maggioranza dei magistrati, ma la magistratura associata ed organizzata (nella quale ha esercitato un ruolo decisivo un forte nucleo di magistrati inquirenti e di pubblici ministeri) e una dialetticaPag. 103associativa (insieme corporativa e politica) hanno provocato un corto circuito e hanno prodotto un [FONT='Verdana','sans-serif']vulnus[/FONT] allo Stato di diritto determinato da un sistematico uso politico della giustizia.
    Esso è andato in una direzione precisa, sia negli anni dal 1992 al 1994, sia successivamente fin quasi ai nostri giorni. In sostanza, esso si è diretto fondamentalmente contro l'area moderata di questo Paese nelle sue varie espressioni politiche. Questa operazione si è poi venuta intrecciando con una spettacolarizzazione mediatica, per la quale è entrato in campo un circo mediatico-giudiziario che nel volgere degli anni ha giocato in varie direzioni, a colpi però sempre di una violazione sistematica del segreto istruttorio.
    Oggi, tuttavia, ci troviamo di fronte a due fatti nuovi che accentuano questa crisi. Il mirino non si è fermato contro le forze moderate, ma è stato rivolto anche contro la sinistra e la crisi anzi derivante da questo comportamento è arrivata ad un punto di totale implosione, perché siamo arrivati al punto estremo: lo scontro «spettacolarizzato» di magistrati contro magistrati, di procure contro procure. Allora, in una tale situazione, si vede se il Governo, se le forze politiche di maggioranza e di opposizione hanno la capacità e la reattività di reagire a questo stato di cose.
    È per questo, quindi, che bisogna mettere fine a tutto ciò con una riforma organica e incisiva, possibilmente attraverso un confronto tra maggioranza opposizione, che rimetta in campo la grande quantità di magistrati lontana da tutto ciò.
    Ed è in questo quadro che si colloca una divisione delle carriere che ha un obiettivo positivo e non negativo: essa ha come obiettivo la riconquista della piena terzietà del giudice, del magistrato giudicante, che è anche un modo per ricostruire uno Stato di diritto fondato sulla divisione dei poteri, uno Stato di diritto colpito al cuore da questo uso politico della giustizia e da quello che è avvenuto nel corso di tutti questi anni.
    Il secondo nodo da sciogliere è quello di una riforma che identifichi i meccanismi giuridici per bloccare l'uso della custodia cautelare come strumento di confessione. In sostanza va evitata a tutti i costi la celebrazione di quello che, non a caso, qualche anno fa il procuratore Borrelli, l'allora procuratore generale di Milano, chiamava giustificandola la «sentenzaPag. 104anticipata». Se una persona, grazie all'avviso di garanzia o alla custodia cautelare, viene sbattuta in prima pagina c'è già la «sentenza» che gli distrugge la vita, che gli sconvolge la famiglia. Se questa persona è un politico questa «sentenza anticipata» colpisce anche il suo partito. Poi magari questa persona viene assolta sette anni dopo, ma in quel caso nessuno se ne accorge [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)[/FONT]. Potremmo ricordare episodi devastanti a questo proposito. Ricordo come sintesi di questa tematica un bel libro dell'onorevole Carlo Giovanardi dedicato a questo tema.
    Un'altra riforma di fondo è quella del CSM che va ricondotto alle sue funzioni, modificato nella sua composizione, sottratto al gioco serrato delle correnti.
    Insomma, onorevoli colleghi, questa è l'occasione storica davanti a tutti noi per una riforma della giustizia che si misuri con due nodi: quello di far sì che i cittadini abbiano a disposizione un'amministrazione della giustizia civile e penale a dimensione dei loro problemi circa i suoi tempi e il suo svolgimento, ma anche per una riforma della giustizia che la sottragga all'esercizio di una guerra civile fredda, di tutti contro tutti (oggi addirittura di magistrati contro magistrati), che finora ha costituito uno snodo drammatico della nostra vita politica.
    Tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, sono di fronte a questa scelta decisiva. Qualche anno fa l'onorevole Massimo D'Alema ha scritto un libro dal titolo [FONT='Verdana','sans-serif']Un Paese normale[/FONT]; ebbene questo è stato finora un Paese anormale anche per questo uso politico della giustizia che oggi, lo vediamo, coinvolge tutti, colpisce anche i magistrati e pone il Paese in una situazione drammatica [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)[/FONT].
    Questo è il punto di una riflessione che va fatta, e in proposito, onorevole Tenaglia, ci ha aiutato a fare un salto di qualità la relazione, e ancor di più per certi aspetti le conclusioni, del Ministro di giustizia che ha fatto una scelta: quella di portare la maggioranza ad un voto nei confronti di risoluzioni non totalmente collimanti, per dare un segnale politico di grandissimo rilievo al Paese e anche al Parlamento.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Pag. 105 [/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']Entrambe queste risoluzioni non della maggioranza - mi riferisco a quella dell'Unione di Centro e a quella della componente radicale del Partito Democratico - contengono comunque un punto di grande importanza che abbiamo in comune: una scelta di carattere garantista, poi sui particolari possiamo continuare a discutere.
    Ebbene, tale scelta garantista può segnare il tentativo del ritorno ad un Paese normale e in questo quadro ci auguriamo che si apra una riflessione anche all'interno del Partito Democratico. In questo quadro, salutiamo la relazione e la replica del Ministro della giustizia, onorevole Alfano, come contributo significativo ad una pacificazione del Paese e anche come contributo essenziale ad una riforma della giustizia che non può essere un'operazione tecnocratica, ma deve essere attraversata da una profonda cultura di carattere garantista [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).[/FONT][/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']RITA BERNARDINI. Signor Presidente, signor Ministro della giustizia, colleghi deputati, devo dire che ho ascoltato con una certa emozione - e vi spiegherò perché - il momento in cui il Ministro Angelino Alfano ha espresso il parere favorevole sulla risoluzione da noi presentata. Vi spiego i motivi delle risoluzioni. Ciò che è contenuto nella nostra risoluzione di parte radicale sulla giustizia non è una posizione, ma è una lotta di decenni passata a raccogliere le firme per le strade da tanti militanti, passata attraverso il voto popolare e referendario. Mi è sembrato e mi sembra in questo momento anche di rappresentare le persone colpite duramente da una giustizia cieca in questi anni. In particolare, il mio pensiero va ad Enzo Tortora [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi)[/FONT] che è stato definito da coloro che l'hanno condannato cinico mercante di morte e questi magistrati, anziché pagare per il loro errore che ha distrutto la vita di una persona, sono stati addirittura promossi.
    Per questo motivo, la condivisione ed il parere favorevole espresso dal Ministro mi ha emozionato. Vi sono stati voti popolari come quello sulla responsabilità civile dei magistratiPag. 106che purtroppo sono stati poi traditi dalle leggi successive. Vi sono stati voti degli italiani a maggioranza schiacciante riguardanti altri referendum importanti, i cui contenuti sono inseriti nella nostra risoluzione: separazione delle carriere, carriere automatiche dei magistrati, sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura. Maggioranze schiaccianti che, però, non hanno potuto vedere il coronamento del voto popolare per la mancanza del [FONT='Verdana','sans-serif']quorum[/FONT].
    Mi auguro e siamo pronti a collaborare su questo anche con il Governo affinché questa nostra Italia possa avere finalmente la riforma della giustizia voluta dal popolo italiano. Credo che coloro che voteranno a favore della nostra risoluzione avranno la consapevolezza di avere anche dalla loro parte chi vuole una giustizia giusta, chi non vuole sicuramente le centinaia di migliaia o i milioni di prescrizioni che ogni anno si verificano nel nostro Paese, un'amnistia strisciante della quale nessuno si assume la responsabilità.
    So che c'è questa volontà popolare. Ma vi è una sola raccomandazione che rivolgo a tutto il Parlamento: questo dibattito, queste riforme, questo dibattito che porterà alle riforme deve essere conosciuto dagli italiani.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Concluda, onorevole Bernardini.[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']RITA BERNARDINI. Infatti, se c'è un punto dolente è sicuramente quello della mancanza di informazione. Questo, quindi, è il mio augurio per una giustizia giusta finalmente in Italia [FONT='Verdana','sans-serif'](Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Popolo della Libertà)[/FONT].[/FONT]
    [FONT='Verdana','sans-serif']PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.[/FONT]

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  2. #2
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    Bernardini e Rossodivita: approvata dalla Camera, con il parere favorevole del Ministro Alfano, la risoluzione radicale sulla giustizia


    Roma, 28 gennaio 2009
    • Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata Radicale eletta nel PD e prima firmataria della Risoluzione e dell'Avv. Giuseppe Rossodivita, Presidente del Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei

    Una lotta di decenni per riformare la giustizia, fatta di milioni di firme referendarie, milioni di voti, migliaia di tavoli di militanti radicali, in nome di una giustizia giusta, di Enzo Tortora, oggi con la Risoluzione Radicale approvata alla Camera, con il parere favorevole del Ministro Alfano, potrebbe tornare a vivere e ad avere speranza. L'impegno del Governo a presentare, una riforma strutturale e organica del sistema della giustizia - che preveda, tra le altre istanze presenti nella risoluzione, la separazione delle carriere dei magistrati, con modalità tali da garantire l'assoluta indipendenza del giudice, la revisione della composizione e del sistema elettorale del CSM, l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, la modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, la revisione delle modalità di collocamento fuori ruolo dei magistrati e di attribuzione degli incarichi extragiudiziari - si traduca presto in fatti. Ministro della Giustizia, i Radicali ci sono.

  3. #3
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    Giustizia: il testo della risoluzione Radicale approvata alla Camera


    Roma, 29 gennaio 2009

    Atto Camera

    Risoluzione in Assemblea 6-00012

    presentata da
    RITA BERNARDINI
    testo di
    martedì 27 gennaio 2009, seduta n.121

    La Camera,
    udite le comunicazioni del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia e premesso che:
    è un dato oggettivo e non più un'opinione di alcuni che lo stato della giustizia nel nostro Paese ha raggiunto livelli di inefficienza assolutamente intollerabili, sconosciuti in altri Paesi democratici, per i quali l'Italia versa, da anni ed in modo permanente, in una situazione di sostanziale illegalità, tale da aver generato numerosissime condanne da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo;
    l'enorme numero di processi pendenti sia nel settore civile che in quello penale e l'impossibilità che questi siano definiti in tempi ragionevoli hanno ormai determinato una sfiducia generalizzata dei cittadini nel sistema giustizia, tale da rendere sempre più concreto il pericolo, per un verso che si ricorra a forme di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e per altro verso che si incrementi il numero di reati a causa di una sostanziale impunità;
    rispetto a tale situazione la stessa introduzione della cosiddetta «legge Pinto», strumentalmente approvata al solo fine di evitare continue condanne da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, ha ulteriormente sovraccaricato i ruoli delle corti di appello e, d'altra parte, per quanto è stato autorevolmente affermato, se tutti gli aventi diritto dovessero agire nei confronti dello Stato sulla base della cosiddetta «legge Pinto», lo Stato stesso sarebbe costretto a dichiarare bancarotta;
    in tale situazione occorre predisporre un piano di riforme organiche e strutturali del sistema giustizia; occorrono provvedimenti in grado di garantire un più equilibrato rapporto fra i poteri dello Stato, uscendo da logiche emergenziali o d'occasione, che da un lato lasciano ai pubblici ministeri la piena discrezionalità sull'uso dei mezzi di indagine e sull'esercizio dell'azione penale e dall'altro all'arbitrio dei giudici la scelta dei processi da rinviare;
    a causa delle difficoltà di bilancio del nostro Paese, a rendere più drammatico il quadro del sistema è anche intervenuto il taglio dei fondi destinati alla giustizia;
    lo stesso Ministro Alfano, intervenendo al convegno organizzato dall'Unione delle camere penali il 15 luglio 2008, sul tema delle riforme per la giustizia, ha dichiarato che «occorre intervenire sulla giustizia con una riforma organica, in tempi rapidi e non con una legislazione alluvionale, ma con interventi mirati che non vanno contro qualcuno sui processi e sull'asse istituzionale e costituzionale; per una giustizia al servizio del cittadino»;
    analoghe affermazioni sulla necessità di radicali modifiche del sistema della giustizia sono state espresse dal Presidente del Consiglio dei ministri;
    il segretario del più grande partito di opposizione, Walter Veltroni, già in campagna elettorale, dalle colonne de Il Riformista, ha posto in discussione il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, affermando la necessità di «un procedimento che veda la partecipazione di Parlamento, Csm e procuratori della Repubblica nella fissazione dei criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale»;
    l'amministrazione della giustizia e la difesa della legalità costituiscono oggi una vera e propria «questione sociale nazionale», la cui soluzione non è più rinviabile;
    i ripetuti interventi legislativi attuati sul processo penale, come su quello civile, non hanno portato i risultati che si attendevano e possono perciò considerarsi dei semplici provvedimenti tampone privi di efficacia risolutiva;
    pertanto, è giunto il momento di affrontare con decisione il tema della giustizia e di porre mano a riforme che costituiscano reale attuazione del principio di rispetto delle regole;
    dette riforme non devono peraltro procedere nel senso di determinare, nel processo penale, una diminuzione delle garanzie difensive dell'imputato, né dette garanzie, come pure è stato proposto, debbono essere sacrificate sull'altare della ragionevole durata del processo, posto che quest'ultima è essa stessa un diritto dell'imputato;
    dette riforme devono invece procedere nel senso di garantire un'effettiva parità tra accusa e difesa, con un giudice che sia effettivamente terzo tra le due parti, con una reale responsabilizzazione, anche disciplinare, dei magistrati inquirenti e giudicanti, riservando la risposta penale dello Stato a quei soli fatti che, offendendo in concreto beni giuridici non altrimenti presidiabili, rivestono un rilevante disvalore sociale, come tale percepito dalla collettività,

    impegna il Governo
    a presentare in tempi brevi, con il più ampio confronto con le forze politiche presenti in Parlamento, una riforma strutturale e organica del sistema della giustizia, che preveda:
    a) l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, con la previsione di un procedimento per la fissazione dei criteri per l'uso dei mezzi di indagine e per l'esercizio dell'azione penale; un procedimento che veda la partecipazione dei pubblici ministeri e di altri soggetti istituzionali, che individui un soggetto istituzionale politicamente responsabile di fronte al Parlamento per la loro effettiva ed uniforme implementazione a livello operativo;
    b) la separazione delle carriere dei magistrati, con modalità tali da garantire l'assoluta indipendenza del giudice;
    c) la responsabilizzazione del pubblico ministero per l'osservanza delle priorità fissate ed al contempo la creazione di meccanismi atti ad evitare che chi è politicamente responsabile per l'implementazione delle politiche pubbliche nel settore criminale possa indebitamente condizionare, su singoli casi, l'attività del pubblico ministero, deviandolo dal rispetto delle priorità prefissate;
    d) la revisione della composizione e del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura; la fissazione dei suoi compiti in via tassativa; l'eventuale creazione di un consiglio per il pubblico ministero e di un organismo che garantisca un efficiente sistema disciplinare per tutti i magistrati;
    e) la reintroduzione di severi vagli della professionalità dei magistrati nel corso dei 40-45 anni della loro permanenza in carriera, vagli di professionalità in grado di evidenziare sia i magistrati più qualificati - per competenza e produttività - a conseguire le promozioni ed il relativo trattamento economico, sia quelli che sono più qualificati per coprire le molteplici funzioni cui giudici e pubblici ministeri possono essere destinati;
    f) la modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, con modalità tali da garantire ai cittadini ingiustamente danneggiati da provvedimenti del giudice o del pubblico ministero, di ottenere il risarcimento integrale dei danni direttamente dal magistrato, pur con la previsione di meccanismi volti ad eliminare il pericolo di azioni intimidatorie e strumentali;
    g) la revisione delle modalità di collocamento fuori ruolo dei magistrati e di attribuzione degli incarichi extragiudiziari, salvaguardando le contrapposte esigenze di non disperdere «forza lavoro» né, per contro, preziose professionalità;
    h) l'incompatibilità tra la permanenza nell'ordine giudiziario e l'assunzione di incarichi, elettivi e non, in rappresentanza di formazioni politiche, ciò anche al fine di rendere credibile l'indipendenza di chi esercita funzioni giudiziarie agli occhi del cittadino;
    i) la promozione di una modernizzazione tecnologica degli uffici giudiziari in cui i programmi di innovazione prevedano la fissazione delle tappe dell'innovazione e la verifica in itinere dei risultati conseguiti, verifiche effettuate con la partecipazione di esperti esterni;
    l) l'adeguamento degli organici del personale anche amministrativo, non solo e non tanto per ciò che concerne la loro consistenza numerica, quanto per ciò che concerne la promozione di qualificazioni professionali atte a facilitare la modernizzazione tecnologica ed organizzativa dell'amministrazione della giustizia, anche ai fini di una sostituzione progressiva dei molti magistrati che ora occupano posizioni direttive a tutti i livelli nel ministero della giustizia;
    m) la modifica della natura dei termini processuali, con la previsione generalizzata di termini perentori e di sanzioni disciplinari per la loro inosservanza da parte dei magistrati;
    n) la radicale semplificazione delle modalità di notifica degli atti giudiziari;
    o) la definizione di tempi standard dei procedimenti civili e penali e di politiche di case management (gestione dei casi e dei carichi di lavoro), coerenti con le indicazioni fornite dalla Commissione per l'efficienza della giustizia del Consiglio d'Europa;
    p) la modifica delle procedure di nomina dei capi degli uffici e un potenziamento del ruolo gestionale del dirigente amministrativo dell'ufficio;
    q) una forte depenalizzazione ed una razionalizzazione delle fattispecie criminose.
    (6-00012) «Bernardini, Maurizio Turco, Zamparutti, Farina Coscioni, Mecacci».

  4. #4
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    ottimoooooo

    sulle questioni della giustizia la mozione copre tutti i temi fondamentali

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    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos Visualizza Messaggio
    ottimoooooo

    sulle questioni della giustizia la mozione copre tutti i temi fondamentali
    Quoto, l'avv.Rossodivita si impone come grandissimo giurista.

 

 

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