E' dedicata alla parità salariale e ispirata a una lavoratrice di nome Lilly la prima legge che porta la firma del presidente Barack Obama: il testo mira a facilitare azioni legali da parte delle persone discriminate sul lavoro.
L'economista libertarian statunitense Walter Block ci aiuta a capire come mai simili provvedimenti siano del tutto inutili, se non addirittura dannosi. Ecco a voi uno stralcio del suo "Difendere l'indifendibile".
"Sia lo Stato che gli individui possono discriminare. Ma solo la discriminazione statale, e non quella privata, viola i diritti delle donne. Quando un privato discrimina, egli lo fa con le proprie risorse, a suo nome. Ma quando lo Stato discrimina, lo fa con le risorse ottenute dalla cittadinanza, e nel nome di tutti i suoi cittadini: questa differenza è cruciale [...]
Se un imprenditore privato compie una discriminazione, il rischio è che perda soldi o addirittura che fallisca. Le persone contrarie alla discriminazione potrebbero bloccare i fondi o boicottare l'impresa. Quando però è lo Stato a discriminare, queste persone non hanno scelta, e il rischio del fallimento non esiste. Anche quando la gente si oppone ad una discriminazione da parte di una istituzione statale rifiutandosi di versarle del denaro, lo Stato ha altre alternative. Può compensare gli introiti perduti con imposte che dovranno essere pagate, dietro minaccia di costrizione [...]
LE LEGGI CHE IMPONGONO "PARI COMPENSO PER PARI LAVORO"
La questione è, naturalmente, come definire il "pari lavoro", e cioè se "pari lavoro" debba esser preso alla lettera, e quindi abbracci ogni aspetto della produttività del dipendente, nei tempi brevi come nei tempi lunghi, compresi i differenziali psichici, la discriminazione dei clienti e degli altri dipendenti, la capacità del dipendente di amalgamarsi con i gusti, le antipatie e le idiosincrasie dell'imprenditore.
In breve, tutte queste componenti devono essere valutate, se "pari lavoro" deve coincidere con "pari rendita". Soltanto allora, in un libero mercato tutti i lavoratori con le stesse qualità potranno guadagnare lo stesso salario. Se, per esempio, le donne fossero pagate meno degli uomini anche se ugualmente brave nel lavoro, si metterebbero in movimento delle forze che, in conclusione, assicurerebbero compensi uguali. Come? Il datore di lavoro guadagnerebbe di più sostituendo i lavoratori con delle lavoratrici. La richiesta di lavoratori maschi diminuirebbe, abbassando quindi i compensi per gli uomini, e la richiesta di forza-lavoro femminile aumenterebbe, aumentando i compensi femminili. Ogni datore di lavoro che sostituisse un uomo con una donna otterrebbe un vantaggio concorrenziale nei confronti di quello che non lo facesse. I datori di lavoro che massimizzano il profitto guadagnerebbero costantemente di più dei datori di lavoro che invece discriminano. Questi "massimizzatori" del profitto potrebbero vendere a prezzi inferiori rispetto ai discriminatori e quindi, ferme restando le altre variabili, condurli prima o poi al fallimento.
Ma coloro che propongono pari compenso non hanno in mente questo genere di rigorosa uguaglianza. Alla loro definizione di "uguaglianza" corrispondono gli stessi anni-scuola, pari capacità scolastiche, diplomi e lauree equivalenti e pari voto negli esami di abilitazione. Ma individui che potrebbero apparire praticamente identici rispetto a tali criteri possono poi esprimere capacità enormemente diverse nel far guadagnare un datore di lavoro. Ad esempio, prendiamo un uomo ed una donna, identici per quanto riguarda i risultati di esami e lauree. E' un fatto indiscutibile che, nell'eventualità di una gravidanza, è assai più probabile che sarà la donna a restare a casa per accudire il bambino. Non è il caso di chiederci se questa consuetudine sia giusta o meno, quel che conta è se sia reale o meno. Se la donna rimane a casa, interrompendo la carriera o l'impiego, avrà un "valore" minore per il suo datore di lavoro.
Paradossalmente, molte delle prove che indicano come uomini e donne non siano ugualmente produttivi vengono proprio dal movimento femminista. Esistono alcune ricerche nelle quali uomini e donne vengono dapprima sottoposti a prove, in gruppi isolati gli uni dagli altri, e poi insieme, in concorrenza fra di loro. In alcuni casi, quando i gruppi venivano sottoposti alle prove in isolamento, le donne dimostravano palesemente di avere capacità naturali superiori a quelle degli uomini. Eppure quando i due gruppi venivano messi in concorrenza, gli uomini invariabilmente ottenevano voti superiori alle donne. Di nuovo, è il caso di sottolineare che qui non ci si occupa dell'equità di certi episodi, bensì dei loro effetti.
Il punto è che nel mondo del lavoro le donne si troveranno spesso in competizione con gli uomini. Se si assoggettano sempre agli uomini, e non riescono a dare il meglio di sé nella concorrenza con loro, sono di fatto meno utili nel procurare profitti all'imprenditore. Se le donne risultano pari agli uomini nelle prove, ma inferiori ad essi quando si tratta di massimizzare i profitti, allora la legge di pari compenso per pari lavoro si dimostrerà disastrosa, per le donne.
Sarà una calamità perchè gli incentivi per la massimizzazione dei profitti saranno capovolti. Il mercato non eserciterà più una spinta forte e regolare verso il licenziamento degli uomini e l'assunzione delle donne, e i datori di lavoro saranno motivati a licenziare le donne e ad assumere uomini al loro posto. Se essi saranno costretti a pagare a uomini e donne gli stessi compensi, anche se non sono ugualmente produttivi, i profitti aumenteranno solo nella misura in cui i lavoratori prenderanno il posto delle lavoratrici [...]
La possibilità che le donne veramente pari agli uomini in rendimento percepiscano compensi uguali esiste solo nel libero mercato, dei profitti e delle perdite. Solo nella libera impresa esistono incentivi economici per l'assunzione di donne altamente produttive ma sottopogate, per "approfittare" di questa loro condizione e dunque far aumentare i loro compensi. Nel settore pubblico e in quelli privi di scopo di lucro, questi incentivi sono per definizione assenti. Non è dunque un caso, allora, che praticamente tutti i veri abusi a danno delle donne in materia avvengano nel campo statale [...] sono poche le denunce di donne sottopagate nei settori della libera impresa."
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