di Ernesto Screpanti
Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno cambiato le modalità delle lotte di liberazione e reso naturale l’esistenza di diversi partiti comunisti. Ma c’è bisogno di nuove strutture di coordinamento
Chi dice che il comunismo è morto? Ma se abbiamo ben cinque partiti comunisti oggi in Italia! Per contare solo quelli che contano. Quando si parla di crisi del comunismo oggi ci si riferisce allo stato di minorità in cui si trovano le organizzazioni politiche anticapitalistiche in tutti i paesi capitalistici avanzati. Questo stato deriva certamente da alcuni fattori sostanziali, dall’incapacità dei comunisti di mettersi in sintonia con le masse degli oppressi e degli sfruttati, di capirne i problemi reali, di proporre soluzioni fattibili, di elaborare teorie efficaci dell’azione politica. Di tali fattori però non mi occuperò qui. Invece vorrei dire qualcosa su un’altra serie di fattori di carattere, diciamo così, più formale. Credo che parte delle ragioni di quella crisi vada rintracciata nell’incapacità dei comunisti di mettersi all’altezza delle forme di lotta e partecipazione rese possibili dai nuovi media.
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