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    Predefinito Comune e Provincia di Latina comprano CASAPOUND e la sinistra insorge



    Non ci sarà mai lo sgombero di Casapound, anzi da oggi in poi chi a Latina occupa uno stabile potrà sperare nello stesso trattamento avuto dall’organizzazione di destra che due anni fa è entrata nello stabile dell’Enel. Vale a dire l’acquisizione «per fini sociali» da parte di Comune e Provincia. Un protocollo d’intesa è stato firmato nei giorni scorsi, la cifra dell’operazione è ancora da stabilire, in futuro per la gestione dello spazio - nel frattempo adibito anche a ricovero per dei senza casa - sarà pubblicato un bando. Intanto resta tutto così. «Abbiamo evitato lo sgombero che avrebbe comportato problemi - spiega l’assessore provinciale Fabio Bianchi - anche per le famiglie che vivono lì». A dicembre hanno festeggiato due anni. Due anni di occupazione di uno stabile in pieno centro cittadino, di proprietà dell’Enel, di cui nessuno si era più curato. I militanti di destra di Casapound, dopo aver ricevuto il benestare e tanto di attestati di solidarietà e sostegno da amministratori di destra e di sinistra, hanno appeso il tricolore alle finestre e lo hanno reso il loro quartier generale politico, tirandolo a lucido, creando una personale biblioteca, spazi ricreativi e anche camere per dormire ed ospitare famiglie senza alloggio. E salvandosi da ben tre minacce di sgombero, in realtà mai concretizzate, da parte dell’ente proprietario dell’edificio. L’ultima, un mese fa, è stata di nuovo evitata in extremis grazie all’intervento di Comune e Provincia e alle trattative in corso tra le due amministrazioni e l’Enel. La novità è che l’ipotesi di procedere allo sgombero di un’occupazione abusiva dello stabile sembra ormai definitivamente tramontata. Sostituita da un intervento messo in campo dal sindaco e dal presidente della Provincia per l’acquisizione dell’edificio, da destinare, come espressamente indicato, a fini socio culturali e assistenziali. L’intera operazione è suggellata da un protocollo d’intesa fresco di stampa e già siglato dalle due amministrazioni e dall’Enel: la palazzina di viale XVIII dicembre sarà acquistata e la sua proprietà passerà poi al Comune che la destinerà, secondo criteri e modalità da definire, ai fini indicati nel protocollo. Quanto costerà l’operazione è ancora da stabilire, sarà certo una cifra importante, ma per la gestione futura la strada da seguire, come spiega l’assessore ai Servizi sociali della Provincia Fabio Bianchi, sarà con ogni probabilità quella di un bando pubblico rivolto ad associazioni ed enti in grado di gestire la struttura. E rivolto anche agli occupanti di Casapound, che al pari di altri organismi sociali, potranno partecipare e presentare domanda e progetti, ma nelle more della preparazione del bando e dell’iter procedurale che ne segue tutto resta esattamente com’è adesso e il gruppo potrà proseguire la sua attività.
    Nell’ipotesi poi di un frazionamento dello stabile, che apre la strada a una gestione multifunzionale di questo centro sociale, non è detto che i militanti di Casapound, «che hanno dato la loro adesione alle finalità stabilite dal Comune», siano mai costretti a fare la valige. E per sgomberare il campo dal rischio concreto di creare un pericoloso precedente, le istituzioni la spiegano così: «Abbiamo evitato – dice Fabio Bianchi – uno sgombero che non sarebbe stato pacifico e che avrebbe per di più comportato la necessità di contenere il disagio delle famiglie senza casa ospitate nella struttura». Resta il fatto che da questo momento in poi chi occupa uno stabile può almeno sperare nello stesso trattamento.
    Intanto le attività politiche del gruppo proseguono a pieno ritmo. Questo pomeriggio alle 18, nella sede, è prevista la presentazione del dossier sugli scontri del 29 ottobre scorso di Piazza Navona: “Comunisti all’assalto di un sogno generazionale”.

    Il Messaggero

    COMUNICATO STAMPA

    Diritto alla proprietà della casa per ogni italiano, questo è stato lo slogan che ha accompagnato la nostra occupazione, una frase che abbiamo tramutato in concretezza con l’ospitalità all’interno del palazzo di tantissime persone in emergenza abitativa.

    Casapound ha creato all’interno dell’ex palazzo dell’enel un punto di aggregazione giovanile dando vita al suo interno ad una biblioteca, ad una libreria, ad una sala convegni, ad un pub gestito dai giovanissimi, ad una webradio e molte altre attività socio culturali, in piu ospita da oltre un anno il gruppo della Protezione Civile GSP della Regione Lazio.

    Dopo due anni di occupazione, dopo due anni di tentati sgomberi è arrivata finalmente la notizia che aspettavamo da tanto tempo, Comune e Provincia hanno acquistato lo stabile di Viale XVIII Dicembre..

    Una notizia che ci ha colti di sorpresa e che ripaga il duro lavoro svolto in questi anni per alleviare i disagi di moltissimi cittadini di Latina.
    Un primo passo da parte degli amministratori pubblici è stato fatto ma adesso aspettiamo la completa ufficializzazione dell’acquisto per poter dar vita a tutti quei progetti che la precarietà della situazione non ci ha permesso di realizzare.

    L’occupazione di Casapound è nata come soluzione ad un disagio diffuso e non vuole divenire in alcun modo promotrice dell’illegalità, come qualcuno ha faziosamente fatto notare, ma sensibilizzare chi di dovere a prendersi carico e a dare delle risposte concrete alle problematiche che affliggono la nostra città.




    Operazione da 600.000 euro per acquisire lo stabile occupato dal movimento di destra ed evitare lo sgombero
    Casapound “sanato”, è polemica
    Interrogazione di Mansutti: «Così la legge non è uguale per tutti»
    I militanti di Casapound esultano, l’assessore ai servizi sociali Stefano Galetto chiede «quante volte in Italia sono stati aiutati centri sociali di ben altra natura?» e il capogruppo del Pd, Maurizio Mansutti, presenta un’interrogazione. L’acquisizione dello stabile ex Enel occupato due anni fa è al centro di un’aspra polemica. L’esponente del Pd: «Così la legge non è uguale per tutti, creato un pericoloso precedente». L’operazione costerà 600.000 euro.
    Per i militanti politici di Casapound è la notizia che segna un traguardo raggiunto, perché l’occupazione è stata «una soluzione ad un disagio diffuso», che a dire del gruppo nulla ha a che vedere con l’illegalità. L’operazione messa in campo per l’occasione da Provincia e Comune, secondo il movimento di destra, apre così la strada alla realizzazione «di altri progetti che la precarietà della situazione non ha permesso di realizzare». E tanto di sostegno all’attività di Casapound arriva anche dall’assessore ai Servizi sociali del Comune Stefano Galetto, che ribadisce come l’acquisto dell’immobile dell’Enel da parte delle due amministrazioni non abbia in sé nulla di scandaloso. «Vogliamo verificare in tutta Italia – commenta – quante volte i rappresentanti delle istituzioni siano andati in soccorsi di centri sociali di ben altra natura? Qui invece non ci sono mai stati problemi legati a disordini o atti di violenza. Non mi sento di condannare l’occupazione di Casapound. Si tratta di ragazzi che hanno svolto attività di sostegno ai bisognosi, impegnati in un’azione a carattere sociale, anche se realizzata attraverso una provocazione come quella dell’occupazione». Così l’ostacolo dell’invasione illegale di uno stabile privato è aggirato. L’acquisto consentirà di evitare lo sgombero e darà anche il tempo a Casapound di organizzarsi per meglio definire attività e progetti.
    Nel dettaglio, i costi dell’operazione ammontano ad appena 600.000 euro, 400.000 dei quali saranno sostenuti dalla Provincia che concederà poi la proprietà all’amministrazione comunale. La successiva gestione sarà poi affidata, presumibilmente, ad un bando pubblico rivolto al mondo dell’associazionismo con finalità rigorosamente socio- culturali, assistenziali e di aggregazione. Ma per Casapound non è escluso che ci sia una corsia preferenziale. «Immagino che si possa aprire un ragionamento con i ragazzi – dice Galetto – E se si definisce una situazione di irregolarità non vedo perché procedere a uno sgombero».
    Peccato che Casapound non abbia propriamente le caratteristiche di un’associazione di volontariato e che l’operazione non sia lontana dal rischio di creare un precedente, come sottolinea il capogruppo del Pd Maurizio Mansutti. «D’ora in poi chiunque occupa illegalmente un alloggio rischierà, buon per lui, di farla franca, perché ci penseranno Comune e Provincia». Sul caso Mansutti presenta un’interrogazione al sindaco e al presidente del consiglio comunale, chiedendo anche con quali fondi il Comune pensa di provvedere all’acquisto. «Le finalità sociali – prosegue Mansutti – sembrano una foglia di fico: ci sono decine di programmi abitativi fermi nei cassetti del Comune che possono, legittimamente, rispondere al bisogno di case. E come mai poi Zaccheo per avviare l’abbattimento della Svar ha preteso la conferenza dei servizi sull’ordine pubblico e per acquisire la palazzina Enel non ha sentito la stessa necessità? E’ stato invece sufficiente un protocollo, come un contratto tra privati. Due pesi e due misure. La legge, noi pensiamo, è certo lenta, ma uguale per tutti».

    Il Messaggero


    Casapound sulle dichiarazioni di Mansutti

    “Questi toni non ci piacciono. Invitiamo Mansutti ad un pubblico dibattito.”
    Con queste parole Casapound interviene sulla polemica innescata dal capogruppo del PD Maurizio Mansutti dopo la firma del protocollo d’intesa sull’acquisto dello stabile dell’ex Enel da parte del Comune e della Provincia.

    Le parole espresse in questi giorni da Mansutti, pubblicate su un solo quotidiano, ci sembrano polemiche sterili e dettate da puri interessi elettorali. Non volendo entrare in diatribe di partito e tanto meno in contese elettorali, invitiamo il signor Mansutti a partecipare ad un pubblico dibattito e a visitare la struttura di Casapound che evidentemente non ha la minima idea di cosa sia diventata per tante persone in difficoltà o in cerca di spazi aggregativi.

    Il nostro nome non deve essere accostato a nessun partito politico o usato in improbabili amicizie di comodo vista la nostra estraneità a queste logiche e dimostrata da un progetto aperto a tutta la collettività.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da czc81 Visualizza Messaggio


    Non ci sarà mai lo sgombero di Casapound, anzi da oggi in poi chi a Latina occupa uno stabile potrà sperare nello stesso trattamento avuto dall’organizzazione di destra che due anni fa è entrata nello stabile dell’Enel. Vale a dire l’acquisizione «per fini sociali» da parte di Comune e Provincia. Un protocollo d’intesa è stato firmato nei giorni scorsi, la cifra dell’operazione è ancora da stabilire, in futuro per la gestione dello spazio - nel frattempo adibito anche a ricovero per dei senza casa - sarà pubblicato un bando. Intanto resta tutto così. «Abbiamo evitato lo sgombero che avrebbe comportato problemi - spiega l’assessore provinciale Fabio Bianchi - anche per le famiglie che vivono lì». A dicembre hanno festeggiato due anni. Due anni di occupazione di uno stabile in pieno centro cittadino, di proprietà dell’Enel, di cui nessuno si era più curato. I militanti di destra di Casapound, dopo aver ricevuto il benestare e tanto di attestati di solidarietà e sostegno da amministratori di destra e di sinistra, hanno appeso il tricolore alle finestre e lo hanno reso il loro quartier generale politico, tirandolo a lucido, creando una personale biblioteca, spazi ricreativi e anche camere per dormire ed ospitare famiglie senza alloggio. E salvandosi da ben tre minacce di sgombero, in realtà mai concretizzate, da parte dell’ente proprietario dell’edificio. L’ultima, un mese fa, è stata di nuovo evitata in extremis grazie all’intervento di Comune e Provincia e alle trattative in corso tra le due amministrazioni e l’Enel. La novità è che l’ipotesi di procedere allo sgombero di un’occupazione abusiva dello stabile sembra ormai definitivamente tramontata. Sostituita da un intervento messo in campo dal sindaco e dal presidente della Provincia per l’acquisizione dell’edificio, da destinare, come espressamente indicato, a fini socio culturali e assistenziali. L’intera operazione è suggellata da un protocollo d’intesa fresco di stampa e già siglato dalle due amministrazioni e dall’Enel: la palazzina di viale XVIII dicembre sarà acquistata e la sua proprietà passerà poi al Comune che la destinerà, secondo criteri e modalità da definire, ai fini indicati nel protocollo. Quanto costerà l’operazione è ancora da stabilire, sarà certo una cifra importante, ma per la gestione futura la strada da seguire, come spiega l’assessore ai Servizi sociali della Provincia Fabio Bianchi, sarà con ogni probabilità quella di un bando pubblico rivolto ad associazioni ed enti in grado di gestire la struttura. E rivolto anche agli occupanti di Casapound, che al pari di altri organismi sociali, potranno partecipare e presentare domanda e progetti, ma nelle more della preparazione del bando e dell’iter procedurale che ne segue tutto resta esattamente com’è adesso e il gruppo potrà proseguire la sua attività.
    Nell’ipotesi poi di un frazionamento dello stabile, che apre la strada a una gestione multifunzionale di questo centro sociale, non è detto che i militanti di Casapound, «che hanno dato la loro adesione alle finalità stabilite dal Comune», siano mai costretti a fare la valige. E per sgomberare il campo dal rischio concreto di creare un pericoloso precedente, le istituzioni la spiegano così: «Abbiamo evitato – dice Fabio Bianchi – uno sgombero che non sarebbe stato pacifico e che avrebbe per di più comportato la necessità di contenere il disagio delle famiglie senza casa ospitate nella struttura». Resta il fatto che da questo momento in poi chi occupa uno stabile può almeno sperare nello stesso trattamento.
    Intanto le attività politiche del gruppo proseguono a pieno ritmo. Questo pomeriggio alle 18, nella sede, è prevista la presentazione del dossier sugli scontri del 29 ottobre scorso di Piazza Navona: “Comunisti all’assalto di un sogno generazionale”.

    Il Messaggero

    COMUNICATO STAMPA

    Diritto alla proprietà della casa per ogni italiano, questo è stato lo slogan che ha accompagnato la nostra occupazione, una frase che abbiamo tramutato in concretezza con l’ospitalità all’interno del palazzo di tantissime persone in emergenza abitativa.

    Casapound ha creato all’interno dell’ex palazzo dell’enel un punto di aggregazione giovanile dando vita al suo interno ad una biblioteca, ad una libreria, ad una sala convegni, ad un pub gestito dai giovanissimi, ad una webradio e molte altre attività socio culturali, in piu ospita da oltre un anno il gruppo della Protezione Civile GSP della Regione Lazio.

    Dopo due anni di occupazione, dopo due anni di tentati sgomberi è arrivata finalmente la notizia che aspettavamo da tanto tempo, Comune e Provincia hanno acquistato lo stabile di Viale XVIII Dicembre..

    Una notizia che ci ha colti di sorpresa e che ripaga il duro lavoro svolto in questi anni per alleviare i disagi di moltissimi cittadini di Latina.
    Un primo passo da parte degli amministratori pubblici è stato fatto ma adesso aspettiamo la completa ufficializzazione dell’acquisto per poter dar vita a tutti quei progetti che la precarietà della situazione non ci ha permesso di realizzare.

    L’occupazione di Casapound è nata come soluzione ad un disagio diffuso e non vuole divenire in alcun modo promotrice dell’illegalità, come qualcuno ha faziosamente fatto notare, ma sensibilizzare chi di dovere a prendersi carico e a dare delle risposte concrete alle problematiche che affliggono la nostra città.




    Operazione da 600.000 euro per acquisire lo stabile occupato dal movimento di destra ed evitare lo sgombero
    Casapound “sanato”, è polemica
    Interrogazione di Mansutti: «Così la legge non è uguale per tutti»
    I militanti di Casapound esultano, l’assessore ai servizi sociali Stefano Galetto chiede «quante volte in Italia sono stati aiutati centri sociali di ben altra natura?» e il capogruppo del Pd, Maurizio Mansutti, presenta un’interrogazione. L’acquisizione dello stabile ex Enel occupato due anni fa è al centro di un’aspra polemica. L’esponente del Pd: «Così la legge non è uguale per tutti, creato un pericoloso precedente». L’operazione costerà 600.000 euro.
    Per i militanti politici di Casapound è la notizia che segna un traguardo raggiunto, perché l’occupazione è stata «una soluzione ad un disagio diffuso», che a dire del gruppo nulla ha a che vedere con l’illegalità. L’operazione messa in campo per l’occasione da Provincia e Comune, secondo il movimento di destra, apre così la strada alla realizzazione «di altri progetti che la precarietà della situazione non ha permesso di realizzare». E tanto di sostegno all’attività di Casapound arriva anche dall’assessore ai Servizi sociali del Comune Stefano Galetto, che ribadisce come l’acquisto dell’immobile dell’Enel da parte delle due amministrazioni non abbia in sé nulla di scandaloso. «Vogliamo verificare in tutta Italia – commenta – quante volte i rappresentanti delle istituzioni siano andati in soccorsi di centri sociali di ben altra natura? Qui invece non ci sono mai stati problemi legati a disordini o atti di violenza. Non mi sento di condannare l’occupazione di Casapound. Si tratta di ragazzi che hanno svolto attività di sostegno ai bisognosi, impegnati in un’azione a carattere sociale, anche se realizzata attraverso una provocazione come quella dell’occupazione». Così l’ostacolo dell’invasione illegale di uno stabile privato è aggirato. L’acquisto consentirà di evitare lo sgombero e darà anche il tempo a Casapound di organizzarsi per meglio definire attività e progetti.
    Nel dettaglio, i costi dell’operazione ammontano ad appena 600.000 euro, 400.000 dei quali saranno sostenuti dalla Provincia che concederà poi la proprietà all’amministrazione comunale. La successiva gestione sarà poi affidata, presumibilmente, ad un bando pubblico rivolto al mondo dell’associazionismo con finalità rigorosamente socio- culturali, assistenziali e di aggregazione. Ma per Casapound non è escluso che ci sia una corsia preferenziale. «Immagino che si possa aprire un ragionamento con i ragazzi – dice Galetto – E se si definisce una situazione di irregolarità non vedo perché procedere a uno sgombero».
    Peccato che Casapound non abbia propriamente le caratteristiche di un’associazione di volontariato e che l’operazione non sia lontana dal rischio di creare un precedente, come sottolinea il capogruppo del Pd Maurizio Mansutti. «D’ora in poi chiunque occupa illegalmente un alloggio rischierà, buon per lui, di farla franca, perché ci penseranno Comune e Provincia». Sul caso Mansutti presenta un’interrogazione al sindaco e al presidente del consiglio comunale, chiedendo anche con quali fondi il Comune pensa di provvedere all’acquisto. «Le finalità sociali – prosegue Mansutti – sembrano una foglia di fico: ci sono decine di programmi abitativi fermi nei cassetti del Comune che possono, legittimamente, rispondere al bisogno di case. E come mai poi Zaccheo per avviare l’abbattimento della Svar ha preteso la conferenza dei servizi sull’ordine pubblico e per acquisire la palazzina Enel non ha sentito la stessa necessità? E’ stato invece sufficiente un protocollo, come un contratto tra privati. Due pesi e due misure. La legge, noi pensiamo, è certo lenta, ma uguale per tutti».

    Il Messaggero


    Casapound sulle dichiarazioni di Mansutti

    “Questi toni non ci piacciono. Invitiamo Mansutti ad un pubblico dibattito.”
    Con queste parole Casapound interviene sulla polemica innescata dal capogruppo del PD Maurizio Mansutti dopo la firma del protocollo d’intesa sull’acquisto dello stabile dell’ex Enel da parte del Comune e della Provincia.

    Le parole espresse in questi giorni da Mansutti, pubblicate su un solo quotidiano, ci sembrano polemiche sterili e dettate da puri interessi elettorali. Non volendo entrare in diatribe di partito e tanto meno in contese elettorali, invitiamo il signor Mansutti a partecipare ad un pubblico dibattito e a visitare la struttura di Casapound che evidentemente non ha la minima idea di cosa sia diventata per tante persone in difficoltà o in cerca di spazi aggregativi.

    Il nostro nome non deve essere accostato a nessun partito politico o usato in improbabili amicizie di comodo vista la nostra estraneità a queste logiche e dimostrata da un progetto aperto a tutta la collettività.

    IN GAMBA ED A PRESTO SALUTI

  3. #3
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    Con Veltroni Attak era protetta e finanziata dal Comune e Nunzio D'Erme era consulente per il disagio abitativo. Per la Sinistra vi sono occupazioni buone (rosse) e sbagliate (tricolori). Sono i soliti ipocriti

 

 

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