
Originariamente Scritto da
Defender
Ora, non so voi, ma comincio a ricredermi sull'omicidio di Lino Sabbadin.
Sappiamo tutti che Sabbadin era un militante del Movimento Sociale Italiano e sappiamo anche che l'MSI era colluso con i servizi segreti, la CIA, l'Opus Dei, le FFAA, le FFOO.
Sono fatti, non congetture e supposizioni.
Sappiamo anche che Battisti era un combattente dei Proletari Armati per il Comunismo, un sincero nemico del sistema, sistema impersonato alla perfezione da Sabbadin.
Ora, consideriamo le figure di Battisti e di Sabbadin.
Cesare Battisti, un duro soldato politico, non ha nemmeno potuto completare l'istruzione media superiore (liceo classico). Ha sentito spirare la lotta contro il sistema e contro le classi determinate unicamente dal denaro e ha imbracciato le armi.
Del tutto differente la posizione di Lino Sabbadin: un tranquillo borghese, un cosiddetto "microimprenditore" della borghesia metà democristiana e metà (non necessariamente l'altra metà) composta da evasori fiscali, del profondo Veneto-DC. Probabilmente ha completato gli studi all'istituto tecnico-professionale e, magari aiutato dai risparmi di ugualmente borghese provenienza, ha messo su un'attività capitalistica.
Anzi, c'è pure il fatto, probabilmente occultato dal sistema, che a finanziarlo fosse stata la Banca Popolare Veneta e tutti quanti sappiamo bene di che origine fosse la Banca Popolare Veneta.
Ricapitolando: Missino, in una regione profondamente democristiana (e già questo, ricordando l'episodio di Graziani, basterebbe a porre sull'avviso), borghesotto, padre di famiglia (e quindi logicamente controrivoluzionario, financo reazionario tout court).
Questi sono fatti.
Battisti ha intrapreso una guerra contro il sistema americano d'occupazione e di governo sionista; Sabbadin era tutto ciò a cui il nemico del sistema Battisti si opponeva.
Era dunque sbagliato giustiziarlo?
Era forse un errore portare la giustizia del popolo sulla borghesia predatrice e parassitaria?