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  1. #1
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    Talking Niccolai ... e un Juventus - Casteddu del 1970 ...

    Niccolai ... quante volte l'avrò sentito da babbo , definito "l'incubo di Albertosi" ... oppure che , quando giocava Niccolai , il Cagliari iniziava le partite in svantaggio di un gol ...

    Niccolai segnò un autogol CLAMOROSO , ma splendido , nell ' anno del nostro scudo , e in una tesissima trasferta a Torino contro i piccioti bianconeri ...
    sul web quell' autogol viene "celebrato" ...

    in onore di questa Juventus - Cagliari , mi sembra carino ricordare quel fantastico autogol ...

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  2. #2
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    Niccolai, artista dell'autogol


    Difensore del Cagliari dello scudetto, maestro dell'autorete: "Ma quella più bella l'ho mancata. Una volta tirai bene, ma Brugnera s'improvvisò portiere e "parò" il tirò. Lo Bello fischiò il rigore..."




    Una delle auotoreti celebri di Niccolai: qui impegnato contro la Juventus. Olympia



    MILANO, 10 marzo 2007 - Non bastavano le statistiche, anche Ligabue ha sottolineato il fatto dentro una canzone ("A che ora è la fine del mondo?") che è poi una cover dei Rem: «Ferri batte il record di autogol», strillava anni fa il Liga noto interista e ammiratore di Riccardo Ferri, ex difensore nerazzurro con tendenze masochiste. Ferri primeggia per autoreti in serie A — 8 ne mise assieme tra il 1982 e il '94 —, ma nell’immaginario degli italiani over 40 il signor autogol rimane Comunardo Niccolai, lo stopper del Cagliari dello scudetto '70, che si fece male da solo per sei volte, cinque in A e una in coppa Campioni, tra il '68 e il '76. Niccolai è diventato un modo di dire, un'unità di misura del "tafazzismo". L'ultima crisi di governo è stata così commentata da Francesco Storace di An: «D'Alema ha fatto un autogol alla Niccolai».


    RIVOLUZIONI - Il Cagliari del '70 era forte e brillava per originalità anagrafica. Il regista faceva Greatti di cognome e Ricciotti (????) di nome. Poi c’era lui, Niccolai, battezzato Comunardo dal padre antifascista ed ex portiere del Livorno. Comunardo in onore della rivoluzione francese di fine Settecento e della Comune di Parigi vera e propria, istituzione proletaria che governò per poche settimane nella primavera del 1871. Niccolai veste con disinvoltura il nome da ribelle: "C’è chi mi chiama Comu e chi Nicco".


    ERRORI - Sei autoreti, si è detto. La più clamorosa a Torino contro la Juve nell’anno dello scudetto, 15 marzo 1970. Una bella foto la immortala: Niccolai di testa anticipa il portiere Albertosi, già con le braccia pronte alla presa, e infila la propria rete. Gigi Riva con una doppietta rimise le cose a posto, Juve-Cagliari 2-2. "L’autogol più bello — racconta Niccolai — resta quello che non realizzai. Successe a Catanzaro nel 1972, arbitro Lo Bello. Al 90' sentii un fischio e pensai: "E' un fallo oppure la gara è finita". Calciai forte con l’intenzione di scaraventare il pallone in curva. Ne venne fuori un tiro, "parato" da Brugnera (giocatore del Cagliari, ndr). Lo Bello decretò il rigore e noi subimmo il 2-2".


    LIBRI - L’anno scorso Zonza Editori di Cagliari ha pubblicato "Niccolai in mondovisione", libro di Bepi Vigna (111 pagine, 6 euro e 90). Il titolo rimanda alla famosa frase pronunciata da Manlio Scopigno, allenatore del Cagliari ’70, allorché arrivò la notizia che Comunardo era stato convocato per il Mondiale ’70 in Messico: "Tutto mi sarei aspettato meno che vedere Niccolai in mondovisione". Niccolai via satellite durò poco più di mezz’ora: "Mi feci male subito, nella prima partita contro la Svezia, al 37' venni sostituito da Rosato e non rientrai più. Distorsione a un caviglia, dopo contrasto con Kindvall. Avevo le caviglie ballerine e le fasciavo sempre, quel giorno non lo feci e addio coppa Rimet. Però Scopigno mi voleva bene e parlava di me con affetto". Nel libro di cui sopra, l’autore scrive: "Niccolai era un artista dell’autorete. Qualcuno ha provato a spiegare certe malefiche traiettorie dei suoi colpi di testa come un effetto determinato dalla particolare piega dei radi capelli".


    Sebastiano Vernazza
    http://www.gazzetta.it/Calcio/Altro_...niccolai.shtml

  3. #3
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    La cronaca di quella partita :


    Quando Juventus-Cagliari
    decideva il campionato


    Nel marzo 1970 fu la sfida di Torino a spianare la strada al primo scudetto dei rossoblù sardi. Dal "bel gol" (per Scopigno) di Niccolai nella sua porta alle lacrime di Albertosi per un rigore parato ma fatto ripetere da Lo Bello. Fino al pari definitivo dal dischetto di Riva, con Anzolin che per un soffio non ci arriva...


    Il celebre autogol del difensore rossoblù Comunardo Niccolai, che di testa anticipa Albertosi e insacca nella propria porta




    MILANO, 30 gennaio 2009 - Ci sono partite che hanno mille storie, altre che vengono ricordate soprattutto perché cambiano la storia. Juventus-Cagliari del 15 marzo 1970 appartiene a questa seconda categoria. È la partita che per il Cagliari vuol dire scudetto, anche se si dovranno ancora disputare sei giornate.


    STAVOLTA SI’ - Il Cagliari era già andato vicino alla conquista del titolo nella stagione precedente (1968-69) finendo al secondo posto alle spalle della Fiorentina. La cessione di Boninsegna all’Inter fa arrivare in Sardegna Domenghini, Gori e Poli. L’allenatore Scopigno era tornato sulla panchina del Cagliari nel ‘68 dopo che era stato esonerato ed era rimasto fermo un anno: la nuova dirigenza della squadra sarda non aveva avuto dubbi e lo aveva richiamato. Stagione1969-70, il Cagliari parte forte. Riva aveva vinto nella precedente stagione il titolo di capocannoniere con 21 gol segna che è un piacere: si ripeterà con lo stesso numero di reti.


    DUELLO CON LA JUVE - Il Cagliari in quella stagione perderà soltanto due partite: a Palermo e a Milano con l’Inter alla sesta del girone di ritorno. Che era cominciato male con l’infortunio del libero Tomasini. Scopigno inventa Cera libero: il centrocampista risponde alla grande e sarà uno dei punti di forza dell’Italia al Mondiale in Messico. La sconfitta di Milano con gol dell’ex Boninsegna riduce a uno il punto di vantaggio sulla Juve. Scopigno passerà alla storia non soltanto per lo scudetto del Cagliari ma anche per le sue battute. "La Juve a punto ? Bene, con un punto in più, se non cambiano il regolamento, lo scudetto lo vincerà il Cagliari".


    LA SFIDA DECISIVA - Nona di ritorno, il Cagliari si presenta a Torino con due punti di vantaggio sulla Juventus. Al Comunale ci sono settantamila spettatori, è record d’incasso. Lo stadio è pieno di bandiere rossoblù: gli emigrati sardi arrivano dal nord Italia, dalla Svizzera, dalla Francia, dalla Germania. La Juve passa in vantaggio al 28’ del primo tempo: Furino crossa dalla destra, gli attaccanti bianconeri sono lontani, Niccolai anticipa di testa Albertosi: autorete. Raccontano che Scopigno flemmatico abbia commentato in panchina: "Bel gol". Il pari allo scadere del primo tempo con una prodezza di Riva, che colpisce di testa tra palo e Anzolin.


    ALBERTOSI PIANGE - Al 25’ della ripresa Lo Bello concede un rigore alla Juve. Protesta il Cagliari, ma non è finita. Haller va sul dischetto, calcia e Albertosi para. Tutto il Cagliari ad abbracciarlo, ma Lo Bello è inflessibile: il rigore va ripetuto, il portiere si è mosso in anticipo. E il duro Albertosi scoppia a piangere. Haller si avvicina e gli sussurra: "Perché piangi, tanto lo fa ripetere lo stesso?". E Vieri, mezzala della Juve e papà di Bobo oggi all’Atalanta: "Allegro, Rick, che tanto lo sbagliano di nuovo". E invece no. Stavolta Anastasi segna: in questo momento Juve e Cagliari sono appaiate in testa alla classifica. Riva è furibondo, insegue Lo Bello che gli risponde: "Pensi a correre, pensi a giocare".


    ALTRO RIGORE - 37’ della ripresa, punizione per il Cagliari, spiovente di Nenè per Riva. Lo Bello fischia: è rigore. I difensori della Juve giurano di non aver toccato Riva, ma l’arbitro spiega che c’è stata una trattenuta su Martiradonna. Riva va sul dischetto, il tiro è debole, Anzolin per poco non lo para. Gol, 2-2, è un pareggio che vale lo scudetto. Ultimi minuti di partita, Cera si avvicina alla panchina del Cagliari e chiede: "Mister, quanto manca?". E Scopigno fumando l’ennesima sigaretta: "A che cosa?". Gianni Brera nelle sue pagelle dà 8 a Lo Bello. "Ora più che mai –scriveva- Lo Bello può affermare : il campionato sono me". E lo definisce mattatore, sostenendo che le decisioni dell’arbitro siracusano erano tutte giuste.


    LO SCUDETTO - La Juve crollerà nel finale di campionato, perderà a Firenze nella domenica successiva e finirà terza a sette punti dal Cagliari che vincerà il suo primo e unico scudetto con quattro punti di vantaggio sull’Inter. Sei rossoblù campioni d’Italia verranno convocati per il Mondiale in Messico: Albertosi, Niccolai, Cera, Domenghini, Riva e Gori. Celebre la battuta di Scopigno: "Tutto mi sarei aspettato nella vita, fuorchè vedere Niccolai via satellite". "Lo scudetto del Cagliari –scrisse Gianni Brera – rappresentò il vero ingresso della Sardegna in Italia. Fu l’evento che sancì l’inserimento definitivo della Sardegna nel costume italico". Il grande giornalista seguì con passione le imprese del Cagliari. A Natale ricevette una cartolina di auguri da Graziano Mesina, il celebre bandito allora latitante. La leggenda racconta che nelle partite casalinghe del Cagliari, mimetizzato tra la folla, ci fosse anche Grazianeddu che poi tornava alla sua latitanza. Questa la leggenda. Ma è vero che alcuni latitanti di minor spessore sono stati arrestati dopo aver assistito ad una partita del Cagliari all’Amsicora. Potenza di uno scudetto.



    Giuseppe Bagnati
    http://www.gazzetta.it/Calcio/SerieA...ibagnati.shtml

 

 

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