
Originariamente Scritto da
mustang
Roma. E’ come l’antico Sarchiapone televisivo, questo congresso del Pd. Da mesi, dall’anno scorso, addirittura da dopo la sconfitta elettorale, tutti a discuterne, capi e sottocapi: lo facciamo subito, lo facciamo dopo, lo facciamo a metà strada, vediamo come vanno le europee.
“Il congresso! Il congresso!”, salta su quotidianamente qualcuno.
Pareva che il problema fosse solo farlo, questo fantomatico congresso.
Poi, sul Corriere della Sera, appare un’intervista a Salvatore Vassallo, definito “il padre dello statuto del Pd”.
Insomma: uno informato sui fatti.
E che dice, Vassallo?
“Il congresso? Non è previsto nessun congresso: questa parola nello statuto non c’è”.
Ohibò: hanno fatto un partito e si sono dimenticati del congresso?
Ieri, nel Transatlantico di Montecitorio, molti parlamentari democratici avevano l’espressione stralunata davanti a una simile novità: o lo statuto lo avevano letto in pochi, o a tutti era sfuggito il particolare.
Due importanti dirigenti dell’ex Margherita provano a fronteggiare la situazione: “Beh, gli statuti possono sempre essere integrati… Se c’è l’esigenza…”. Pausa.
Poi, sbotto simultaneo: “Il problema di Vassallo è un eccesso di ipersensibilità cavillesca!”.
Sull’altra sponda democratica, nel senso degli ex diessini, ecco un autorevolissimo dalemiano.
Storce il muso, alza la faccia al cielo, chiede pure lui di non essere citato, e concede: “Sono degli incapaci, il problema è tutto qui”.
Non che sia un tema secondario, questo del congresso, ovviamente.
E neanche un tema tenuto finora al di fuori delle dispute interne a Largo del
Nazareno.
Se Veltroni minacciò il congresso anticipato subito dopo la sconfitta a Roma
(sostenuto da Bettini e da Letta), di un congresso dopo le europee ha parlato il dalemiano Latorre, il democristiano Fioroni aveva a novembre fatto sapere di preferire i tempi più lunghi – “i sì devono essere sì, i no devono essere no” – così da creare il clima per vincere amministrative ed europee,
“e arrivare alla scadenza naturale del congresso”.
Secondo Marco Follini “il congresso nel Pd è già cominciato”, e sempre nell’autunno scorso il veltroniano Giorgio Tonini aveva ottimistiche aspettative: “O trasformiamo la conferenza programmatica di gennaio in una cosa seria oppure meglio un congresso anticipato”.
E Bettini, mentore di Veltroni: “Dobbiamo anticipare il congresso, non è possibile aspettare le europee”.
Meno frettoloso, già a luglio dell’anno scorso appariva Pierluigi Bersani:
“Vorrei che il primo congresso del Pd avvenisse pienamente dentro le regole statutarie… E’ bene che il congresso si tenga nel 2009”.
“Il congresso nell’autunno del 2009”, disse pure Fassino.
E D’Alema ha chiarito di non avere al momento smanie congressuali:
“Abbiamo stabilito che il congresso si farà dopo le elezioni europee”.
E adesso, manco nello statuto è previsto, tanto dibattuto argomento?
“Lo statuto nostro è bizantino”, allarga le braccia Ermete Realacci.
Ed Enzo Carra: “Se non si farà il congresso si farà un’altra cosa…”.
Vassallo, in verità, spiega anche come avverrà l’elezione del segretario: in due turni, prima votano gli iscritti, poi i tre candidati con più preferenze saranno sottoposti al voto degli elettori.
Per ora, c’è in giro l’Assemblea costituente, che però dal giugno dell’anno
scorso non dà più notizie di sé.
E inevitabilmente trionfano caminetti e strutture di vertice un po’ indefinite. Non un partito classico, il Pd, ma che non avesse previsto manco il congresso nello statuto…
Fa la faccia incuriosita il dalemiano Marco Minniti:
“Scriva: sono rimasto anch’io sorpreso…”.
su
www.ilfoglio.it di oggi
saluti