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    Predefinito Comunità Stati Indipendenti

    Apro questo thread di indagine sulla CSI, ho impostato la situazione attuale per ogni paese in modo sintetico, chiedo agli utenti di Von Clausewitz di integrarla ed eventualmente correggerla se ho scritto qualcosa di sbagliato.

  2. #2
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    COMUNITA’ STATI INDIPENDENTI

    Armenia: indipendente dal settembre 1991, ha avuto un conflitto con l’Azerbaijan per il controllo dell’enclave armena in territorio azero di Nagorno-Karabakh terminato vittoriosamente nel maggio del 1994. Il Presidente attuale è Serge Sargsian; a parte la Turchia (con cui rimane in pessimi rapporti dopo la vicenda del genocidio dei cristiano-armeni) e i nemici azeri l’Armenia pare avere buone relazioni sia con l’Occidente che con la Russia. Ha infatti aderito a programmi di partenariato con la NATO, ma ha anche una basa a Gyumri dell’esercito russo.

    Azerbaijan: indipendente dall’ottobre 1991, ha subìto una sonora sconfitta nella guerra contro l’Armenia per il controllo dell’enclave armena di Nagorno-Karabakh, perdendo una buona parte del suo territorio. Governata dal 1993 dalla famiglia Aliyev (fino al 2003 da Heydar, ed ora dal figlio Ilham), ha dei giacimenti di petrolio cruciali. Al centro dell’attenzione nelle guerre cecena per il passaggio degli oleodotti Baku-Novorosskji prima e per quello Baku-Tbilisi-Ceyhan ora, che in linea teorica consentono il transito dell’oro nero verso l’Europa bypassando il territorio russo. Molto più vicino agli Americani.

    Bielorussia: indipendente dal luglio 1990, è governata dal Presidente Lukashenko che negli anni scorsi caldeggiava una riunificazione con la Russia (essendo il suo stato dipendente totalmente dall’aquila bicipite). Nemico degli U$A e amico del Premier russo Vladimir Putin, sullo scacchiere internazionale si colloca nettamente come un filo-russo.

    Kazakistan: indipendente dall’ottobre 1990, governata sin da quel momento dal Presidente Nazarbayev. Le immense risorse minerarie di questo paese fanno gola alle grandi potenze, e Nazarbayev in tutti questi anni ha intrattenuto rapporti stretti con la Russia (vedi l’oleodotto cruciale CPC, Caspian Pipeline Consortium e la quadruplicazione del gasdotto Prikaaspiski che porta il gas turkmeno in Russia) ma anche con l’Occidente, vedi l’impegno di rifornire l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e soprattutto il futuro gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum che potrebbe collegarsi ad un altro gasdotto ancora più importante: il Nabucco. Questi ultimi due progetti sono incoraggiati a gran voce dagli Stati Uniti. Inoltre il giacimento di petrolio di Kashagan ha attirato in questo paese anche altri colossi energetici (es. ENI) che tramite le buone relazioni del governo italiano con Nazarbayev possono operare. Il Presidente kazako inoltre si è accattivato la simpatia USA grazie ai suoi sforzi nella lotta al terrorismo islamico negli anni ’90 e soprattutto attualmente in chiave anti-iraniana.

    Kirghizistan: indipendente dall’agosto 1991, presiduta da Bakiyev dopo una lunga parentesi targata Akayev terminata con la “rivoluzione dei tulipani” nel 2005 appoggiata dagli USA, in funzione anti-islamica. Da quando però Bakiyev si è sbarazzato dell’opposizione musulmana, ha imposto agli Stati Uniti di lasciare la propria base, vitale per la guerra in Afghanistan (dando un limite massimo di sei mesi nel 2009), permettendo alla Russia di Putin di tornare ad essere la potenza dominante e “tutrice” del Kirghizistan. E’ l’ex fortezza atomica dell’URSS, molto uranio veniva estratto dal territorio kirghiso.

    Moldavia: indipendente dall’agosto 1991, la sua politica estera è stata impostata verso l’Occidente, ma le recenti affermazioni dei post-sovietici filo-russi (l’ultima nelle elezioni del 2005 vinte dal Presidente Voronin) stanno facendo cambiare rotta al Paese, anche se fa parte comunque del Consiglio d’Europa e dei programmi NATO.

    Tagikistan: indipendente dal settembre 1991, ha avuto una guerra civile con il partito islamico terminata nel 1997 con la vittoria del Presidente Rahmonov; le conseguenze però sono state nefaste, pulizia etnica ed immigrazione forzata hanno portato questo paese ad essere uno degli ultimi dell’ex URSS. E’ una delle repubbliche più fortemente legate alla Russia, da cui dipende economicamente.

    Uzbekistan: indipendente dal settembre 1991, ha avuto diversi problemi anche in tempi recenti di ordine interno dovuti alla presenza di terroristi islamici. Il Presidente Karimov per avere mano libera ha permesso agli U$A di installare basi per la loro guerra contro l’Afghanistan, per poi mandarli via anni dopo e richiamarli ad inizio 2008. Questo paese è sicuramente fra quelli che vorrebbero staccarsi dall’orbita russa nonostante i rapporti abbastanza buoni con il Premier Putin, ne è la prova il fatto che Karimov ha offerto la disponibilità per trasportare le immense riserve di gas uzbeko verso il futuro gasdotto Nabucco.

    Turkmenistan: indipendente dall’ottobre 1991, da sempre presieduto da Nyazow fino alla sua misteriosa morte nel 2006 (si dice per avvelenamento). L’attuale Presidente è Berdimuhammedow, che nonostante sia legato da contratti energetici alla Russia (vedi gasdotto Prikaaspiski con tutti gli accordi di fornitura a Gazprom) si è avvicinato agli U$A e all’Occidente rendendosi disponibile per il progetto Nabucco. Le relazioni con la Russia si sono raffreddate.

    Ucraina: indipendente dall’agosto 1991, è da molto tempo ormai un territorio conteso dagli Americani che vorrebbero installarvi basi NATO, e i Russi che ovviamente vorrebbero farlo rientrare nella loro area di egemonia. Il Presidente attuale è Yushenko, figura molto debole che rischia di essere spazzata via nelle prossime elezioni. I favoriti sono essenzialmente due politici, il filo-russo Yanukovich e la Timoshenko, personaggio inizialmente filo-occidentale ed ora abbastanza ambiguo. La rivoluzione arancione targata Yushenko (appoggiata dall’Occidente) non ha portato i risultati auspicati, e l’ultima crisi del gas potrebbe dar maggior impulso ai filo-russi.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da MaxRed Visualizza Messaggio
    COMUNITA’ STATI INDIPENDENTI

    Armenia: indipendente dal settembre 1991, ha avuto un conflitto con l’Azerbaijan per il controllo dell’enclave armena in territorio azero di Nagorno-Karabakh terminato vittoriosamente nel maggio del 1994. Il Presidente attuale è Serge Sargsian; a parte la Turchia (con cui rimane in pessimi rapporti dopo la vicenda del genocidio dei cristiano-armeni) e i nemici azeri l’Armenia pare avere buone relazioni sia con l’Occidente che con la Russia. Ha infatti aderito a programmi di partenariato con la NATO, ma ha anche una basa a Gyumri dell’esercito russo.

    Azerbaijan: indipendente dall’ottobre 1991, ha subìto una sonora sconfitta nella guerra contro l’Armenia per il controllo dell’enclave armena di Nagorno-Karabakh, perdendo una buona parte del suo territorio. Governata dal 1993 dalla famiglia Aliyev (fino al 2003 da Heydar, ed ora dal figlio Ilham), ha dei giacimenti di petrolio cruciali. Al centro dell’attenzione nelle guerre cecena per il passaggio degli oleodotti Baku-Novorosskji prima e per quello Baku-Tbilisi-Ceyhan ora, che in linea teorica consentono il transito dell’oro nero verso l’Europa bypassando il territorio russo. Molto più vicino agli Americani.



    Tagikistan: indipendente dal settembre 1991, ha avuto una guerra civile con il partito islamico terminata nel 1997 con la vittoria del Presidente Rahmonov; le conseguenze però sono state nefaste, pulizia etnica ed immigrazione forzata hanno portato questo paese ad essere uno degli ultimi dell’ex URSS. E’ una delle repubbliche più fortemente legate alla Russia, da cui dipende economicamente.

    Uzbekistan: indipendente dal settembre 1991, ha avuto diversi problemi anche in tempi recenti di ordine interno dovuti alla presenza di terroristi islamici. Il Presidente Karimov per avere mano libera ha permesso agli U$A di installare basi per la loro guerra contro l’Afghanistan, per poi mandarli via anni dopo e richiamarli ad inizio 2008. Questo paese è sicuramente fra quelli che vorrebbero staccarsi dall’orbita russa nonostante i rapporti abbastanza buoni con il Premier Putin, ne è la prova il fatto che Karimov ha offerto la disponibilità per trasportare le immense riserve di gas uzbeko verso il futuro gasdotto Nabucco.

    Turkmenistan: indipendente dall’ottobre 1991, da sempre presieduto da Nyazow fino alla sua misteriosa morte nel 2006 (si dice per avvelenamento). L’attuale Presidente è Berdimuhammedow, che nonostante sia legato da contratti energetici alla Russia (vedi gasdotto Prikaaspiski con tutti gli accordi di fornitura a Gazprom) si è avvicinato agli U$A e all’Occidente rendendosi disponibile per il progetto Nabucco. Le relazioni con la Russia si sono raffreddate.

    Il conflitto del Karabakh lo si può ritenere senza vincitori e ne vinti (a parte il massacro di Khojaly ordinato dai russi al rifiuto di Alyev padre di aderire alla Csi stessa).E un territorio che a parte i traffici illeciti rappresenta una palla al piede per la malmessa madrepatria armena (e per i russi e le lobbies armene che la sovvenzionano), a differenza di un Azerbaijan dai ritmi di crescita elevati e da una capitale ricca come Baku.Autonomia del Karabakh dall'Azerbaijan sancita prima dell'indipendenza da Gorbaciov stesso, che nulla fece dinanzi a tale autoproclamazione (dietro i pogrom reciproci come il cherny janva di Baku si celava non solo la fragilità della perestrojka, ma il ritorno organizzato da dietro le quinte da Alyev stesso, messo alle strette per corruzione da Gorbaciov).I negoziati sono ancora in una fase di stallo.E cè anche il Nahicevan in mano azera.
    Il Tajikistan riceve non pochi finanziamenti in infrastrutture dall'Iran e dalla Turchia.Più che la Russia a fare Pil sono i salari degli immigrati.E a formare le classi dirigenti ci pensa la fondazione Soros (gli unici a sborsare per far studiare i cervelli all'estero).
    In Uzbekistan non vi è stato alcun ritorno americano: la base di Termez è stata smantellata da tempo (e i bordelli in quell'area come a Tashkent hanno visto ridursi il giro d'affari in poco tempo).
    In tutti questi paesi (e vale specie per il Turkmenistan) non esiste lo schema Usa/Russia: trattano con chiunque, specie il Turkmenistan e l'Uzbekistan.Del resto non si va a preferenza o a superiorità morale o ideologica, ma quanto Mosca o Washington sia disposta a sborsare (con gli uzbeki questo tira e molla va avanti praticamente dal 2006)I kazakhi furono i primi ad introdurre nell'ex Urss una compagnia straniera come la Chevron.
    La base in Kirghizia (a mio parere la più disastrata delle ex repubbliche assieme al Tajikistan) dubito che la smantelleranno, in quanto gli frutta 190 milioni di dollari all'anno...Dipende sempre da cosa i russi daranno in cambio.

  4. #4
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    Rispondo su quelli in cui vivo e lavoro:






    Bielorussia: indipendente dal luglio 1990, è governata dal Presidente Lukashenko che negli anni scorsi caldeggiava una riunificazione con la Russia (essendo il suo stato dipendente totalmente dall’aquila bicipite). Nemico degli U$A e amico del Premier russo Vladimir Putin, sullo scacchiere internazionale si colloca nettamente come un filo-russo.

    L'unione russo-bielorussa (denominazione ufficiale: Stati Uniti di Russia-Belarus) forse poteva decollare con Eltsin. In realtà l'opinione pubblica in maggioranza (55%) vorrebbe un'unificazione totale, ma i governanti sono molto ambigui: cercano di trarre il massimo utile e di dare il meno possibile.
    Il paese dipende al 100% dalla Russia (energia) e la Russia assorbe l'80% della produzione (industria leggera, trasformazione, agricoltura, ecc).
    Putin non ha mai amato Lukashenko e talvolta lo ha anche snobbato pubblicamente (alla parata del 9 maggio 2005 improvvismanete Batka rientrò a Minsk dietro richiesta del presidente russo a sua volta sollecitato da Bush).
    Periodicamente fa mosse verso l'occidente, ma finalizzate a portare a casa. In questi giorni (il mio ufficio si trova proprio di fronte alla residenza ufficiale) è un via vai di delegazioni OCSE, C.E., PACE e chi più ne ha più ne metta. Questo perchè ha appena portato a casa prestiti internazionali (FMI ecc.) e deve far vedere qualcosa all'occidente. Proprio in queste giornate ha aperto anche un dialogo con le forze di opposizione (invitando anche il suo concorrente alle precedenti elezioni)


    Kazakistan: indipendente dall’ottobre 1990, governata sin da quel momento dal Presidente Nazarbayev. Le immense risorse minerarie di questo paese fanno gola alle grandi potenze, e Nazarbayev in tutti questi anni ha intrattenuto rapporti stretti con la Russia (vedi l’oleodotto cruciale CPC, Caspian Pipeline Consortium e la quadruplicazione del gasdotto Prikaaspiski che porta il gas turkmeno in Russia) ma anche con l’Occidente, vedi l’impegno di rifornire l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e soprattutto il futuro gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum che potrebbe collegarsi ad un altro gasdotto ancora più importante: il Nabucco. Questi ultimi due progetti sono incoraggiati a gran voce dagli Stati Uniti. Inoltre il giacimento di petrolio di Kashagan ha attirato in questo paese anche altri colossi energetici (es. ENI) che tramite le buone relazioni del governo italiano con Nazarbayev possono operare. Il Presidente kazako inoltre si è accattivato la simpatia USA grazie ai suoi sforzi nella lotta al terrorismo islamico negli anni ’90 e soprattutto attualmente in chiave anti-iraniana.

    Perfetto. Il paese in realtà è un feudo del clan Nazarbayev. Il suo colpo maestro fu la visita del Papa che lo sdoganò definitivamente (inoltre, i cattolici sono - con quasi 500 mila fedeli - la seconda religione dopo l'Islam, e il sorpasso sugli ortodossi non credo dispiaccia a Nursultan).
    E' quello che sta meglio affrontando la crisi, anche perchè a differenza della Russia il Kazakhstan ha creato grosse riserve valutarie per i momenti di emergenza. Altro punto a favore, dopo una fase iniziale di nazionalismo (che aveva provocato la fuga di molti quadri , operai specializzati ecc. russi, tedeschi della Volga ecc.) ha frenato gli eccessi. La corruzione è comunque superiore ai livelli russi (e molto più sfacciata).

    Kirghizistan: indipendente dall’agosto 1991, presiduta da Bakiyev dopo una lunga parentesi targata Akayev terminata con la “rivoluzione dei tulipani” nel 2005 appoggiata dagli USA, in funzione anti-islamica. Da quando però Bakiyev si è sbarazzato dell’opposizione musulmana, ha imposto agli Stati Uniti di lasciare la propria base, vitale per la guerra in Afghanistan (dando un limite massimo di sei mesi nel 2009), permettendo alla Russia di Putin di tornare ad essere la potenza dominante e “tutrice” del Kirghizistan. E’ l’ex fortezza atomica dell’URSS, molto uranio veniva estratto dal territorio kirghiso.

    Moldavia: indipendente dall’agosto 1991, la sua politica estera è stata impostata verso l’Occidente, ma le recenti affermazioni dei post-sovietici filo-russi (l’ultima nelle elezioni del 2005 vinte dal Presidente Voronin) stanno facendo cambiare rotta al Paese, anche se fa parte comunque del Consiglio d’Europa e dei programmi NATO.

    Tagikistan: indipendente dal settembre 1991, ha avuto una guerra civile con il partito islamico terminata nel 1997 con la vittoria del Presidente Rahmonov; le conseguenze però sono state nefaste, pulizia etnica ed immigrazione forzata hanno portato questo paese ad essere uno degli ultimi dell’ex URSS. E’ una delle repubbliche più fortemente legate alla Russia, da cui dipende economicamente.

    Uzbekistan: indipendente dal settembre 1991, ha avuto diversi problemi anche in tempi recenti di ordine interno dovuti alla presenza di terroristi islamici. Il Presidente Karimov per avere mano libera ha permesso agli U$A di installare basi per la loro guerra contro l’Afghanistan, per poi mandarli via anni dopo e richiamarli ad inizio 2008. Questo paese è sicuramente fra quelli che vorrebbero staccarsi dall’orbita russa nonostante i rapporti abbastanza buoni con il Premier Putin, ne è la prova il fatto che Karimov ha offerto la disponibilità per trasportare le immense riserve di gas uzbeko verso il futuro gasdotto Nabucco.

    Turkmenistan: indipendente dall’ottobre 1991, da sempre presieduto da Nyazow fino alla sua misteriosa morte nel 2006 (si dice per avvelenamento). L’attuale Presidente è Berdimuhammedow, che nonostante sia legato da contratti energetici alla Russia (vedi gasdotto Prikaaspiski con tutti gli accordi di fornitura a Gazprom) si è avvicinato agli U$A e all’Occidente rendendosi disponibile per il progetto Nabucco. Le relazioni con la Russia si sono raffreddate.

    Ucraina: indipendente dall’agosto 1991, è da molto tempo ormai un territorio conteso dagli Americani che vorrebbero installarvi basi NATO, e i Russi che ovviamente vorrebbero farlo rientrare nella loro area di egemonia. Il Presidente attuale è Yushenko, figura molto debole che rischia di essere spazzata via nelle prossime elezioni. I favoriti sono essenzialmente due politici, il filo-russo Yanukovich e la Timoshenko, personaggio inizialmente filo-occidentale ed ora abbastanza ambiguo. La rivoluzione arancione targata Yushenko (appoggiata dall’Occidente) non ha portato i risultati auspicati, e l’ultima crisi del gas potrebbe dar maggior impulso ai filo-russi. Qui è un disastro totale. Noi abbiamo appena licenziato quasi tutti i dipendenti per motivi facilmente intuibili e da oltre un anno non riusciamo a farci pare un bel pacco di milioni per forniture effettuate. I vertici del paese sono tra i più ambigui immaginabili, fuori dai riflettori hanno interessi personali con la Russia notevoli (il marito della bionda ne sa parecchio). A dicembre dell'anno scorso i tre si erano incontrati per fare un accordo di gestione del potere tra di loro ma mezz'ora dopo uno ha sconfessato l'altro. Non la vedo bene e sconsiglio alle aziende serie di lavorarci (i tuttologi o i ristoratori con i debiti in Italia invece cadono sempre bene) Penso che i russi faranno il gioco che fecero con la Moldavia: spingere l'elettorato verso formazioni non ostili a Mosca.




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  5. #5
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    Ringrazio Ulver e Masherov per avere integrato il thread. Ad Ulver volevo dire che sono sostanzialmente d'accordo con lui quando dice che gli uzeki danno retta a chi promette loro più quattrini, sulla questione della base restituita agli U$A la mia fonte è questa:

    http://new.asianews.it/index.php?l=it&art=11695

    Forse è stato nuovamente bloccato il rientro?

  6. #6
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    dimenticavo: nell'ultimo mese la crisi ha massacrato le valute di questi paesi.
    Se ancora un mese fa 1 euro era circa 34-35 rubli russi, ora siamo quasi a quota 46. Il mio gruppo lavora con il governo e le amministrazioni locali (quindi pagamenti in rubli) e ora stiamo restituendo tutti gli anticipi (con costi) altrimenti per fare la fornitura ci dobbiamo smenare in certi casi anche un paio di milioni di euro.
    Temo che la cosa sia ancora lontana dallo stabilizzarsi e tutto dipenderà solo da un rialzo del dollaro (almeno a 70 - 100). A differenza degli altri, la Russia si è adagiata sugli introiti energetici che hanno dato per qualche anno grosse entrate.

  7. #7
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    Questo è il sito dell'Unione Russo bielorussa:

    http://www.soyuz.by/en/

    mediocre.
    Tra l'altro, qui Ulver sarà d'accordo con me, anche questi non la raccontano giusta.
    Borodin in America era stato arrestato e poi liberato dietro cospicua cauzione, e non era persona gradita negli USA. COn lui trascorro sempre un paio di giorni a Forte dei Marmi, e quest'anno passato mi chiama chiedendomi di incontrarlo a Roma in aereoporto proveniente da Miami. Si era fatto due settimane a New York e poi in Florida.
    Un po come quelli della lista dei dirigenti bielorussi non graditi in occidente. Li incontro regolarmente anche in Italia.

    Per altre fonti consiglio il sito dell'agenzia stampa bielorussa belta.by, e il sito presidenziale www.president.gov.by/en/
    per par condicio anche quello dell'opposizione Charter97.

  8. #8
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    La crisi economica ha indubbiamente posticipato a data da destinarsi l'unificazione tra Bielorussia e Russia, ammesso che vi sia mai stata vera volontà politica in proposito (i dubbi sono più che leciti).

    Immagino che il motivo per cui Putin non ha mai dato l'avvio all'unione sia perché Lukashenko ha posto condizioni troppo alte, ad esempio troppi deputati alla Duma e/o la scelta di personalità in luoghi chiave. E comunque la Bielorussia è già adesso una regione russa: economicamente dipende da Mosca, sul suo territorio ci sono truppe russe e Minsk non può prendere decisioni che diano fastidio al Cremlino.

    L'unificazione ha senso in chiave post Lukashenko, finché quest'ultimo resta saldamente al potere non c'è motivo di attuarla.

  9. #9
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    Secondo me questa volontà realmente non c'e' mai stata, pur esistendo un sentimento diffuso favorevole a questo.
    Un ingresso della Bielorussia nella Federazione ridurrebbe Lukashenko (o chi per lui) a un semplice presidente di Repubblica Autonoma (anche se quelli gia' esistenti fanno quello che vogliono come veri e propri capi di stato indipendenti). Quello che potrebbero realmente fare è la valuta unica: di questo se ne parla molto di più ma poi non se ne fa niente. Per il resto gli interessi russi nel paese sono tutelati e si riducono ad alcuni punti chiave che influenzano tutto il resto: controllo degli impianti per la lavorazione petrolifera (Mozyr, ecc.) presenza militare, ecc.
    Comunque se il 55% dei bielorussi è favorevole, quelli contrari si fanno sentire. Poi molto attiva e' la minoranza polacca (4-500 mila persone, nelle regioni occidentali), mentre tranquilla e' la minoranza mussulmana (da 600 anni nel paese, concentrata nella regione di Lida).
    Vedremo cosa accadra' nel 2011, se Lukashenko si ricandida di nuovo (giranno però voci che passerebbe la mano a uno dei due figli). E poi resta da vedere come si evolvera' la crisi. Il paese ha conosciuto un periodo di stabilita' e di crescita sociale e economica, ma il rublo bielorusso nell'ultimo mese si e' svalutato del 25% e un peggioramento della crisi russa vanificherebbe le misure prese in questi giorni.


    sul continuo crollo del rubo:
    http://www.itar-tass.com/eng/level2....ewsID=13533105

    intanto il tg sta facendo vedere Yushenko che in tv afferma che la situazione in Ucraina e' sotto controllo e che bisogna evitare il panico. Ho il timore che in questi paesi la crisi fara' una strage.

  10. #10
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    Condivido le analisi ed i punti di vista espressi.
    Un'osservazione sulla Moldavia, seppure con qualche riserva, mi sembra sia troppo agganciata economicamente e culturalmente alla Romania ed all'occidente per potersi permettere di essere filorussa.

 

 
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