Presi banditi che spararono a agenti
uno di loro era in permesso premio
I tre hanno 20 e 22 anni Nella notte dell'altro ieri il conflitto alla periferia est di Napoli a fuoco in cui sono rimasti feriti due poliziotti
Lo leggo dopo
Li hanno presi. In 24 ore di ricerche assidue e ostinate. Avevano sparato a due poliziotti per sfuggire a un controllo, visto che avevano appena rapinato un motorino. Avevano messo a rischio la vita di quei poliziotti, uno colpito al torace e operato e ora fuori pericolo. E uno di loro, era evaso nel durante permesso premio. Si tratta di Michele Mazio, di appena 20 anni: stava scontando una pena per avere sparato, quattro anni fa, a una pattuglia della polizia. Gli altri due arrestati sono Ivan Zinzi anch'egli ventenne e Salvatore Di Candido di 22 agli arresti domiciliari. L'arma usata per sparare e ferire i due poliziotti è una pistola calibro 9X21. Per i tre i capi di imputazione sono tentato omicidio, resistenza, rapina e porto abusivo di arma da fuoco.
Due di loro hanno ammesso le proprie responsabilità, un terzo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Michele Marzio, due condanne per rapina nonostante abbia solo 20 anni, e Ivan Zinzi, suo coetaneo, hanno raccontato quanto accaduto, mentre Salvatore Di Candido, 22 anni e precedenti per reati contro il patrimonio come gli altri due, ha scelto la strada del silenzio. La pressione investigativa degli agenti dell'Antirapina della Mobile guidata da Ferdinando Rossi aveva portato gli inquirenti questa notte sulle tracce del primo degli arrestati, poi la sua collaborazione agli altri due.
La sparatoria I tre fuggivano dopo aver rapinato un uomo dello scooter e del cellulare nella vicina piazza Nazionale. Mazio, che è quello che materialmente ha fatto fuoco contro gli agenti, viene definito un soggetto pericoloso ed è stato trovato in casa della fidanzata. Era detenuto a Roma, dove non aveva fatto ritorno dopo un permesso premio, per due rapine effettuate a Napoli, l'ultima delle quali nell'ottobre del 2010: anche allora aveva sparato contro una volante della polizia che era intervenuta. Lui e Di Candido sono originari del quartiere Poggioreale, Zinzi è della zona dei Tribunali.
Nessuno dei tre è affiliato a un clan: sono piuttosto 'cani sciolti' - è stato sottolineato nel corso della conferenza stampa convocata in questura dopo il fermo dei tre dal capo della squadra mobile di Napoli Ferdinando Rossi - giovani leve della criminalità che cercano di farsi largo con azioni clamorose e spesso spregiudicate. 'Ma che siano affiliati o no conta poco - ha aggiunto il questore Marino - l'importante è che questi farabutti siano stati presi".
LE FOTO DEL CONFLITTO A FUOCO
Il primo dei tre è stato identificato già nella notte, gli altri due alle prime ore del giorno a conclusione di indagini serrate partite subito dopo la sparatoria.
Soddisfazione anche tra gli agenti della squadra Mobile e del commissariato di Poggioreale che hanno partecipato alle ricerche e che materialmente hanno assicurato alla giustizia i tre giovani malviventi. Il loro primo pensiero è andato al collega che è ancora ricoverato in ospedale. "Lo abbiamo chiamato - riferiscono - era molto contento. Glielo avevamo promesso. Ma il nostro pensiero va anche a Fabio Graziano, il collega che è ancora in coma, vittima di un incidente stradale nei mesi scorsi".
LA CRONACA/Sparatoria in via Gianturco
La caccia ai tre banditi è scattata subito ed è durata relativamente poco. Come la loro fuga. Nella rete degli investigatori sono finiti tutti e tre. Ma inizialmente era stato individuato uno solo dei tre giovani malviventi, ed è stato quest'ultimo a chiamare in causa gli altri due, a fare i loro nomi.





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