testualmente da "CONTROSTORIA DELLE CALABRIE" di Ulderico Nisticò.
Negli anni 70 la Calabria si riempì all’improvviso di ospedali e di scuole. Un liceo, una USL, non si negavano nemmeno al paesello più sperduto. A nessuno mai passò per la mente che l’ospedale fosse un luogo dove curare i malati e il liceo uno dove spiegare la filosofia o la fisica, bensì tutti, tutti tranne qualche sparuto ingenuo, furono ben convinti che erano occasioni di “ampliamento della pianta organica”, insomma, posti. Nella terminologia ufficiale furono detti “posti di lavoro”, nella realtà e nella coscienza collettiva, posti come contrari del lavoro. Eserciti di contadini e artigiani lasciarono bottega e campo e gregge e, indossati panni curiali, nel volgere di un mese divennero bidelli e infermieri. Se poco più istruiti (ma non troppo di più), professori. Altrove fabbriche, agricoltura avanzata, turismo serio: da noi istituti magistrali, ragionerie e ospedali, tanti ospedali. Non appena ammalato davvero, il portantitno si recava e si reca a Roma, a Milano dove ci sono gli ospedali davvero.
Ecco a cosa servivano ospedali e scuole: rendere il sud sempre più improduttivo e dipendente dal nord per gli stipendi. Il meridionale si adeguò volentieri; il nord eliminò ogni concorrenza e inondò il sud di prodotti facilmente smerciati in quanto giocattoli e ninnoli e acquistati a seguito di scarso lavoro. Questa fu la prima funzione del sedicente Stato sociale in quegli anni.




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iaociao: