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Discussione: La soluzione? La sovranità monetaria.

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    Predefinito La soluzione? La sovranità monetaria.

    La soluzione? La sovranità monetaria, Paolo Barnard - Giovanni Fez
    di Paolo Barnard - Giovanni Fez - 16/01/2014

    Fonte: il cambiamento

    Perché si sta allargando così tanto il fronte anti-euro? Perché sempre più esperti a gran voce invocano la sovranità monetaria? Dalla crisi monetaria si può uscire facilmente? E da una crisi reale? Qual è la via d’uscita per una crisi che sta togliendo fiato al paese? Lo abbiamo chiesto a Paolo Barnard, co-fondatore della trasmissione Report, gionalista, saggista tra i più “scomodi”, scrittore e divulgatore della Mosler Economics MMT in Italia.


    Più la crisi morde, più si allarga il fronte anti-euro. Lei da tempo sostiene che l'euro e l'unione monetaria sono una disgrazia. Perché?
    «Perché si tratta di un sistema monetario che ha tolto al padre di famiglia (lo Stato) il conto in banca, il lavoro, la carta di credito, il bacomat e il libretto degli assegni (la propria valuta). Come fa questo disgraziato a mantenere i propri figli? S'indebita. E infatti con l'euro noi italiani siamo costretti a indebitarci con i mercati di capitali per ottenere ogni singolo euro che spendiamo per i servizi, sanità, lavoro, infrastrutture, e tutto il resto. Perché l'euro non lo stampiamo noi, non è nostro. L'Italia oggi deve restituire miliardi di euro a quei mercati con interessi impossibili per un'economia che non cresce, per cui il governo ci deve tassare a morte per trovare i fondi da restituire. E' un circolo vizioso mortale per qualsiasi economia».
    La crisi economica, strutturale, non colpisce solo l'Italia e l'Europa, ma tutto il mondo occidentale; forse l'euro non è il solo responsabile? C'è dunque un principio, un sistema che sta dietro all'euro, come sta dietro al dollaro e ad altri sistemi di agganciamento delle monete nazionali a valori sovranazionali da cui dipende la situazione attuale?
    «Sbagliato e giusto. Sbagliato: perché qualsiasi Paese colpito da una crisi, ma che sia sovrano nella moneta, può uscirne senza danni con un'espansione di spesa pubblica per ridare ossigeno all'economia. Lo stanno facendo il Giappone, la Cina, o anche gli USA, che crescono al 4,5% mentre in Eurozona la crescita langue sotto o sopra l'1%. Giusto: perché la deregolamentazione della finanza e delle banche in effetti è un pericolo costante per tutte le economie, una mina vagante perenne (si pensi ai derivati OTC, che hano raggiunto valori sopra ai 700 mila miliardi di dollari e possono collassare in ogni momento devastando i mercati). Questo testimonia che esistono pericoli sistemici in economia, ma ripeto che se uno Stato è sovrano nella moneta se la cava sempre. Noi con l'euro siamo disarmati di fronte a qualsiasi crisi».
    Crisi monetaria e crisi reale vanno sempre di pari passo e sono sempre inscindibili? La crisi della moneta potrebbe essere vista come un'opportunità per liberarsi di un sistema economico che si misura solo sulla base della carta (banconote) e della finanza?
    «No. Una crisi monetaria può essere rimediata con molto meno danno di una crisi reale. Una crisi reale può provenire da fattori esterni incontrollabili (crolli mercati asiatici, crisi petrolio, Cina in difficoltà, eccetera) e coinvolge tutti i parametri reali di un'economia. Dell'euro potremmo sbarazzarci in un attimo e tornare a crescere (si legga il Programma di Salvezza Economica su www.paolobarnard.info), ma se la crisi colpisce i mercati dei beni reali, il danno può essere assai maggiore. Immaginiamo una crisi energetica quanto può devastare tutta un'economia, visto che non esiste bene reale al mondo che si possa produrre senza energia. O una crisi alimentare, con inflazione dei prezzi di materie essenziali per vivere. Infine, liberarsi della moneta non è assolutamente utile a nulla. E' la politica che deve intervenire per regolamentare l'uso delle monete e la finanza nell'interesse pubblico. Sono le regole che vanno cambiate».
    Una via d'uscita? Se c'è.
    «L'Italia deve tornare sovrana nella sua moneta. Finché saremo strangolati dei mercati di capitali che dominano l'Eurozona non c'è scampo. Impossibile qui descrivere adeguatamente il perché di questa affermazione o come l'Italia rinascerebbe se di nuovo sovrana. Ribadisco, si legga il Programma di Salvezza Economica su www.paolobarnard.info, lì c'è tutto quello che serve sapere. Uno Stato deve poter utilizzare la propria valuta come bene finanziario per l'interesse pubblico, e fare leggi con lo stesso fine. Se non possiede più la valuta e non può più legiferare perché, come oggi in Eurozona, la legge europea è sovrana su quella nazionale, uno Stato perde tutta la sua ragione di esistere. L'euro, ribadisco, è per noi come una valuta straniera che dobbiamo sempre prendere in prestito a tassi non decisi dallo Stato, e la legge europea che ci vincola ormai in tutto (specialmente nel bilancio) è fatta dalla Commissione di Bruxelles che non è eletta da nessuno e che è infiltrata da oltre 250 lobby industriali e finanziarie. Ecco il disastro in due parole».
    C’è un libro scritto da Paolo Barnard, giudicato provocatorio e quindi non recensito dai media. Noi informiamo i lettori della sua esistenza, ai lettori la decisione.
    “Perché ci odiano” di Paolo Barnard, Rizzoli Bur. Il sottotitolo: “Se vogliamo sconfiggere il terrorismo dobbiamo smettere di essere terroristi. E fermare Stati Uniti, Israele, Gran Bretagna, Russia.Le prove, le storie e i documenti. Con un contributo di Giorgio Fornoni sulla Cecenia”.
    Questa la retrocopertina:
    “Potrei chiamarli terroristi perché vengono nei nostri Paesi con il loro potere grande e fanno queste cose e le fanno in tutto il mondo. Ma per me sono semplice¬mente degli assassini. Rufina Amaya, unica sopravvissuta di 1200 contadini massacrati in Sal¬vador da terroristi addestrati e armati dagli americani, e mai puniti.Le menzogne uccidono. Ci sono le prove, le testimonianze, i docu¬menti. Basta cercare. È quello che ha fatto l’autore di questo libro utilizzando fonti “non sospette”, spesso Top Secret: cioè quelle ufficiali americane, inglesi, israeliane che dimostrano come il terrorismo occidentale, ben prima di Bin Laden e su scala assai maggiore, sia stata l’arma principale di questi Paesi per imporre un ordine mondiale fondato sulla sopraffazione e la violenza. Da decenni. Da quando i sionisti e gli israeliani in Palestina, gli americani e gli inglesi in Medioriente, Indonesia, Africa e America Latina, con l’aggiunta della Russia in Cecenia, si sono resi respon¬sabili di immani massacri, pulizie etniche, attentati, assassini e repressioni. Milioni di innocenti perseguitati, torturati e ammaz¬zati da quelli che oggi guidano la “Guerra al Terrorismo”. Crimini rimasti non solo impuniti, ma spesso spacciati come giusta difesa del “mondo libero” occidentale, e che sono la vera fonte dell’odio dei fanatici che oggi ci attaccano”.
    Paolo Barnard è stato corrispondente dall’estero collaborando con i maggiori quotidiani italiani. Ha realizzato per la trasmissione “Report” (Rai 3) inchieste dedicate alla globalizzazione, al terro¬rismo internazionale, alla new economy. Attualmente collabora con Rai Educational. Ha curato per la Bur il libro di Bartoccioni, Bonadonna e Sartori, Dall’altra parte.

    Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it
    Ultima modifica di Avanguardia; 17-01-14 alle 10:58
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

    •   Alt 

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    Predefinito Re: La soluzione? La sovranità monetaria.

    Lira più euro: terza via, per evitare la morte dell?Italia | LIBRE

    Scritto il 13/1/14 •



    Mantenere lo scudo dell’euro come valuta internazionale di scambio, ma tornare subito alle monete sovrane nazionali: è l’unica via per salvare l’economia dei paesi rovinati dalla moneta unica europea, cioè tutti tranne la Germania. Per Enrico Grazzini, si tratta semplicemente di recuperare lo storico progetto del Bancor, avanzato da Keynes a Bretton Woods. Prima, però, le forze politiche devono capire – una volta per tutte – che l’attuale euro-sistema non è che sia “in crisi”: al contrario, è stato progettato esattamente per funzionare così, cioè premiando solo i tedeschi a danno di tutti gli altri. Obiettivo finale evidente: indebolire l’Europa sulla scenario geopolitico. «Oggi perfino Romano Prodi, l’uomo politico che ha fatto entrare l’Italia nell’euro, riconosce che l’Europa è un disastro, una minaccia». La Germania «impone all’Europa una sorta di nuovo Trattato di Versailles». Neoliberismo sfrenato, estremistico. Risultato: milioni di famiglie sul lastrico, aziende in crisi, catastrofe sociale ed economica.
    Innanzitutto, scrive Grazzini su “Micromega”, occorre «riconoscere che questa Ue è diventata esattamente il contrario di quella auspicata dai padri costituenti». Ovvero: «Non è più un progetto di libertà, di democrazia, di cooperazione e di pace tra i popoli, ma il preciso disegno di centralizzare rigidamente l’economia dei paesi europei sotto la guida tedesca per imporre politiche neoliberiste di smantellamento delle economie nazionali a favore del capitale del nord Europa, Germania in testa». La dimostrazione più recente del miope disegno egemonico tedesco? «E’ il progetto fasullo di “unione bancaria”», appena approvato dai ministri delle finanze dell’Unione. Grazie all’intervento del tedesco Wolfgang Schäuble, che ha rifiutato ogni meccanismo di mutualizzazione dei rischi con copertura di fondi pubblici, il progetto peggiora drasticamente la situazione: «I privati (azionisti, obbligazionisti e i correntisti con più di 100.000 euro) si faranno carico in prima persona delle difficoltà delle banche in crisi, poi interverranno i fondi nazionali creati grazie a nuove tasse da applicare alle banche stesse, e infine tra dieci anni interverrà anche in ultimissima istanza un minuscolo fondo europeo sempre di origine bancaria».
    In questo modo, cioè «senza alcuna copertura pubblica di livello europeo», secondo Grazzini «appena una banca sarà percepita come in difficoltà, i correntisti, gli azionisti e gli obbligazionisti fuggiranno, creando una spirale perversa di fuga. Il caso Cipro insegna». Così, in modo deliberato, «si incentiva il meccanismo di panico che condanna le banche dei paesi deboli a vantaggio delle banche dei paesi forti». Wolfgang Münchau, prestigioso editorialista del “Financial Times”, considera l’accordo per unione bancaria «un esercizio per prolungare il congelamento del credito bancario» in Europa. Con questo accordo – che secondo Münchau non avrebbe dovuto neppure essere siglato dai governi dell’Eurozona, come del resto anche quello del Fiscal Compact, perché è suicida – i governi del sud Europa «si sottomettono senza condizioni ai desiderata tedeschi». Sicché, l’unione bancaria «rischia di diventare un boomerang pericolosissimo e di fare precipitare le crisi bancarie».
    Anche le cosiddette “riforme strutturali” peggioreranno ulteriormente la situazione, continua Grazzini. La neoeletta premier Angela Merkel vuole imporre il suo progetto di austerità grazie ad accordi di programma per rendere “più competitiva” l’Europa – con lo smantellamento della sanità, dell’istruzione, la drastica compressione degli interventi pubblici, dei salari e delle pensioni, la diminuzione delle tasse per le corporations. «Gli accordi per le dolorose riforme strutturali, impopolari e del tutto inutili, verranno addirittura finanziati dalla Ue. Chi però non farà i “compiti a casa” andrà incontro a sanzioni automatiche imposte dalla Ue e dalla Troika – Ue, Bce, Fmi. In questa maniera si vuole imporre la sottomissione dei paesi europei». Di fronte a questo, si erge un ostacolo scoraggiante: la totale inconsistenza della politica, che in Italia non ha ancora “capito” quello che sta succedendo. «Puntare a riformare l’Unione Europea cedendo ancora quote di sovranità in campo istituzionale, finanziario ed economico, costituisce un errore madornale: significa stringere la corda alla quale gli europei si sono impiccati».
    Il sistema dell’euro, aggiunge Grazzini, «non è riformabile in queste condizioni politiche e in tempi compatibili con l’avanzare della crisi e della disoccupazione». Ma purtroppo – ed ecco il nostro grande problema – sembra che il ceto politico dirigente della sinistra «non sia all’altezza di comprendere la nuova realtà». Vendola «sogna ancora gli eurobond e la mutualizzazione dei debiti», e punta ad aderire (ancora senza risposta) al gruppo dei partiti socialisti europei che, a suo tempo guidati da Tony Blair e Gerhard Schröder, sono proprio quelli che più di altri «hanno promosso la deregolamentazione dei mercati finanziari e del lavoro». A sinistra di Sel, anche in Italia si tenta coraggiosamente di creare una lista di sostegno ad Alexis Tsipras, il dirigente di Syriza candidato della sinistra radicale europea alla presidenza della Commissione Ue. «Il gruppo della sinistra europea di opposizione è molto più realistico e critico verso l’euro, la Ue e le larghe intese italiane, tedesche e greche. Tuttavia anche la sinistra europea sembra orientata a mantenere la moneta unica, ovviamente riformata».
    Così però l’opposizione alla politiche di austerità potrebbe diventare poco credibile agli occhi di una opinione pubblica sempre più esasperata dalla crisi, obietta Grazzini. «Beppe Grillo e il “Movimento 5 Stelle” attaccano frontalmente la Ue e l’euro ma poi non sanno ancora quale soluzione realmente proporre, a parte il referendum: in effetti il M5S sembra sicuro che prima o poi l’euro si spaccherà e che l’Italia sarà comunque costretta a uscire dalla moneta unica». Il grande pericolo è che «mentre la sinistra non capisce il dramma in cui si sta ficcando l’Europa – e, anche quando è al governo, come in Francia, fa infuriare la sua base elettorale popolare imponendo tagli al welfare e al lavoro – la destra, e soprattutto la destra estrema, quella peggiore e razzista, guadagna milioni di voti protestando contro l’euro e il capitalismo finanziario». Scenario prevedibile: «Silvio Berlusconi e Matteo Salvini punteranno astutamente la loro campagna elettorale soprattutto contro l’euro. Non è difficile ipotizzare che grazie alla protesta contro l’euro e le tasse potrebbero rivincere le elezioni. E’ quindi urgente che la sinistra riconosca finalmente che questa Ue e questo euro non hanno sbocco».
    Per Grazzini, l’unica soluzione è il ritorno – immediato – alla sovranità monetaria. Per evitare un’uscita improvvisa dall’euro, che secondo l’analista metterebbe ulteriormente a rischio le nostre disastrate economie, basterebbe mantenere anche l’euro «come moneta comune di fronte alle altre valute internazionali, come il dollaro e lo yen». Un po’ come il Bancor di Keynes. Il recupero della sovranità monetaria? «E’ ovviamente un’operazione non facile, ma sarebbe meno dolorosa che continuare su questa strada senza sbocchi dell’euro attuale». La Germania ovviamente si opporrebbe. Ma poi, rinunciando all’euro come moneta unica, «non dovrebbe più temere di pagare per le altre nazioni, e l’opinione pubblica europea ne sarebbe felice». In sostanza, «si tratterebbe di convenire un sistema di cambi fissi aggiustabili tra le monete nazionali, avendo come riferimento l’euro come moneta comune (l’euro-lira, l’euro-marco, l’euro-peseta)». La Germania «potrebbe così ritornare al suo beneamato marco gestito dalla arcigna Bundesbank», ma anche gli altri paesi europei «potrebbero ritrovare la loro autonomia in campo economico».
    Si tratta di una soluzione decisiva e risolutiva, perché «i paesi più deboli potrebbero inizialmente svalutare la loro moneta per riequilibrare la bilancia dei pagamenti, rilanciare l’occupazione e ridurre i debiti, e i governi europei potrebbero decidere politiche espansive per uscire dalla crisi e abbassare il rapporto debito-Pil». Moneta sovrana: benzina necessaria per uscire dalla gabbia dell’euro, che produce soltanto la tragica spirale di contrazioni – consumi, redditi, credito – nella quale stiamo precipitando. Grazzini vede strategico, di fronte a un simile scenario, il ruolo della futura Bce: la banca centrale farebbe da «camera di compensazione per le transazioni europee», come la Clearing Union progettata da Keynes, e metterebbe in piedi un meccanismo per penalizzare «sia i paesi con eccessivi surplus commerciali – come la Germania – che quelli con deficit strutturali delle bilance commerciali, come l’Italia e i paesi del sud Europa». Deficit e surplus sarebbero tassati in proporzione alla loro dimensione e alla loro durata. Obiettivo: «Ridurre le posizioni creditrici e debitrici della bilancia dei pagamenti, fino ad ottenere tendenzialmente un saldo zero».
    Quello è ovviamente il punto contro cui la Germania «sparerebbe a zero». Ma, grazie al meccanismo di compensazione con penalità simmetriche, «il commercio nell’area euro potrebbe aumentare in maniera equilibrata per tutti». Il nuovo euro, insomma, «funzionerebbe come una unità di conto», proprio come il Bancor di Keynes, e «non come riserva di valore». Sarebbe una “moneta virtuale” e un “paniere” delle monete nazionali europee. «La valuta comune sarebbe gestita dalla Bce e utilizzata per tutte le operazioni con i paesi extraeuropei», con l’impegno a mantenere tassi finanziari stabili. Il “nuovo euro” «rappresenterebbe la barriera comune di fronte alla speculazione del mercato monetario internazionale: questo sistema garantirebbe la necessaria flessibilità interna e la stabilità monetaria verso il resto del mondo, dal momento che un “paniere di valute” è certamente più stabile di una moneta unica».
    Secondo analisti come Daniela Palma e Guido Iodice, questo tipo di “euro del futuro” «salva il mercato unico e la possibilità di una costruzione politica più solida dell’Unione Europea». Inoltre, la “moneta virtuale europea” «non richiede trasferimenti fiscali o unificazioni dei debiti dei singoli Stati, superando le principali obiezioni oggi poste alle soluzioni di tipo “federale”». Enrico Grazzini torna a rivolgersi direttamente alla politica, cioè all’unica leva democratica a nostra disposizione per tentare di salvare l’economia dall’euro-catastrofe: «Perché le forze della sinistra europea e il “Movimento 5 Stelle” non propongono questa soluzione?». Già, perché? Persino Prodi, massimo “padre” dell’euro, oggi si mostra “pentito” e propone un asse con Francia e Spagna per fronteggiare la Germania. Ma senza ancora riconoscere che il passaggio obbligato resta quello del ritorno alla moneta sovrana, a disposizione dello Stato (e senza limiti) per affrontare le emergenze e dare ossigeno all’economia.
    Mantenere lo scudo dell’euro come valuta internazionale di scambio, ma tornare subito alle monete sovrane nazionali: è l’unica via per salvare l’economia dei paesi rovinati dalla moneta unica europea, cioè tutti tranne la Germania. Per Enrico Grazzini, si tratta semplicemente di recuperare lo storico progetto del Bancor, avanzato da Keynes a Bretton Woods. Prima, però, le forze politiche devono capire – una volta per tutte – che l’attuale euro-sistema non è che sia “in crisi”: al contrario, è stato progettato esattamente per funzionare così, cioè premiando solo i tedeschi a danno di tutti gli altri. Obiettivo finale evidente: indebolire l’Europa sulla scenario geopolitico. «Oggi perfino Romano Prodi, l’uomo politico che ha fatto entrare l’Italia nell’euro, riconosce che l’Europa è un disastro, una minaccia». La Germania «impone all’Europa una sorta di nuovo Trattato di Versailles». Neoliberismo sfrenato, estremistico. Risultato: milioni di famiglie sul lastrico, aziende in crisi, catastrofe sociale ed economica.
    Innanzitutto, scrive Grazzini su “Micromega”, occorre «riconoscere che questa Ue è diventata esattamente il contrario di quella auspicata dai padri costituenti». Ovvero: «Non è più un progetto di libertà, di democrazia, di cooperazione e di pace tra i popoli, ma il preciso disegno di centralizzare rigidamente l’economia dei paesi europei sotto la guida tedesca per imporre politiche neoliberiste di smantellamento delle economie nazionali a favore del capitale del nord Europa, Germania in testa». La dimostrazione più recente del miope disegno egemonico tedesco? «E’ il progetto fasullo di “unione bancaria”», appena approvato dai ministri delle finanze dell’Unione. Grazie all’intervento del tedesco Wolfgang Schäuble, che ha rifiutato ogni meccanismo di mutualizzazione dei rischi con copertura di fondi pubblici, il progetto peggiora drasticamente la situazione: «I privati (azionisti, obbligazionisti e i correntisti con più di 100.000 euro) si faranno carico in prima persona delle difficoltà delle banche in crisi, poi interverranno i fondi nazionali creati grazie a nuove tasse da applicare alle banche stesse, e infine tra dieci anni interverrà anche in ultimissima istanza un minuscolo fondo europeo sempre di origine bancaria».
    In questo modo, cioè «senza alcuna copertura pubblica di livello europeo», secondo Grazzini «appena una banca sarà percepita come in difficoltà, i correntisti, gli azionisti e gli obbligazionisti fuggiranno, creando una spirale perversa di fuga. Il caso Cipro insegna». Così, in modo deliberato, «si incentiva il meccanismo di panico che condanna le banche dei paesi deboli a vantaggio delle banche dei paesi forti». Wolfgang Münchau, prestigioso editorialista del “Financial Times”, considera l’accordo per unione bancaria «un esercizio per prolungare il congelamento del credito bancario» in Europa. Con questo accordo – che secondo Münchau non avrebbe dovuto neppure essere siglato dai governi dell’Eurozona, come del resto anche quello del Fiscal Compact, perché è suicida – i governi del sud Europa «si sottomettono senza condizioni ai desiderata tedeschi». Sicché, l’unione bancaria «rischia di diventare un boomerang pericolosissimo e di fare precipitare le crisi bancarie».
    Anche le cosiddette “riforme strutturali” peggioreranno ulteriormente la situazione, continua Grazzini. La neoeletta premier Angela Merkel vuole imporre il suo progetto di austerità grazie ad accordi di programma per rendere “più competitiva” l’Europa – con lo smantellamento della sanità, dell’istruzione, la drastica compressione degli interventi pubblici, dei salari e delle pensioni, la diminuzione delle tasse per le corporations. «Gli accordi per le dolorose riforme strutturali, impopolari e del tutto inutili, verranno addirittura finanziati dalla Ue. Chi però non farà i “compiti a casa” andrà incontro a sanzioni automatiche imposte dalla Ue e dalla Troika – Ue, Bce, Fmi. In questa maniera si vuole imporre la sottomissione dei paesi europei». Di fronte a questo, si erge un ostacolo scoraggiante: la totale inconsistenza della politica, che in Italia non ha ancora “capito” quello che sta succedendo. «Puntare a riformare l’Unione Europea cedendo ancora quote di sovranità in campo istituzionale, finanziario ed economico, costituisce un errore madornale: significa stringere la corda alla quale gli europei si sono impiccati».
    Il sistema dell’euro, aggiunge Grazzini, «non è riformabile in queste condizioni politiche e in tempi compatibili con l’avanzare della crisi e della disoccupazione». Ma purtroppo – ed ecco il nostro grande problema – sembra che il ceto politico dirigente della sinistra «non sia all’altezza di comprendere la nuova realtà». Vendola «sogna ancora gli eurobond e la mutualizzazione dei debiti», e punta ad aderire (ancora senza risposta) al gruppo dei partiti socialisti europei che, a suo tempo guidati da Tony Blair e Gerhard Schröder, sono proprio quelli che più di altri «hanno promosso la deregolamentazione dei mercati finanziari e del lavoro». A sinistra di Sel, anche in Italia si tenta coraggiosamente di creare una lista di sostegno ad Alexis Tsipras, il dirigente di Syriza candidato della sinistra radicale europea alla presidenza della Commissione Ue. «Il gruppo della sinistra europea di opposizione è molto più realistico e critico verso l’euro, la Ue e le larghe intese italiane, tedesche e greche. Tuttavia anche la sinistra europea sembra orientata a mantenere la moneta unica, ovviamente riformata».
    Così però l’opposizione alla politiche di austerità potrebbe diventare poco credibile agli occhi di una opinione pubblica sempre più esasperata dalla crisi, obietta Grazzini. «Beppe Grillo e il “Movimento 5 Stelle” attaccano frontalmente la Ue e l’euro ma poi non sanno ancora quale soluzione realmente proporre, a parte il referendum: in effetti il M5S sembra sicuro che prima o poi l’euro si spaccherà e che l’Italia sarà comunque costretta a uscire dalla moneta unica». Il grande pericolo è che «mentre la sinistra non capisce il dramma in cui si sta ficcando l’Europa – e, anche quando è al governo, come in Francia, fa infuriare la sua base elettorale popolare imponendo tagli al welfare e al lavoro – la destra, e soprattutto la destra estrema, quella peggiore e razzista, guadagna milioni di voti protestando contro l’euro e il capitalismo finanziario». Scenario prevedibile: «Silvio Berlusconi e Matteo Salvini punteranno astutamente la loro campagna elettorale soprattutto contro l’euro. Non è difficile ipotizzare che grazie alla protesta contro l’euro e le tasse potrebbero rivincere le elezioni. E’ quindi urgente che la sinistra riconosca finalmente che questa Ue e questo euro non hanno sbocco».
    Per Grazzini, l’unica soluzione è il ritorno – immediato – alla sovranità monetaria. Per evitare un’uscita improvvisa dall’euro, che secondo l’analista metterebbe ulteriormente a rischio le nostre disastrate economie, basterebbe mantenere anche l’euro «come moneta comune di fronte alle altre valute internazionali, come il dollaro e lo yen». Un po’ come il Bancor di Keynes. Il recupero della sovranità monetaria? «E’ ovviamente un’operazione non facile, ma sarebbe meno dolorosa che continuare su questa strada senza sbocchi dell’euro attuale». La Germania ovviamente si opporrebbe. Ma poi, rinunciando all’euro come moneta unica, «non dovrebbe più temere di pagare per le altre nazioni, e l’opinione pubblica europea ne sarebbe felice». In sostanza, «si tratterebbe di convenire un sistema di cambi fissi aggiustabili tra le monete nazionali, avendo come riferimento l’euro come moneta comune (l’euro-lira, l’euro-marco, l’euro-peseta)». La Germania «potrebbe così ritornare al suo beneamato marco gestito dalla arcigna Bundesbank», ma anche gli altri paesi europei «potrebbero ritrovare la loro autonomia in campo economico».
    Si tratta di una soluzione decisiva e risolutiva, perché «i paesi più deboli potrebbero inizialmente svalutare la loro moneta per riequilibrare la bilancia dei pagamenti, rilanciare l’occupazione e ridurre i debiti, e i governi europei potrebbero decidere politiche espansive per uscire dalla crisi e abbassare il rapporto debito-Pil». Moneta sovrana: benzina necessaria per uscire dalla gabbia dell’euro, che produce soltanto la tragica spirale di contrazioni – consumi, redditi, credito – nella quale stiamo precipitando. Grazzini vede strategico, di fronte a un simile scenario, il ruolo della futura Bce: la banca centrale farebbe da «camera di compensazione per le transazioni europee», come la Clearing Union progettata da Keynes, e metterebbe in piedi un meccanismo per penalizzare «sia i paesi con eccessivi surplus commerciali – come la Germania – che quelli con deficit strutturali delle bilance commerciali, come l’Italia e i paesi del sud Europa». Deficit e surplus sarebbero tassati in proporzione alla loro dimensione e alla loro durata. Obiettivo: «Ridurre le posizioni creditrici e debitrici della bilancia dei pagamenti, fino ad ottenere tendenzialmente un saldo zero».
    Quello è ovviamente il punto contro cui la Germania «sparerebbe a zero». Ma, grazie al meccanismo di compensazione con penalità simmetriche, «il commercio nell’area euro potrebbe aumentare in maniera equilibrata per tutti». Il nuovo euro, insomma, «funzionerebbe come una unità di conto», proprio come il Bancor di Keynes, e «non come riserva di valore». Sarebbe una “moneta virtuale” e un “paniere” delle monete nazionali europee. «La valuta comune sarebbe gestita dalla Bce e utilizzata per tutte le operazioni con i paesi extraeuropei», con l’impegno a mantenere tassi finanziari stabili. Il “nuovo euro” «rappresenterebbe la barriera comune di fronte alla speculazione del mercato monetario internazionale: questo sistema garantirebbe la necessaria flessibilità interna e la stabilità monetaria verso il resto del mondo, dal momento che un “paniere di valute” è certamente più stabile di una moneta unica».
    Secondo analisti come Daniela Palma e Guido Iodice, questo tipo di “euro del futuro” «salva il mercato unico e la possibilità di una costruzione politica più solida dell’Unione Europea». Inoltre, la “moneta virtuale europea” «non richiede trasferimenti fiscali o unificazioni dei debiti dei singoli Stati, superando le principali obiezioni oggi poste alle soluzioni di tipo “federale”». Enrico Grazzini torna a rivolgersi direttamente alla politica, cioè all’unica leva democratica a nostra disposizione per tentare di salvare l’economia dall’euro-catastrofe: «Perché le forze della sinistra europea e il “Movimento 5 Stelle” non propongono questa soluzione?». Già, perché? Persino Prodi, massimo “padre” dell’euro, oggi si mostra “pentito” e propone un asse con Francia e Spagna per fronteggiare la Germania. Ma senza ancora riconoscere che il passaggio obbligato resta quello del ritorno alla moneta sovrana, a disposizione dello Stato (e senza limiti) per affrontare le emergenze e dare ossigeno all’economia.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

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    Ultima modifica di Kavalerists; 17-01-14 alle 22:28 Motivo: doppio
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    Predefinito Re: La soluzione? La sovranità monetaria.

    Attenzione. Mi fermo al primo articolo inserito. Se è vero che risolvendo il problema della sovranità monetaria - e non diciamo poco - avremmo dato uno scossone terribile al sistema non facciamoci ingannare dalla presentabilità del falso cristo Barnard. Paolo Barnardo non è altro che un membro dell'ultima generazione di debunker. E' un sostanziale negazionista del signoraggio e la sua proposta monetaria, la MMT, è una riforma intrasistemica che non sposta di un millimetro il problema, rinviando semmai lo stesso a improbabili - e insufficienti - soluzioni neokeynesiane. Non è un caso che la componente barnardiana in Italia derubrichi al rango di complottismo la stessa proposta monetaria di Giacinto Auriti, la cui proposta è e resta l'unica valida soluzione alla tragedia dalla mancata sovranità monetaria. Personalmente mi sono fatto l'idea che Barnard vada combattuto anche prima di Rockefeller, del quale del resto, inquadrando il problema nella sua totalità, non è altro che un sicario.
    Bellisonus likes this.
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

  5. #5
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    Predefinito Re: La soluzione? La sovranità monetaria.

    Tutto il pensiero di Paolo Bernard non lo conosco. Io lo seguo su "La Gabbia" ogni mercoledì alla La7; è la trasmissione che guardo più volentieri tra quelle del genere. Trovo grande cosa che egli in una trasmissione vista da milioni di spettatori smonti i pregiudizi in materia macro-economica come quello dello stato che si deve finanziare con le tasse. Lui fa proposte al tempo stesso moderate per il nostro punto di vista ma estremamente ragionevoli e sensate, le quali possono servire a dimostrare che parlare di sovranità monetaria, contestare il dogma fiscalista, non è roba da stralunati. Servono a dimostrare l' insensibilità e l' ipocrisia delle classi dirigenti che rifiutano pure semplici proposte che mantengono il sistema economico per com'è nel perseguire la giustizia sociale e la stabilità.
    Quello che lì dice chiaro, non mette in discussione il capitalismo, il produttivismo, il consumismo, non è magari quello il suo scopo a La Gabbia. Ma, ripeto, già mettere alla berlina certi tabù dell' economismo mainstream è grande.
    Noi andiamo oltre, non ci interessa la ripresa dei consumi, ma ... una cosa alla volta nella lotta all' oscurantismo, altrimenti non si fa in tempo a metabolizzare.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  6. #6
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    Predefinito Re: La soluzione? La sovranità monetaria.

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    Tutto il pensiero di Paolo Bernard non lo conosco. Io lo seguo su "La Gabbia" ogni mercoledì alla La7; è la trasmissione che guardo più volentieri tra quelle del genere. Trovo grande cosa che egli in una trasmissione vista da milioni di spettatori smonti i pregiudizi in materia macro-economica come quello dello stato che si deve finanziare con le tasse. Lui fa proposte al tempo stesso moderate per il nostro punto di vista ma estremamente ragionevoli e sensate, le quali possono servire a dimostrare che parlare di sovranità monetaria, contestare il dogma fiscalista, non è roba da stralunati. Servono a dimostrare l' insensibilità e l' ipocrisia delle classi dirigenti che rifiutano pure semplici proposte che mantengono il sistema economico per com'è nel perseguire la giustizia sociale e la stabilità.
    Quello che lì dice chiaro, non mette in discussione il capitalismo, il produttivismo, il consumismo, non è magari quello il suo scopo a La Gabbia. Ma, ripeto, già mettere alla berlina certi tabù dell' economismo mainstream è grande.
    Noi andiamo oltre, non ci interessa la ripresa dei consumi, ma ... una cosa alla volta nella lotta all' oscurantismo, altrimenti non si fa in tempo a metabolizzare.
    Capisco, ma il problema di Rott-Barnard è che propone varianti a "loro" imamgine e somiglianza. Si tratta del giochino, già visto col M5S, di creare una falsa opposizione per veicolare il dissenso.
    Da vecchio auritiano che mastica il discorso monetario da anni, oltre a rosicare parecchio per il successo di visibilità di Barnard, sono estremamente preoccupato perché il NOSTRO lavoro di denuncia del signoraggio e della sovranità monetaria rischia di essere buttato nell'indifferenziato per colpa di personaggi come questo.
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

  7. #7
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    Predefinito Re: La soluzione? La sovranità monetaria.

    Uscire dall'euro e l'Unione Europea ad ogni costo, Luca Polastri
    di Luca Polastri - 22/01/2014

    Fonte: Conflitti e strategie [scheda fonte]


    L’unione europea copierà, il 9 maggio di quest’anno, 64 anni di vita. Questa data non è entrata nel cuore di nessuno. E’ invece un anniversario che ricorda a tutti ( Germania compresa) il fallimento del piano che i padri ispiratori, J. Monet e R. Schuman in primis, avevano ideato alla fine del secondo conflitto mondiale. Entrambi vicini al mondo delle banche ( J. Monnet diventerà banchiere), francesi, auspicavano un controllo congiunto della produzione del carbone e dell’acciaio, i principali materiali per l’industria bellica. L’idea di fondo era che, non avendo il controllo sulla produzione di carbone e ferro, nessun paese sarebbe stato in grado di combattere una guerra. I paesi che aderivano a questo piano di reciproco controllo avrebbero dovuto abdicare alla gestione delle materie prime. L’unione europea nasceva pertanto non come idea di libertà economica ma come costrizione a controlli reciproci, sulla diffidenza di uno stato nei riguardi dell’altro. Secondo P-H Spaak, belga, anche lui uno dei padri fondatori dell’unione europea, unire gli Stati per mezzo di obblighi vincolanti derivanti da un trattato, costituiva il mezzo più efficace per garantire pace e stabilità.
    Al di là dei successivi trattati stipulati ( Messina e Roma) il progetto europeo, sostenuto fattivamente dai francesi che lo vedevano come organo di controllo nei riguardi dei tedeschi ed in maniera idealistica quanto effimera da parte degli italiani ( De Gasperi e Spinelli), non decollò fino alla caduta del muro di Berlino nel 89 e la conseguente riunificazione tedesca del 90. Era cambiato lo scacchiere internazionale. Con l’implosione dell’URSS si passava da un equilibrio bipolare ad equilibrio unipolare. Da quel momento in poi l’Europa avrebbe perso progressivamente importanza sulle cartine geopolitiche americane e sarebbe stata relegata a zerbino dell’America sui cui pulirsi gli scarponi militari ed economici. L’attuale ministro Bonino è quanto di più squallido possa aver partorito questa evoluzione. Schifosa è stata quella “coccola” fatta da Kerry a questa piccola donna prima di sapere che le armi tossiche sarebbero dovute transitare nel maggior porto gestito dalla n’dragheta, Gioia Tauro. E non c’è da meravigliarsi se la maggiore base dei droni sia qui in Italia, se il crocevia dello scandalo sul datagate è stato qui in Italia e se nessuno ha fiatato, anzi ha ringraziato per la sicurezza offerta.
    La perdita di sovranità era stata appoggiata caldamente anche da W. Churchill, emissario fidato degli USA, anche se ben se ne guardò di aderire ai patti europei. Agli inizi degli anni ‘90, pertanto, era maturato il tempo di dare una svolta al vecchio continente. Con la firma dei trattati di Maastricht, gli Stati membri devono garantire il coordinamento delle loro politiche economiche ed istituire una sorveglianza multilaterale vòlta alla disciplina finanziaria e di bilancio. Per far questo il trattato prevedrà l’instaurazione di una moneta unica a partire dal gennaio 1999. Un esperimento era già stato fatto con l’ECU, moneta europea virtuale introdotta nel 1978 ma mai adottata ufficialmente. E’ interessante notare che il cambio delle valute europee con l’ECU, fu mantenuto per i paesi membri pressoché uguale anche nella conversione con l’Euro, tranne per l’Italia. 1 Ecu valeva circa due marchi e 6,9 franchi francesi. I cambi sono circa gli stessi anche ora con l’euro. Per la Lira invece 1 ECU valeva 1.483 lire. In altre parole con il passaggio all’euro l’Italia si è “rivalutata” del 23%. Con il passaggio dalla Lira all’Euro l’Italia ha pertanto avuto una perdita secca di competitività.
    Ma quello che si sarebbe rivelato micidiale era che il cambio fisso (sopravvalutato) che impediva svalutazioni competitive era basato su una moneta non più “creditizia” ma debitoria. Gli stati che avrebbero voluto immettere moneta sul mercato, dovevano prima indebitarsi con la BCE con l’emissione di certificati. La Banca d’Italia, diventando privata, non era più garante della stabilità monetaria. Un circolo perverso che non prevedeva l’abbassamento del debito pubblico anche se il bilancio delle partite correnti fosse stato in attivo. Gli interessi sul debito infatti sarebbero stati il volano per la sua impennata costante. Si sarebbero potuti ripianare i conti solo a fronte di una robusta riduzione dei salari (in Germania da quando è entrato in vigore l’euro c’è stato una decurtazione degli stipendi del 22% circa) ed una bilancia commerciale estremamente attiva. Dunque l’euro è una moneta deflativa, vòlta ad impoverire i popoli, costretti a continui sacrifici per rincorrere la chimera del 3% del rapporto debito/PIL.
    Questo quadro ha tinte ancora più fosche se si considera che la nostra classe politica è una tra quelle più corrotte sul pianeta, che l’Italia di fatto è una nazione acerba e che storicamente la sua unità è stata problematica, che il suo tessuto industriale è stato distrutto e delocalizzato, che non rivestendo più un ruolo di rilevo sullo scacchiere internazionale sarà sospinta nei bassifondi mondiali. Dunque una nazione che darà molti problemi a tutti i paesi membri nel breve periodo. I segnali sono del resto evidenti. Con l’imminente abolizione del reato di clandestinità il nostro territorio diventerà incontrollabile e caotico. Del resto Napolitano è stato rimesso al suo posto dall’America per completare l’opera di distruzione e destabilizzazione di questo paese. Lui alle soglie dei 90 anni è già al sicuro.

    Ultima modifica di Avanguardia; 23-01-14 alle 10:19
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    Predefinito Re: La soluzione? La sovranità monetaria.

    Qui, ad esempio, Barnard è chiaro nel descrivere i nostri problemi debitori, ma sbaglia nel parlare di sovranità monetaria degli USA e di Gran Bretagna: anche le loro banche centrali sono banche private e i creditori sono sempre banche, corporations ecc. di carattere transnazionale, non è proprio lo stato a controllare la moneta. Dice invece bene sul Giappone, dove lo stato è dirigista comunque e quindi le banche giapponesi sono sottomesse alla politica per cui non potranno mai tenere per le palle il governo giapponese, per quanti bond/btp nipponici possano avere in pancia.

    Non fatevi prendere in giro: la crisi non sta finendo, Paolo Barnard
    di Paolo Barnard - 31/01/2014

    Fonte: paolobarnard

    E' tutto falso, e ci stanno ammazzando.
    Faccio appello ai pochi che ancora usano la loro testa, vi prego, osservate.
    L'Europa dell'euro sta esplodendo, e i prossimi a finire sotto le macerie saremo noi
    italiani, i portoghesi e gli spagnoli. Poi verranno i francesi e i tedeschi. Perché?
    Perché abbiamo tutti adottato una moneta, l'euro, che è sospesa nel nulla, non ha cioè
    uno Stato sovrano che la regoli, non si sa di chi sia, e soprattutto noi Stati europei la
    possiamo solo USARE, non possedere. E' tutto qui il disastro, e vi spiego.



    Ho già scritto che se la Grecia fosse ancora uno Stato che emette moneta sovrana non
    avrebbe nessun problema, perché potrebbe fare quello che fecero gli USA con un
    indebitamento assai peggiore (deficit di bilancio al 25% del PIL) 60 anni fa:
    emettere moneta, pagare parti del debito e rilanciare l'economia senza quasi
    limite. E' esattamente quello che fa il Giappone da decenni. Osservate: oltre agli
    Stati Uniti che sono indebitatissimi (deficit di bilancio 1.400 miliardi di dollari
    e in crescita prevista fino a 2.900 fra 3 anni), il Giappone ha oggi un rapporto
    debito-Prodotto Interno Lordo del 200% circa (che in Europa sarebbe considerato
    l'inferno in terra), la Gran Bretagna ha in pratica lo stesso deficit di bilancio
    della Grecia e dovrà prendere in prestito 500 miliardi di sterline nei prossimi 5
    anni. Ma avete sentito da qualche parte che vi sia un allarme catastrofico su USA,
    Giappone e Gran Bretagna? C'è qualcuno che sta infliggendo a quei tre Paesi le sevizie
    di spesa pubblica che saranno inflitte ai greci? No! Perché? Perché Stati Uniti,
    Giappone e Gran Bretagna sono possessori di una loro moneta non convertibile e non
    agganciata ad altre monete forti, e questo significa che i loro governi possono
    emettere moneta nel Paese per risanarsi come detto sopra. E attenzione: possono
    farlo prendendola in prestito da se stessi, che a sua volta significa che se si
    indebitano fino al collo possono poi rifinanziarsi il debito all'infinito.
    E' come se un marito fosse indebitato con la moglie. cosa succede? Nulla, sono lo
    stesso nucleo. Noi Stati europei invece dobbiamo, prima di spendere, prendere in
    prestito gli euro dali mercati di capitali, e quindi per noi i debiti sono un problema,
    perché li dobbiamo restituire a qualcun altro, non più solo a noi stessi. Noi siamo il
    marito e la moglie indebitati con gli usurai, ben altra storia.
    Ribadisco: uno Stato con moneta sovrana, come appunto Stati Uniti, Giappone o Gran
    Bretagna, può emettere debito sovrano senza problemi, e finanziarlo praticamente
    all'infinito con l'emissione di altra moneta, e questo, al contrario di quello che
    tutti vi raccontano, non è un problema (i dettagli tecnici in un mio studio futuro).
    Quanto ho appena scritto, è stato confermato pochi mesi fa, fra gli altri, dall'ex
    presidente della Federal Reserve (banca centrale) americana, Alan Greenspan, che
    ha detto "un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria
    moneta sovrana". Infatti USA, Gran Bretagna e Giappone, che emettono debiti
    immensi, non sono al collasso come la povera Grecia e nessuno li sta crocifiggendo.

    A voi che avete una mente libera, non viene da chiedervi perché gli USA sono rimasti al
    balcone a guardare, senza far nulla, la nascita di questo presunto gigante economico
    dell'euro? Sono stupidi? No. Sono furbi. Sapevano e sanno esattamente quello che ho
    detto, e cioè che con l'unione monetaria noi Stati europei ci saremmo ficcati
    precisamente nella gabbia in cui siamo: prigionieri di debiti che non possiamo più
    controllare e rifinanziare con una nostra moneta sovrana. A chi non lo ricorda,
    rammento che l'Italia con moneta sovrana degli anni '70/80 era zeppa di debito e di
    inflazione, ma aveva un'economia fortissima che oggi ci sogniamo (e su cui ancora
    mangiano milioni di figli del boom di quegli anni). Guarda caso dalla metà degli anni
    '80, dalla nascita cioè dei poteri finanziari sovranazionali che sono quelli che
    lucrano oggi sulle nostre disgrazie, si iniziò a predicare agli Stati con moneta
    sovrana che un debito pubblico e un deficit erano la peste, e questo non è vero.
    Rileggete sopra. Non lo sono mai se uno Stato ha moneta propria, perché di nuovo "un
    governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta
    sovrana". Alan Greenspan è piuttosto attendibile, e furbo. E allora che scopo aveva
    quel mantra ossessivo sui (falsi) danni di deficit e debito pubblico che nessuno oggi
    osa più sfidare? Risposta: spingerci nella mani di una unione monetaria capestro con
    regole assurde di limiti del deficit e del debito, che ci avrebbe sottratto l'unica
    arma possibile (la sovranità monetaria) per gestire senza danni l'indebitamento. E
    questo per compiacere a chi? Risposta: al Tribunale Internazionale degli
    Investitori e Speculatori guidato appunto dagli Stati Uniti, che con la scusa del
    risanamento degli Stati indebitati ma non più sovrani (noi appunto) ci costringe a
    vendere a prezzi stracciati i nostri beni pubblici ai barracuda finanziari, a
    deprezzare il lavoro con la disoccupazione (tanta offerta di lavoratori = crollano i
    loro prezzi, come con le merci), rovinando così le vite di generazioni di esseri
    umani, le nostre vite.
    Infine, ricordo chi ha così fortemente voluto in Italia l'unione monetaria europea:
    Romano Prodi e Giuliano Amato in primis, che non sono stupidi e sapevano benissimo
    dove ci avrebbero portati. Alla faccia di chi ancora demonizza il centrodestra, che
    di peccati ne ha, ma confronto a questo sono cosucce da ridere. Qui stiamo parlando
    della svendita della speranza, per generazioni di cittadini, di poter avere
    controllo sull'economia, che è tutto, è libertà e democrazia, perché da
    cassintegrati/precari e senza più uno Stato sociale decente si è a tutti gli effetti
    degli schiavi.

    La crisi dell'Europa, il calvario della Grecia e il nostro prossimo calvario, sono
    tutta una montatura costruita dall'inganno dell'unione monetaria, dall'inganno
    dell'inesistente dovere di risanare i debiti degli Stati, che non sono mai un
    problema se quegli Stati sono monetariamente sovrani. Un inganno ordito dai soliti
    noti di cui sopra.
    Uscire dall'unione monetaria subito! Ritornare Stati europei con moneta sovrana e
    non convertibile, ora! Hanno ragione i greci, e faccio eco al loro grido scritto sulle
    pendici dell'acropoli: "Popoli d'Europa, sollevatevi".
    Ultima modifica di Avanguardia; 01-02-14 alle 22:01
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  9. #9
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    Predefinito Re: La soluzione? La sovranità monetaria.



    Le cose le capiscono solo decenni dopo...
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  10. #10
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    Predefinito Re: La soluzione? La sovranità monetaria.

    La sovranità monetaria: un presupposto indispensabile | Analisi | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale
    di: Gianni Dessì
    dafne@rinascita.eu
    “Una nazione la cui misura di scambio è alla mercè di forze ESTERNE alla nazione stessa, è una nazione in pericolo, è una nazione senza sovranità nazionale, è una nazione di stupidi incompetenti, che la portano alla rovina.
    Ripetiamo.
    La sovranità consiste nel diritto di EMETTERE titoli misurati alla ricchezza, cioè MONETA.
    Nessuna parte o funzione di governo dovrebbe essere sorvegliata più strettamente, e in nessuna di esse dovrebbero essere ASSICURATI più elevati criteri morali.
    LA MONETA STATALE, basata sulla ricchezza nazionale deve sostituire l’oro manipolato da usurai internazionali.”
    Fin qui le parole “profetiche” di Ezra Pound. (in “what is money for?”,1939).
    Ora, confrontiamole con la realtà attuale Europea ed Italiana.
    Alla BCE è riconosciuta personalità giuridica distinta da quella dell’UE e piena indipendenza sia dai governi dei paesi membri, sia dalle altre istituzioni e dagli organi comunitari (art. 282, n. 3 del Trattato sul funzionamento dell’UE).
    I componenti dei suoi organi direttivi (non sono eletti dai cittadini, nè sono sottoposti ad alcun tipo di controllo da parte degli elettori.) godono di garanzie che li mettono al riparo da qualsiasi pressione esterna. Essa gode inoltre di autonomia finanziaria, in quanto fa fronte alle spese di gestione (e d’investimento) con i proventi della propria attività.
    Alla BCE sono riservati: il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno dell’area dell’euro, la gestione delle riserve valutarie ufficiali dei paesi nell’area dell’euro, la politica del cambio con paesi terzi e la promozione del buon funzionamento del sistema dei pagamenti. Unitamente alle banche centrali nazionali partecipanti al SEBC, la BCE formula la politica monetaria per l’area dell’euro.
    La Banca Centrale Europea è ufficialmente di proprietà delle Banche Centrali degli Stati che ne fanno parte, quindi dato che le Banche Centrali sono controllate da Banche private, la stessa BCE è una società privata.
    Ricapitolando, a scanso di equivoci: ad emettere moneta non sono gli stati, ma “un sistema coordinato di Banche Centrali, le quali “prestano” il denaro ai governi dietro il corrispettivo di un interesse”. Questo significa che le banconote in circolazione non sono dello Stato, ma di proprietà della Banca.
    Le banche private, le quali controllano indirettamente la politica monetaria della Banca Centrale Europea, beneficiando dei mega profitti realizzato grazie al tasso d’interesse pagato dai governi degli stati membri.
    Quindi, le tasse che paghiamo nella forma attuale, non servono a finanziare i servizi pubblici offerti dallo Stato, ma a rimborsare il prestito e l’interesse alla Banca Centrale Europea, che a sua volta realizza profitto per dei privati.
    Chi controlla le Banche Centrali?
    La risposta si può trarre dalla sintesi di numerosi articoli e qualche ulteriore semplice ricerca nei siti ufficiali.

    Si chiama “Banca dei Regolamenti Internazionali”, e può essere definita come la “Banca Centrale delle Banche Centrali,” ed è stata fondata a Basilea (dove ha sede) nel 1930.
    Possiamo pubblicamente leggere che “pur essendo un'organizzazione internazionale, la BRI è strutturata come una società anonima per azioni, avente un Consiglio di amministrazione e un Direttore generale; tuttavia, le sue azioni possono essere sottoscritte unicamente da banche centrali o da istituti finanziari designati. Attualmente possiedono quote azionarie, e sono pertanto rappresentate alle sedute dell'Assemblea generale, 55 banche centrali, nonché la Banca centrale europea”.
    Il Consiglio direttivo della BRI è composto da 6 membri di diritto (i Governatori delle Banche centrali di Belgio, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Stati Uniti), ciascuno dei quali può nominare un altro membro del consiglio della propria nazionalità. Fanno inoltre parte del Consiglio fino ad un massimo di altri nove Governatori di altre Banche centrali (attualmente quelli di Canada, Cina, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera e Banca centrale europea).
    È compito del Consiglio determinare la politica generale della BRI.
    “un potentissimo organismo elettivo che gode di indipendenza e immunità totale nei confronti delle leggi nazionali e di qualsiasi forma di tassazione. Di fatto, la BRI non deve render conto a nessun governo nazionale del suo operato”
    Benché non sia deputata direttamente ad emettere moneta o a concedere prestiti ai governi (art. 5 dello statuto della BRI), la BRI ha come scopo principale quello di “promuovere la cooperazione tra le banche centrali e pianificare centralmente il sistema finanziario globale, fornendo specifici servizi finanziari in qualità di Banca Centrale delle Banche Centrali”.
    Nel sito della Banca d’Italia, si può leggere anche che “Oltre a ospitare le riunioni periodiche dei Governatori dei paesi del G10, la BRI assicura i servizi di segretariato per vari comitati permanenti impegnati a promuovere la stabilità finanziaria e monetaria internazionale, tra cui il Committee on the Global Financial System (CGFS), il Committee on Payment and Settlement Systems (CPSS) e il Basel Committee on Banking Supervision, cui partecipano rappresentanti delle principali banche centrali e autorità di vigilanza su istituzioni e mercati finanziari, nonché per il Financial Stability Forum (FSF).”
    Se ne trova traccia anche in un articolo del Wall Street Journal del 12 dicembre 2012: “Ogni due mesi, più di una dozzina di banchieri si incontra a Basilea, la domenica sera, per parlare e cenare al 18° piano di un edificio cilindrico che si affaccia sul Reno. [...] Al convito siedono i capi delle maggiori banche centrali del mondo, che rappresentano i paesi che producono ogni anno più di 51 mila miliardi di dollari di prodotto interno lordo, i tre quarti della produzione economica mondiale”.
    La Banca dei Regolamenti Internazionali è di fatto un’organizzazione che è stata fondata da l'élite globale ed opera a vantaggio dell'élite globale.
    Oggi la BRI gode di una totale immunità governativa, non paga tasse e ha una forza di polizia privata. Si tratta di un ente, “come aveva previsto Mayer Amschel Rothschild, al di sopra della legge”.
    Quindi, esattamente, come fa la BRI a raggiungere “la stabilità monetaria e finanziaria”?
    Un articolo pubblicato su investorsinsight.com ha descritto come questo si realizza.
    “Questo si realizza attraverso il controllo delle valute. Attualmente essa detiene il 7% dei fondi di cambio disponibili a livello mondiale, la cui unità di conto è stata convertita nel marzo del 2003 da franco oro svizzero a Diritti Speciali di Prelievo (DSP), una “moneta” fiat artificiale, con un valore basato su un paniere di valute (44% dollaro USA, 34% euro, 11% yen giapponese, 11% sterlina).
    La banca controlla anche una grande quantità di oro, che mette da parte e presta dandogli grande leva sul prezzo del metallo e sul potere di mercato che ha, essendo l’oro ancora l’unica moneta universale. Le riserve auree della BRI sono state elencate nel suo rapporto annuale 2005 (il più recente) pari a 712 tonnellate. Come questo si scompone in depositi delle banche affiliate e scorta personale della BRI non si sa.
    Controllando i cambi di valuta esteri, nonché l’oro, la BRI può fare molto per determinare le condizioni economiche in un dato paese.”
    Nel settembre del 2013 la stessa BRI ha lanciato l’allarme per un imminente “tsunami del debito che – nell’indifferenza generale dei governi e dei media – starebbe per abbattersi sui mercati, sulla finanza e sull'economia. Un crash dalle proporzioni ciclopiche”.
    Se lo dicono loro…

    “Il potere del capitalismo finanziario ha un obiettivo di vasta portata: niente meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani provate in grado di dominare il sistema politico di ogni paese e l’economia del mondo nel suo complesso. Questo sistema deve essere gestito in maniera feudale dalle banche centrali del mondo, le quali agiscono in coordinamento tramite accordi segreti stipulati nelle frequenti riunioni e conferenze a porte chiuse”.
    Carroll Quigley 1966

    fonti:
    https://www.bis.org/
    THE MONEY MASTERS: How International Bankers Gained Control of America
    www.bancaditalia.it
    www.borsaitaliana.it
    http://www.vocidallastrada.com/2013/...il-denaro.html
    http://www.informarexresistere.fr/20...-il-denaro/#ix...
    www.ticinolive.ch
    Ezra Pound, “what is money for?”,1939
    Monia Benini, Liberarsi dalla dittatura europea, 2013


    Articolo letto: 1 volte (20 Marzo 2014)

    - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?ac....vyQnpnKu.dpuf
    Ultima modifica di Avanguardia; 22-03-14 alle 12:54
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