
Originariamente Scritto da
Richard Gecko
Mameli ladro: non lo dice la Lega ma un online siculo
L'ITALIA HA UN INNO NAZIONALE RUBATO
di Redazione. Palermo (Italia) – Il colpo grosso dell'estate l'ha fatto Osservatorio Siciliano, una grintosa testata online della Trinacria, lanciando una dirompente rivelazione: Goffredo Mameli (foto) non scrisse il testo di quello che divenne l'inno nazionale italiano, ma si limitò a sottrarlo a un suo insegnate, un certo padre Atanasio Canata. L'indiscrezione, a dire la verità, non risulta inedita, ma sinora non è riuscita a fare breccia nella coltre del conformismo italiota, ed esistono accreditati studiosi che destituiscono d'ogni fondamento questa versione dei fatti. L'Osservatorio Siciliano ha comunque il merito di tornare su un argomento scomodo, dando voce a un “addetto ai lavori”, il professor Aldo Alessandro Mola, docente emerito di Scienze Politiche alla Statale di Milano.
LA VERITA'. E' stato proprio Mola, spiega la testata siciliana nell'articolo a firma di Giuseppe e Salvo Musumeci, a sostenere per primo, in una ormai datata Biografia di Giosuè Carducci che Goffredo Mameli non fu l’autore di Fratelli d’Italia. Ed ecco la verità sull'inno nazionale italiano, secondo lo studioso intervistato dall'online. “Valutando l’Inno da pedagogo – rileva il professore -, quello non è un linguaggio giovanile e Mameli nel 1846 aveva diciannove anni. I sospetti sono aumentati leggendo da storico le sue opere. Dal collegio di Carcare scriveva alla madre che stava facendo proprio una bella vita: mangio per quattro, dormo molto, non faccio nulla, penso meno. Nessun ideale patriottico, ne voglia di scrivere poemetti. Era anche sgrammaticato. Del resto di nascita era un damerino di nobile famiglia genovese (il nonno era stato riconosciuto cavaliere e nobile da Vittorio Amedeo III, re di Sardegna). Educato alle scuole pie dei padri Scolopi genovesi, fu trasferito a Carcare dopo un pestaggio con un compagno. C’è anche da contestare il fatto che Mameli sia morto da eroe, in realtà fu ucciso dal fuoco amico (ferito da un commilitone a una gamba, poi andata in cancrena) ma la teoria eroica funzionava per l’immagine”.
PROLIFICO AUTORE. Insomma una vita scapestrata quella di Mameli, segnata dall'incontro con il colto religioso, educatore e poeta, che sarebbe il vero autore dell'inno. Al riguardo Mola non ha dubbi: “Lo scrisse proprio lui ed il Mameli in qualche modo glielo rubò. Atanasio Canata, nato a Lerici, nel Golfo dei Poeti, era un prolifico autore di poesie e tragedie. E tutte le sue opere sono infuse del cristianesimo liberale di ispirazione giobertiana che ritroviamo anche nell’inno di Fratelli d’Italia. Tipo: l’unione e l’amore/ rivelano ai popoli/ le vie del Signore. Era un papista, non un rivoluzionario mazziniano”.
NATO DA TRUFFE. Padre Canata denunciò il furto del suo inno in alcuni versi, parlando in terza persona, con un probabile riferimento al Mameli: “A destar quell’alme imbelli/ meditò (lui, Canata, nda) robusto un canto;/ ma venali menestrelli (Mameli? nda) si rapian dell’arpe il vanto:/ sulla sorte dei fratelli/ non profuse allor che pianto,/ e aspettando nel suo cuore/ si rinchiuse il pio cantore”. Osservatorio Siciliano conclude la sua inchiesta con un commento del direttore che, alla luce di queste rivelazioni, ricorda come “almeno l’80% di quanto scritto nei libri di storia appare come una fantasia costruita da uomini dello stato e per lo stato. L’Italia – conclude - si conferma come uno stato non nazione, nata da truffe, tradimenti e falsità. Falsità e truffe che sono drammaticamente presenti nella realtà italiana anche oggi”.
15 settembre 2009