Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Carpe Diem
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    Predefinito Attacchi Giapponesi della 2WW

    19 febbraio 1942. Attacco all'Australia.

    L’avanzata del Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale è una delle più strabilianti guerre di conquista di tutta la storia militare. Il Giappone, già in guerra da alcuni anni con il paese più popoloso del mondo, la Cina, di cui occupa praticamente tutta la parte costiera, scatena un’offensiva che porta all’attacco di Pearl Harbour ed alla conquista in pochi giorni di Singapore (perno della presenza militare britannica nell’area) e nei mesi successivi di Malesia, Indonesia, Filippine, Birmania. Sotto controllo giapponese è anche, con il “consenso” del governo di Vichy, l’Indocina francese.
    In questo contesto il 19 febbraio 1942 una squadra navale giapponese composta da quattro portaerei sferra un attacco aereo contra la città australiana di Darwin. Il bombardamento si concentra sulla zona portuale e le infrastrutture, provocando molti danni ed alcune centinaia tra morti e feriti. Sembra il preludio ad un’invasione, del resto la città di Darwin, unico grande centro del nord dell’Australia dista migliaia di chilometri dalle città principali del paese, situate nella zona sudorientale.

  2. #2
    Carpe Diem
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    Predefinito Re: Attacchi Giapponesi della 2WW

    Le testimonianze di alcuni sopravvissuti al campo di concentramento allestito dai giapponesi nei pressi di Sandakan, una cittadina portuale nel Borneo malese, per ospitare i prigionieri inglesi e australiani catturati durante la presa di Singapore nel luglio del 1942. Ci sono tragedie che vanno conosciute, e poi ricordate.

    «Anche chi non era in condizioni di lavorare, uomini affetti da malaria, beriberi e ulcere tropicali, tra le varie malattie, erano trascinati fuori e costretti a lavorare. I giapponesi prendevano con due mani dei bastoni di bambù forgiati a mo' di spada, e li usavano per picchiare i ragazzi sulle ulcere».

    «Ho visto dei compagni – è alquanto straordinario ciò che il fisico umano può sopportare – con la tibia completamente esposta dal ginocchio alla caviglia. L'intero osso, intendo. Quelli del corpo medico ogni tanto si presentavano con delle forbici, con cui tagliavano via la carne putrefatta, operazione che ovviamente era estremamente dolorosa. Dolorosa, certo, ma non faceva altro che aumentare di un pochino le già atroci sofferenze. L'ho visto succedere. L'odore era orrendo. E questi ragazzi erano pallidi e grondavano di sudore, ma non fiatavano. Solo dopo che se n'erano andati li sentivi singhiozzare».

    «Avevamo così tanta fame che mangiavamo rane, serpenti, lucertole – qualunque cosa che riuscissimo a cacciare, inclusi cani e gatti».

    «Hoshijima diceva che la guerra sarebbe durata cent'anni, e che noi avremmo lavorato fino a quando le nostra ossa non sarebbero marcite sotto il sole tropicale del Borneo».

    Queste sono alcune delle testimonianze dei sei sopravvissuti al campo di concentramento allestito dai giapponesi nei pressi di Sandakan, una cittadina portuale nel Borneo malese, per ospitare i prigionieri inglesi e australiani catturati durante la presa di Singapore nel luglio del 1942. Un gruppo di circa 2400 uomini fu trasferito in questo campo e usato come forza lavoro per costruire un aeroporto militare, con l’aiuto di 4000 lavoratori giavanesi. Le condizioni di vita in un campo di concentramento giapponese non erano molto diverse da quelle che abbiamo imparato a conoscere dalle testimonianze di chi è sopravvissuto alle equivalenti strutture in Europa. Il controllo psicofisico esercitato dagli aguzzini attraverso la fame, lo strenuo lavoro imposto senza sosta, in un ambiente torrido e afoso, le pessime condizioni igieniche, le sofferenze derivanti da malattie, sadiche punizioni corporali, calzature inadeguate, il terrore e le umiliazioni quotidiane andavano ben oltre la privazione della libertà di un regime carcerario, sebbene alla fine la libertà rimanesse sempre l'aspirazione più grande di ogni detenuto.

    Diecimila sanguisughe grosse come matite attaccate addosso. In questa maniera si dormiva, o per lo meno si cercava di dormire. Si sentivano grossi orangutan gridare nella foresta, durante la notte, e maiali selvatici, e coccodrilli... E pensavo, ok, d'accordo, è la fine, sto per morire... Ti sentivi davvero morire».

    I prigionieri partivano già provati dalle fatiche del campo, non avevano gli stivali, ed erano in cattive condizioni di salute. Fu subito chiaro che chi non riusciva a stare al passo sarebbe stato fucilato e abbandonato sul sentiero. «Varie guardie mi intimarono che fermarsi avrebbe significato la morte». L'elevato numero di guardie al seguito rendeva impossibile la fuga: solo due uomini della seconda marcia riuscirono incredibilmente a scappare. Dei mille prigionieri complessivamente partiti da Sandakan, meno della metà giunse a destinazione. Nel frattempo, al campo erano rimasti altri 300 uomini circa. Per lo più si trattava di persone troppo malate per essere evacuate, che furono lasciate morire di inedia, oppure fucilate e bruciate. 75 di loro furono istradati verso Ranau, in una terza e ultima marcia della morte a giugno, ma nessuno sopravvisse. Nell'erronea convinzione che il campo di Sandakan fosse vuoto, gli australiani non intrapresero alcuna missione di soccorso.

    A Ranau, altre miserie e fatiche si prospettavano per i 'fortunati' che non erano stati inghiottiti dalla foresta durante la prima marcia. Il loro compito principale nel nuovo campo era trasportare sacchi di riso da 20 chili avanti e indietro da un villaggio 40 km a monte. Debilitati oltre ogni umana resistenza, quasi tutti morirono in questa fase. «Nessuno può immaginare lo sporco e il tasso di mortalità durante i giorni trascorsi in questa fogna. La fanghiglia arrivava alle anche, i malati erano lasciati a terra, incapaci di muoversi, distesi nei loro escrementi». Quando gli Alleati attaccarono Ranau, erano rimasti in 18, e all'arrivo in giugno dei 118 (su 540) sopravvissuti della seconda marcia, soltanto in 6. Nel giro di un mese erano tutti morti. Soltanto quattro audaci e fortunati prigionieri australiani riuscirono a sfuggire ai loro aguzzini. Uno di loro ricorda: «Un colonnello australiano venne da me e mi disse: «Adesso andiamo a salvare anche i tuoi compagni». Io mi girai dall'altra parte, verso il muro, e piangendo come un bambino, dissi: «Ormai sarà troppo tardi». E infatti era così.



    Ci sono tragedie che vanno conosciute, e poi ricordate.
    Ultima modifica di EURIDICE; 17-01-14 alle 02:28

  3. #3
    Carpe Diem
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    Ultima modifica di EURIDICE; 17-01-14 alle 02:37

  4. #4
    duca di rivoli
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    Predefinito Re: Attacchi Giapponesi della 2WW

    hai confuso Singapore con hong kong.
    per il resto concordo sull'incredibile campagna militare giapponese. in 6 mesi ha creato un impero ricchissimo. solo che le forze avversarie erano potenti più del giappone. senza contare che stalin è stato buono a lungo anche per calcolo politico, altrimenti avrebbe creato rogne da subito in manciuria.

  5. #5
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    Predefinito Re: Attacchi Giapponesi della 2WW

    Citazione Originariamente Scritto da massena Visualizza Messaggio
    hai confuso Singapore con hong kong.
    per il resto concordo sull'incredibile campagna militare giapponese. in 6 mesi ha creato un impero ricchissimo. solo che le forze avversarie erano potenti più del giappone. senza contare che stalin è stato buono a lungo anche per calcolo politico, altrimenti avrebbe creato rogne da subito in manciuria.

    Stalin aveva ben altro di cui occuparsi

  6. #6
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    Predefinito Re: Attacchi Giapponesi della 2WW

    Pero' come la Germania con l'Inghilterra il Giappone contava sulla resa degli USA entro pochi mesi, le sue risorse non erano illimitate e alla fine prevalse la potenza industriale degli USA
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 17-01-14 alle 13:36

  7. #7
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    Predefinito Re: Attacchi Giapponesi della 2WW

    Gliel'hanno fatta pagare cara gli Alleati alla fine della guerra.
    Ultima modifica di Xander.XVII; 17-01-14 alle 14:58
    Éljen Magyarország!Dicsőség a mártíroknak! Nem, nem, soha!

 

 

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