Video montato dal sottoscritto
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Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)


Il pavone
Rappresenta la primavera, la nascita, una nuova crescita, la longevità e l’amore. Si tratta di un simbolo di buon auspicio e qualche volta per la bellezza delle sue piume è anche un simbolo di orgoglio e vanità.
Nella simbologia alchimista musulmana quando il pavone fa la ruota simbolizza l’universo. E’ noto come l’uccello con cento occhi. Gli occhi, nel suo piumaggio rappresentano le stelle, l’universo, il sole, la luna, e la “volta celeste”. Anche nell’arte cattolica è simbolo di immortalità. Esiste una relazione tra la danza rotatoria dei dervisci e questa ruota. I sufi dicono che i suoi colori rappresentano la vanità e l’orgoglio di questo mondo e la sua coda a ventaglio rappresenta lo spirito.
Un tempo si sacrificavano per rendere le persone, gli animali e la terra fertile. I cinesi ritenevano che uno sguardo del pavone potesse fecondare una donna. Animale sacro in Cina ed è l’uccello nazionale dell’India.
Secondo le credenze indù Saraswati, la dea della conoscenza e della saggezza, cavalca un pavone e quando il dio Indra il signore del cielo si trasforma in un animale, diventa un pavone.
Nel Buddismo, il pavone simboleggia la purezza, e le sue piume sono usate per le cerimonie di purificazione. Essa spesso rappresenta la Ruota della Vita buddista. Convinzione antica è che le porte del Paradiso siano sorvegliate da una coppia di pavoni. Il pavone mangia serpenti velenosi senza danno. Rappresenta anche la fedeltà perché rimane solo se perde il suo compagno. Trovare una piuma di pavone porta fortuna, l’armonia, la serenità e la pace della mente.
Kali che porta con se' il pavone, il Melek Ta'us![]()
L'affresco mostra Signore Shamukha su un pavone in piedi su un cobra. Il più antico tempio indù a Singapore. È un monumento nazionale.![]()
Per le due mmagini e notizie al riguardo: Melek Ta'us - Il Dio Pavone
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)


I miei primi pavoni sono arrivati al Bled Taous (trad. Fattoria dei Pavoni) e resto incantato ad ammirarli in tutta la loro magnificienza e regalità. Scrivo di loro oggi perchè sono affascinato dalla loro storia e dal loro legame, a volte profondo, con l’Islam. Il pavone è originario dell’India ma si trova in natura anche nelle foreste dello Sri Lanka, nelle vicinanze di sorgenti d’acqua. Venne, nell’antichità, importato in Grecia e in seguito in tutta l’Europa. Tutti riconoscono il pavone per la sua bellezza senza pari, la sua spettacolare ruota coloratissima composta da oltre 150 piume e il suo aristocratico portamento. In arabo è chiamato Taous. Si racconta che vada alla ricerca di cibi avvelenati ed è per questo che anticamente i ricchi lo allevassero nei loro palazzi per scongiurare complotti omicidi. Nel reame marocchino si racconta che la Terra è un pavone e il Marocco è la sua coda perchè nel pavone non vi è nulla di più bello della coda che brilla di 1000 colori. Alcuni oulemas (teologi islamici) dicono che Iblis faceva parte degli angeli e che era il pavone degli angeli, il più bello, devoto e pio, prima di diventare diavolo. Importante ricordare che in Marocco tutti cercano le ceramiche dette “Tawss coda di pavone”. Si tramanda la storia che fu Alessandro il Grande ad importare dall’India, dove venne ferito, altri dicono dall’Iran, queste preziose ceramiche colorate. Le portò con se quando compì il suo periplo di guerra, dopo la Macedonia sino alla sua sepoltura a Baghdad, in Irak. Vinse tutte le potenze dell’epoca, sempre accompagnato da questi preziosi manufatti che ricordavano il pavone. In generale, il pavone simbolizza il potere e l’eternità perchè le sue piume vengono rinnovate ogni anno. Nella simbologia alchimistica musulmana quando il pavone fa la ruota, simbolizza l’universo, la luna o lo zenith. Esiste una relazione tra la danza rotatoria dei dervisci di Jalal Dine Arroumi (Mewlana) e questa ruota. I sufi dicono che i suoi colori rappresentano la vanità e l’orgoglio di questo mondo e la sua coda a ventaglio rappresenta lo spirito. Una leggenda racconta che Dio fece uscire il gruppo che partecipò al Peccato originale di Adamo inviandoli sulla Terra: Adamo atterrò in India e pianse per 100 anni i suoi peccati mentre Eva si trovò a Jedah, in Arabia Saudita, il serpente poi a Ispahan in Iran con l’angelo-pavone che aiutò Satana ad entrare in Paradiso (secondo Al Azzawi nel 1935 e Lescot nel 1938). Dio tolse la voce al pavone, inibì il suo movimento e distrusse la luminosità del suo piumaggio. Dopo, l’angelo-pavone si pentii dei suoi peccati piangendo per 7.000 anni bruciando sul fuoco dell’Inferno. Pavone è anche il termine usato per identificare gli inventori delle false religioni, Tawawiss, mentre gli angeli sono chiamati Nawamiss (sing. Napouss). Il pavone venne dipinto e scolpito su molti supporti tra le due rive del bacino meditteraneo ed è sempre stato identificato come l’uccello del Buddha Amithaba in Tibet, simbolo di immortalità in India così come tra i musulmani Moghol che regnarono in India e che fondarono la capitale attuale Delhi. È simbolo di pace e di prosperità in Cina e in Vietnam. Tra i buddisti del Nepal è legato alla dea Mahama Yuri che protegge i viaggiatori contro gli otto pericoli del viaggio, tra cui il serpente. Il legame con il numero 12 deriva dai 12 disegni che rappresentano il pavone e tutti i 12 anni era prevista una danza con un sacrificio umano, un serpente, una rondine e un piccione, gettati nel fuoco. Raffigurazioni del pavone si trovano nell’arte bizantina legato all’idea del potere ( a Palermo), ma il pavone si erge a simbolo dell’eternità, a lato della croce oltre ad essere citato nella Bibbia con il re Salomone. Tra i libici è considerato come un animale sacro mentre è considerto tra i greci come l’animale sacro di Giunone. In Siria si trova rappresentato su alcuni manufatti del XII° secolo e tra la setta degli Yazid, di etnia curda, il pavone venne adottato come simbolo nel XII° secolo, ma i sunniti li tacciarono di essere adoratori del Dio Pan che è un diavolo. Questa setta è presente in Irak, in Turchia, in Siria, in Armenia e in Iran e furono proprio gli adepti di questa setta che misero sulla tomba di Addi ben Mossafir un pavone come segno di rispetto e di riconoscenza. L’angelo-pavone è chiamato dagli yazdani Pak o l’Essere Supremo. Dall’epoca in cui l’Iran diventò Sasanide questo uccello rappresenta il potere con il Drago-Pavone mentre in letteratura è Vizir. L’iraniano Faid Addine Al Attar nel suo libro “Dialogo degli uccelli” considera il pavone come l’uccello del Paradiso. Gli iraniani lo citano nei loro poemi con Elias Mahdi. Nell’interpretazione dei sogni secondo Ibn Sirin, il pavone rappresenta un Re nobile ma non arabo. Tante storie, leggende, racconti, che accompagnano da secoli la vita di questo splendido e prezioso animale, simbolo di vanità e affascinante esempio di come la natura abbia forgiato in un uccello la sintesi della Bellezza.
Il Pavone nell?Islam. « My Amazighen?Last Exit Marrakech!
"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)


Se noi facciamo in genere del pavone un’immagine della vanità, questo uccello di Era, la sposa di Zeus è prima di tutto un simbolo solare; ciò corrisponde allo spiegamento della sua coda a forma di ruota.
E' l’emblema della dinastia solare birmana. La danza birmana del pavone, l’intervento del pavone nella danza cambogiana del trot, sono in rapporto con la siccità provocata dal sole. La messa a morte del pavone come quella del cervo, è un appello alla pioggia, alla fecondazione celeste. Kumara, la cui cavalcatura è il s’identifica con l’energia solare.
Il pavone di Kumara è certamente il distruttore dei serpenti (cioè dei legami corporei e anche del tempo). Ma l’identificazione del serpente all’elemento acqua, conferma l’apparentamento del pavone al sole, all’elemento fuoco, antitetico all’acqua. Il pavone è d’altronde anche nel Bardo-Thodol il trono del Buddha Amitâbha al quale corrispondono il colore rosso e l’elemento fuoco. È ancora in questo caso, si dice, il simbolo della bellezza e del potere di trasmutazione perché la bellezza delle sue piume si suppone prodotta dalla metamorfosi spontanea dei veleni che egli assorbe distruggendo i serpenti. Abbiamo qui a che fare soprattutto con un simbolo di immortalità. Lo si interpreta così in India, dove inoltre Kumara stesso trasforma i veleni in bevanda di immortalità.
Dal Dizionario dei simboli, Jean Chevalier e Alain Gheerbrant (BUR)


Da qualche parte avevo letto che in Mongolia si userebbe mettere una piuma di pavone nelle case per purificarle. Poi dovrebbe anche esserci la danza del pavone sacro, ma non riesco a trovarla in video (in pratica si racconta la storia del pavone che viene punito per il proprio narcisismo)
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)


CHI SONO GLI YAZIDI 10/09/2007
di Marta Ghezzi
I curdi iracheni vittime della più grande strage dall’inizio della guerra
Quello del 14 agosto scorso è stato l’attentato terroristico più devastante dall’inizio del conflitto iracheno. L’attacco è stato compiuto nei pressi di Mosul, nel nord dell’Iraq, nei villaggi di Tal Uzair, Adnaiya, al Jazeera e Qataniya. Una settimana prima della strage la popolazione della zona era stata allertata tramite un volantino distribuito per le strade nel quale si inneggiava alla rivolta e alla soppressione definitiva degli infedeli adoratori del diavolo: gli Yazidi. I civili coinvolti nello scoppio quasi simultaneo di quattro camion riempiti di tritolo e carburante sono stati più di 400, tra morti e feriti, tutti appartenenti alla comunità curda yazida. Gli attentati finora non sono stati rivendicati: mentre le autorità irachene vedono la firma di Al Qaeda, organi di informazione curda sospettano una partecipazione turca o iraniana.
Gli Yazidi rappresentano una minoranza all’interno di una minoranza: curdi iracheni, non sono musulmani ma fedeli di un culto pre-islamico radicatosi nella zona secoli prima dell’Islam. Le origini di questa religione si perdono nel tempo. L’etimo della parola stessa yazid ricondurrebbe la nascita dello yazidismo all’epoca medo-persiana (yazdsignifica angelo, in persiano classico, e il riferimento diretto sarebbe con la massima divinità yazida, l’angelo pavone). Alcuni studiosi collegano lo stesso termine al nome del califfo omayyade Yazid I (680-683), ma non ci sono prove a sostegno di questa tesi, la quale tende a creare un legame tra primi secoli dell’Islam e yazidismo.
Violenze e persecuzioni hanno portato la comunità yazida a chiudersi in se stessa e secoli di convivenza con le altre confessioni nate e sviluppatesi nella zona hanno favorito il sincretismo: all’interno del credo yazida sono rintracciabili numerosi punti in comune con lo zoroastrismo, il cristianesimo, l’islam, l’ebraismo e il manicheismo. Gli Yazidi credono nell’unicità di Dio, creatore dell’universo. Da lui discenderebbe la schiera dei sette angeli; tra questi il maggiore, Malek Taus, l’angelo dalle sembianze di pavone, assurge le funzioni di vicario di Dio sulla Terra. Il nome yazida dell’angelo pavone è Shaytan, nome che nel Corano indica il maligno (gli Yazidi non credono nell’esistenza del Bene e del Male come entità distinte e immateriali, come divinità: bene e male sono qualità interiori di ogni essere umano. L’unico a non conoscere il Male è Malek Taus). Forse anche per questa confusione lessicale si è fatta strada nel mondo musulmano la convinzione che gli yazidi siano adoratori del diavolo e apostati.
La vita comunitaria degli Yazidi è contraddistinta da un rigido sistema di caste e da un complesso insieme di divieti e di tabù (dal rifiuto totale di qualunque forma di conversione e di matrimonio al di fuori della comunità, all’interdizione di vestirsi di blu o di mangiare lattuga). Gli Yazidi credono nella metempsicosi e nel ciclo delle reincarnazioni, ciclo che coinvolgerebbe anche le divinità maggiori. Non esistono regole che normino il numero delle unioni matrimoniali, anche se la tendenza è sicuramente alla monogamia. Battesimo e circoncisione per i nuovi nati non sono prassi sancite da alcuna legge, ma sono entrambi entrati nell’uso comune.
Non si conosce il numero esatto degli Yazidi, né la loro collocazione geografica; le stime approssimative riportano una popolazione compresa tra le 200mila e le 300mila persone (fonti curde riportano numeri molto maggiori, fino a 700mila unità), la maggior parte insediata nel nord dell’Iraq dove si trova la città di Lalish, meta del pellegrinaggio annuale dei fedeli sulla tomba di Sheik Adi ibn Mustafa, considerato alla stregua di un santo dall’ortodossia yazida.
La sempre più massiccia presenza di affiliati ad Al Qaeda a Mossul ha distrutto i delicati equilibri che reggevano la città e le sue dinamiche interconfessionali. Per grandezza Mossul, a maggioranza sunnita, è la seconda città dopo la capitale e vive in questi mesi un vero e proprio tentativo di pulizia etnica. Prima degli yazidi era stata la volta dei cristiani e dei musulmani sciiti, costretti all’esilio dalle continue violenze. Gli attentati di agosto, oltre che un chiaro segnale di estremismo religioso, possono essere letti anche come avvertimento politico: entro la fine del 2007 la comunità yazida dovrà esprimersi attraverso un referendum circa l’autonomia della regione e il conseguente passaggio sotto l’autorità del Kurdistan.


Grazie dell'osservazione Baba, sei stato molto gentile ad intervenire.Ritengo giusti e leciti chiarimenti e correzioni, all'occorrenza.
Ho inserito, essendo un lavoro altrui, la fonte di questa immagine con le relative notizie, e non metto in dubbio che ci possano essere inesattezze nel contenuto.

