E la Boldrini non dice niente? (cit. Galaad)
Ex infermiere si stampava gli euro in casa, condannato - Cronaca - Messaggero Veneto
ARCENTO. L’ex infermiere in pensione Adriano Zaccomer, 68 anni, di Tarcento, come Totò e Peppino De Filippo ne “La banda degli onesti”. Tutti falsari improvvisati. «Per aiutare gli altri», aveva spiegato il pensionato friulano dopo l’arresto. Per difficoltà economiche, raccontavano Age e Scarpelli nell’esilarante pellicola di Camillo Mastrocinque. La storia vera di Zaccomer, però, ha avuto un finale meno lieto di quello immaginato per il cinema degli anni Cinquanta. Approdato davanti al gup del tribunale di Udine, Paolo Lauteri, il procedimento - celebrato con rito abbreviato, su richiesta della difesa - si è chiuso ieri con la condanna dell’imputato a 2 anni e 8 mesi di reclusione. Erano stati alcuni commercianti del mercato settimanale di San Daniele, l’estate scorsa, a maturare i primi sospetti e segnalare il caso ai carabinieri. Delle 1.205 banconote da 50 euro stampate clandestinamente nello scantinato della sua abitazione, Zaccomer aveva cominciato a spendere le prime - almeno due, secondo i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Udine e i colleghi di San Daniele, che avevano condotto le indagini - proprio alle bancarelle del vicino Comune collinare. Acquisti di ben poco conto, i suoi: un portafoglio da 10 euro (che gli aveva permesso di ricevere in cambio 40 euro) e tre paia di boxer da 35 euro (con un resto di altri 15 euro). Uscito di casa con molte più banconote in tasca - 26, stando ai calcoli degli investigatori -, il pensionato si era visto però costretto a interrompere lo shopping per l’arrivo dei carabinieri.
Sarebbe stato il successivo controllo effettuato nell’abitazione di Tarcento a confermare i sospetti degli ambulanti. Nel seminterrato, i militari avevano trovato tutto il necessario per le operazioni di contraffazione: una stampante a getto d’inchiostro, un taglierino di precisione, timbri, stampi, carte speciali e una lampada con lente d’ingrandimento. Oltre a diverse banconote “di prova”. Era il 26 giugno 2013: accusato di produzione e spendita di banconote falsificate, Zaccomer era stato arrestato e condotto nel cercere di Udine, dal quale era uscito tre giorni dopo. Dopo l’udienza di convalida, all’ex infermiere - difeso dall’avvocato Giorgio Zulian - era stata concessa la misura meno afflittiva dei domiciliari.
«Avevo visto che era accaduta una cosa simile su un programma televisivo - aveva dichiarato al nostro giornale, dopo il ritorno in paese - e da lì mi è venuta l’idea di stampare monete false. Ma l’ho fatto per aiutare chi è più in difficoltà, perché io ho già la mia pensione. E poi - aveva aggiunto - ho agito in stato di malattia. Mi dispiace, ma io non ho mai fatto del male a nessuno».




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